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Ott 10, 2007 - suv    10 Comments

Meglio soli o accompagnati?

Da soli o… . in colonna? La discussione se sia meglio affrontare un percorso off road da soli o in gruppo, d’ogni tanto ricorre nelle ore passate col Nicolino lungo sentieri più o meno difficoltosi con le nostre vetture “stradali”.

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Il buon senso consiglierebbe di essere sempre almeno in due vetture, un infortunio alla macchina, una disattenzione con conseguente difficoltà a venir fuori da un pasticcio, la possibilità di contare su una spinta, su una corda tesa che ti aiuti a uscirne fuori, ma anche solo la compagnia di un altro equipaggio col quale scherzare nelle soste, col quale dividere la serenità di un pranzo in una trattoria di montagna o il frugale panino in uno slargo della carrareccia. Un classico argomento della Giovannina è proprio “vai piano… , stai attento…, siamo soli se ti scivola nel fosso rimaniamo qui”. Ma il buon senso è un articolo di cui difetto, Nicolino è un ottimo compagno di viaggio e sinceramente non mi annoio mai quando insieme affrontiamo lunghi tragitti in auto, se manca lui, anche con la Giovannina le ore in auto non sono disdicevoli –salvo che non si spaventi ed apra la portiera per saltare via come un tappo di lambrusco come quella volta che su un terreno argilloso, col Samurai9ae1420d1e4024a7b6fe838f602fb4bb.jpg che saliva scodinzolando è saltata a terra tra l’auto e la parete obbligandomi a inchiodare bloccando la colonna e facendo incazzare Dante che col le gomme stradali del suo Wrangler ha cominciato a slittare obbligandoci a invertire la marcia e a tornare a valle-. Il buon senso… Buon senso significa scegliere sempre la possibilità meno azzardata e più utile, ma io non l’ho mai preso in considerazione, altrimenti ora avrei un lavoro remunerativo e tranquillo, con le ferie pagate, la malattia e la tredicesima. Invece… in due giorni 22 ore di lavoro per cinque miseri giorni di ferie e oggi non è che vada molto meglio, per quale motivo dovrei esimermi dal rischiare di rimanere piantato sulla ripa di una montagna o di lasciare un po’ di vernice su qualche roccia se nel farlo mi ci diverto? In fondo, Wanka Tanka è con noi e le cose si sono sempre svolte in un accettabile scambio tra rischio e beneficio, speriamo che duri. E poi, se siamo in colonna c’è sempre da aspettare qualcuno, quello che patisce i botti sul sacro osso del fondoschiena, quello che ha paura di rigare il metallizzato, quello che patisce il burrone steso là sotto senza protezioni di sorta, quello che i carrozzieri sono cari, quello che non è capace e lo sa. Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. Nui non chiniam la fronte, se qualche amico si aggrega, ben venga, se siamo soli, neanche un lamento e si va e

” Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa che le mie mani rispettino la natura
in ogni sua forma e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce”. 

                              da “La Preghiera al Grande Spirito”

 

Ott 6, 2007 - suv    8 Comments

On the Road Again

8cc333337496b36700169099e1d0d41f.jpgSiamo partiti alla volta di Pian Sottano (SV) contando di trovare presso la trattoria dove ci fermiamo di solito, un po’ di funghi da comperare come avvenuto gli anni scorsi. Da Mallare abbiamo raggiunto il Santuario della Madonna della Neve su uno sterrato abbastanza facile, quindi siamo scesi 100a6e2a7b225696f8d34c86558ab401.jpgverso Pian Soprano col sentiero che si faceva più difficoltoso a causa delle carreggiate create dai mezzi dei boscaioli e approfondite dallo scorrere della pioggia. Abbiamo raccolto qualche castagna mentre Spack la faceva qui e là, godendo della temperatura mite di una splendida giornata autunnale.

de5c0580f5535e02125537e34318026a.jpgSalite, discese, qualche breve sosta, qualche scossone più robusto, che dal coccige saliva verso la colonna cervicale; comunque nessun problema importante.

Una volta giunti alla trattoria, abbiamo chiesto se avessero dei funghi da vendere, ma le condizioni meteo delle settimane scorse non avevano creato le condizioni per la crescita dei prelibati porcini e noi abbiamo tacitamente deciso di affogare la delusione in un abbondante pranzo così che nella sala altrimenti vuota ci siamo dedicati con passione agli antipasti, guardandoci sorridendo quando la signora ci ha portato una vassoiata di taglierini coi funghi che potevano bastare per 5 o 6 persone.

Spazzolatene una buona parte, abbiamo guardato le stringhe di pasta rimaste nel vassoio e il Nicolino “mi sembra male lasciarne, per me si offendono se non le finiamo” ed io “ci mancherebbe offenderli, sono così gentili!” e abbiamo fatto questo sacrificio.

ba4bf5b0a870e3debd7c3d6906377ae6.jpgA questo punto potevamo interropere, ma la signora b3db6711bdf6e622430d9186ff997e0d.jpgci ha portato salsiccia e fagiolane, cinghiale e capriolo. Non so se si siano offesi ma questi non siamo riusciti a terminarli.

Ci siamo alzati prima che ci proponessero il dolce e abbiamo preso il caffè e una amaro al banco (ma sarebbe stato meglio un Geffer!).

Quattro chiacchiere con la signora, promettendo di tornare prima della fine dell’anno e siamo ripartiti.

L’abbondante zavorra stipata nei nostri stomaci, rendeva il procedere sul sentiero sassoso estremamente sgradevole e le soste si sono moltiplicate -per la gioia di Spack e per il sollievo dei 7f30e8fc81ac37644d734289d67eff54.jpgnostri visceri- ma il giro è proseguito senza intoppi, abbiamo intravisto un capriolo col cucciolo che si sono eclissati nel bosco di castagni 140b0e4380953eeb2241db318fdfdd6a.jpgal nostro arrivo.

Abbiamo superato un passaggio difficile e abbiamo raggiunto Biestro e da qui Carcare dove abbiamo imboccato l’autostrada verso Savona.

Funghi non ne abbiamo portati a casa, ma la giornata è stata ugualmente molto piacevole, l’unica riserva è data dal fatto che potremmo avere sopravvalutato le capacità dei nostri apparati digerenti, ma una cena leggera dovrebbe essere sufficiente a non farci risentire delle abbondanti libagioni del mezzogiorno. Alla prossima.

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Set 18, 2007 - suv    9 Comments

A Castelmagno

Dopo la versione del Prode Nicolino, ecco il racconto del giro meno “eroico” e più vicino ai fatti.

Bei posti in Valle Grana.

Partenza un po’ prima del solito, il tragitto di avvicinamento era un po’ più lungo.Nicolino puntualissimo alle 08.15 era già arrivato. Io ero stranamente pronto, ma non trovavo il road book che avevo scannerizzato qualche giorno fa, cerca e cerca nella cartellina del fuoristrada, ma non c’è stato verso e così abbiamo preso la vecchia rivista del 1987 sulla quale c’era il percorso e via. Al primo incrocio Nicolino, il mio navigatore, ha fatto capire che non era in giornata: “Macchina, macchina, … Vai!”, io che avevo la sua capoccia davanti: “Ma che cazzo dici?”, “ma si, quello là va piano, puoi andare!” e siamo partiti. Ci siamo congiunti ai Reds e ai Blues all’autogrill poco prima di Asti e abbiamo raggiunto Bra, qui ho preso la strada per Savigliano per raggiungere Castelmagno via Dronero, ma il Nicolino dopo 6 o 7 km ha obiettato che quando lui andava a Cuneo per lavoro passava dall’altra parte. “Vuoi dirlo a lui che c’è dentro?” ho pensato io e, fermata la colonna, ho fatto presente il fatto. Maurizio, che aveva in mano il tragitto della guida Michelin, non ha obiettato nulla ed io mi sono adeguato. Dietrofront e via verso Cuneo, senza farla troppo lunga abbiamo solo perso un e6f6f4714f2e9304cac411f8f058d02e.jpgpo’ di tempo grazie al Nicolino, ma siamo arrivati a Caraglio e di qui al santuario di San Magno. Io avevo fatto presente che, per noi, prima veniva il giro, poi il pranzo, ma era ormai mezzogiorno e la truppa ondeggiava paurosamente tra la fame che incombeva e la voglia di fare il giro, I Whites, Nicolino ed io, a muso duro per il giro, il Maury titubava, il Barba coi Reds erano per il risotto e,alla fine, si sono inventati un guasto al loro carroarmato per potere disertare. Siamo rimasti i Blues e noi decisi a continuare e abbiamo ripreso a salire. Di sterrati neanche l’ombra, il road book era vecchio di vent’anni giusti e se ne asfaltano di strade in vent’anni! Mi sentivo un po’ responsabile, sono io che organizzo le nostre gite domenicali, il Maury ci teneva al risotto al Castelmagno, io avevo insistito per… La bellezza dei luoghi che attraversavamo ha spento ogni mia preoccupazione, eravamo tutti molto soddisfatti dell’escursione, fotografavamo come Giapponesi tra le rocce che strapiombavano sulla via.3f632d89612a5484626693d9f1358f55.jpgc2d0994678eaad7aabd4b7e6cb2ceb37.jpg

Poi una svolta sulla destra e fu sterrato, 4×4 e via, su per una carrareccia di terra e sassi –ma rallentando nel passare vicino agli escursionisti a piedi, perché siamo molto, anzi, estremamente, educati!-.

Breve sosta in uno stupendo vallone, per mangiare qualche panino che Betty aveva fortunatamente portato, per vedere Spack e Nicolino in ferma su marmotta e poi via verso i 2500 metri su un sentiero sulla destra che non c’entrava nulla col road book, tanto che Nicolino, dopo avermi detto un paio di volte, “qui diceva a sinistra”, ha gettato la rivista sul ripiano del cruscotto.d623465c79d97fe8afa5e5e319763e73.jpg

Passaggio tra le vacche, discesone e successiva salita con grattata del fondocf723cf0fa3fe25930265aff445cd65d.jpg delle auto sulle pietre –la mia Suzukina ha da poco compiuto i due mesi-, poi discussione, io volevo tornare indietro perché mi intrigavano le difficoltà che avevamo superato, il Maury ed il Nicolino volevano proseguire perché il percorso pareva più facile.

Poiché siamo anche un gruppo molto democratico, ho accettato la volontà della maggioranza e dopo 200 metri ero su tre ruote col Nicolino, che era sceso per darmi indicazioni sul dove passare e contestualmente per salvarsi la vita, indeciso tra l’appoggiarsi al Jimny per evitarne il ribaltamento e lo scansarsi per non beccare la cappotta sui piedi, successivo passaggio del Blue dba939a32fe50a8d3b3dd5977f1870dd.jpgcon la Betty che, a sua volta, era scesa precauzionalmente e successiva prosecuzione su un sentiero di terra e grandi sassi, con me che, ridendo come un matto, gridavo al Nicolino “Siete due bastardi! Andare indietro era difficile, qui invece…!”.

Ritorno sull’asfalto ed intanto si erano fatte le 15.30. Abbiamo cercato un ristorante disposto a farci un piatto di risotto o di gnocchi, ma non c’è stato verso, quindi, comprato Castelmagno più o meno stagionato, caprino, toma del posto e pane in abbondanza, abbiamo cercato uno di quei posti attrezzati per i picnic per farci una merenda coi fiocchi. Il viaggio di ritorno è stato senza problemi, anche perché il Nicolino non ci ha messo bocca (in effetti, ha cercato di ustionarsi e allo stesso tempo di incendiarmi l’auto gettando una cicca, ma è stato solo un momento), sosta all’autogrill di Felizzano per i saluti ed io ho avuto un’idea, ho telefonato alla Giovannina “Hai voglia di fare due gnocchi?”. La serata, per me è finita davanti ad una padellata di squisiti gnocchi col Castelmagno, a coronare una splendida giornata.5881abc09cc1111d127655e938d88a93.jpg 419d3bd33f829489e142fa8e904950f2.jpgPeccato che fosse già tardi e i miei amici non abbiano potuto fare un salto a casa mia, avrebbero potuto levarsi anche loro la soddisfazione degli gnocchi col formaggio di Castelmagno che quegli impenitenti del posto non hanno voluto farci.

Set 6, 2007 - suv    2 Comments

Castelmagno

Riceviamo e sicuramente pubblichiamo un resoconto in stile cinegiornale dell’Istituto Luce del nostro tour in Valle Grana scritto da quel futurista del Prode Nicolino:

All’alba di una brumosa domenica settembrina, pregna di meravigliosi vaticinii meteorologici, un ristretto manipolo di virili viaggiatori si imbarca su una flottiglia di autoveicoli rapidi e robusti, parto della tecnologia avanzata dell’alleato nipponico. Gli equipaggi si compongono di uomini e donne temprati dall’avventura, pronti a sfidare le tutte le avversità che la sorte cinica e bara sicuramente frapporrà sul loro cammino: li accompagnano la saldezza dei nervi, poche indicazioni ricavate da un 2172380ceb731a7c7c24eb0a16beb119.jpgebdomadario di quattro lustri fa, ed uno scattante segugio che, benchè proveniente di razza dalle terre della perfida Albione, ha completamente rinnovato i suoi geni nell’aura di Roma.

Quando il capomanipolo ordina l’avanzamento, dal luogo della riunione rombano i veicoli e sfrecciano argentei per le ampie camionali della nostra bella patria.

Giunti al principio dell’ascensione alpina, ecco accadere l’imprevisto! I tecnici della macchina rossa dichiarano il forfait, o magari lo fingono. Avranno quei borghesucci preferito al cimento la sicurezza di 9d3c0700a43232babc94f29d93c05bac.jpguna trattoria? Ma gli avventurieri, dimezzati nel numero ma selezionati nel convincimento, decidono di proseguire.

Per chi ha in cuor lo spirito dell’esploratore, la fame non è un ostacolo, giacchè chi nutre lo spirito non bada allo stomaco: e in ogni caso, previdente, la loro dama rimasta ha preparato degli ottimi panini.

Si inerpica la strada, sù per la Val Grana; rampano e rombano le automobili, ascendendo alle italiche vette. Splendido appare ai loro occhi il paesaggio alpino, invincibili sembrano quei contrafforti posti da f7545634415d5910ae29dda4a7cc6a7e.jpgDio a tutelare la sicurezza d’Italia: il sole brilla, si riflette sulle carrozzerie lucenti e manda bagliori illuminanti in tutti i dintorni. Una breve sosta per rifocillarsi, rincorrere una marmotta, godere della veduta sconfinata della valle, e poi via!, ancora in viaggio, sempre avventurosi.

Quand’ecco, fra loro e la via si frappone un ostacolo: un macigno granitico ad interrompere la strada. Ma 4d9e458c5358229ef2e04b1647b11436.jpgpotranno forse i nostri essere da meno del vate D’Annunzio, o di Achille Compagnoni? Le automobili aggrediscono il masso, e non potendolo aggirare, lo scavalcano a rischio di ribaltamento! Ma la preparazione e l’abilità dei piloti è più forte della natura. L’ostacolo è superato, l’avventura continua!

Giunti a valle, terminata con successo la parte più ardua della prestazione, gli equipaggi iniziano a percepire un vago appetito, stimolato dalla soddisfazione di aver compiuto l’impresa con lo spirito di una passeggiata: parchi e morigerati, financo nelle abitudini alimentari, i nostri acquistano un po’ di cacio locale e lo condividono allegramente, usando come desco un tavolaccio ligneo trovato nelle campagne.

Il ritorno alle lande natie è rallegrato dagli epinici, e dai cachinni rivolti ai borghesi che non hanno terminato la prova. E mentre il sole autunnale si corica all’occidente, i nostri eroi hanno un altra storia di gloria da raccontare ai nipoti!

Sorridenti al loro fato!

 

Ago 22, 2007 - suv    7 Comments

Il prode Navigatore

039285a9f48f82ae410d0e6abb493abd.jpgJack o Spack fanno parte integrante dell’equipaggio, ma colui che realmente permette la riuscita del giro in fuoristrada, è lui, il Prode Navigatore: con una cartina ci porta fino al paese dove inizia il percorso, con il road book ci fa seguire i sentieri più nascosti fino al termine, legge, indica la via, telefona, risponde per radio agli altri partecipanti, filma i tratti più divertenti o più difficili, rende con le sue battute estremamente piacevole il viaggio e non si lamenta mai del mal d’auto.

Solo una volta, a voler essere sinceri, è sbottato stupendomi alquanto: avevamo preso una buca facilmente evitabile e con la voce tremula per i danni generati al suo diaframma dal rinculo dei visceri  si è lamentato “se invece di fare fotografie, fumare, mangiare… guidassi… non sarebbe meglio?”. E’ successo solo quella volta e probabilmente aveva anche ragione. Non chiedetegli indicazioni se non ha una mappa tra le mani, per sua stessa ammissione ha il senso dell’orientamento di un frigorifero, ma nessuno tra i nostri amici ha mai chiesto di fare da battistrada, perché sanno che come legge il road book lui… Come dimenticare la nostra prima volta? Dovevamo partire in tre o quattro vetture per attraversare le Alpi Marittime da Ormea fino ad Imperia con il road book fornito da una vecchia rivista, poi uno non poteva, l’altro non riusciva ad avere il giorno di ferie, il terzo era indeciso perché aveva la macchina nuova. E così siamo partiti da soli, con il mio Freelander di serie con ruote stradali e la timidezza di chi non sa a cosa va incontro. Il Prode Navigatore era oltretutto pieno di antibiotici e antidolorifici per un fastidioso mal di denti, io ero piuttosto preoccupato per la mia macchina praticamente nuova.

Se eccettuiamo un tornante in salita su terra fradicia che, anche per la scarsa esperienza, ho dovuto affrontare in tre o quattro riprese, tutto è andato per il meglio, anche se abbiamo trovato freddo e nebbia che non ci aspettavamo.

Sfinito dagli analgesici, dalla fatica e dalla tensione –forse non aveva semplicemente dormito per il mal di denti- il mio socio ha dormito come un bambino da Arma di Taggia fino al casello di Alessandria Sud, comunque orgoglioso di un compito svolto bene.

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Eirene che ci ha lasciati la scorsa primavera.

Ago 21, 2007 - suv    1 Comment

per non parlar del cane

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Infatti nei giri l’uno o l’altro dei miei amici Jack e Spack partecipano sempre ed io mi domando dove trovino tutta l’allegra voglia di aggregarsi e per quale motivo l’escluso ci resti così male, si perchè a loro non credo importi più di tanto dell’aria pulita e dei paesaggi e per contro subiscono ore di scossoni, strade che sembrano un inno alle curve e il loro divertimento si limita ai momenti di sosta quando li lasciamo liberi di correre per pochi minuti.                                            

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Ago 19, 2007 - suv    3 Comments

Tre macchine a zonzo -per non parlar del cane-

 

7f57cf3cb0fccffb0ad288c3d5a4646d.jpgQuando capita di parlare dell’ultima gita che ho fatto in montagna c’è sempre qualche purista  che storce il naso perché in montagna si va a piedi, quando non c’è anche un ambientalista che allora rincara la dose con la sua convinzione che noi si sale in alto per distruggere i sentieri e i pascoli, spaventare gli animali, soprattutto quelli più piccoli e commettere ogni sorta di nefande azioni che neanche Attila ai suoi tempi…

Noi siamo un gruppo di amici che amiamo andarcene su per i sentieri con le nostre auto, per lo più con una mappa pubblicata su una rivista di settore, con il percorso quindi ben evidente e battuto vuoi dai taglialegna, vuoi dai cacciatori o dai guardacaccia, quando non si tratta di vecchie strade militari che spaziano su panorami mozzafiato, non lasciamo i sentieri perché siamo gente di pianura e

finiremmo per perderci, inoltre con i nostri SUV di serie abbiamo evidentemente poco da scialare in fatto di difficoltà.

Vediamo dei luoghi spesso ignoti o poco conosciuti ai più, a volte, lasciata l’auto, facciamo anche noi la nostra brava scarpinata, a volte mangiamo panini, per lo più cerchiamo una di quelle trattorie vecchio stile dove mangi tanto, casalingo e paghi poco.

Personalmente ho comprato un SUV per avere la possibilità di fare queste cose e non ritengo ci sia nulla di male.