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Fine settimana

Fine settimana

Dopo il lungo inverno 2009-10, con Valter abbiamo tirato fuori il “Sea Tiger”, la nostra canoa gonfiabile.

Tiene – non tiene – tiene, felici che le camere d’aria fossero continenti, sabato pomeriggio abbiamo raggiunto lo sbarramento di Fresonara e abbiamo preso la via dell’Orba.

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g.jpgI muscoli erano un po’ rigidi, ma abbiamo superato controcorrente Predosa e abbiamo proseguito.v.jpg

Quando l’acqua è diventata troppo bassa abbiamo continuato ancora con la canoa al seguito nel noto “acqua trekking” sui sassi scivolosi del fondo, poi abbiamo ripreso a pagaiare vigorosamente dove la corrente si è fatta più forte,

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 ma quando si è trattato di scendere ancora, abbiamo desistito,l

a prossima volta magari esploriamo a piedi i due rami superiori del torrente.

Intanto ci siamo goduti la discesa a favore di corrente,

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gustando uno per uno i balzelli dell’imbarcazione a pagaie inerti.

d.jpgPoi una foto a Valter su un lastrone di cemento al centro del torrente, s.jpg

una a me mentre vado a recuperarlo e si torna a riva.

Valter non so, lui ha continuato a giocare a tennis in inverno, ma io la sera ero stracco,

Giovannina ha cominciato a mettere in dubbio che il giorno dopo potessi guidare per il giro che avevamo in programma a Castelmagno

Una nottata di sonno mi ha rimesso abbastanza in sesto e la mattina, malgrado le spalle e gli addominali dolenti siamo partiti con Jim alla volta della Valle Grana.

Il tragitto non ha presentato inconvenienti particolari,

ma si, unico episodio,

Giovannina ha la mania di far bere il cane e così mi sono fermato vicino al torrente .

Lei “fallo bere”

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Io “non beve mai”

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Lei “ma deve bere”

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Io “e allora provaci tu!”

Lei “dai bevi Jim!”
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Ancora lei “Stai zitto e bevi!”

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“Hai visto che aveva sete?”

Va bene, aveva sete, vuoi mica metterti a discutere in una domenica festosa?

Ci siamo quindi fermati al solito negozietto dove la solita signora ci ha dato il solito ottimo formaggio e abbiamo raggiunto il ristorante dove intendevamo fermarci per il pranzo, abbiamo mangiato antipasti col Castelmagno, raviole col Castelmagno, polenta col Castelmagno e io per finire ancora un pezzetto di Castelmagno. Tutto ottimo, un po’ monocorde, ma assai piacevole.

Poi abbiamo ripreso la via verso i 2500 metri del Passo del Mulo.

Ci avevano detto che avremmo trovato la neve, ma, a giugno, che neve vuoi trovare? Pensavo io.

E fin sui 2200 metri ho avuto ragione, a 2300 ho cominciato a dubitare che il ristoratore avesse ragione,

a 2400 ho trovato uno spazzaneve di traverso sulla strada che sbarrava la via in una cornice di un metro e mezzo di neve.

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Vuoi metterti a discutere con un grosso trattore?

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Neanche per ridere, abbiamo fatto dietrofront,

qualche foto in mezzo alla neve sfidandone gli attacchi gelati con le 2.jpgscarpette di tela,

abbiamo anche visto una marmotta 10.6.6 44.JPG

 

 

 

e siamo scesi verso la piana, mentre un furioso temporale salutava la nostra partenza dalla Valle Grana.

 

 

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Malgrado il giro sia abortito proprio dove iniziava il bello, è stata comunque una bella giornata.

Si era parlato con Mariano di svolgere il tour di Giugno percorrendo in fuoristrada le quattro valli che conosciamo, Grana, Maira, Varaita e Po, ma viste le condizioni della pista,

si va in Riviera.

Speriamo che lì non ci sia neve!

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Set 14, 2008 - sport acquatici    5 Comments

Rafting

Ogni stagione ha i suoi frutti…

Ma…

 

 

Quando sono stato in Val d’Aosta, guardando le acque verdastre della Dora che passano spumeggiando tra i massi, ho sempre provato un brivido gelato al solo pensiero di immergerci un alluce, figurarsi cacciarmici dentro, alla mia età poi!

 

Un mio amico qualche settimana fa se ne viene fuori con la notizia che ha fatto una discesa col gommone (e lui è ancora più vecchio di me), che si è divertito, che non è pericoloso, che se organizzo una ciurma di 4 o 5 persone mi prenota l’uscita col gruppo che ha portato lui.

 

Io che un po’ abelinato lo sono, rilancio subito l’idea ai soci del fuoristrada e al mio compagno di merende in canoa.

 

Come sempre, uno viene, l’altro forse, alla fine restiamo Valter ed io e non se ne fa niente, intanto finisce agosto e passa la prima settimana di settembre.

 

Poi viene fuori Valter con quattro soci per l’uscita in gommone, telefono a Vittorio e nel giro di 24 ore abbiamo la prenotazione al gruppo “Onda Selvaggia” di La Salle.

 

Uno da forfait all’ultimo momento ma siamo in 5 e si parte.

 

Le previsioni danno pioggia e temporali, ma, come dice Valter, acqua sotto, acqua sopra, chi se ne frega.

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815021207.JPGPartiamo dalla Padania col sole e un caldo afoso, mano a mano che saliamo si annuvola, quindi piove per 830482306.jpgpoi arrivare alla meta dove ci accoglie un cielo nero e una temperatura francamente fredda, le signore tiran fuori subito le maglie, noi iniziamo il corso accelerato per rafter, quindi ci vestiamo da palombari e saliamo sul pulmino che ci porta all’attracco.

 

Il primo tratto è facile, si aggregano anche due sconosciuti con due bambini e il figlio di uno degli amici di Valter, la combriccola è allegra saltiamo, prendiamo spruzzi da tutte le parti, ogni tanto remiamo con solerte applicazione al comando della nostra guida, ci preoccupiamo un tantino quando ci avviciniamo a qualche scoglio, ma raggiungiamo facilmente lo slargo formato da una diga.

 

Qui ci fan provare il recupero di un “marinaio” caduto in acqua, poi Chicco –il nostro capo manipolo- ci fa scendere tutti in acqua per prepararci, penso io, all’impatto con il gelo del torrente, se nella seconda parte capitasse davvero di finire in acqua. O magari solo per una forma di sadico divertimento.

 

Infatti.

 

Come se un pugno ti colpisse allo stomaco, il freddo supera la tuta e ti avvolge, pensi che è troppo fredda ma non hai tempo di preoccupartene, Chicco chiama ad un rapido rientro sulla riva.

 

1928542922.jpgCaricato il gommone, ripartiamo col pulmino per il secondo passaggio senza i nostri sconosciuti nuovi amici e i bimbi. 970021230.JPG

 

Solo una nota su questi nostri piccoli sodali, quando siamo partiti io ero un po’ preoccupato per la loro giovane età –e probabilmente lo erano anche loro-, dopo un balzellone particolarmente violento, mi sono voltato a guardarli e mi ha colpito la bimba, biondina, minuta in ginocchio sul gommone con le mani giunte sul petto. Pregava? Non lo so, ma un pensierino a Wanka Tanka l’ho fatto io per loro, avevano boh? 8 o 9 anni, 10 o 11 al massimo, solitamente io trovo i bambini noiosi, viziati, in una parola fastidiosi, quelli sono stati proprio bravi.

 

Ma torniamo al racconto, la tuta era efficace nel trattenere il calore del corpo, eran le mani e i piedi che sentivi gelati, solo un paio di settimane fa, probabilmente il calore del sole ci avrebbe aiutati ma la brumosa giornata che avevamo scelto…

 

Comunque il tragitto è stato breve ed è subito iniziato il secondo tratto, dove avevamo anche una canoa a seguirci, per ogni evenienza.

 

Qui in effetti l’acqua correva veloce e i massi e i salti erano più frequenti, ridevamo tutti come matti tra spruzzi e scossoni; Chicco, per parte sua, ce la metteva tutta per rendere divertente la cosa, tipo il salto che ci ha fatto fare all’indietro con conseguente rimbalzo dei meno attenti, noi pagaiavamo alacremente ai suoi ordini, avanti, indietro, destra avanti, sinistra indietro e così via, mano a mano che prendevamo confidenza ci divertivamo di più perché guardavamo con occhi diversi i massi, i salti e i flutti spumosi nella corrente.

 

Per parte mia osservavo la canoa e un po’ ne invidiavo la libertà nella consapevolezza che il nostro pagaiare era irrilevante nell’economia globale del gommone che era guidato –forse fortunatamente- da Chicco, però rischiare per rischiare, mi sarebbe piaciuto essere più protagonista dello scorrere dell’imbarcazione sul torrente e d’ogni tanto mi perdevo nel guardare i flutti o le pareti di roccia che ci sovrastavano.

 

Ma intanto siamo arrivati al punto di sbarco e stava diventando scuro.

 

E le mani e i piedi eran sempre più gelati.

 

Tornati alla base abbiamo risciacquato ad una fontana l’attrezzatura che ci avevano fornito.

 

Tutti hanno una volta provato come sia l’acqua che sgorga dai rubinetti posti all’esterno in montagna, altissima, purissima e freddissima, immaginate dunque il mio stupore quando lavando il kway e il casco ho provato una piacevole sensazione di calore sotto il flusso del rubinetto: eravamo talmente abituati al freddo del torrente, che quell’acqua pareva calda.

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A questo punto via verso la doccia ed io fischiettando m’infilo nella stanza da bagno e comincio a levarmi la muta senza togliermi le mie scarpette da canoa, mi rendo conto che non ce la faccio e provo a levarmi una scarpa, nel far questo resto sul piede destro che comincia a scivolare sulle piastrelle bagnate, cerco di recuperare l’equilibrio appoggiando anche il piede sinistro ma la gamba è impacciata dalla muta, il baricentro si sposta all’indietro e io cerco di recuperare con una serie di passettini all’indietro sempre più imbragato nella muta, finalmente guadagno il supporto del muro e mi aggrappo al calorifero, ce l’ho fatta, guadagno faticosamente il water, mi siedo ed ricomincio a spogliarmi in maniera più sicura.86182873.jpg

 

1385571266.jpgMi lascio scorrere addosso l’acqua calda e assaporo quel calore con ingordigia, anche la parte più perigliosa dell’escursione è finita: la muta giace inoffensiva sul pavimento.

 

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Un panino al bar ridendo dei ricordi dell’avventura, una partita a calciobalilla e ripartiamo verso casa, stanchi, un po’ infreddoliti, ma sereni.

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Ascoltando la radiocronaca di Inter – Catania.

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