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Lug 29, 2014 - escursioni, Senza categoria    No Comments

Più forti del clima – Alla batteria di Pattacroce

14.7.20 SDSC_0821Pare assolutamente incredibile.

Eccoci qui a 2400 metri il 20 di luglio, in una giornata tipicamente invernale, a marciare con i nostri amici su un’ardita strada militare verso la spianata di Pattacroce e i resti delle batterie del Vallo Alpino poste a difesa del valico del Moncenisio.

Siamo partiti poco dopo le 09.00 e, raggiunta Susa sotto un cielo percorso da nuvoloni grigi e tra irregolari spruzzi di pioggia, abbiamo preso a salire verso il valico. Costeggiato il lago artificiale abbiamo imboccato la stradetta che porta al Piccolo Moncenisio

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e presso la cappella di S. Bartolomeo abbiamo superato un ponte di legno per dirigere verso sud e verso la partenza del sentiero.

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Siamo scesi dall’auto e per il capobranco sono iniziati i problemi, già aveva stupito la presenza di Franco seppure le previsioni meteo fossero di pioggia in tutto il nord, anche Rita e Luciano non sono gli stessi dello scorso anno e Maria, seppur temprata dalle uscite ripetute…

Il termometro dell’auto segnava 8°, una pioggia sottile e resa impertinente dal vento non migliorava la tensione verso la cima, mi sono fatto un giretto intorno alle auto, ma ero pessimista. Il partito “della polenta” sembrava prendere piede nei sondaggi. Umidi e infreddoliti i componenti della spedizione sembravano più vicini al ristorante che alla cima di Pattacroce.

Ma ecco che mentre si allacciava gli scarponi, il capobranco, fedele al detto “le chiacchiere smorzano l’entusiasmo, solo l’azione l’accende”, se ne viene fuori con una delle sue solite frasi senza possibili obiezioni “voi fate quel che volete, Jim ed io andiamo”.

Alea iacta est.

Con espressioni ancora poco convinte ecco anche gli altri che continuano a prepararsi per l’escursione,

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raggiungiamo in auto i due nidi di mitragliatrice posti sulla riva del lago, mentre un timido sole viene a portare un saluto che pare di buon auspicio per la salita.

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Dura assai poco. Riprende presto a piovere.

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Tagliamo ogni tanto saltando i tornanti,

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ma il problema è il vento che

porta la pioggia di traverso sollevando le mantelle e bagnandoci senza compassione.

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Il morale resta comunque alto e raggiungiamo le postazioni difensive del Vallo Alpino.

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E’ qui che vedo il capobranco iniziare a soffrire,

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 vuoi per il freddo, vuoi per l’umidità… la fatica non era un problema, ma la gamba comincia a fargli male,

prosegue lo stesso

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ed eccolo sulla cima a litigare col vento e il filo spinato.

L’ho già visto così a caccia, trascinare la gamba, ma continuare a camminare;

anche ora non si smentisce e, mentre le donne con Franco si fermano al riparo del vento,

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con Luciano saliamo alla casermetta e esploriamo gli ingressi delle postazioni.

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Gli spiace di non essere attrezzato per procedere nei freddi cunicoli, ma sono sicuro che nei suoi pensieri sta già studiando di come tornare equipaggiato per la bisogna.

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E viene il momento di tornare alle auto,

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forse con la scusa di qualche foto il capobranco rallenta un po’ la marcia per dare tregua alla gamba,

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ma in breve arriviamo sulla riva e possiamo prendere la via di casa.

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Non senza  fermarsi a Plan des Fontanettes per comprare pane e formaggio del posto.

Anche oggi mi sono proprio divertito, seppure mi sia spiaciuto per gli acuti richiami delle marmotte spaventate probabilmente dalla presenza di un cane, ma vi assicuro che non ce l’avevo assolutamente con loro.

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Alla prossima.

 

 

Giu 12, 2013 - Senza categoria    No Comments

Doppio Giro di Giugno – San Cassiano

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

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II parte

A San Cassiano

I muri dell’agriturismo non sono spessi e se alle sei Mariano si mette a parlare al telefono lo sento e mi sveglio… perché parla forte? Ma no, perché ho un udito finissimo e, lontano dalle mura domestiche, probabilmente non sono a mio agio. Sta di fatto che alle 06.12 ero già sveglio.

b.jpgChi ci è abituato… sa cosa fare alle 6 del mattino, io non ho avuto altro modo per passare il tempo che sedermi sul terrazzino in pigiama e jeans a leggere quell’Uno, nessuno e centomila che forse la mia insegnante avrebbe voluto leggessi al liceo. Avevo comunque più buonsenso a diciott’anni, Pirandello mi ha fatto rimpiangere il libro sulla storia dei Templari che stavo leggendo a casa, ma questa è ovviamente una questione di gusti ed esula dal contesto del racconto.

Quando Mariano è apparso in terrazza con un pigiama bianco che mi è parso a pallini, avevo già provveduto alla barba e alle mie quotidiane abluzioni, senza tacere il giretto con Jim che pareva particolarmente apprezzare il luogo. Alle 07.00 ho verificato che fosse sveglio anche Gigi e in perfetto orario abbiamo fatto colazione.

Dunque, si parte… il mio GPS ci manda in salita (scopriremo in seguito che non leggendo il tratto di strada fino alla pizzeria cerca un’alternativa possibile mandandoci a spasso!) ma dopo una serie di curve nel bosco decido che forse è meglio tornare indietro e prendere una strada certa. Dopo una mia impellente necessità che ci fa perdere pochi minuti e trovata una farmacia per il gastroprotettore di Gigi, siamo finalmente in marcia… per essermi svegliato così presto, direi che è già tardi.

Ma il morale è alto e il tragitto scorre rapidamente senza errori (non fa testo un’uscita sbagliata ad una rotonda che ci ha fatto fare un giretto supplementare lungo le mura di Lucca) fino al Ponte del Diavolo dove sostiamo brevemente, poi tutta una tirata fino a San Cassiano dove dobbiamo acquistare il permesso per accedere al percorso.

Mentre scatto una foto alla chiesa del paese, Mariano ha una discussioneb0.jpg con la signora che si occupa dei ticket che mi stupisce non poco (il mio sodale è il meno incline alle discussioni e se c’è da parlamentare è sicuramente lui il più adatto). Io ero fuori con Jim e non ho avuto modo di ascoltare quanto si diceva, ma gli occhi fiammeggianti della donna e l’atteggiamento di Gigi da “guardi che io mi trovo qui per caso, lui non lo conosco nemmeno!” mi fanno pensare che si sia consumata una dolorosa battaglia con forti perdite dalla nostra parte. Sia come sia otteniamo il permesso e finalmente iniziamo il percorso.

Come già avvenne nella nostra prima venuta però, l’imprecisione del road book ci porta nella stretta via del borgo dove ci tocca una difficile inversione.

b1.jpgUna nota sul carattere dei Toscani, da noi, dei foresti che vengano a rigirarsi praticamente in casa nostra sarebbero guardati in malo modo, invece due signori che hanno osservato le nostre acrobazie, da me richiesti sulla via, hanno cordialmente risposto indicandoci dove si dovesse andare, come già accadde in un’altra occasione in Maremma.

Paese che vai, caratteri che trovi!

 

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Finalmente troviamo il bivio giusto e cominciamo a salire con grande 

soddisfazione per l’acquisito permesso.

b5.jpgLo splendido panorama esalta la nostra verve b6.jpgfotografica, poi affrontiamo la discesa.




b7.jpgQuindi superiamo il torrente, b8.jpgchi in auto, chi divertendosi a correre nella fresca e limpida corrente.

Saliamo il ripido sentiero cominciando ad osservare i maestosi castagni che preludono al nostro arrivo nel pianoro dove alberi b9.jpgsecolari ci osservano silenziosi mentre godiamo della pace e della solennità del luogo. Mariano ed b10.jpgio che siamo già passati su questo sentiero con il tempo nuvoloso, rimarchiamo come le sensazioni fossero ancora più marcate con poca luce e una fine velatura nebbiosa, ma Gigi è molto soddisfatto.

b11.jpgRipartiamo e raggiungiamo il passo, qui tira un forte vento e b12.jpgtroviamo campo per telefonare a casa.


Quindi iniziamo la discesa verso il Nido dell’Aquila. Si tratta di una trattoria dove ci siamo sempre fermati per il pranzo, trovandoci b13.jpgsempre bene; questa volta possiamo persino mangiare ai tavoli posti all’esterno. Salsicce per Gigi, “merendino” per noi, pasta fritta e birra per tutti. Ecco perché ci piace fermarci qui!

Ripartiamo. Al bivio successivo Gigi che ha il road book gira a destra, a me pareva di dovere andare ab14.jpg sinistra… non ne abbiamo parlato, accidenti! stiamo b17.jpgsalendo al Passo del Giovo dove poi saremo fermati da una sbarra e dovremo tornare indietro, ma ormai stiamo salendo e la bellezza dei panorami e la cupa ombra della faggeta valgono la pena di qualche chilometro in più.

Torniamo fin quasi al Nido dell’Aquila  per poi riprendere la via su asfalto b18.jpgverso l’ultima parte del percorso, a un bivio Gigi e il b19.jpgsuo road book sono indecisi, io butto lì un “andiamo a sinistra” e poco dopo siamo incastrati tra muri di pietra per una “attenta” visita ad un antico borgo. Molto “attenta” in considerazione del fatto che ogni angolo delle case porta i segni di precedenti passaggi di auto meno attenti del nostro. Ma ne usciamo indenni e il nostro metallizzato non va ad ornare gli spigoli del borgo.

 

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b21.jpgSaliamo verso il Passo del Saltello dove per la b22.jpgprima volta non troviamo vento e freddo, qualche foto allo splendido panorama e la solita foto di gruppo, poi continuiamo verso il Passo delle Radici e la fine del giro.


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Come sempre troviamo un po’ di neve nella parte in ombra del sentiero, ma non abbiamo problemi a raggiungere il confine della provincia di Modena.

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Ora sarò volutamente reticente sul ritorno all’agriturismo, mi limiterò a dire che il mio GPS diceva di girare a sinistra in direzione Lucca, quello di Mariano di proseguire verso Modena, che ad un bivio successivo, il mio GPS indicava a destra, quello di Mariano e Gigi, che millantava una fine conoscenza della zona, proponevano la sinistra. Abbiamo messo da parte il mio GPS (definito “cotto” e “da buttare nel cesso”) e, seguite le indicazioni dei miei sodali in entrambi i casi, partendo dal Passo delle Radici alle 19.50, abbiamo trovato ospizio al “Selvatico” alle 23.10 per una pizza e una vassoiata di wurstel e salsiccia per Jim.

 

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Poi, tutti a nanna.

Gen 8, 2013 - Senza categoria    No Comments

Giro dell’Immacolata 2012

A Sestri Levante per l’Immacolata.

 

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L’8 dicembre è un classico dei giri del nostro Weorg… Che poi del gruppo non restano che dei tizzoni in mezzo alla cenere… come per tutti i fuochi,  la tendenza di fondo è spegnersi… Ma per fortuna a ravvivare questo sacro fuoco un inaspettato aiuto è giunto da Genova: l’illustre collega e sempreverde amico Gigi si è aggregato con ardore e ha addirittura coinvolto un suo amico, così che erano tre le auto quando presso l’autogrill di s. Ilario un’immaginaria bandiera ha dato il via al giro.

Non che non ci siano stati problemi… tralasciando Pietro che fino a venerdi mattina doveva venire al 99% e come al solito mi doveva chiamare venerdi sera per confermare e poi… ma questa è la regola e non l’eccezione…

Venerdi sera mi ha chiamato Gigi chiedendo conferma, come milioni di Italiani sapeva dai notiziari televisivi che abbondanti nevicate soffocavano il Piemonte, indeciso tra la partenza per il giro e una missione di soccorso per provare ad estrarmi dalla casa coperta da metri di neve –Gigi è sempre catastrofico!- mi ha chiesto tra il serio e il faceto se davvero ce la facevamo…

Qui consentitemi una parentesi che nulla ha a che vedere col giro… ma i giornalisti perché li pagano? E che ca…, se avessi dato retta a loro mi sarei chiuso in casa il giorno dell’Immacolata… “Bufera dell’Immacolata”, “abbondanti nevicate anche in pianura” e tutta una serie di tragedie che avrebbero dovuto colpirci. Io, venerdi, mi ero vestito da spaventapasseri col cappellone, il maglione spesso, le scarpe pesanti… sono uscito dallo studio pensando di dovermi aprire il passo in mezzo a cumuli di neve 12.12.8 1DSCN1792.jpgrimpiangendo di non avere trovato le gomme invernali per il F.L.… invece cadeva qualche farfallina di neve , per terra non c’era nulla e anche a casa, giusto un dito di neve farinosa copriva il Jimny rimasto in cortile…

Se avessi dato retta ai TG, quando Gigi mi ha telefonato mentre terminavo la mia giornata di lavoro a casa di una cliente, avrei detto che era meglio lasciar perdere, ma, fidando sulle previsioni meteo per il giorno dopo ho prontamente risposto “Presenti! e sorridenti al nostro fato!”. Lui ha obiettato un “mah sai, sentendo i telegiornali…”, “ alle 08.30-08.45 partiamo, alle 10.15-10.30 siamo al primo autogrill dopo Genova est”.

Alzarsi alle 07.30 in un giorno festivo mi da sempre un certo dolore, ma ormai viene buio presto e il giro è lungo… alle 08.40 partivamo alla volta della Riviera di Levante e alle 10.20 eravamo all’autogrill dove Gigi e il suo amico Gianni erano già arrivati.

Tra Gigi e me c’è sempre stato un rincorrersi negli sfottò e chi ci sente quando siamo insieme pensa che… ma se ci conosciamo da circa 35 anni e continuiamo a fare cose insieme malgrado si abiti in città diverse, un motivo dev’esserci… nella tradizione del reciproco sfottersi, dicevo, mi sarebbe piaciuto lasciare Gigi a districarsi col road book che ha delle deviazioni difficili da individuare ed è 12.12.8 2.jpggrossolanamente sbagliato, ma dopo il casello di Sestri l. ho avuto una recrudescenza di bontà e mi sono messo alla guida della colonna. Siamo così arrivati facilmente al primo punto sosta dove un nuovo cartello ci imponeva un nuovo divieto –il nostro Paese è una rottura di co…, tutto è vietato, non sarebbe più corretto colpire chi fa concretamente dei danni? Ma anche questo esula dal racconto in oggetto-. Dopo un rapido conciliabolo e 12.12.8 10DSCN1801.jpgqualche pisciatina di Jim, decidiamo di proseguire…

Ma quel che non ci ha impedito il divieto, in breve, la natura ce l’ha precluso, forse anche o proprio per il divieto di passaggio… che una mano al sentiero, i fuoristradisti magari l’avrebbero data. Visto lo stato della carrareccia invece, retro e inversione, GPS impostato su Maissana e via che andiamo. Una deviazione a destra all’uscita di una galleria il GPS non me l’ha indicata e ci tocca tornare indietro, ma in breve, siamo su uno sterrato che ci porterà al Passo del Bocco.

Uno straterello di neve soffice ovviamente non ci spaventa –in effetti qualche problema l’abbiamo avuto12.12.8 17DSCN1808.jpg sull’asfalto nei punti in ombra, ghiacciati e sdrucciolevoli, quando abbiamo sentito i Jimny scodinzolare ma non ce ne siamo preoccupati più di tanto-, continuiamo a salire con qualche errore di percorso non particolarmente 12.12.8 30DSC_1116.jpginfluente e, raggiunto il passo, scendiamo al terrazzo panoramico su Sestri e Moneglia, dove procediamo con le foto di rito.

Sembriamo una pubblicità della Suzuki, ma siamo soddisfatti di avere raggiunto comunque la meta. E scendiamo verso valle per  fermarci per il pranzo.

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Ci accontentiamo dell’antipasto e del primo che, data una certa abbondanza, ci permettono di ripartire in fretta per imboccare il bivio verso il Passo del Biscia.

12.12.8 DSCN1828.jpgCome altre volte ci è successo sbaglio la deviazione e imbocco il primo 12.12.8 DSCN1832.jpgbivio, ma mi rendo conto dopo poche centinaia di metri di aver sbagliato e torniamo indietro. Impostato il GPS sulle coordinate del bivio –prima volta che col mio aggeggio si cimentiamo in long e lat- non possiamo più sbagliare e imbocchiamo la diritta via che dopo breve tratto si copre di neve. Saliamo tranquilli incrociando i caprioli su un lungo tratto in ombra fatto di neve gelata e godendo della bellezza del sentiero e dei panorami.

12.12.8 DSCN1829.jpgRaggiunto un tratto di asfalto dove, come è già accaduto in passato, ho un dubbio sulla direzione da prendere e vado in esplorazione lasciando i miei amici sulla strada principale… mi ritrovo in uno stretto passaggio tra le case che affronto con facilità grazie alle dimensioni del mio Jimny  -col FreeLander qualche problema in più si era a suo tempo posto-, e torno alla testa della colonna per continuare a scendere.

Riprendiamo sullo sterrato e, dopo una sosta per una serie di foto sulla12.12.8 DSCN1836.jpg neve –Gigi provvede a cambiare le scarpette da tennis con degli scarponcini, che uno si chiede perché uno che indossa quattro maglie sotto un giaccone, parta con le scarpe da tennis, ma è un classico che il mio amico ad un certo punto di 12.12.8 DSCN1839.jpgqualcosa debba sentirsi sottoequipaggiato, malgrado la cura che pone nel prepararsi-, raggiungiamo il Passo del Biscia e scendiamo su asfalto verso il bivio per la miniera di diaspro rosso di Gambatesa.

Scendiamo, io cerco di intuire dove si trova il bivio, Gigi conta i chilometri attenendosi al road book, quando finalmente intravedo una possibilità di dirigere verso la miniera, consideriamo che non percorro questo giro da tre anni, il mio amico mi dice per radio “te l’ho detto che il bivio era quello più in alto che ti avevo indicato prima!!!” e mentre io svolto verso la nostra meta, lui spreca una buona occasione per stare zitto, ma questa circostanza denota anche una certa dose di sfortuna del mio amico…

Raggiungiamo la miniera ma una sbarra chiusa ci impedisce di proseguire –maledetto Paese fatto di 12.12.8 DSCN1860.jpgdivieti e dove chi sbaglia non paga mai!!!-.  Mi ero proposto che sarei arrivato alla miniera e, con passo deciso proseguo fino al piazzale, giro tutt’intorno per trovare un pezzetto di diaspro rosso e, trovatolo, torno dai miei amici.

Nella truppa, mentre il sole scende verso l’orizzonte, comincia a serpeggiare la  richiesta del “quando si torna a casa?”, ma poi i sodali mi seguono volentieri quando propongo loro una foto sul ciglio del burrone, che ovviamente facciamo regolarmente. Poi ancora un tratto di sterrato e infine l’asfalto.

Raggiunto il fondovalle, mi fermo e chiedo ai miei amici se vogliano ancora proseguire verso il Rifugio di Pratomollo in notturna, ormai sono quasi le 17.00 e di luce ne resta poca. Gianni mi dice che per lui non ci sono problemi a continuare, Gigi è propenso a rientrare, ormai pare che si finisca per rientrare, ma, io che conosco il mio collega da tempo, butto lì un argomento che ora non ricordo, ma che per lui suona come una sfida e la decisione finale è che si prosegue fino alle 18.00 e poi comunque si rientra, così che Gigi possa essere a casa per le 19.30. Non racconto palle sul percorso che ci attende, mi limito ad evitare di parlare dei 20 km abbondanti di asfalto che ci separano dal prossimo sterrato.

Solo quando, ormai nel buio della notte, Maria comincia a protestare chiedendo dove diavolo stessimo andando e se non mi fossi rincoglionito a continuare ad andare avanti, mi rendo conto di quali sogni potessero venire ai miei amici soli nella loro auto in quel sonno d’asfalto … ma a quel punto, a pochi minuti dalla meta, potevo fermare tutto e dire “OK abbiamo scherzato, torniamo a casa”? Tacito Maria indicandole una vetta innevata lontana e dicendole che stiamo andando proprio là e proseguo.

Qualche rimorso mi è poi venuto quando raggiunto l’abitato di Prato Sopralacroce, mi sono reso conto che non ricordavo come o dove fosse il bivio che dovevamo imboccare, ma proprio quando Gigi cominciava a protestare per radio ingiungendomi di chiedere a qualcuno, qualcosa mi sovvenne dai meandri della memoria e, nel buio, ho individuato la deviazione.

Cominciamo a salire, Maria finalmente capisce che ha già fatto questa strada anni fa nella nebbia e, ricordando il burrone a lato, pensa all’ammutinamento visto che frattanto lo sterrato si è fatto innevato perché abbiamo raggiunto davvero quelle cime imbiancate che apparivano così lontane.

12.12.8 DSCN1865.jpgAlle 17.55 raggiungiamo il bivio per Pratomollo, l’unica volta che abbiamo 12.12.8 DSCN1867.jpgraggiunto il rifugio, ci faceva un freddo che persino Betty si è coperta, già li dove siamo ora fa un freddo boia, c’è una mezz’oretta di strada fino al rifugio, propongo di rientrare… Gigi mi conferma che cominciava ad incazzarsi mentre continuavamo a percorrere asfalto, ma che poi, a posteriori, ne era valsa la pena, anche Gianni mi sembra soddisfatto…


 

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Torniamo sui nostri passi e, fermatici per un caffè all’autogrill ci ripromettiamo  di ritrovarci presto per un altro giro.

 

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Alla Prossima!

Mag 22, 2012 - Senza categoria    No Comments

Scendendo sul Borbera

In canoa sul Borbera 

Una canoa gonfiabile viene venduta  per le acque placide di un lago o di un fiume tranquillo o del mare calmo e, prima con Valter, poi con Luciano, abbiamo sperimentato la canoa biposto su laghi interdetti alla navigazione a motore, a Candia e a Mergozzo, sul mare a Varigotti, poi sull’Orba, sul Tanaro, ma, pur nella considerazione della scarsa manovrabilità e dell’ingombro del canotto, mi pungeva la sfida di una discesa nella corrente.

Dopo il ritiro di Valter dall’attività remiera ho cominciato a temere che il nostro Sea Tiger avrebbe finito i suoi giorni ammuffendo in garage e cercavo  tra i miei amici qualcuno che potesse sostituirlo. Quando Luciano ha accettato di partecipare, abbiamo provato sul Tanaro e sulle ali del suo entusiasmo per la gita sul fiume abbiamo concluso l’anno scorso con il proposito di riprendere l’attività in primavera con intenzioni assai pretenziose.

1.jpgE durante una gita domenicale con Maria siamo passati lungo il torrente Borbera là dove l’acqua scorre tra alte pareti di roccia ruscellando tra grossi sassi… uno spettacolo davvero eccitante.  Ho quindi raccontato al mio nuovo socio del posto e la domenica successiva, approfittando della giornata di pioggia, ci siamo recati in loco per un sopralluogo.  Inutile dire che non stavamo più nella pelle per provare a scendere col nostro canotto sulle ali della corrente!

Tutto deciso per la domenica successiva, trovato anche un ristorante per il pranzo dopo la discesa, mobilitate Maria e Rita per il supporto logistico, non ci resta che aspettare che passi la settimana…  Previsioni meteo: coperto per il sabato, pioggia per domenica. Decidiamo di rimandare il Borbera accontentandoci di un’uscita sull’Orba dove Luciano non è mai stato.

Passa un’altra settimana… previsioni meteo: coperto il sabato, pioggia per domenica.  E che ca…!! ma allora ce lo fa apposta!

Io sono un istintivo, dopo un momento di sconforto ho provato a rivoluzionare i piani e ho proposto al mio sodale di partire il sabato pomeriggio e limitarsi ad una pizza dopo la discesa.  E lui ha accettato il nuovo piano.

Torno tardi da un corso di aggiornamento con il cielo che s’incupisce sempre più, Luciano arriva puntuale e mentre carichiamo l’attrezzatura sulla sua auto comincia a piovere. A questo punto potrebbe anche nevicare, noi si parte!

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Percorriamo il tragitto fino al Borbera sotto una pioggia battente che non influisce sul nostro entusiasmo, mostriamo a Maria dove deve venire a recuperarci, quindi,  caricataci l’attrezzatura in spalla, mentre la pioggia diminuisce d’intensità fino a perdersi nello schiarirsi del cielo, seguiamo il corso di un piccolo affluente che ci porta ad uno slargo ghiaioso del Borbera dove  gonfiamo la canoa e ci immergiamo nella corrente.

Passano pochi secondi, poi ci troviamo con la prua del canotto rivolta a monte, passano ancora un pugno di s3.jpgecondi e ci troviamo schiantati contro alte rocce nell’impossibilità di andare avanti o 4.jpgindietro presi in una forza che non ci aspettavamo. Altri secondi passano mentre cerchiamo una via d’uscita, dietro di noi uno stretto passaggio tra le rocce che, se ci muovessimo , probabilmente non riusciremmo ad attraversare senza farci molto male. Per fortuna non siamo fermi in mezzo alla corrente e il fondo è basso , Luciano decide di scendere dalla canoa e ci tira a riva. Guardiamo a 7.jpglungo la strettoia e ci convinciamo che di lì non riusciamo a passare. Luciano prova a cercare un sentiero che ci permetta di aggirare la strettoia e, trovatolo, cominciamo ad inerpicarci su una ripida 8.jpgsalita tirandoci dietro l’ingombrante canotto; dopo qualche centinaio di metri nel bosco e qualche foto su un caratteristico ponte, scendiamo nuovamente verso il ghiaione del Borbera e finalmente ripartiamo… comunque non senza qualche difficoltà nel mantenere l’assetto dell’imbarcazione, la corrente tira, il mezzo non è maneggevole, per noi c’è l’imbarazzo della prima volta… cerchiamo di darci un po’ di contegno passando davanti a una coppia con un cane e scendiamo con la corrente.

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Mano a mano che procediamo la tensione si riduce e la nostra efficienza aumenta, talora anche la corrente aumenta e la canoa procede sfiorando il 10.jpgfondo di massi, talora toccandoli, talora sbattendoci sopra, fino a incagliarsici costringendoci a faticose manovre per rimetterci in moto. In un tratto più stretto con una forte corrente però il fiume ha la meglio e ci mette di traverso, ci troviamo imbottigliati sopra due grossi massi posti a pelo d’acqua e cominciamo una lunga lotta per t12.jpgoglierci dalla scomoda posizione. Dopo diversi minuti di spingi e tira avevamo ottenuto di  metterci con la prua rivolta a monte e la canoa incastrata tra due rocce. 13.jpgAncora spingi e tira poi cominciamo a sfilarci, il tira e spingi diventa frenetico fino a toglierci dalla scomoda posizione, non ci resta che porre la prua nella corretta direzione di marcia.

Si susseguono tratti rapidi e profondi con altri tratti in cui l’acqua scorre bassa sui sassi e ci costringe a usare la pagaia per spingere sul fondo piuttosto che 14a.jpgper remare. Talora la corrente prende forza e nelle curve la scarsa maneggevolezza del canotto ci porta a 15.jpgsbattere contro le rocce ma la canoa regge bene e proprio allora noi ci divertiamo di più, pian piano poi cominciamo a indovinare la giusta traiettoria per evitare le secche e per non finire contro le rocce. D’accordo ogni tanto ci tocca scendere dall’imbarcazione, un po’ per superare un tratto particolarmente basso, talora per svuotare l’acqua che abbiamo imbarcato, talora solo per riprendere 18.jpgfiato e fare qualche foto, ma nel complesso stiamo vivendo un’avventura 20.jpgassai piacevole.

 

 

 

 

Dopo tre ore di discesa raggiungiamo la spiaggia con una scalinata che ci permette di raggiungere la strada, il cellulare finalmente ha campo e decidiamo di terminare qui la nostra avventura.

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Aspettando l’arrivo della seconda auto sgonfiamo la canoa e cominciamo a cambiarci. Recuperata l’auto di Luciano lasciata a monte, torniamo a casa per una padellata di penne e la finale di coppa a casa mia. Pronti per nuove avventure.

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Ps: in questi casi ti viene da pensare, la pioggia che smette di cadere mentre ci accingiamo all’imbarco, la corrente che ci trascina di lato alla partenza e ci mette in condizione di recuperare la riva senza gettarci nel tritatutto della strettoia tra le rocce, il canotto che s’inclina ma non si rovescia durante i nostri tentativi di uscire dall’imbroglio dei massi… il Signore delle Praterie ha un occhio di riguardo per i suoi figli più sconsiderati?

Set 5, 2011 - Senza categoria    No Comments

Giri d’estate 2011


Dopo il doppio giro in Toscana non ho avuto tempo di raccontare le nostre successive avventure e allora provo a farne un sommario riassunto fotografico.

Lug 21, 2009 - Senza categoria    No Comments

Giri 2009-10


Domenica abbiamo percorso il tratto da Susa a Ulzio passando sul Colle dell’Assietta e, durante un incontro ravvicinato con una mandria di vacche, ho fatto delle foto che mi sembrava meritassero un posto al sole. Da qui l’idea dell’album.

Gen 11, 2009 - Senza categoria    No Comments

Nell’acqua


Tutto è cominciato quando la caviglia di Valter e il mio ginocchio non ci hanno più permesso di giocare a tennis…

Nov 24, 2008 - Senza categoria    No Comments

Le foto più belle dei giri


Ovviamente saranno quelle che piacciono a me

Nov 2, 2008 - Senza categoria    No Comments

Tanto per ridere


I momenti più divertenti, che non è facile descrivere, ma a chi c’era, probabilmente fa piacere ricordare.

Lug 21, 2008 - Senza categoria    7 Comments

Bardonecchia

Nuovo giro.

 

Venne il tempo del giro di Luglio.

 

Al solito, uno non può, l’altro ha da fare, quell’altro “al 99% vengo”, ma tanto sai già che non viene.

 

Mariano risponde presente, Franco è disponibile a far da secondo a quello del “99% vengo”, con due macchine si va a Monesi che deve essere un giro più tosto, da soli si va a Bardonecchia con un nuovo giro che ci dovrebbe portare a 3000 m/slm.

 

Ovvio che si va a Bardonecchia da soli.

 

Siamo in 3, quindi partiamo col Free Lander.

 

e8ca8a47f1069fa6dab8d6b30c88e884.jpgTutto semplice fino all’inizio della salita, qui un cartello dell’amministrazione comunale ci fa presente che sopra il Rifugio Scarfiotti non si può proseguire in auto.

 

Intanto si è messo decisamente a piovere e mentre saliamo verso il rifugio, “tanto ormai siamo qui”, ci fermiamo per un caffè “da Silvio”, un nome e una garanzia ed in effetti lo splendido profumo di cucina che aleggia nella sala ci fa pensare che forse non tutto è perduto.

 

Mr Silvio ci dice che si la strada è chiusa, che come noi non capisce bene per quale motivo dato che a piedi su di lì ci vanno in ben pochi e chiudendo ad auto e moto… immaginiamo una lacrima virtuale che scende lungo la guancia del ristoratore.64c1726a340d82439fd11b37556d488c.jpg

 

Riprendiamo la salita, cascate altissime scendono lungo la montagna, fuoristrada facile ma l’ambiente molto bello ci appaga comunque.

 

Giunti al rifugio ci balena per un attimo l’idea di proseguire in barba al divieto, poi io che sono pervicacemente attento alle regole faccio una proposta: “è quasi edc5f777703a94c6f21444d759f95870.jpgmezzogiorno, torniamo indietro, mangiamo da Silvio, poi andiamo a Salice d’Ulzio e proviamo a fare il giro dell’Assietta  al contrario”.

Franco accetta di buon grado, Mariano è favorevole alla prima parte del discorso, dubbioso sulla seconda. Ricordo che a suo tempo disse “ho il senso d’orientamento di un frigorifero” e sbagliava di poco, nel senso che a volte ne ha meno di un frigorifero.

 

L’alternativa era riprendere l’autostrada e tornare a casa, quindi era deciso.

 

Arriviamo da Silvio e ci propongono un po’ di antipasti attendendo

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la polenta che sarebbe stata pronta dopo una mezz’oretta, accettiamo ovviamente soddisfatti.bdfd3ac67acfcf0615fecf8643724629.jpg

 

Lardo & Co, una salsa col tonno, tomini, patate lesse, etc, Grignolino e poi la polenta.af27cff1d67671aca0458b87a10de4c8.jpg

 

Una normale e una coi formaggi, due vaschette una con stufato e salsiccia, una con spezzatino di cervo.

 

Ci dedichiamo con passione alla bisogna, il cervo è andato via senza particolari entusiasmi, ma di stufato e salsiccia abbiamo chiesto il bis insieme ad altra polenta.

 

E abbiamo finito gioiosamente anche la seconda ondata, facendo magari scarpettacaefaf6e870cf601c85995251f151249.jpg e gettando nello sconforto Franco di abitudini più morigerate rispetto a Mariano e me.

Caffè, amaro e riprendiamo il percorso.

 

A Salice arriviamo facilmente, poi si trattava di trovare lo sterrato, io ho seguito i ricordi delle volte che c’ero passato l’altr’anno. Sembra facile ricordare, ma oltretutto all’inverso…

 

Poi ci si para davanti una ZTL, mi par di ricordare di averci girato intorno in un’altra occasione, dalle 14 alle 15 si può passare e m’infilo, uscendone mi par di riconoscere il percorso e si sale. Cominciamo a ritrovare qualche particolare, anche Mariano, ci convinciamo di essere sulla giusta via.

 

c5b597a623795b6c206c4a13f9d4f8a4.jpgQualche marmotta qui e là e raggiungiamo il Colle dell’Assietta.

Qui una colonna di auto ci impedisce di proseguire, una morte, avanzano a 8-13 km/ora, fermandosi oltretutto ogni tanto, esasperante.

 

La buona educazione darebbe di lasciar passare chi è dietro ma la massa di auto veniva da un altro pianeta e ce la siamo fatta in quel modo fin sotto il Colle delle Finestre, il momento in cui hanno svoltato su asfalto è stato vissuto con gioia da Mariano e me, Franco che probabilmente era il più esasperato della comitiva, ha voluto anche dare un ultimo saluto al “capo colonna”, che qui potremo chiamare “Slowhearth”, mentre passava sotto di noi sul tornante.

 

Dal Colle delle Finestre in poi, tutto facile e alle 19.30 eravamo già a casa.

 

Prima il tempo inclemente, poi il Comune di Bardonecchia, poi la colonna di auto che venivano da non so che raduno sull’Assietta, hanno cercato di rovinarci il giro, ma anche questa volta ci siamo divertiti.

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