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Giu 14, 2013 - fuoristrada    No Comments

Doppio Giro di Giugno – Sarzana

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

III parte

A Sarzana

La vacanza volge al termine.

Siamo stanchi per la giornata precedente.

Avrei detto che mi sarei svegliato tardi, anzi che avrei fatto fatica ad alzarmi.

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c2.jpgInvece eccomi sveglio alle 06.30, anche Jim è piuttosto stupito.c3.jpg

Riposto Pirandello nella borsa, preferisco ascoltare un concerto per merli e uccellini che viene dal bosco osservando il verde degli alberi dalla finestra della mia stanza.

Poi barba e doccia, due chiacchiere con Mariano mentre Gigi termina gli ultimi ritocchi per conservare la sua inappagabile c4.jpgapparenza, poi la colazione… e viene il momento di lasciare la Fravizzola dove, personalmente, posso dire di essermi trovato benissimo.c6.jpg

Dirigiamo verso Sarzana, raggiungiamo v. S. Francesco e iniziamo il giro seguendo le note del road book stranamente senza problemi, ci addentriamo nel bosco sitibondi di sterrato e con la presunzione della certezza delle indicazioni… che peraltro sono esatte, ma dopo un bivio… sorpresa!!

 “PROPRIETA’ PRIVATA. DIVIETO D’ACCESSO”

Il road book ci indicava di proseguire parlando di divieto illegale, il cartello di fermarci. Dopo un breve istante di indecisione, dietrofront e passo di marcia. Non vale la pena cercarsi delle inutili discussioni.

Dirigere fino alla prossima nota con le coordinate di long. e lat. date al mio GPS cotto dagli anni e dagli scossoni? Perché no? L’alternativa è interrompere il nuovo giro che abbiamo appena cominciato, con nostro massimo scorno e delusione.

E quel “cotto” del mio GPS ci porta verso la collina.

Fui io a sbagliare? Fu lui ad essere confuso?

Quando ci dice “arrivo” non siamo nell’agognata via Prula.

Serpeggia un moto che vuol portar la truppa ad altro giro, a Carrodano per esempio.

c7.jpgMa, fedele all’antica amicizia che con lui mi lega, ripeto al GPS i numeri da seguir per ottenere il risultato… e lui mi segue nella ventura facendoci inforcare uno sterrato. Si va lungo la collina dirigendo verso quel che potrebbe essere il vero arrivo.

E il giunge e fu via Prula.

Riprendiam la via seguendo le nostre note e siamo inseriti in perfetto stilec8.jpg in ciò che la rivista attesta… una splendida discesa, qualche ripida salita… poi incontriamo un tavolino che fa da tappa al passaggio di una manifestazione di mountain bike, chiediamo dunque lumi su ciò che ci può toccare a proseguire. Sorridenti, i due lì posti ci dicono che potremo incontrare i c9.jpgciclisti nel seguitare sulla via. Se vengono in salita non mettono paura e basterà porci a lato per dare strada ai pedalanti… e proseguiamo.

I primi che incontriamo son bikers fai da te che a noi chiedono c10.jpgindicazioni su come proseguir la loro gita.

Poi, nell’arrivare di gruppetti sparsi vediamo la bisogna di fermare le auto al ciglio e dare c11.jpgloro strada, che Gigi ed io sappiamo quanta fatica ti porta l’affrontare la salita.

Quando ormai pensiamo che ognuno pedalante sia passato, ripartiamo e giungiamo a un tratto da pioggia fatto in guisa di solco pericoloso per la coppa, il differenziale e la carena.

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Fu vera gloria? Senza alcun problema, allegramente e soddisfatti, noi passammo senza tema, per scendere poi verso un ameno paesino.



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Un po’ di asfalto per risalire le colline, poi un facile e scorrevole sterrato.

Quando raggiungiamo ancor la cresta sta piovendo forte e il road book ci pone a seguir un tratto definito “arduo”… ci conviene?

Mariano ed io opiniam per metter fine al giro ed infilar le gambe sotto il tavolino di un’allegra trattoria… dice per radio Gigi “sono assolutamente d’accordo!”.

Di fronte a un tale voto unanime, potevamo non puntare a valle e cercar ristoro… e cibo… e un buon bicchier di vino?

Entrammo nel ristorante in tre… con Jim, ma non fummo ancora accomodati al nostro posto, che il cane, forse per le curve, forse per il mangiar pesante della sera prima, sul pavimento del vomito biliare immantinente emise. Uscii di nuovo e, sotto la pioggia, lo ricondussi all’auto.

Poi tornai al tavolo e, pulito il pavimento delle emissioni gastriche del mio cane, potei godermi un ottimo antipasto e spaghetti con le cozze veramente buoni.

Il giro era finito, ci salutammo cordialmente con il sodale Gigi, poi ancora al bivio per l’A7 per radio…

Stanco arrivai alla magione e, sia il giro, sia il lavoro, sia pure la stagione…

 dopo quattro giorni, ancor son stanco,

ma mi piace ripensare a quei momenti che vivemmo coi sodali, tra la Liguria e la Toscana.

ALLA PROSSIMA!!!

 stem 2.jpg

 

 

Giu 11, 2013 - fuoristrada    No Comments

Doppio Giro di Giugno – Tra Lucca e Sarzana

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

I Parte

Arrivo a Fosdinovo

Senza cercare altri sodali, che tanto è tempo perso, partiamo Gigi, Mariano ed io per il doppiogiro di giugno.

Non trovando rifugio presso l’agriturismo che ci ospitò due anni orsono, ho prenotato in prossimità di Sarzana, tre stanze con bagno che ci hanno concesso come singole. Il programma è di muovere da lì verso Bagni di Lucca e percorrere il giro di San Cassiano. Che uno dice… perché non in un posto più vicino alla partenza del road book? Perché Gigi deve tenere aperto lo studio anche venerdi e quindi una base a due ore da Genova va benone.

Con Mariano e Jim partiamo alle 16.30 marciando tranquilli verso la meta, raggiungiamo Sarzana e con il GPS del telefono del mio sodale saliamo verso Fosdinovo e l’agriturismo Fravizzola.

a1.jpgIn breve raggiungiamo un posto strano, fiorito di resti ferrosi di antichi fasti motociclistici, agricoli, militari, aeronautici, ciclistici… sovrastati da a3.jpgcampane ornate da vecchi elmetti, un’accozzaglia di metallo memore di chissà quante e quali storie ridotta a mero spettatore del passaggio di gente ignara di quanta vita passò nell’uso di tali oggetti. Noi passiamo e ripassiamo sotto e a fianco di tali resti… proprio lì il di Mariano cellulare riferisce la presenza del nostro asilo, ma vediamo solo la pizzeria col parcheggio ornato di siffatta dovizia di metallo… non può essere la nostra meta… e saliamo ancora. Poi torniamo indietro e ripassiamo davanti a codesta pizzeria… solo allora io vedo l’indicazione della via… Fravizzola… allora siam nel giusto! E Mariano va a chieder lumi su dove sia l’agognato ricetto. Gli viene a spiegar la dritta per raggiungerlo una gentilissima signora cui però la concession della favella venne meno per ignote cause vascolari, si accende una gran lotta tra lei e il mio sodale, lei che spiega a gesti e mozziconi di parola, lui che cerca di arrivare ad una soluzione, alla fine poi, seppur dubbiosi, ripartiamo, forse un breve tratto ci porterà proprio alla meta.

 

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Dopo una curva, un’altra curva… una Ford cerca il frontale arrivando di gran carriera e a mezza via, eccitando un sentito vaffanculo da parte mia. Son lì che ancora rimugino sull’idiota che incrociammo poch’innanzi quando con l’estremo del mio occhio noto il coperchio di una botte appeso a un muro… vuoi che sia…? Freno e torno indietro un poco… c’è scritto Fravizzola. Un’ardua manovra ci permette la salita e una signora sorridente ci conferma il nostro arrivo.

Sbarchiamo il bagaglio e scegliamo per noi le stanze al piano superiore… poi andiamo a vedere come sia il servizio in quella così stravagante pizzeria… che facciano entrare Jim a me pare buon segno, l’ambiente è piacevole con le sue allineate collezioni di boccali, registratori di cassa con ancora i rotolini di carta pronti a registrar gli incassi, le foto di miss e dive e tanto altro appeso ai muri. Mentre Jim si corica accanto al a4.JPGnostro tavolo, assaggiamo il Vermentino e ordiniamo l’antipasto… E il giunge e reca una composizione di salumi con un fior di lardo al centroa5.jpg che pare un origami da accompagnarsi con focaccia con o senza rosmarino. E poi la pizza… la definirei vasta, oltre che buona, così com’era debordante il piatto, sottilissima e croccante…

Ma tralasciamo il desco e andiamo ad aspettar Gigi… fatti due calcoli, ormai prossimo dovrebbe essere il suo arrivo. Interpellato, il nostro amico ci comunica di essere ancora in prossimità di Rapallo e ci invita a rientrare nell’agriturismo che se proprio non fosse riuscito a raggiungerci, ci avrebbe chiamato lui.

Abbiamo cominciato a scommettere sull’ora in cui ci avrebbe chiamato. Passati più di 20 minuti dalla più pessimistica previsione di Mariano, gli ho telefonato io. Secondo lui era sulla via dell’agriturismo, ma non trovava l’ingresso. Noi dal terrazzino vedevamo fino all’incrocio, “Torna alla pizzeria e poi vieni verso di noi, ti guidiamo fino all’imbocco della salita…”

“Sono davanti alla pizzeria, parto adesso…”

Due fanali si avvicinano, “eccolo! vieni avanti così… forse va troppo veloce… no, non è lui, ha i fanali ovali…” e continuiamo così per una decina di minuti, qualche auto passa, ma Gigi no. Poi capisco cosa crei l’impiccio… Gigi non sta percorrendo via Fravizzola, sta salendo e scendendo sulla strada per Fosdinovo.

 

Lo richiamo e gli spiego che deve proseguire sulla via della pizzeria, lui pensa che lo prenda per il culo, in effetti la strada sembra finire dopo lo spiazzo e poi non capisce come noi si possa affermare di vederlo mentre arriva (e Gigi è sempre molto sospettoso).a6.JPG

Alla fine decide di fare come gli dico e poco dopo compaiono finalmente due fari rotondi.

“Fermati, lampeggia… è lui! Vieni avanti… ancora qualche centinaio di metri… fermati, guarda in alto… ci vedi sul terrazzo? guarda, adesso spengo la luce!” lui ovviamente non vede una pipa, ma riusciamo a fargli imboccare la salita.


Ora la truppa è al completo e possiamo andare a dormire.

Che intanto è mezzanotte passata.

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Mar 28, 2013 - fuoristrada    2 Comments

Giro di Primavera 2013

Ancora a Sestri Levante

PROLOGO

Preparare un giro è sempre faticoso, tutti vengono, vengono, poi  non vengono –quasi- mai.

E quindi pensavo  con un certo scetticismo alle nove vetture che avrebbero dovuto partecipare al giro di Primavera solo la settimana scorsa: Carlo e Stefania –si quelli del giro a Pian Sottano nella neve- con altre 3 vetture di loro amici, Maurizio che proponeva il suo ritorno ai giri, Gigi e Gianni da Genova, Pietro – che viene sempre al 99%, poi…-   ed ovviamente io.

Tutti presenti fino all’altro ieri, poi due degli amici di C&S non partecipano più, il mio navigatore e compagno di mountain bike mi dice che non si sente, Maurizio, non da segni di vita in risposta alla mia mail.

Venerdi sera però Pietro mi conferma la sua partecipazione durante la rituale riunione conviviale per la cena+biliardo da Franco. Luciano lo convinco a venire sabato mattina, a Maurizio telefono nel pomeriggio:   come sempre mi dice che mi avrebbe chiamato di lì a poco, ma con le previsioni meteo orientate su pioggia continua, non si sente di venire.   Sabato sera Gigi mi conferma la presenza dell’ala genovese, ma una mail di Stefania mi dice che anche l’ultimo loro amico non viene.   Da 9 siamo rimasti in 5, ma se domani arriveremo davvero a Sestri in 5, sarà già un successo.

IL GIRO

Passiamo da Franco in perfetto orario, arriva con noi anche Pietro e partiamo. Carlo e Stefania sono in ritardo, li aspettiamo al primo autogrill e quando arrivano, avvisiamo Gigi.  La radio di Pietro non funziona, la mia ha le pile scariche, ma giunti a Sestri le cambio e almeno 4 vetture sono collegate. Si parte verso Maissana dopo una sommaria votazione che mette in minoranza l’ala genovese che vorrebbe raggiungere in primis la seconda parte del giro, quella verso il Rifugio di Pratomollo.

13.3.24 DSCN2644.jpgCominciamo a salire… ho volutamente invertito il percorso che abbiamo fatto a dicembre ma Gigi ha prontamente riconosciuto la strada, quando gli è stato spiegato come il tratto fosse fatto al contrario, ha subito protestato che non si fosse ancora sullo sterrato e questo proprio nel momento in cui imboccavamo un tratto 

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rosso di polvere di diaspro. Prima di raggiungere il Passo del Bocco spostiamo un masso che blocca la strada, raggiunto il passo, Gigi prova a piantarsi in una pozza d’acqua, fortunatamente per lui riesce ad uscirne, poiché non so chi avrebbe potuto –o voluto- andare a legare una corda al suo Jimny.

Sul passo liberiamo Jim che così può fare conoscenza con Zeudi,  la doberman di Franco, ma chi si aspettava un tenero idillio rimane deluso…  il timido Jim, malgrado l’interesse mostrato dal feroce cane da guerra, mostra estrema indifferenza e preferisce correre in lungo e in largo lasciando sul posto la cagnolina che si accontenta delle coccole dei sodali.

13.3.24 DSCN2659.jpgScendiamo quindi per la rituale foto al sito panoramico col mare alle spalle, pioviggina, tira un vento freddo e maligno, il mare non si vede 13.3.24 DSCN2663.jpgper nulla, ma noi siamo contenti lo stesso.

Scendiamo, saliamo, imbocchiamo una strada mai 13.3.24 DSCN2676.jpgpercorsa che, con un tempo diverso, dev’essere splendida con i suoi panorami che spaziano là fino al mare… poi una sbarra chiusa ci ferma e dobbiamo tornare 13.3.24 DSCN2678.jpgindietro. Scendiamo allora dal passo lungo lo sterrato fino all’asfalto e dirigiamo verso Campore cercando un riparo per consumare la focaccia e i panini che abbiamo acquistato. Ripari non ne troviamo, ma smette di piovere e ci fermiamo in uno slargo lungo il torrente, tanto più che ho sbagliato un 13.3.24 DSCN2683.jpgbivio e dobbiamo invertire la marcia….  Pietro e Franco però si raffreddano,

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non so quanto realmente e quanto metaforicamente, sta di fatto che quando cominciamo la salita verso il Passo del Biscia, Pietro accusa l’acuirsi di una lombalgia che lo affligge già da venerdi e decidono di rientrare.

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13.3.24 DSCN2694.jpgNoi stiamo salendo e continuiamo il giro… raggiungiamo lo sterrato 13.3.24 DSCN2688.jpge saliamo ancora. Un ramo sporgente lo
superiamo con facilità, poi un piccolo tronco caduto viene facilmente eliminato grazie alla mia povera attrezzatura neppure particolarmente affilata –che poi colpisce che 13.3.24 DSCN2699.jpgtutti mugugnino per le scarse capacità del segaccio e della scure, ma nessuno pensi di attrezzarsi in maniera più idonea!-.  Tutti parlano di motoseghe, tomahawk affilatissimi, seghetti che tagliano il ferro… poi fortunatamente, io mi ricordo di portare il mio vecchio segaccio dismesso dal mio giardino e la scure non affilata, ma questi sono solo discorsi, siamo abituati alla scarsa riconoscenza degli altri…

Proseguendo la salita,  arriviamo ad un pino spezzato alla base e  caduto sulla carreggiata. Subito si parla di tornare indietro, vengono fuori 13.3.24 DSCN2709.jpgle ipotesi più fantasiose per passare, dal legarlo ad un’auto e tirarlo al segarlo e via, io propongo di tagliarne i rami e passarci sotto. “Ma no, non ci passano nemmeno i Jimny, figurati il Terrano” affermano tutti in un coro rassegnato, ma io insisto  e con Luciano cominciamo a tagliare, vista la nostra determinazione si aggregano anche gli altri e con reiterati turni, mentre Luciano si prodiga alacremente con accetta e segaccio, 13.3.24 DSCN2710.jpgriusciamo a ripulire il tronco. Ora si tratta di provare… tra la meraviglia generale, eccettuando me e forse Luciano, il primo Jimny passa senza problemi poi via via tutti  gli altri, compreso il Terrano –una toccatina dell’angolo posteriore della capote non fa testo, siamo passati alla grande!-

13.3.24 DSCN2711.jpgPoco dopo un altro pino, ancora più fitto di rami ci sbarra la strada, questa volta nessuno discute sulla possibilità di passarci sotto e cominciamo la potatura. Intanto Gianni procede a piedi per vedere se ci siano altri ostacoli a monte. Noi stiamo liberando i rami sotto una pioggia battente quando il nostro scout torna dicendoci di interrompere il lavoro che intanto più in alto ci sono dei castagni caduti che non riusciremo mai e poi mai a tagliare. Lo sgomento serpeggia tra la gente al lavoro, tanto più che la pioggia fitta e fredda non solleva il morale.  Io insisto tenacemente per continuare, Luciano non si ferma e gli altri si aggregano anche se Gianni  continua a dire che per gli altri alberi ci vorrebbe almeno un’ora e finiamo per trovarci a tornare indietro al buio. Liberiamo la via quel tanto che basta e ripartiamo con Gigi che commenta “dai andiamo e intanto cerchiamo un posto per l’inversione!” (l’ala genovese è quella più pessimista). Io, che appartengo sempre all’ala oltranzista decisa a portare a termine il giro, osservando la mappa del GPS, vedo solo che il passo è ormai a un tiro di schioppo.

Quando raggiungiamo l’ostacolo successivo, con Luciano non 13.3.24 DSCN2714.jpgpossiamo che guardarci soddisfatti, sono castagni è vero e il legno è più duro, ma alla fine non occorre neppure tagliarli, basta sollevare i tronchi di quel tanto da poter passare.

E finalmente raggiungiamo il Biscia.  Qui chiedo agli amici tra folate di vento gelido e pioggia, se vogliamo continuare fino alla miniera di Gambatesa, quindi, acquisito un unanime consenso, scendiamo verso valle.

Chiacchierando con Luciano non mi avvedo del bivio e tutti mi seguono, quando mi pare che la strada fatta sia troppa, chiedo ai miei amici se avessero visto il bivio e Gigi dice “Io si, ma pensavo che avessi cambiato idea e volessi tirare diritto”… Questa volta ha sprecato una buona occasione per parlare, ma forse era solo che lui voleva rientrare in fretta a casa, infatti ha posto in votazione la 13.3.24 DSCN2722.jpgmozione per non tornare indietro, ma battuto per 3 a 1 si è democraticamente accodato alla colonna.

Fatte le foto di rito sul ciglio del “fosso”, mentre ormai diventa scuro, si rientra verso casa e 13.3.24 DSCN2724.jpgverso un’altra settimana di lavoro.

Un meritato plauso va a tutta la compagnia per la determinazione mostrata in occasione di questo giro iniziato con le peggiori aspettative meteorologiche e portato avanti tra molte difficoltà con tenacia insensibile al vento gelido e alla pioggia, senza cedere un metro allo sconforto per i  continui ostacoli postici sul cammino dalla natura e dalla sorte.

Una squadra che speriamo di ritrovare presto all’opera per nuovi e divertenti giri.

 

Set 22, 2012 - caccia, fuoristrada    No Comments

Una strana “apertura”.

Terza domenica di settembre: si apre la caccia.

In effetti si dovrebbe aprire….

Giovedi’ 6 settembre sono andato a pagare le tasse di concessione per la caccia, ho chiesto quando era l’apertura e mi si è detto il 16.

Null’altro se non che potevo ritirare il tesserino il martedi successivo.

Martedi 11 settembre è venuto fuori che il TAR aveva bloccato l’apertura in Piemonte e sul sito della Regione è comparsa l’informazione.

Né le associazioni venatorie, né gli uffici della Regione ne sapevano niente prima?

Mi si consenta di pensare che lo sapessero perfettamente, ma temendo di perdere un sicuro introito se ne sono stati tutti zitti aspettando che i cacciatori pagassero diligentemente per poi rimanere fregati con un inutile documento in mano, dato che siamo in Piemonte diremo “ciulati”, ma la sostanza non cambia.

Si vuol chiudere la caccia? Lo si faccia ma nel rispetto delle persone. D’accordo questo stato non rispetta nessuno, ma questo comportamento da “prendi la cassa e scappa” è assolutamente vergognoso e altrettanto vergognoso è l’atteggiamento del “sindacato” venatorio che ha fatto da degna spalla ad istituzioni quantomeno discutibili.

A tutto sabato 15 sui siti di Libera Caccia, Federcaccia, Arcicaccia non era neppure riportata la notizia… bravi!!!

Ora che io sia disperato per la cosa in sé è tutto da dimostrare, mi diverto con tante altre attività che mi permettono di non andare in astinenza, ma penso a tanti amici cacciatori che aspettano, ancora dopo decenni di aperture, con trepidazione il primo giorno di caccia… e ne conosco tanti che sono viola di rabbia. E’ per loro che sono più dispiaciuto… e per il mio cane.

Sabato sera tradizionalmente avrei dovuto pulire il fucile, sarebbe stata la trentanovesima vigilia fatta di olio, scovoli e bacchetta, poi avrei riempito la cartucciera e avrei preparato gli abiti ai piedi del letto… niente di tutto questo.

Ero arrabbiato, per la presa in giro e per la mancata apertura.

Per farmi passare il giramento di palle devo agire, fare qualcosa, altrimenti divento intrattabile. Cosa di meglio che riprovare il giro al Colle di Sommelleir che non abbiamo mai concluso con gli amici del fuoristrada?

 

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Acquisito l’assenso di Maria (Jim è semper paratus), sono andato a cercare la rivista col percorso.

Stabilito che per arrivare a Bardonecchia ci volevano 12.9.16 DSCN0977.jpgun paio d’ore, ho potuto alzarmi alle 09.05 tra le proteste di Maria che ha sempre paura di arrivare in ritardo e alle 11.50 eravamo presso il, a noi già noto, ristorante da Silvio dove anche Jim è stato accolto molto 

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amichevolmente con una fetta di vitello.


Cosa di meglio che affogare il dispiacere della mancata apertura con polenta e cervo?

Questa volta la strada è aperta, è addirittura cambiata la giunta comunale DSCN1066.jpgche era solita chiudere la carrozzabile verso il colle e noi cominciamo a salire, la giornata è limpida ed esalta i panorami splendidi, sui 2000 metri non c’è più sbarra né segnali che vietano il passaggio, solo un avvertimento, se vi succede qualcosa sono …zi vostri.

Dopo il rifugio e l’avviso del Comune, una 12.9.16 DSCN1058.jpgserie interminabile di tornanti assai stretti ci fanno rapidamente salire fino ad un ampio pianoro dove la strada si allarga. Continuiamo a salire, poi la DSC_0803.jpgstrada si stringe ancora e troviamo un’altra serie di tornanti su una carrareccia erta di grossi sassi che insieme al burrone che compare ripetutamente nel finestrino, 12.9.16 DSCN1005.jpgcominciano a spaventare Maria…

“Siamo arrivati a 2700 metri… chi ce lo fa fare di salire ancora?”

“ma dai ormai siamo arrivati… e poi come faccio a girare la macchina?”

Probabilmente l’idea della manovra d’inversione la metteva più a disagio che il continuare DSC_0771.jpgperché ha smesso di mugugnare permettendoci di arrivare fino in fondo alla carrozzabile.

Il GPS segnava 2989 metri quando abbiamo lasciato l’auto per raggiungere il lago di Sommelleir, il punto più alto che si sia riusciti a raggiungere  nei nostri percorsi off road. Il lago peraltro, era assai 12.9.16 DSC_0782.jpgridotto di dimensioni  rispetto all’invaso che si indovinava, ma Jim lo ha  apprezzato ugualmente.

La discesa poi non spaventava il mio DSC_0807.jpgnavigatore che, conoscendo ormai le difficoltà del percorso, si godeva pienamente il panorama e le marmotte.

Abbiamo fatto tante foto e siamo scesi finoDSC_0750.jpg al rifugio senza intoppo alcuno, riuscendo a vivere senza troppi triboli questo strano giorno di apertura.

Resta la figura da… ognuno userà il termine che riterrà più opportuno… fatta dalla regione Piemonte e dalle associazioni venatorie.

Il prossimo anno vedremo, ci sono ottime offerte per la caccia all’estero e in una settimana rischio di sparare tre volte tanto quanto sparerei in un lustro a cacciare qui in una piana senza alberi devastata dai diserbanti.

Una nota sulla legge elettorale, cambino pure tutto quel che vogliono, ma se la sinistra vuol chiudere la caccia e la destra ci prende per il ..lo, si votino pure fra loro e meglio sarebbe col “porcellum”…

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Ago 27, 2012 - fuoristrada    No Comments

26.8.12 Sulle Alpi Marittime

1.jpgDa Limone alla Liguria

Tra sassi e panorami splendidi

Dopo il Grand Tour ad Elva Gigi 

2.jpg

promise di organizzar un giro…


E infin lo fece…

Da Monesi a Limone,

ci si era provati qualche tempo fa, ma una delibera del sig. Sindaco del comun di Briga Alta, venne a bloccarci la via e con Pietro, Franco, Carlo, Mariano e lo stesso Gigi ci si dovette fermare…

noi,

OMNIA PARATI!

ma…

SEMPER FIDELIS!,

ci fermammo e tornammo indietro, verso Upega e verso casa.

Questa volta partiamo da Limone,

come Gigi vuole,

l’appuntamento è a Cuneo, davanti alla stazione,

noi partiam, Maria, Jim ed io, in perfetto orario e con teutonica precisione alle 10.42 siam ivi, corretti e probi,

 ad aspettare Gigi.

 E Gigi?

Che si perdette od arrivò in ritardo non è lecito sapere, sta di fatto che la colonna orfana del suo capo,  ristette per 20 minuti almen davanti alla stazione a menar Jim tra fontane e verdi aiuole.

Poi arrivò,  e lo guidammo precisi fino a Limone.

3.jpgQui la testa ei prese e con fiero piglio ci portò fino al confine, dove ristette al rosso del semaforo chiuso per il trafor di Francia almen dieci minuti,

poi mosse la colonna verso la Savoia ma subito fermossi e, in dubbio, il piè volse verso la discesa nel chiedersi se non avesse mai sbagiato una qual cosa.

E il fece… o ca… si dovette tornar sui passi nostri. Là 4.jpgverso la salita che al Col di Tenda porta, dovemmo ritornar immantinente e a salir noi principiammo col capo in testa che guidava una colonna che già cominciava a dubitar del suo duce.

Persin Maria, di noi la meno incline a dubitar di chi comanda, diceva “anche a me pareva di aver visto un’indicazione…!”

Ma seguitammo fino al Passo, dove uno sciamar di 5.jpgauto ci dice che siamo arrivati alla fin del corso e un segnale, bianco in tondo rosso, ci intima di fermar la nostra marcia.

Che ca… stai a dir o immagine nefasta?

Noi dobbiamo continuare, e punto e basta,

poi sulla scorta di una colonna che ci dice  di venir dalla Riviera, noi proseguiam la nostra marcia

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 indomiti verso la meta col capo in testa che guida la colonna tra sassi e buche, dicendo ad alta voce

“chi se ne frega!”

La strada è una e non si sbaglia il 9a.jpgcapo… come potrebbe?

Seguitiamo…

9.jpg

Dopo un panin mangiato alla rinfusa, con una coca o un estate bevuti in fretta…

Seguitiamo…

11.jpgPassando tra fiere curve di sassi erte,12.8.26 gDSCN2057.JPG

superando passi e scavalcando anfratti alfin giungiamo al Passo dei Signori.

Fu vera gloria?

Ai posteri l’ardua sentenza…

Nui chiniam la fronte…

14.jpge alla notizia della presenza di un 12.8.26 DSCN0844.jpgpunto di ristoro dataci da un sodal della nobil arte del fuoristrada, ci gettiamo lungo la discesa per raggiungere un caffè… un succo di futta…

x12.8.26 DSCN0823.jpgPoi ancora riprendiamo la salita…x12.8.26 DSCN0825.jpg

Il capo guida… no sbaglio…

il capo ci fa passare e di guidare per un pezzo colonna ci lascia il contentino…

Magnanimo è il capo che lascia un po’ di gloria ai suoi sodali, seguendo tacito la truppa…

La sua preparazione ci dimostra,

con il finir della sua camera la batteria,

spegnendo delle immagini la storia,

legata alla sua fotografia.

15.jpgPer sorte noi siam molto più accorti e di un falco l’immagine cogliamo…

E pur del nostro capo che dal col 16.jpgscende, il ricordo riportiamo…

Ma noi siam solo sgherri e il col sempre pieghiamo fin quando passando un bivio il duce…

Inver timidamente per radio con un filo di voce…

ci dice…

“La via era quella… non fu che ti sbagliasti, o amico mio?”

8.jpg“Davver non son sicuro, o chefe,

ma  mi par che sia più in basso il bivio da affrontar… e allor proviamo…!”

Così sicur finchè la strada da perseguir fu una…

Così sbagliò al primo bivio il nostro Gigi…

Ma come noi sodali possiam non ringraziarlo per 13.jpgquesto nuovo giro,

lui che organizzò in modo fiero,

un’altra avventura a fine lieto,

del nostro allegro club di arzilli vecchi

che cercano una pur lieve avventura?

Grazie Gigi…

x12.8.26 gDSCN2080.jpg


E complimenti per l’organizzazione…!

 

x12.8.26 DSCN0776.jpg


 

Ago 2, 2012 - fuoristrada    2 Comments

Grand tour di Luglio – II giro

Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

Cap. III – Da Elva a Castelmagno

12.7.29 DSCN0424.jpg

Anche domenica mi sveglio stranamente prima delle 07.00 e questa volta senza particolari rumori generati da Harris che peraltro è già in piedi, aspettiamo comunque le 07.30 per svegliare anche George. 

La giornata è splendida, non una nuvola percorre il cielo tra le montagne, il sole lentamente accende le vette di fronte alla mia finestra.

Mentre aspetto i miei amici faccio un giretto con Jim così che possa 12.7.29 DSCN0426.jpgsalutare i suoi nuovi amici, poi, consumato il rito della colazione con un’altra pantagruelica esibizione di mattiniero appetito per i miei sodali, non senza un momento di malinconia, lasciamo la locanda S. Pancrazio che così bene ci ha accolti in quel di Elva.

Cominciamo a ridiscendere verso il fondovalle, poi vedo una sterrata sulla destra che avevo già notato in un precedente passaggio in Val Maira, chiamo George e gli propongo la deviazione, Harris non è entusiasta “dai, andate 12.7.29 DSCN0431.jpgavanti…!”, ma George è subito d’accordo “appena posso faccio inversione!” e poco dopo imbocchiamo la deviazione. Non andiamo molto lontano e il percorso non offre un interesse particolare, ma ci permette di raggiungere un antico borgo dove troviamo un mulino e alcune case che a me ricordano l’architettura Walser. 12.7.29 DSCN0436.jpgNe nasce una discussione coi miei sodali sulla distribuzione territoriale della cultura Walser, Harris sostiene che ci troviamo in Occitania, George mi riprende malamente dicendo che questa regione non ha niente a che fare coi Walser… di fronte a tanto accanimento, non mi resta che buttare lì “magari è passato di qui un geometra Walser…!” per evitare una diatriba che si annunciava lunga e tumultuosa.

12.7.29 DSCN0448.jpgTornati sull’asfalto scendiamo fino al fondovalle e cominciamo a risalire la Val Maira verso la deviazione che ci dovrebbe condurre fino alle valli Stura e Grana superando i 2550 metri in prossimità del Colle del Mulo.

Non sono convinto di trovare subito la diritta via, ma dopo qualche chilometro ci rendiamo conto di essere nel giusto quando Harris nota un campeggio con tende di tipo indiano che avevamo già visto in passaggi precedenti.

Ormai tranquilli, possiamo salire godendoci il panorama delle valli 12.7.29 DSCN0455.jpgche percorriamo, George è particolarmente 12.7.29 DSCN0456.jpgentusiasta e non risparmia la sua macchina fotografica. Mano a mano che saliamo e diminuiscono i villeggianti, aumentano le marmotte che si lasciano vedere nei prati e, tolto qualche gruppo di bikers e rari fuoristrada, non incontriamo nessuno.

 

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Raggiunto un pianoro dove sostiamo sempre per la bellezza delle montagne, mentre George e Harris osservavano le marmotte, con

12.7.29 DSCN0469.jpg

 Jim sono andato giù per un sentiero che non sapevo dove portasse,
 a prima vista sembrava raggiungere un becco di roccia con un qualche manufatto posto in cima. Ho chiamato i miei amici e 12.7.29 DSCN0474.jpgabbiamo imboccato il sentiero con le auto… dietro una curva però, 12.7.29 DSCN0462.jpgmentre si accentuava la ripidità, il fondo della carrareccia si faceva assai sconnesso facendoci dubitare di riuscire a passare. Rapida frenata e retromarcia. George non è convinto e scende a piedi a capacitarsi del mio dietrofront, poi torna un po’ sconsolato. Qualche foto sulla cresta del sentiero e si riparte.

12.7.29 DSCN0479.jpgGeorge sperava di vedere il Monviso nel giro precedente, ma il cielo nuvoloso non glielo ha permesso, quindi quando ha cominciato a dire che la montagna là in fondo che si stagliava alta sopra il profilo dei picchi vicini era il Monviso abbiamo pensato a un miraggio, ma fatto il punto con attenzione… perché non poteva essere proprio…?  

Proseguiamo. Ancora qualche foto prima di arrivare all’ampio 12.7.29 DSCN0480.jpgpianoro coronato di alte vette e popolato di turisti e di campeggiatori, saliamo ancora poi attendiamo 12.7.29 DSCN0483.jpgGeorge che raggiunge i 2667 metri del Colle del Mulo, inutile andarci insieme, basta uno per scatenare le occhiatacce dei camminatori, noi ci siamo già arrivati in altre occasioni.

Propongo a George di raggiungere un valico sovrastato da alcune casematte e, mentre Harris mostra ancora scarso entusiasmo, il mio illustre collega accetta di buon grado e partiamo.

12.7.29 DSCN0493.jpgDi solito raggiunto il passo dobbiamo ritornare 12.7.29 DSCN0485.jpgindietro perché la valle al di là è adibita a pascolo, ma questa volta come già ci è capitato qualche anno fa in compagnia di Maurizio, non ci sono vacche e possiamo proseguire. Il sentiero passa su un saliscendi assai ripido dove ricordo di avere toccato 12.7.29 DSCN0494.jpgmalamente col Freelander, passo piano col Jimny e un sonoro botto mi fa pensare di avere fatto del male alla mia vettura, passa  anche 12.7.29 DSCN0497.jpgGeorge e tocca anche lui, arrivati in cima alla salita porto Jim al laghetto sottostante, così che possa dissetarsi poi controllo gli eventuali danni: nulla di grave, ho toccato col gancio di traino anteriore mentre iniziavo la salita.

12.7.29 DSCN0505.jpgRipartiamo sul sentiero sconnesso dove già con Maurizio eravamo andati su tre ruote con un certo grado di preoccupazione. Questa volta potevamo anche 12.7.29 DSCN0507.jpgevitarlo, ma George che trova di buon gusto appiccicarsi alla parte posteriore di chi lo precede, non mi ha permesso una manovra in retro e non ho potuto esimermi dal mandarlo a 12.7.29 DSCN0515.jpgquel paese stando su tre ruote. Torniamo sul sentiero principale e dirigiamo verso l’asfalto. Un breve passaggio in Valle Stura e cominciamo a scendere in Valle Grana, il giro sta per finire.


 

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A Pradleves ci fermiamo per comprare il Castelmagno e mandiamo George in ricognizione al ristorante “Le tre verghe d’oro” per vedere se ci accettano malgrado siano già le 14.15 e malgrado Jim che non può restare sull’auto parcheggiata al sole. Rimango stupito quando George ritorna e mi indica col pollice levato che possiamo mangiare, ma finire il giro con un bel piatto di gnocchi al castelmagno è un piacere che corona degnamente queste due splendide giornate in fuoristrada.

 

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Finito il pranzo ci poniamo sulla via di casa. Dopo Caraglio ci perdiamo George che segue una strada diversa, ma siamo già d’accordo per un nuovo giro alla fine di agosto.

Arrivederci.


Ago 1, 2012 - fuoristrada    No Comments

Grand tour di Luglio – I giro

Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

Cap. II – Da Elva a Sanfront e ritorno

La sveglia alle 05.00 non è propriamente nelle mie abitudini, ma il passo felpato di Harris è riuscito incredibilmente a svegliarmi. Non riesco a riaddormentarmi, vado alla finestra e faccio qualche foto 12.7.28 DSCN0341a.jpgalla luce che comincia ad inondare la valle, ma il cielo non promette nulla di buono, nuvoloni grigi si inseguono tra le montagne, cade anche qualche goccia di pioggia ma io mi godo comunque il fresco dell’alba. Jim mi guarda infastidito dalla levataccia, ma non si muove dalla sua parte del letto.

Alle 06.30 trovo giusto andare in bagno a lavarmi, ancora qualche foto, mi assicuro che Harris si sia alzato e subito dopo le 07.00 sveglio anche George che mugugna ma poi si alza.

Con Jim facciamo un giro nel borgo, diamo un’occhiata alla 12.7.28 DSCN0353.jpgchiesetta, al piccolo cimitero, Jim fa amicizia con alcuni cani locali che non si mostrano particolarmente amichevoli ma riusciamo facilmente ad evitare la rissa. Colazione alle 08.10 coi miei amici che mangiano in maniera veramente esagerata, poi si parte.

Dopo una cinquantina di metri c’è il bivio verso il

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Colle di Sampeyre che raggiungiamo in pochi minuti e iniziamo il giro scendendo lungo la strada militare in direzione Valmala godendoci lo spettacolo della Val Maira che si espande sotto di noi mentre il cielo tende al sereno, i temporali restano lontani là verso la piana.

Si sprecano le soste per qualche foto, una 12.7.28 DSCN0361.jpgtelefonata a casa, visto che finalmente troviamo campo coi cellulari, Jim osserva i movimenti delle marmotte un po’ imbarazzato dai loro fischi di allarme, poi George ricomincia col discorso delle due strade per arrivare a Dronero, del ponte che lui ha superato, io non ribatto, ma Jim che ha 12.7.29 DSCN0453.jpgmeno pazienza  di me, passa con noncuranza vicino al nostro amico e scarica una spruzzatina di pipì sui pantaloni di George. Questo scatena l’ilarità del resto del gruppo e mette fine alle farneticazioni di George.

E ripartiamo.

Per un tratto viaggiamo lasciandoci alternativamente il passo con un 12.7.28 DSCN0377.jpggruppo di bikers, poi attraversiamo una fitta macchia di vegetazione con fiori gialli, bianchi e lilla sul sentiero sassoso che ci porta fino ad un passo dove scambiamo due chiacchiere coi bikers che si fermano per un veloce panino.

Riprendiamo il percorso in salita e dopo un tratto abbastanza  comodo raggiungiamo l’asfalto. George che finora ha guidato la colonna in maniera abbastanza accettabile va via veloce, insensibile al fatto che Jim patisce l’auto e mi costringe a non forzare nelle curve per evitargli malesseri… e toppa in maniera clamorosa… non sto parlando del fatto che non vede la sterrata sulla sinistra, potrebbe capitare a chiunque, ma quando lo avvisiamo per radio che dobbiamo imboccare la deviazione, risponde risentito che è ora che noi la si pianti di prenderlo in giro, ma figurati se c’è una sterrata! Con pazienza gli spieghiamo che c’è la sterrata e che noi l’aspettiamo al bivio. Finalmente ci crede e torna indietro seppure ancora dubbioso, poi, davanti alla sterrata “non pensavo neppure che ci fosse una sterrata”. Finalmente cominciamo a scendere verso il santuario, vorrei fare uno scherzo a George imboccando una deviazione che ho fatto a suo tempo quando siamo dovuti tornare indietro poiché le piogge avevano reso impraticabile il percorso, ma questa volta è la deviazione ad essere impraticabile e ci limitiamo a scendere sul sentiero più conosciuto. Quando rivediamo una salita che con George avevamo percorso in un giro precedente dopo avere sbagliato strada, è più forte di noi, una breve retromarcia e torniamo a salire, non contenti, imbocchiamo una deviazione sulla sinistra e percorriamo sentieri ignoti con un occhio al GPS che ci mostra come noi si stia girando intorno al santuario di Valmala, ma a George che guida la nostra piccola colonna, non lo diciamo per non rovinargli il divertimento. Dopo diversi minuti di sterrate più o meno sassose raggiungiamo lo spiazzo del santuario.

Percorriamo la discesa fino al fondovalle e risaliamo la Val Varaita verso Sampeyre dove ci riforniamo di panini prima di dirigere verso Becetto e quindi, raggiunto il Colle del Prete, cominciare la sconnessa discesa verso Pasturel sostando soltanto presso un torrente per mangiare i panini e permettere a Jim di dissetarsi.

La ripida discesa sul sentiero sassoso che porta proprio a Pasturel mette a dura prova le nostre vertebre, scossone segue a scossone e il Jimny con la sua struttura rigida non assorbe una cippa così che arriviamo in fondo abbastanza provati. Ancora un tratto che Harris ed io sapevamo interrompersi nel bosco, per vivacizzare il percorso ad uso del nostro capocolonna, poi ci fermiamo per decidere come proseguire.

L’idea era di tornare con la statale, ma il GPS ci da una settantina di km da lì ad Elva e io sinceramente non gradisco l’idea, Harris propone di andare a fare un giro a Cuneo per una passeggiata sotto i portici, George è per la statale, dopo un caffè a Sanfront, Jim si astiene da ogni commento. Dopo un’altra serie di proposte più o meno strampalate ci accordiamo per tornare al Colle della Gilda e imboccare la variante che il road book ci fornisce come estremamente difficile.

La salita sui sassi e la delusione per non avere potuto andare a passeggiare sotto i portici del capoluogo, amareggiano Harris che ad un certo punto se ne esce con la citazione da Arma Letale “sono troppo vecchio per queste cose”. E lo posso capire, chi è alla guida segue il percorso e vede prima i sassi e i buchi, prevede gli scossoni e si prepara, si aggrappa al volante attutendo gli urti almeno in parte, il navigatore è meno attento e più facilmente subisce i colpi di sasso e di buca…

Raggiunto comunque il vasto pascolo del Colle della Gilda, riprendiamo fiato e con George facciamo correre Jim con una palla da tennis, poi, dopo un profondo respiro, ci accingiamo ad affrontare il percorso difficile.

Il fatto di incrociare una Qashqai che risaliva il sentiero, ci ha fatto dubitare della difficoltà del percorso, ma in effetti… che delusione! 12.7.28 DSCN0388.jpgUn sentiero assolutamente senza alcuna difficoltà, anzi… unico fatto rilevante è stato 12.7.28 DSCN0387.jpgdato dal GPS che ha letto una strada che si è spenta tra un gruppo di vecchie case di pietra, ma che ci ha portati a vedere una chiesetta molto particolare. Usciti dal pertugio tra le case abbiamo ripreso il sentiero principale e abbiamo raggiunto l’asfalto.

 

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Da Sampeyre siamo risaliti sul colle omonimo, ma visto che era 12.7.28 DSCN0393.jpgancora presto, abbiamo ancora imboccato un sentiero sconosciuto tra i boschi che ci portati fino ad un borgo isolato dove abbiamo deciso di tornare indietro per non fare di nuovo tardi per la cena.

E la cena è stata di nuovo ottima con “ravioles” 12.7.28 DSCN0400.jpgai mirtilli e polenta e coniglio 12.7.28 DSCN0402.jpgche hanno entusiasmato la nostra comitiva. Jim si entusiasmato a sua volta con degli involtini di pollo gentilmente forniti dalla signora della locanda per la sua cena.

 

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Poi due passi in paese e quindi buona notte.

 

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Domani verso la Valle Grana.

Lug 31, 2012 - fuoristrada    No Comments

Grand tour di luglio – la partenza

Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

Cap. I – La partenza.

Puntualissimo,

–il mio problema è solo svegliarmi, dopo le 12.00 non ho problemi di orario-

alle 15.40  telefono ad Harris che mi conferma stupito di poter esser pronto per le 16.00. Uno squillo sul cellulare e arrivando lo trovo già in strada. Informiamo George che noi stiamo partendo, di lì a poco partirà anche lui.

Viaggiamo senza problemi fino a Fossano dove ci coglie un temporale con grandine e acqua a catinelle che creano pozzanghere anche sui cavalcavia stupendo Harris che non si spiega come si possano formare in discesa.

Ci fermiamo sotto un albero quando ci incalza la grandine e ripartiamo appena possibile per poi raggiungere Dronero in perfetto orario.

Ovviamente nessun segno di George.

Parcheggiamo nei pressi del ponte che porta al centro di Dronero e, fatto scendere Jim, ci apprestiamo ad attendere il nostro amico.

Ovviamente lui non trova il ponte.

Ci informa per radio che ha già passato il ponte ed è già davanti a noi in direzione Val Maira. Propone quindi di continuare e dice che ci attenderà a S. Damiano Macra.

Ovviamente a S. Damiano arriviamo prima noi.

Non ci resta che attendere il nostro sodale chiedendoci a quale ponte si stesse riferendo George.

Quando arriva, il nostro amico sostiene di essere arrivato da una strada diversa dalla nostra e che proprio questo non gli ha fatto trovare il ponte, io vorrei sostenere che… ma sarebbe solo tempo perso, continuava a dire che lui era davanti a noi pur essendo giunto a S. Damiano dopo di noi… e questo mi pareva improponibile, irrazionale, ma quando George si mette in testa qualcosa è impossibile fargli capire che sta sbagliando, più facile lasciarlo nelle sue convinzioni se, come nell’attuale situazione, non ne viene alcun danno agli altri.

Da lì comunque procediamo insieme e raggiungiamo la locanda S. Pancrazio percorrendo la stretta strada dell’Orrido d’Elva tra alberi spettrali nel buio della sera e, per fortuna, senza incrociare nessuno.

Portati in camera i bagagli, ci apprestiamo alla cena coi miei amici che storcono il naso perché non abbiamo il bagno in camera, George comincia a dire che non ricorda da quanti anni ormai non dorme in una stanza senza il bagno, Harris ribatte che sono molto meglio gli alberghi in cui lo sistema la sua amministrazione quando viaggia per lavoro. Entrambi probabilmente sperano che la cena non sia all’altezza per poter attaccare ancora l’organizzazione del Tour. Io ribatto che a fine luglio non è facile trovare tre singole nella stessa struttura, che…

ma cominciano ad arrivare gli antipasti e, complice un ottimo Nebbiolo, nei miei amici si smorza la voglia di criticare, anzi, dopo un piatto di meravigliosi ravioli esce persino qualche apprezzamento lusinghiero che 12.7.27 DSCN0324.jpgsale in un crescendo di voluttuoso piacere sul maialino arrosto. Dopo il dolce i miei amici sono entusiasti della locanda che ho trovato. Sperano ancora in cuor loro di trovare qualche pecca nell’organizzazione relativamente al giro del giorno dopo, ma di certo non si lamentano più del bagno che abbiamo in comune.

Quattro passi con Jim per digerire la splendida cena e poi si va a dormire.

Memori dell’afa che abbiamo lasciata a casa, ci godiamo il fresco dei 1600 metri di Elva e, personalmente, aperta la  finestra, dormo di gusto fino alle 05.00 quando Harris, recandosi in bagno, riesce a svegliarmi.

 

Lug 30, 2012 - fuoristrada    No Comments

Grand tour di Luglio

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Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

PROLOGO – Questa volta se le cose non girano come dovrebbero la colpa è solo mia. Né George né Harris hanno partecipato all’organizzazione del giro: ho deciso i percorsi, ho stabilito dove dormire e ho prenotato le stanze, ho indicato dove e come presumibilmente pranzeremo, ci mancava solo che preparassi le valige dei miei amici…

 

12.7.29 DSCN0453.jpgPartiamo venerdi pomeriggio da Alessandria Harris, io e Montmorency, che per brevità chiameremo Jim, mentre George partirà da Genova per ritrovarci a Dronero e iniziare la risalita della Val Maira verso Elva.

George


Harris si libera per le 16.00, quindi quella sarà l’ora della nostra 12.7.28 DSCN0412.jpgpartenza, con 10 minuti di ritardo anche George si metterà in moto verso Dronero. Il primo obiettivo è raggiungere il paese, imboccare il ponte che mi pare di ricordare sulla sinistra e aspettare l’altro equipaggio nel primo spiazzo disponibile.

 Harris

Nulla di trascendentale… il mio GPS e le cartine di George dovrebbero rendere facile questa parte del viaggio, che poi sia facile trovarsi… George ha promesso di comprare  pile nuove per la radio e il diametro dell’abitato di Dronero dovrebbe essere inferiore al raggio d’azione dei nostri w.t., ma anche con tutto ciò…

George fungerà da capopattuglia – tutti sappiamo quanto gli piaccia!- ma col giro percorso al contrario… come al solito si fermerà ad ogni bivio aspettando le indicazioni dei sodali. Lui comunque è contento… perché non lasciarlo fare? Quando ci stuferemo di fornirgli le indicazioni sulla diritta via, lo passeremo di lato e passeremo a condurre la colonna… anche questo fa parte del gioco.

12.7.29 DSCN0484.jpgComunque bando alle chiacchiere, vado a preparare i bagagli.



J. & Montmorency

Mag 2, 2012 - fuoristrada    3 Comments

I Maggio fuoristrada

562474_2623368043652_1838770933_1646835_1346388541_n.jpgAlone as the howl of the wolf

Prologo

I maggio, chi viene?

Franco ha da fare, Pietro ha da lavorare, Mariano ha un impegno, Maurizio ha la macchina nuova, Maria ha la tosse.

Resta un esiguo manipolo di audaci che, malgrado la pioggia prevista su tutto il nord ovest, muoveranno verso i boschi della Val Bormida per cercare quelle varianti del percorso che non si sono mai affrontate prima.

Non si programma la solita sosta al ristorante, solo razioni individuali ed equipaggiamento completo per affrontare ogni avversità si possa presentare. Questo è un giro diverso dal solito, i due Jimny, i due piloti con la sola compagnia del setter Jim e un road book vecchio di 25 anni.

Un ultimo pensiero al Signore delle Praterie che voglia essere ancora una volta benevolo con i suoi cavalieri… e

Domattina si parte. 

Appuntamento come sempre a Varazze, l’ora si decide quando io arrivo a Masone e do il via a Gigi. Piove con cattiveria e ogni volta che usciamo da una galleria, una secchiellata di pioggia si abbatte sul vetro, ma proseguiamo imperterriti, lasciamo l’autostrada a Finale e a metà strada dal Melogno imbocchiamo il primo sterrato:

la radio di Gigi non funziona… le pile ricaricate… sono vecchie…

003.jpg la perfetta organizzazione del giro traballa ancor prima di iniziarlo, ma per fortuna io ho le batterie di riserva e non rischiamo una solitudine silenziosa.

Dopo otto anni di giri in fuoristrada è la prima volta che affrontiamo i sentieri sotto la pioggia battente e il ruscellare dell’acqua verso valle, all’inizio mette un004.jpg po’ di apprensione, poi osservando la perfetta tenuta dei Jimny malgrado le ruote stradali, ci tranquillizziamo e ci appassioniamo alla guida. In molti punti l’acqua ristagna e pare di affrontare un guado, ma non incontriamo particolari difficoltà.

005.jpgDal colle del Melogno continuiamo sull’asfalto fino ad Osiglia dove imbocchiamo la seconda parte del giro (chiamiamola pure seconda parte, ma oggi il giro si fa a capocchia e comunque non stop). Gigi è capocolonna, si ferma per una veloce pipì nello slargo del bivio dove dovrebbe girare a destra, risale in auto e prosegue diritto. “Ti sei accorto che hai sbagliato strada?” gli chiedo per radio, lui frena subito e io continuo “vai pure avanti che andiamo a vedere dove ci conduce questo sentiero” e proseguiamo. Una volta con Maria ci ha portati fino ad una discesa sconnessa che da soli e col FreeLander non ci siamo sentiti di affrontare, ma oggi, probabilmente imboccando una variante diversa, la strada continua in piano e poi lungo una ripidissima006.jpg salita che non spaventa per nulla i Jimny. Va beh abbiamo imboccato un sentiero che non ci ha portati da nessuna parte, ma, dopo l’inversione sono passato a condurre e abbiamo proceduto spediti… ma si, ad un certo punto abbiamo imboccato una salita fangosissima che portava solo ad un casotto di tagliaboschi e Gigi ha cominciato a dubitare di uscire “vivo” dal bosco, ma ad un certo punto ho riconosciuto uno slargo sotto di noi dove c’eravamo fermati il 1 aprile quando Jim era salito lungo la scarpata proprio fino a dove ci trovavamo noi ora e, così, ho potuto tranquillizzarlo, anche se invero lui non ricordava una cippa. A questo 007.jpgpunto bastava scendere ancora un po’ e poi andare a destra alla prima  svolta. E così abbiamo fatto per raggiungere di lì a poco quel bivio che Gigi aveva volato il 1 aprile e che stavolta ha riconosciuto come luogo seppure senza riuscire a contestualizzarlo. Svoltiamo quindi a sinistra per iniziare quella parte di percorso che ci aveva tanto impressionati fin dalla prima volta a Pian Sottano, così ricco di salite, ma soprattutto di discese che col fondo fangoso di oggi era davvero emozionante.008.jpg

E abbiamo raggiunto Pian Sottano.

Siamo passati sotto la Trattoria “da Piero” memoria di tante allegre mangiate e solo con una stretta forte al cuore ho potuto proseguire, ma oggi era “panini” e 008.jpgforzando il mio animo (e soprattutto il mio stomaco che era già l’una e mezza) ho tirato diritto. Mi son fermato ad un bivio per fare il punto con Gigi e lui mi ha detto di come gli avrebbe fatto piacere rifare quella salita che avevamo fatto tempo fa con due Defender lombardi incontrati al ristorante.

Detto fatto, breve inversione e di lì a poco salivamo verso la Madonna delle 010.jpgNevi.

011.jpg

Sempre bello questo tratto, ad apprezzare l’articolo, anche se oggi non era particolarmente rovinato dai mezzi dei boscaioli e dalla pioggia e senza
particolari difficoltà abbiamo raggiunto l’asfalto.





011a1.jpgQui, la cappella che ci ha fornito una copertura e, anche se tirava un gran vento, ci ha permesso di evitare di mangiare in macchina.011a2.jpg




Si erano fatte le tre, ci restava ancora il tempo per un altro tratto di percorso, mi pungeva l’idea di andare fino a quella forra con 011c.jpgpassaggio sul torrente che con Mariano e col FreeLander… Oggi mi preoccupava il livello dell’acqua con la pioggia che continuava a cadere, ma quando ho chiesto a Gigi lui mi ha risposto “Tu vai, che io ti seguo” ed io sono partito verso Osiglia dove abbiamo di nuovo imboccato lo sterrato del mattino. Gigi è passato davanti, ma questa volta gli ho fatto 011d.jpgimboccare la diritta via là dove al mattino aveva tirato diritto, poi abbiamo continuato fino alla forra e, visto che la portata del ruscello non risentiva della pioggia, siamo scesi per poi risalire lungo il pendio dall’altra parte.

Ancora qualche bel passaggio su uno stretto sentiero in un castagneto e, raggiunto quasi l’asfalto, abbiamo provato ancora un paio di sentieri che però non 011e.jpgportavano in nessun posto e, tornati indietro, abbiamo preso la via per Carcare.

Finalmente di nuovo un giro vero, senza troppe divagazioni, solo per il gusto di vivere l’emozione del bosco sfidandone i sentieri e rispettandone l’integrità e la forza.

“La verita’ nel bosco è dare un senso a tutti gli alberi

E per sentieri assurdi cercar posti delle fragole… “ scrisse quello,

fragole zero, ma ci siamo davvero divertiti…

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