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Giu 6, 2012 - canoa    No Comments

3.6.12 Sullo Scrivia col canotto

 

In canoa sullo Scrivia12.5.3 PICT0081a1.jpg

 

Girando con la bici alla ricerca di nuovi sentieri, abbiamo trovato una carrareccia che corre lungo lo Scrivia e che ben si prestava alle nostre uscite domenicali senza troppo impegnarci. Vai una volta, vai due, con Luciano abbiamo cominciato a valutare la possibilità di scendere il torrente con il canotto e sullo slancio delle due recenti uscite abbiamo deciso di verificare se ci fosse abbastanza acqua e se dunque si poteva provare.

 

12.5.2 DSCN0234.jpgApprofittando del sabato festivo, eccoci dunque sulla riva dello Scrivia per un sopralluogo  in vista dell’uscita  col canotto e per una breve sgambata con la bici. Scesi sul ghiaione abbiamo verificato che l’acqua fosse sufficiente per 12.5.2 DSCN0237.jpgmuovere il canotto e ci siamo avviati lungo il sentiero sempre osservando le evoluzioni del corso del torrente.

Un passaggio tra i rovi per continuare la nostra ricognizione, poi superiamo l’autostrada e valutiamo il passaggio dello 12.5.2 DSCN0236.jpgsbarramento, “ma si, in un modo o nell’altro passiamo!”. Raggiungiamo il ghiaione dove eravamo venuti con Maria e Jim, l’acqua è molto meno di allora, ma con un rapida puntata 12.5.2 DSCN0238.jpgsull’isolotto di ghiaia al centro del fiume, decidiamo che si può ancora passare. E riprendiamo il sentiero verso Castelnuovo. 

12.5.2 DSCN0241.jpgGiunti in vista del paese, lasciamo lo sterrato e,imboccato il ponte,  da lì valutiamo dove sbarcare e dove lasciare un’auto per tornare a casa.

12.5.2 DSCN0242.jpg

La via del ritorno ci pesa assai meno malgrado il vento contro: ormai tutto è predisposto, domani sullo Scrivia.

 

Per essere sincero qualche dubbio l’avevo, poca acqua, la corrente, il canotto poco maneggevole… ma si, magari domani piove…

 

12.5.3 DSC04286.jpgNo, al mattino di domenica non piove, il cielo è piuttosto triste colorato di 12.5.3 PICT0069a.jpgnuvoloni grigi e non fa neppure caldo, ma ci mettiamo in marcia. Lasciata un’auto in prossimità del ponte di Castelnuovo,  torniamo verso Tortona e raggiunto il punto di partenza, iniziamo a gonfiare il canotto. Poco dopo leviamo le ancore.

 

12.5.3 PICT0068a.jpgRestano i dubbi sulla profondità dell’acqua, ma per ora si va.

12.5.3 PICT0080a.jpg

Quando il corso del torrente si allarga, il fondale si alza e noi tocchiamo, scopriamo che sollevandoci sulle braccia, anche il fondo del canotto si alza e passiamo meglio, quando l’acqua è proprio poca, scendiamo e tiriamo la 12.5.3 PICT0072a.jpgcanoa. Ma sono brevi passaggi, per lo più filiamo abbastanza bene in favore di corrente e di vento, dove la corrente è più forte patiamo le curve strette per la scarsa 12.5.3 PICT0107a.jpgmaneggevolezza  dell’imbarcazione e a volte finiamo contro le frasche o sulle rocce della riva, ma non è nulla, noi ci si diverte.

 

12.5.3 DSC04293a.jpgRaggiungiamo quello slargo di acqua verde e profonda che avevamo ammirato passando in bici e dove spesso ci fermiamo per qualche foto, pagaiamo controcorrente ed entriamo nella lanca. Mangiamo il nostro 12.5.3 PICT0100.jpgpanino, gonfiamo un poco il canotto e, fatta qualche foto, ripartiamo.

 

12.5.3 PICT0111a.jpgIn vista dell’autostrada ci distraiamo un attimo e imbocchiamo un ramo cieco del fiume che ci pareva  più profondo, invece non riusciamo neppure a girarci e dobbiamo tornare indietro in retromarcia, poi il fondale basso ci costringe a scendere. Nei pressi dello 12.5.3 PICT0113a.jpgsbarramento il fondale è invece molto profondo e l’unico approdo che troviamo è piuttosto fangoso, ma il tratto sui prismi che ci permette di superare il cemento è meno impegnativo del previsto.

 

12.5.3 PICT0114a.jpgSuperato un tratto irto di massi camminando nell’acqua, in breve siamo di nuovo sul fiume.

 

Qui viviamo il momento più adrenalinico della giornata, il fiume riduce la sua larghezza  a pochi metri e la corrente si fa forte, il canotto viene sballottato 12.5.3 PICT0097a.jpgrudemente e punta diritto sui prismi, Luciano si agita e mi scarica una palata d’acqua fredda sulla schiena mentre la prua salta sui prismi e si inchioda, il canotto gira su se stesso e pone la poppa a valle, Luciano sbarca sui prismi, scendo a mia volta e cominciamo a studiare su come possiamo ripartire. Di mettere nella giusta direzione prua e poppa della barca non se ne parla, la corrente è troppo forte, noi proviamo e riproviamo, ma è proprio impossibile. Dopo qualche minuto di tentativi e di ipotesi sul come ripartire, in mancanza di un’alternativa fattibile, 12.5.3 PICT0091.jpgpropongo di liberare il natante e, salendo al volo riprendere la navigazione lasciandoci trascinare dalla corrente senza vedere dove ci porta. Luciano è un po’ dubbioso, ma si adatta e, 12.5.3 PICT0123a.jpgtenendo fermo il canotto alla meglio saltiamo sopra rapidamente…  partiamo. Dopo una decina di metri nella corrente, la nostra corsa rallenta e possiamo rigirare il canotto sistemandoci adeguatamente per riprendere a dirigerne la rotta. Ma non è facile la corrente resta forte e tende a mandarci in secca, noi lavoriamo alacremente per tenerci dove il fondale è più profondo e quando pare che ci siamo riusciti…il corso del fiume si stringe,  la corrente accelera ancora e ci getta verso una curva strettissima che ci tira verso la riva coperta di frasche. Ne usciamo senza problemi mentre il fiume si allarga ancora e ci porta dolcemente avanti.

 

12.5.3 PICT0138a.jpgMa non dura molto, ecco che il corso si stringe ancora, vedo un tronco semisommerso, “tutto a sinistra!” e cominciamo a pagaiare con foga, evitiamo il tronco ma la corrente è forte, subito dopo due grossi rami di un albero abbattuto ci sbarrano la strada ad altezza del torace, “tutto a destra!”12.5.3 PICT0086a.jpg e cominciamo a pagaiare con forza, ma i rami si avvicinano velocemente e noi non riusciamo a dirigere il canotto abbastanza in fretta, “giù tutti!” e mi stendo all’indietro così da evitare l’impatto. Anche Luciano penso abbia fatto lo stesso, perché, superato l’ostacolo, ci siamo trovati a ridere come matti.

 

12.5.3 PICT0140a.jpgDa lì in avanti il fiume si allarga e, eccettuando una secca che ci rallenta un poco, procediamo tranquillamente fino a che dietro gli alberi compare una 12.5.3 PICT0144a.jpgtorre e oltre un’altra curva ecco il ponte di Castelnuovo; ci avviciniamo lentamente cercando un punto comodo di approdo, ma la riva è alta e ripida, l’ultimo sforzo è per salire fino alla carrareccia dove potere sgonfiare il canotto e caricarlo sull’auto parcheggiata poco distante.

 

12.5.3 PICT0145a.jpg

 

Recuperata l’altra auto lasciata a Tortona, torniamo a casa.

 

Ora cominceranno a innaffiare i campi e l’acqua diminuirà ancora, ci restano Tanaro e Bormida che però sono molto inquinati,  cercando su internet ho trovato un bel percorso sul Ticino, oppure potremmo semplicemente dedicarci alla mountain bike… vedremo.  

12.5.3 PICT0119a.jpg

 

Mag 30, 2012 - canoa    No Comments

27.5.12 Sull’Orba

 

In canoa sull’Orba

 

Una canoa gonfiabile che supera una discesa nella corrente vorrebbe continuare con avventure pepate lungo torrenti sempre più spumeggianti… ma la nostra flotta si è arricchita di un nuovo sodale che aspetta impaziente di potere varare la sua imbarcazione, come non prestare un’uscita che gli permetta di valutare il suo canotto e la sua passione?

 

1.jpgEd eccoci ancora sull’Orba con Luciano. Marco da Novi si aggrega a Fresonara e imbocchiamo lo sterrato che ci porta alla diga, io gli propongo di lasciare la sua macchina dove la strada diventa sconnessa e di tornare a prenderlo col Jimny, ma il nostro nuovo amico preferisce continuare e arriva senza intoppi all’imbarco.

 

Cominciamo a gonfiare i canotti… o meglio, Luciano ed io gonfiamo il nostro canotto, Marco ha dei 2.jpgproblemi con la valvola del suo. Terminata l’operazione sul Sea Tiger, proviamo ad aiutarlo… non si trova il modo di bloccare la valvola, così che dopo averlo gonfiato per bene, tolto il beccuccio della pompa, quello si sgonfia di nuovo. Mentre io mi 3.jpgdedico a documentare la scena ad imperituro ricordo, loro continuano a gonfiare e a veder sgonfiare il canotto in un crescendo di malinconia e passione che diventa una di quelle situazioni che restano poi nella memoria mitologica degli uomini… e così come Sisifo si dedicò a suo tempo ai suoi massi… ma finalmente la luce illumina Luciano e una giratina in senso orario (o antiorario, nulla ce ne cale) alla valvola riesce finalmente a renderla continente all’aria ed in breve il lavoro è compiuto. Già stanchi, ma finalmente soddisfatti possiamo apprestarci alla partenza.

 

4.jpgQuali emozioni  percorrono Marco mentre sale sul suo canotto e muove i 5.jpgprimi metri nell’acqua… non è dato sapere, sta di fatto che pagaia con proprietà ed attenzione verso lo slargo antistante la diga mentre a nostra volta ci accingiamo all’imbarco e proseguiamo quindi  insieme verso il Lido di Predosa.

 

Ma si, il Pathfinder procede un po’ sculettando come il rotondo sedere di quelle signorine che amano 6.jpgmostrarne l’ondulatorio moto mentre camminano sotto lo sguardo ammirato dei presenti e noi non lesiniamo i nostri consigli a Marco per ovviare alla cosa, ma al di là della tecnica da smussare un pochino, la nostra piccola flotta procede spedita e supera Predosa per entrare nel Parco Naturale dell’Orba.

 

La corrente diventa mano a mano più forte e ad un certo punto ci fermiamo ad osservare Marco che pagaia7.jpg con caparbietà al centro del fiume come se fosse su un tapis roullant… un vero spreco di energie.

9.jpg

Cerchiamo un punto di minor resistenza e ci fermiamo in una piccola lanca poco più avanti aspettando il nostro amico. Quando ci raggiunge gli proponiamo di continuare ancora per alcune centinaia di metri con la tecnica dell’acqua trekking, ossia scendendo dall’imbarcazione e tirandocela dietro10.jpg per poi usare la corrente per ridiscendere a valle. Marco non è entusiasta della cosa ma si adatta di buon grado ed iniziamo la salita. Non è un bel camminare sui massi viscidi, ma, aiutandoci con la canoa, riusciamo a mantenere un pur precario equilibrio.

 

12.jpgRaggiunto uno spiazzo di ghiaia, noi svuotiamo dell’acqua imbarcata il Sea Tiger e provvediamo ad una gonfiatina, mentre Marco pagaia felice controcorrente. Quindi prendiamo la via del ritorno, 13.jpggodendoci la discesa sulle ali della corrente.

 

A favore di vento e in discesa raggiungiamo 14.jpgrapidamente il punto di sbarco, Marco raccoglie le sue cose ancora bagnate, per arrivare a casa dove sua moglie lo aspetta per il pranzo, noi ce la prendiamo più comoda per lasciare asciugare il canotto.

 

 

15.jpg

Come per il fuoristrada o per la mountain bike o il biliardo, in assenza di rompipalle, più si è, più ci si diverte, speriamo che Marco abbia apprezzato l’uscita in canoa e entri in pianta stabile nella costituenda flotta gonfiabile… alla prossima.

8.jpg

 

Ago 4, 2009 - canoa    No Comments

Sul fiume, zanzare e la targa

Domenica,

dopo una settimana pesante per il lavoro e per il caldo,

dopo un sabato passato a tagliare il prato e a innaffiarlo,

(affinché cresca di nuovo rigoglioso e si possa nuovamente tagliarlo,

ma questo è un atteggiamento del “giardiniere”

che probabilmente meriterebbe pagine e pagine scritte da valenti psicologi),

la domenica si va di nuovo col canotto sul Tanaro,

3.jpg                                  2.jpg

decisi a salire ancora più in alto.

La “passeggiata” si svolge nel migliore dei modi,7.jpg

6.jpgtra aironi e cavalieri d’Italia,

tra gabbiani e garzette,

risaliamo solo di poco più a monte,

ma nella discesa riproviamo quella sensazione di calma e tranquillità

4.jpg

8.jpgche ci fa desiderare di restare ancora un momento sull’acqua.5.jpg

Ma intanto scende la sera…

E col buio che avanza stormi di zanzare si levano in volo,

per poi lanciarsi in picchiata, simili a Stuka fischianti

sulle nostre braccia, sulle gambe, a cercare un pertugio negli indumenti.

Abbiamo il nostro da fare a levarcele di dosso,

ma è una lotta impari, sono milioni…

Non ci resta che cominciare a pagaiare febbrilmente

per guadagnare l’approdo.

Non sgonfiamo neppure il Sea Tiger,

lo trasportiamo verso il punto dove posso scendere con l’auto.

La gamba mi fa un male cane,

ogni tanto ci fermiamo per uccidere qualche zanzara

e per dare un po’ di tregua al dolore al ginocchio,

poi, mentre Valter comincia a sgonfiare il canotto,

io corro, si fa per dire, arranco su per la riva,

per raggiungere il Country Tiger e tornare a raccogliere

il mio amico e la nostra attrezzatura.

Arrivo finalmente tra i pioppi, vedo la mia vecchia auto,

ma mi rendo conto che manca qualcosa:

cazzo! Non c’è più la targa posteriore!

Uno scherzo? Possibile che l’abbian rubata?

Più probabile che un salto in un buco e la ruggine l’abbian staccata

e fatta cadere chissà dove.

Torno dal mio amico e carichiamo in fretta il canotto,

risaliamo e proviamo a cercare,

zoppicando faccio persino a piedi un pezzo di strada irto di erbacce,

ortiche e zanzare, una vera associazione a delinquere,

ripercorro lentamente tutto il percorso fatto,

ma, ovviamente della targa nessuna seppur minima traccia.

Andavo lentamente per guardare sulla strada

e avrei voluto correre a casa per l’ansia di esser fermato da una pattuglia,

ma ad un certo punto, tanto era ormai buio, sono rientrato.

Questa mattina pioveva,

ho provato a fare di nuovo il percorso ma della targa ancora nessuna traccia.

Nel pomeriggio siamo partiti insieme a Maria,

che è la titolare del Country Tiger

e già viveva con apprensione il dover denunciare lo smarrimento

e tutte le seccature conseguenti,

per una nuova ricerca sotto un furioso temporale.

Abbiamo imboccato la sterrata che fa da scorciatoia verso la casa di Valter,

abbiamo percorso qualche centinaio di metri e,

mentre quattro colombacci si levavano dalla stoppia,

l’ho vista nell’erba del fosso,

la targa era lì appoggiata sull’erba con i punti d’attacco segati dalla ruggine.

Un amico ha già provveduto a riattaccarla in bella vista sotto il paraurti

e anche la perdita della targa diventa un ricordo

non tanto, e non solo, dell’ansia, quanto della gioia di averla ritrovata.

Lug 27, 2009 - canoa    No Comments

Sul Tanaro

Casualità.

Sabato.

Con Valter siamo d’accordo per un giro in mountain bike

e partiamo lungo le sterrate intorno a casa,

verso Lobbi, verso Piovera, verso il Tanaro.

Parliamo della domenica,

sinceramente non ho voglia di andare al Lago di Viverone

come avevamo programmato

-la strada per arrivare, il mare di gente che troveremmo, altre due ore per tornare- ,

no, non ne ho voglia.

Il mio amico non ne fa un dramma,

alla fine conviene con me che forse è meglio lasciar perdere.

Arriviamo a un bivio,

sabato scorso abbiamo girato a sinistra, oggi giriamo a destra.

E proseguiamo bordesando i pioppi e le robinie sulla riva del fiume.

Un altro bivio, girando a sinistra la strada termina contro una roggia,

io tiro diritto, il mio amico quasi mi viene addosso per girare a sinistra.

Lo seguo fin  sulla riva del Tanaro,

una riva rosicata dalla recente piena,

limo che cade a strapiombo fin nell’acqua.

“Non sarebbe bello arrivare fin qui col canotto?” dice Valter,

“risalire la corrente e poi scendere tranquillamente con l’aiuto del fiume?”

E’ una mia zona di caccia,

a Capodanno è qui che facciamo fuoristrada nella neve,

conosco uno per uno anche i pioppi,

potrei non proporre al mio amico di arrivare

fin sul ghiaione sotto Rivarone con la macchina

e quindi risalire il fiume?

Domenica.

Eccoci col vecchio Country Tiger

1.jpg

a percorrere la sterrata che ci porta alla curva del fiume,

porto di partenza per la nostra avventura.

Gli scrolloni si susseguono impietosi sulle nostre vertebre

non protette dalle sospensioni del FreeLander,

ma arrivati, nei pressi del fiume,

strada non ce n’è più, rami e sterpaglie nascondono tutto.

Però il Tiger non si spaventa e si getta nel fitto della boscaglia,

(peccato che le foto in macchina le abbia fatte Valter e non le ho,

comunque si vedrebbero solo rami davanti al vetro dell’auto),

arriviamo nello spiazzo sopra il ghiaione,

ma non c’è più sentiero.

Valter che ha i pantaloni lunghi si addentra tra rovi ed ortiche,

poi mi chiama, non vede una via percorribile.

Mi addentro anch’io con i rovi che mi mordono le gambe

e le ortiche che mi sfiorano per darmi fastidio.

E in più le zanzare…!

No, niente da fare, scendere non sarebbe neppure impossibile,

ma poi risalire al ritorno?

Torniamo alla macchina un po’ delusi,

“dai, proviamo dietro Grava, c’è un altro ghiaione”, dico io.

(Dove a suo tempo mi sono piantato andando a caccia di anitre e,

per poco, non ci ho lasciato gli stivali!

Per non parlar del cane che ho tirato via a forza di braccia!)

Proviamo sulla sterrata, ma niente da fare,

dove c’era il sentiero adesso c’è il mais

(teste di contadini! Arerebbero anche il letto della madre!)

5.jpge torniamo indietro sull’asfalto.

Raggiungiamo il paese di Grava8.jpg

per imboccare la sterrata che ci porta fin sulla riva del fiume.

Una rapida occhiata ci convince che si può fare,

anche se c’è qualche centinaio di metri di ghiaione da percorrere a piedi

per raggiungere l’acqua.

E cominciamo a gonfiare.

Il sole, il caldo e le zanzare non tifano per noi, ma finiamo il lavoro,

4.jpg

raggiungiamo il fiume e partiamo.

Una pagaiata dietro l’altra raggiungiamo il paese di Rivarone,

guardiamo l’approdo che avremmo voluto utilizzare e proseguiamo.

A tratti si fa dura avanzare,

soprattutto nelle curve del fiume la corrente è più forte

ma noi continuiamo fino ad un tratto dove la corrente è troppo forte

e allora scendiamo dal canotto e proseguiamo a piedi lungo la riva.

10.jpg

Nella nostra testa c’è quel pezzo di fango a strapiombo sul fiume

che vogliamo fotografare stando da questa parte.

E finalmente eccola!

3.jpg

11.jpgPerò la corrente in quel punto è troppo forte, non riusciamo a passare,

la riva è limacciosa e, scendendo, rischiamo di affondare e piantarci.

Io, che sono il prodiere, vedo che un po’ più avanti c’è ghiaia,

lì potremmo scendere, Valter è dubbioso.

Comunque proviamo,

ma quando tento di scendere la corrente allontana il canotto dalla riva.

Valter è ancora più dubbioso, ma io voglio riprovarci,

questa volta riesco ad appoggiare il ginocchio sulla ghiaia.

Il trasbordo dei miei 90 kg sulla riva non è stato sicuramente elegante,12.jpg

il commento di Valter, mentre mi sollevavo, mi rigiravo

e intanto tenevo ferma la barca cercando di non perdere la pagaia,

non me lo ricordo, ma lo ha fatto parecchio ridere.

Comunque ho afferrato la maniglia di prua e ha potuto scendere anche il mio socio.

15.jpgEccoci sul ghiaione a fotografare la riva scoscesa

soddisfatti della nostra “impresa”.

Abbiamo risalito ancora il fiume camminando sulla ghiaia13.jpg

e siamo scesi lungo la corrente “impetuosa”.

Poi giù fotografando gli uccelli sulle rive:

Garzette, aironi, gabbiani, un falco, cavalieri d’Italia (?) e

altri pennuti casinisti che non conosco.

Col favore della corrente è stato molto più facile procedere e

in vista del nostro approdo mi è quasi dispiaciuto di essere arrivati,

6.jpg

una leggera brezza ci accarezzava,

non c’erano zanzare,9.jpg

il sole stava scendendo dietro gli alberi e non sentivamo più caldo,

il silenzio era rotto solo dal rumore dell’acqua e dai discorsi degli uccelli,

stavo proprio bene.

Ma erano quasi le 8 e dovevamo ancora sgonfiare il canotto

e percorrere tutto il ghiaione

prima di poter tornare a casa.

2.jpg

Una casualità la scoperta di quel ramo del fiume Tanaro,

ma ci ha permesso una splendida giornata in canoa.

 

Lug 8, 2009 - canoa    No Comments

Lago di Osiglia

Un po’ in fuoristrada, un po’ sul canotto.

E’ domenica, dopo che il Sea Tiger I è stato sostituito per essersi bucato a livello di una giuntura della camera ad aria saldata a caldo e il Sea Tiger II è stato a sua volta sostituito per lo stesso motivo, forti del Sea Tiger III col Valter abbiamo deciso di “navigare” il lago di Osiglia, bacino artificiale creato con un’imponente diga sul torrente Frassino, affluente del Bormida, nei lontani anni trenta.

Per unire le varie attività del Fraschetta Trapper Group, non mi è parso vero per raggiungere Osiglia di sfruttare lo sterrato che attraverso la riserva del Pollupice, raggiunge il Colle del Melogno e, con un Valter un po’ perplesso, abbiamo imboccato lo sterrato.

Procedevamo spediti lungo la carrareccia chiacchierando del più e del meno

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quando il destino cinico e baro ci ha posto sulla via un ostacolo insormontabile nella veste di un grosso albero abbattuto dal 09.7.5 7a.jpg09.7.5 5a.jpgvento.

Un’ispezione a monte ha escluso la possibilità di aggirare l’ostacolo, non ci è rimasto che fare due foto a noi, alla macchina e all’albero per poi ripercorrere mestamente in discesa il sentiero che avevamo risalito baldanzosi e sicuri della meta da raggiungere.

Sull’asfalto, comunque, abbiamo raggiunto il Colle del Melogno e da lì Osiglia, non senza qualche foto fatta sotto una delle torri eoliche che in quel momento non funzionava.

09.7.5 9a.jpg

Abbiamo seguito la strada lungo il lago (che sapevamo correre nella valle per tre km), col Valter che dubitava di poterlo navigare interamente ed io che invece sostenevo di potercela fare non essendo in effetti più lungo del percorso che avevamo completato sull’Orba, poi siamo tornati indietro e abbiamo parcheggiato presso il ristorante “Imbarcadero”.

09.7.5 11.jpg

La cucina del luogo non ci ha entusiasmati, Valter non si è lamentato più di tanto, io… beh la pasta era scotta, l’antipasto… va beh comunque la pancia era piena e ci siamo messi a gonfiare il Sea Tiger. 09.7.5 48.jpg

09.7.5 v 25.jpgE siamo partiti, vogavamo abbastanza bene e la temperatura era più che sopportabile grazie anche ad una lieve brezza che accarezzava il lago.

Come pensavo, abbiamo raggiunto facilmente la diga, ci siamo soffermati a fotografarla

09.7.5 21a.jpg

 e ci siamo allontanati velocemente dopo che un tale uscito dalla casetta del guardiano ci ha gridato che lì non potevamo stare.

09.7.5 34.jpgAbbiamo risalito la riva di sinistra incuneandoci nelle rientranze che formano i torrenti che in caso09.7.5 14.jpg di pioggia portano acqua alla diga, vincendo facilmente la debole corrente e il vento che soffiava contro durante il ritorno.

09.7.5 v 28.jpg

Raggiunto nuovamente il lido dell’Imbarcadero

09.7.5 v 2.jpg

 eravamo però stanchi e la manovra di sbarco è stata un poco laboriosa.

Abbiamo sgonfiato il Sea Tiger III

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e l’abbiamo riposto in auto per concederci un panino –questo assai apprezzabile- e una birra al ristorante.

L’avventura ci è piaciuta e già stiamo cercando un nuovo lago per la prossima escursione.

Dopo il varo sul Tanaro vicino casa, dopo il Lago di Candia nel Canavese, dopo quello di Mergozzo, dopo le spiagge di Varigotti e le acque dell’Orba, dopo il Lago di Osiglia…

09.7.5 53.jpg

Con l’aiuto di Wanka Tanka,

Ad Maiora!

 

Giu 15, 2009 - canoa    No Comments

Ancora sull’Orba

09.6.13 4.JPGAcqua trekking.
Siamo partiti per scoprire nuovi orizzonti: eravamo indecisi se provare sul Bormida o su un tratto dell’Orba vicino a Casalcermelli.
Sul Bormida un bel cartello “Divieto di balneazione” e la scarsità di acqua nell’Orba ci hanno portati 09.6.13 28.JPGancora a Fresonara dove la diga ci assicurava l’escursione sul nostro canotto.
In effetti il sole che batteva furioso sprizzando scintille sull’acqua, ha rallentato le operazioni di gonfiaggio, il pensiero di trovarsi sotto i suoi raggi caldi senza la possibilità di un pietoso spazio ombroso non ci entusiasmava, ma poi Valter ha immaginato una fresca brezza che increspava l’acqua là, proprio al centro del bacino e questo è bastato a sollevare il morale della ciurma.
In effetti di brezza non ce n’era, ma una volta in navigazione non stavamo affatto male.
Abbiamo proseguito fino al ponte, poi abbiamo raggiunto Predosa, dove, approfittando della curva del fiume, ci siamo fermati all’ombra dei pioppi a riprendere fiato.PICT0009.JPG
Il fondale era basso rispetto alle nostre prime uscite, ma abbiamo comunque continuato decisi a risalire il torrente anche a 09.6.13 3.JPGpiedi, pur di superare il punto che avevamo raggiunto nella precedente escursione.
Abbiamo raggiunto i primi sassi, li abbiamo superati a piedi con le scarpette prive di qualsiasi battistrada che scivolavano sul fondo viscido, ora aggrappandoci al canotto, ora iniziando dei goffi balletti nell’acqua bassa per recuperare l’equilibrio.
Appena possibile risalivamo sull’imbarcazione e proseguivamo pagaiando per poi ridiscendere al successivo sbarramento di sassi, una, due, cinque volte.

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Poi il torrente si è diviso in due tronchi, abbiamo tirato la canoa in secca e Valter ha risalito a piedi per un tratto il tronco principale per fare qualche foto.

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Io, vedendolo con l’acqua sopra le ginocchia ho deciso di raggiungerlo con la canoa per provare a procedere ancora per un tratto, tiratala quindi in acqua ho cominciato a risalire il torrente a piedi.

PICT0008.JPG

In quel punto il corso si stringeva facendo si che la corrente fosse piuttosto forte, tiravo la canoa da solo, le scarpette PICT0028.JPGcontinuavano a scivolare sulle pietre: sono stati una trentina di metri assai faticosi e appena l’acqua mi ha bagnato il costume sono salito a bordo e ho cominciato a pagaiare furiosamente per superare la corrente e raggiungere il mio sodale.
Oltre quel punto l’acqua non era più comunque sufficiente e si erano fatte quasi le 6.30, per cui abbiamo deciso di rientrare.
Dovevamo superare quel tratto che tanto sudore mi era costato nel risalire a piedi, l’acqua correva ribollendo tra i sassi, il passaggio era stretto, il nostro canotto avrebbe resistito passandolo con il carico dell’equipaggio?
“Io ci provo!” ho detto io.
“Ma vuoi farlo da solo?” ha obiettato Valter.
“Ma neanche per idea!”
e siamo saliti rapidamente a bordo.
La corrente si è caricata il peso del canotto e ci ha portati in un attimo al di là della strettoia, in effetti un tempo brevissimo,

09.6.13 27.JPG

 

quello giusto sufficiente a rubare una foto all’acqua spumeggiante, ma abbastanza lungo a renderci paghi della fatica di arrivare fin lì.
A questo punto eravamo stanchi e abbiamo un po’ approfittato della bontà del nostro canotto che in qualche occasione ha finito per strisciare sui sassi appesantito da noi che ormai eravamo restii a scendere, ma abbiamo raggiunto Predosa dove la corrente diminuiva sensibilmente e, dopo esserci divisa una mela che a quel punto era un buon pasto vista la fame che ci era venuta nel frattempo, abbiamo puntato al punto di attracco sulla diga per terminare anche l’escursione di oggi.
Siamo arrivati là dove ci era possibile arrivare,
ma l’acqua è molto diminuita nell’Orba, è ormai anche un po’ sporca e piena di alghe,
per le prossime uscite dovremo trovare nuove mete, vedremo…

09.6.13 39.JPG

 

Mag 11, 2009 - canoa    No Comments

9.5.09 sull’Orba

Sull’Orba: fino a Predosa.

 

Dopo la precedente uscita sull’Orba, sono venuto a conoscenza di una diga poco distante da quella che abbiamo utilizzato la prima volta situata un poco a monte e raggiungibile percorrendo un altro sterrato o anche continuando su quello che avevamo già utilizzato.

Potevamo tornare sui nostri “passi” e ripetere il percorso di sabato scorso?

Siamo arrivati alla caletta che ci ha permesso la discesa in acqua la prima volta e, trovando la scusa che il posto era affollato di pescatori, abbiamo proseguito sullo sterrato.

Abbiamo raggiunto la diga successiva dove lo sterrato terminava contro una roggia su cui passava una struttura in cemento per la gestione del flusso attraversabile a piedi e abbiamo cominciato a cercare una possibile via all’acqua.

Scartata l’ipotesi di scendere troppo vicino al punto di caduta dell’acqua e visto che la riva era piuttosto alta, abbiamo deciso di raggiungere un ghiaione che si vedeva ad alcune centinaia di metri. x1.jpg

Il ghiaione non era raggiungibile, era al centro di un altro torrente affluente di destra dell’Orba, ma uno slargo libero da vegetazione, ci ha permesso comunque la discesa in acqua.

x2.jpgAbbiamo risalito per un certo tratto proprio questo torrente incontrando germani e garzette, d’ogni tanto il fondo si alzava, noi scendevamo e procedevamo a piedi, ritornavamo sulla canoa e continuavamo nella risalita. In certi punti dove l’acqua era molto bassa abbiamo incontrato dei grossi pesci che, nella nostra ignoranza sull’argomento, chiamavamo “trote” (ma potevano essere una qualunque altra specie di pesci) e che giocavano a rincorrersi increspando l’acqua bassa.

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Poi il letto del torrente si è ristretto e la corrente si è fatta forte, abbiamo provato a passare una, due, tre volte, ma giunti ad un certo punto restavamo fermi e alla fine abbiamo deciso di lasciar perdere.

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x4.jpgSiamo tornati sull’Orba e abbiamo cominciato a risalirlo.

Una curva, un’altra, un’altra ancora nella tranquillità silenziosa del fiume rotta qui e là dal canto di un merlo o di un fagiano; la corrente non eccessivamente forte, il vento contrario ma non fastidioso, ci permettevano di pagaiare con calma, senza eccessiva fatica.

Dopo un’altra curva abbiamo incontrato un paese,

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il letto del fiume si restringeva, la corrente aumentava. Noi cominciavamo ad essere stanchi, erano ormai le 5 del pomeriggio, il cielo cominciava ad annuvolarsi, per passare avremmo rischiato di toccare la lenza di un pescatore; gli abbiamo chiesto che paese fosse quello cui eravamo davanti, “Predosa” ha risposto lui, “passate pure” ci ha invitati poi ritirando un poco la lenza, ma era ormai ora di tornare e abbiamo girato la prua verso valle lasciandoci portare dalla corrente e dal vento, inseriti appieno nella serenità dell’ambiente.

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Un unico rammarico, non avere portato coca e panini, sensazione di carente organizzazione acuita poi dal passaggio di fronte alla postazione di un pescatore con famiglia da cui si alzava il profumo di carbonella e pesce fritto che ha ulteriormente stimolato il nostro appetito.

Tornati alla diga comunque, abbiamo deciso di provare ad approdare un po’ più vicino alla macchina,

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soprattutto io ero un fautore del diminuire la distanza da percorrere a piedi, toccava a me portare la canoa al ritorno e sinceramente non ero entusiasta di percorrere quei 4-500 metri sullo stretto sentiero della riva, già stanco per il pagaiare, con in spalla la canoa oltretutto appesantita dall’acqua di cui era intrisa.

x112.jpgFortunatamente giunti in prossimità della diga (e della macchina), ci siamo avvicinati ad una specie di scivolo e, non senza qualche difficoltà, siamo riusciti a risalire sulla riva, abbiamo x11.jpgdeposto la canoa sull’erba a svuotarsi dell’acqua e abbiamo chiuso così una serena giornata sul fiume.

 

 

 

Mag 3, 2009 - canoa    No Comments

Sull’acqua

Sull’Orba.

Dopo la pausa invernale riprende anche l’attività sull’acqua.

Insofferenti a lunghi tragitti stradali, abbiamo provato a recarci sull’Orba, un torrente affluente del Bormida, seguendo le indicazioni di un conoscente.PICT0056.jpg

PICT0025.jpgCon una mezz’oretta di auto abbiamo raggiunto il torrente presso Fresonara, dove il corso si allarga per la presenza di una specie di diga.

Parcheggiata l’auto sul ciglio della strada,

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siamo scesi tra rovi, ortiche e fango fin su un piccolo pianoro dove abbiamo gonfiato la canoa e siamo partiti risalendo la corrente.

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Abbiamo continuato per un bel pezzetto fin dove il letto del fiume era diviso da un gruppo di isolotti e il fondale si alzava fino a sfiorare la deriva della nostra imbarcazione.PICT0033.jpg

Qui la corrente era piuttosto forte, siamo arrivati fino in mezzo alla schiuma,

 abbiamo continuato a pagaiare con foga, ma ci siamo resi conto che malgrado i nostri sforzi, restavamo fermi.

PICT0036.jpgAbbiamo provato a passare sul ramo del torrente alla nostra destra e abbiamo anche rischiato di danneggiare la canoa toccando un ramo sommerso, ma anche dall’altra parte abbiamo vissuto l’effetto “tapis roulant” e siamo tornati indietro; ci siamo avvicinati al punto di caduta dell’acqua dalla diga –ma non troppo, perché malgrado l’esiguità del salto, il rumore metteva un certo disagio-, abbiamo esplorato la riva alla ricerca di un approdo più comodo, poi siamo ancora tornati verso sud e verso le “rapide”. Abbiamo rivissuto la sensazione del non farcela proprio e siamo tornati alla macchina.

PICT0045.jpgCol Valter ci siamo rivisti per la cena e per la partita, abbiamo mangiato con gusto gli PICT0051.jpggnocchi di Maria e la torta di ricotta di Bruna, ci siamo goduti il II tempo dell’Inter –il I tempo meglio dimenticarlo in fretta- e quando ci siamo alzati abbiamo convenuto che siamo parecchio fuori forma, con una tavola al posto della schiena.

Ma non dubitiamo di fare meglio alle prossime uscite.

Ott 20, 2008 - canoa    No Comments

Primi inconvenienti

Patisco  la  canoa ?

Sveglia alle 6 e via a caccia, torno a casa e alle 10.30 mi mangio due spaghetti agliooliopeperoncino, che mi vanno subito di traverso:Giovannina non trova più Buba, la gattina azzoppata e iniziamo la ricerca, è in casa ma non c’è verso di trovarla.

Un’occhiata al meteo per decidere dove andare con Valter, un altro giro in tutta la casa, perchè Giovannina è ansiogena e se è preoccupata non è soddisfatta se tu non sei disperato almeno quanto lei, io sento aumentare lo stress dentro di me e raggiunto un punto critico comincio a strillare, poi sono in ansia e in più depresso per lo scatto di rabbia, ma lo spartito è quello e lo suoniamo ogni volta.

Allora lei mette il muso e si siede con Orso in braccio davanti al televisore e io ho ancora più voglia di gridare.

Per fortuna arriva Valter e si parte. Siamo già a Spinetta M.go quando io mi rendo conto di avere dimenticato la macchina fotografica e Valter… anche; vuoi partire senza il mezzo per documentare l’uscita? Inversione alla rotonda e torniamo a prendere le fotocamere.

Arriviamo a Varigotti alle 15, iniziamo il trasporto dell’attrezzatura ringraziando il cielo che Bruna è con noi,

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la carichiamo come un mulo dei reparti alpini e ci dirigiamo alla spiaggia dove spieghiamo la tenda e ci vestiamo da… omini della Michelin (ma come dice Valter abbiamo più di 50anni e un certo numero di rotoli ce li possiamo concedere). 

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 Intanto telefona una gioiosa Giovannina che ha ritrovato Buba.

1212917805.JPGIl mare altrimenti calmo ci saluta con un paio di onde che rendono difficoltoso il varo de SeaTiger, ci perdiamo una pagaia ma con abile manovra riesco a portare il nostro natante lì 848034637.JPGdove Valter riesce a recuperarla.

Quindi col vento in poppa ci dirigiamo verso la spiaggetta tra gli scogli.

 

 

 

 

1793994264.JPGL’idea è che uno scende in acqua e l’altro tiene la canoa nei dintorni, Valter scende quindi in 214516008.JPGacqua e io resto a bordo, ma dopo pochi minuti mi rendo conto che mi annoio e inoltre comincio a sentire nausea. Avvertito il mio socio, dirigo la prua a riva e messa in secca la canoa indosso le pinne, la maschera e i pesi, quindi scendo in acqua.

 

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1064428310.JPGA ripensarci non è stata una grande idea quella di immergermi con la nausea, ma lì per lì ho pensato che il moto ondoso movendo il nostro leggero battello mi avesse dato fastidio e lo smettere di ballare mi avrebbe fatto passare il malessere.113421630.JPG

E in effetti sulle prime ho dimenticato di non essere in perfetta forma,

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ho guardato il fondo e i pesci, mi sono immerso,

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  ho provato a scendere coi miei pesi e quelli di Valter, ho fatto qualche foto, ho passato i pesi al mio amico perché provasse anche lui con 8 kg, parto per fotografarne l’impresa, ma a questo punto la nausea è diventata più forte, un senso di vomito imminente, ho provato comunque a seguire il mio amico verso il largo, ma sono tornato subito indietro.

Liberatomi, mi sono sdraiato sulla riva in posa per una foto del Valter che rideva di gusto.

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A questo punto ho sentito qualche brivido e mi è venuto in mente che giovedì sera avevo visto una signora che aveva vomitato anche l’anima probabilmente per un’infezione intestinale e quindi più che il mal di mare, probabilmente potè il virus. Comunque sia andata, era tempo di tornare. Mi avvicino al Seatiger per rimetterlo in acqua e mi accorgo che il suo lato sinistro è mestamente sgonfio,  col Valter acceleriamo le operazioni di carico e di messa in acqua e cominciamo a vogare verso la base.

Un forte vento da NNO e il fianco sinistro sgonfio ci rallentavano e ci spingevano verso il largo, io avevo voglia di vomitare e sentivo i brividi: riassumendo in poche parole, è stata durissima arrivare alla base.

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Abbiamo raccolto le nostre cose e siamo partiti alla volta di casa, io sempre col mio malessere e un cupo gorgoglio nello stomaco che mi faceva sembrare un vulcano in attività.

Solitamente se hai nausea non mangi. Non io: mi son fatto affettato, acciughe, agnolottini in brodo –due volte-, bollito e bagnetto, creme caramel alla panna, caffè e amaro.

Ho dormito benissimo e mi son svegliato di ottimo umore. Unica concessione al fatto che stavo poco bene, questa mattina non sono andato a caccia.

 Questa sera ho scoperto la falla nella canoa, probabilmente per un difetto della camera d’aria là dove è stata saldata la plastica si è aperto un forellino che domani proverò a tappare.

 

Set 29, 2008 - canoa    11 Comments

Varigotti

Ho creato un mostro!

Ho coinvolto Valter nel comprare la canoa ed iniziare ad andare qui e là pagaiando, pagaiando.

Poi una cosa tira l’altra e siamo andati a fare rafting, ora sono ripagato con la mia stessa moneta: di solito sono io che organizzo, invio mail, sgonfio per fare una qualche attività ludica; ora ricevo mail, messaggi sul cellulare, mi tocca andare a comprare questo o quell’oggetto per la prossima uscita sabatina. 

Un esempio? Ieri sera, doveva ancora finire la squinternata partita dell’Inter che già Valter mi parlava di pesi, piombi, borsa per le pagaie, quella spiaggetta che ci andiamo con la canoa già vestiti con la muta e l’immersione la facciamo lì tra gli scogli che dev’essere molto bello.

Ma ricapitoliamo.

La scorsa settimana ero in ferie, la tradizionale settimana dell’apertura della caccia, ma ho due cani di quasi 12 anni, la mia gamba sinistra è un po’ ferma, sabato pomeriggio eravamo d’accordo di andare al mare per provare la muta. Mi sveglio alle 06.00 e vado a caccia con Cesare e Marco, facciamo le nostre tre orette di campi, raccogliamo i nostri due fagiani e torno a casa. Preparo l’occorrente per la canoa, e poi la muta, la maschera, le pinne, etc.

 All’una, previo contatto con la nostra intelligence sul posto che ha confermato il mare calmo, partiamo per Varigotti (SV). Uno che parte per il mare di solito è vestito estivo, maglietta e pantaloni leggeri, ma noi padani abbiamo un clima umido e grigio, quindi.. jeans pesanti e felpa.

C’eravamo il Valter con Bruna, io con la Giovannina e si sono aggregati anche Sergio con Pia ed Erika; Sergio nella speranza di convincere sua moglie ad acquistare la canoa.

Nessun problema durante il viaggio, salvo che un’indicazione meteo nei pressi di Varazze dava una temperatura di 17°, ma noi imperterriti abbiamo proseguito senza indugi di sorta. Siamo arrivati a Varigotti poco dopo le 14, i nostri amici sul posto Luigi e Antonietta, ci hanno indicato il parcheggio e la spiaggia dove potevamo piazzarci per la nostra intrapresa.1998344522.JPG

128146198.JPGE via a gonfiare la canoa, vestirci per la bisogna nello spogliatoio gentilmente fornito sulla spiaggia e partire pagaie in resta verso uno

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splendido mare calmo, inaspettatamente pulito e limpido.

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Una corsa a rompere le scatole ai gabbiani, giriamo intorno ad un grossa roccia e scopriamo una spiaggetta stupenda ai piedi di uno scoglio.476364302.jpg

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Torniamo indietro per iniziare la seconda parte della nostra giornata al mare, quella direttamente in acqua. Giunti in prossimità della riva vediamo due persone che nuotano felici, “Una è sicuramente Giovannina” faccio io e in effetti era lei con la sua amica Antonietta che sguazzavano sotto riva.

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Facciamo provare anche a Sergio la canoa e intanto io cerco di convincere

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 Pia ad avallarne l’acquisto, ma lei non ne vuol sapere.

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Inizia la vestizione dei palombari, la muta, la maschera, le pinne, lo snorkel e scendiamo in acqua. 1154500190.JPG914292282.jpg

Ora qualcuno penserà che io non ci sia tutto con la testa, ma considerato che da alcuni lustri non andavo più al mare (non si può chiamare nuotare l’attraversamento di una roggia l’8 dicembre di qualche anno fa per andare a recuperare un germano che avevo abbattuto), era un rientro un po’ sconsiderato e ad un certo momento mi sono chiesto “che cavolo ci faccio qui?”, ma il Valter era già in acqua, mi sono alzato e sono andato incontro al mio destino.

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Le articolazioni un po’ rigide e le pinne enormi mi hanno costretto a un ingresso a ritroso tra le onde, ma l’acqua era inaspettatamente calda vista la temperatura esterna.

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Il primo approccio è stato estremamente sgradevole per le incomprensioni che si sono create tra me e lo snorkel, io non volevo capire che se affondavo la testa lui si riempiva d’acqua, lui ce la metteva tutta per spiegarmi la cosa, ma io scendevo un po’ sotto e poi pretendevo di respirare, non ci riuscivo, ma bevevo abbondantemente. La cosa ha cominciato a darmi fastidio perché l’acqua del Mar Ligure non è particolarmente palatabile e mi sono messo a far mente locale all’inconveniente, in breve ho capito come funzionava la questione ed ho evitato di lasciare in secco saraghi e salpe che nuotavano allegri sotto di me.

Io da qualche parte avevo letto qualcosa in proposito ai piombi da indossare per scendere e l’avevo anche detto a Valter, ma lui mi aveva guardato come se avessi detto chissà quale stramberia, invece sarebbero stati utili visto che io provavo ad immergermi, infilavo la testa e il busto sott’acqua e venivo ricacciato in alto da una forza preponderante che impediva al mio sedere di scendere sotto il pelo dell’acqua.

Uno potrebbe pensare che ciò fosse causato dal mio grosso sedere, ma la stessa cosa capitava a Valter e dunque dipendeva proprio dalla galleggiabilità della muta, non dagli strati di adipe notoriamente più leggeri dell’acqua. Ci siamo limitati allo snorkeling osservando saraghi, salpe, pesciolini che non sapendo definire meglio, chiamerei da frittura, qualche cefalo. Una volta fatta pace col mio snorkel ho smesso di bere e la cosa mi ha messo di buon umore, non sentivo freddo e mi divertivo. La Giovannina era andata a visitare il paese, noi abbiamo sguazzato ancora un po’ su e giu, poi siamo usciti dall’acqua.

Io ero contento di essere sopravvissuto e mi sono diretto verso le nostre borse.

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A questo punto ho realizzato che la roba per cambiarmi era in macchina; mentre Valter si cambiava, io imprecavo nella muta con la temperatura che tendeva a scendere, poi un lampo, telefonare a Giovannina, “le chiavi della macchina le ho lasciate a Bruna nella borsa” fa lei candidamente, con la moglie di Valter cominciamo a ravanare nella borsa per cercare le chiavi, trovatele, lei gentilmente parte alla volta dell’auto per prendermi l’altra borsa, io resto lì al freddo col mio dito sanguinante –durante i miei lavori in giardino avevo cercato di amputarmi la III falange dell’indice della mano sinistra e nell’acqua la ferita si era riaperta-. Finalmente comincio a levarmi la roba bagnata da dosso e a sentire un po’ di calore mano a mano che mi asciugo.

Finita l’avventura, un’ottima cena a base di pesce in quel di Vado e poi via verso casa, estremamente stanco ma soddisfatto.

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