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Set 22, 2012 - caccia, fuoristrada    No Comments

Una strana “apertura”.

Terza domenica di settembre: si apre la caccia.

In effetti si dovrebbe aprire….

Giovedi’ 6 settembre sono andato a pagare le tasse di concessione per la caccia, ho chiesto quando era l’apertura e mi si è detto il 16.

Null’altro se non che potevo ritirare il tesserino il martedi successivo.

Martedi 11 settembre è venuto fuori che il TAR aveva bloccato l’apertura in Piemonte e sul sito della Regione è comparsa l’informazione.

Né le associazioni venatorie, né gli uffici della Regione ne sapevano niente prima?

Mi si consenta di pensare che lo sapessero perfettamente, ma temendo di perdere un sicuro introito se ne sono stati tutti zitti aspettando che i cacciatori pagassero diligentemente per poi rimanere fregati con un inutile documento in mano, dato che siamo in Piemonte diremo “ciulati”, ma la sostanza non cambia.

Si vuol chiudere la caccia? Lo si faccia ma nel rispetto delle persone. D’accordo questo stato non rispetta nessuno, ma questo comportamento da “prendi la cassa e scappa” è assolutamente vergognoso e altrettanto vergognoso è l’atteggiamento del “sindacato” venatorio che ha fatto da degna spalla ad istituzioni quantomeno discutibili.

A tutto sabato 15 sui siti di Libera Caccia, Federcaccia, Arcicaccia non era neppure riportata la notizia… bravi!!!

Ora che io sia disperato per la cosa in sé è tutto da dimostrare, mi diverto con tante altre attività che mi permettono di non andare in astinenza, ma penso a tanti amici cacciatori che aspettano, ancora dopo decenni di aperture, con trepidazione il primo giorno di caccia… e ne conosco tanti che sono viola di rabbia. E’ per loro che sono più dispiaciuto… e per il mio cane.

Sabato sera tradizionalmente avrei dovuto pulire il fucile, sarebbe stata la trentanovesima vigilia fatta di olio, scovoli e bacchetta, poi avrei riempito la cartucciera e avrei preparato gli abiti ai piedi del letto… niente di tutto questo.

Ero arrabbiato, per la presa in giro e per la mancata apertura.

Per farmi passare il giramento di palle devo agire, fare qualcosa, altrimenti divento intrattabile. Cosa di meglio che riprovare il giro al Colle di Sommelleir che non abbiamo mai concluso con gli amici del fuoristrada?

 

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Acquisito l’assenso di Maria (Jim è semper paratus), sono andato a cercare la rivista col percorso.

Stabilito che per arrivare a Bardonecchia ci volevano 12.9.16 DSCN0977.jpgun paio d’ore, ho potuto alzarmi alle 09.05 tra le proteste di Maria che ha sempre paura di arrivare in ritardo e alle 11.50 eravamo presso il, a noi già noto, ristorante da Silvio dove anche Jim è stato accolto molto 

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amichevolmente con una fetta di vitello.


Cosa di meglio che affogare il dispiacere della mancata apertura con polenta e cervo?

Questa volta la strada è aperta, è addirittura cambiata la giunta comunale DSCN1066.jpgche era solita chiudere la carrozzabile verso il colle e noi cominciamo a salire, la giornata è limpida ed esalta i panorami splendidi, sui 2000 metri non c’è più sbarra né segnali che vietano il passaggio, solo un avvertimento, se vi succede qualcosa sono …zi vostri.

Dopo il rifugio e l’avviso del Comune, una 12.9.16 DSCN1058.jpgserie interminabile di tornanti assai stretti ci fanno rapidamente salire fino ad un ampio pianoro dove la strada si allarga. Continuiamo a salire, poi la DSC_0803.jpgstrada si stringe ancora e troviamo un’altra serie di tornanti su una carrareccia erta di grossi sassi che insieme al burrone che compare ripetutamente nel finestrino, 12.9.16 DSCN1005.jpgcominciano a spaventare Maria…

“Siamo arrivati a 2700 metri… chi ce lo fa fare di salire ancora?”

“ma dai ormai siamo arrivati… e poi come faccio a girare la macchina?”

Probabilmente l’idea della manovra d’inversione la metteva più a disagio che il continuare DSC_0771.jpgperché ha smesso di mugugnare permettendoci di arrivare fino in fondo alla carrozzabile.

Il GPS segnava 2989 metri quando abbiamo lasciato l’auto per raggiungere il lago di Sommelleir, il punto più alto che si sia riusciti a raggiungere  nei nostri percorsi off road. Il lago peraltro, era assai 12.9.16 DSC_0782.jpgridotto di dimensioni  rispetto all’invaso che si indovinava, ma Jim lo ha  apprezzato ugualmente.

La discesa poi non spaventava il mio DSC_0807.jpgnavigatore che, conoscendo ormai le difficoltà del percorso, si godeva pienamente il panorama e le marmotte.

Abbiamo fatto tante foto e siamo scesi finoDSC_0750.jpg al rifugio senza intoppo alcuno, riuscendo a vivere senza troppi triboli questo strano giorno di apertura.

Resta la figura da… ognuno userà il termine che riterrà più opportuno… fatta dalla regione Piemonte e dalle associazioni venatorie.

Il prossimo anno vedremo, ci sono ottime offerte per la caccia all’estero e in una settimana rischio di sparare tre volte tanto quanto sparerei in un lustro a cacciare qui in una piana senza alberi devastata dai diserbanti.

Una nota sulla legge elettorale, cambino pure tutto quel che vogliono, ma se la sinistra vuol chiudere la caccia e la destra ci prende per il ..lo, si votino pure fra loro e meglio sarebbe col “porcellum”…

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Ott 1, 2009 - caccia    No Comments

Kate,Spack&Jim

1.jpgA caccia

L’alba dell’apertura ha sempre un qualche cosa di nuovo che poi ti riporta indietro ai ricordi…

Fino ai primi anni, la cartucciera e il fucile sul tavolo, mio padre che protesta che è ancora scuro, mia madre che versa il caffè, Tom che abbaia impaziente…

Quest’anno il mio ventennale compagno non ha rinnovato il permesso ed ero solo nel buio ad “aspettare le anitre”, ma anitre ne passano assai poche e non avrebbe senso alzarsi alle 5.30 per essere sulla roggia poco dopo le 6, al buio, con l’umidità che passa facilmente la camicia e ti da qualche brivido quando si alza un po’ il vento.

Non avrebbe senso se non fosse bellissimo ascoltare il silenzio nel buio, rotto da qualche grillo o da qualche rara auto che passa là, in lontananza. E’ una mezz’ora di pace quasi assoluta avvolto nella notte che sta per finire, aspettando la prima luce dell’alba più che le anitre.

Poi appena si comincia a vedere libero i cani,

quest’anno mi accompagna il solo Spack che parte deciso come se fosse… come sempre, dimentico dei suoi dodici anni e felice di esserci per la sua tredicesima apertura, non corre più tanto, passeggia annusando, ma nei suoi occhi umidi non fai fatica a leggere la felicità.

E le anitre? Ovviamente non sono passate!

09.9.20 apertura 019.jpgAlle 7.30 torno a casa a prendere Jim, do uno squillo a Cesare che si prepari e passo a prenderlo (è sicuramente in astinenza09.9.20 apertura 003.jpg e un giro se lo viene a fare).

Partiamo insieme con Jim e Luna, si alza un fagiano e vola verso Cesare, in condizioni normali dovrebbe sparare lui ma è senza fucile, io chiudo l’occhio sinistro e col destro mi assicuro di non tirare sul mio amico, il fagiano vola via cantando, buon per lui.

Jim corre come un matto, Luna si da un gran daffare, Cesare entra nel boschetto vicino alla roggia con Luna e un fagiano esce volando lungo la riva (la prima volta dopo tanti anni che ripetiamo la stessa manovra), è un tiro abbastanza facile e il fagiano 09.9.20 apertura 011.jpgcade nella roggia. Primo recupero dall’acqua nella decennale carriera di Luna. Brava Luna!

Verso le 10 accompagno a casa Cesare e vado a prendere Kate.

I miei polpacci non se l’aspettavano, ritenevano che quel poco di bike e i giretti coi cani sarebbero stati sufficienti a permettere loro di sobbarcarsi l’apertura; “il ginocchio comincerà a far male e finirà come l’anno scorso che si è fatto venire a prendere” probabilmente pensavano.09.9.20 apertura 023.jpg

Poi quando Spack ha tenuto un’oretta e siamo andati a prendere Cesare e Luna e abbiamo cominciato a camminare nell’arato e abbiamo continuato fino alle 10, devono avere cominciato a preoccuparsi, si, perché c’era ancora Kate da portare, il ginocchio teneva e la camminata è continuata fin dopo le 11.

Dopo una breve pisa postprandiale gustata in poltrona, mi hanno richiamato all’ordine con cattiveria con un dolorosissimo crampo bilaterale che nello stato di appena-sveglio-ma-non-troppo ha generato in me una sgradevolissima sensazione di ma-che-ca…-sta-succedendo, con una sequela di improperii subitanea e prolungata.

Ma noi che non diamo troppa retta a segnali siffatti, provato un poco di stretching che non ha fatto che aumentare il dolore, siamo ripartiti comunque all’una con Jim seppure un po’ rigidi e siamo tornati alle tre, giusto in tempo per la partita.

Intanto fuori pioveva, l’Inter ha vinto e alle 17.30 siamo ripartiti; una breve parentesi con Spack che però non ne poteva più e via di nuovo con Kate e Jim fino quasi alle 19.30.

I cani, dopo un’abbondante pasto, si sono sdraiati dandosi per morti, io ho finito un’abbondante piatto di pasta e fagioli e ho dato un’occhiata al computer, sul divano ho letto qualche pagina di un vecchio libro di un vecchio autore e mi sono addormentato con la luce accesa per svegliarmi alle tre e andare a dormire con le gambe di legno.

Ora mi aspettano due settimane di ferie… con buona pace pei miei polpacci.

Il lunedi i miei polpacci sono ancora dolenti e non sopportano lo stretching, se accelero l’andatura

si fanno sentire, ma siamo tutti soddisfatti, i cani, io e probabilmente anche loro, i miei polpacci: abbiamo fatto una camminata che non ne ricordo un’altra uguale da quando il ginocchio mi da fastidio, ci siamo divertiti, abbiamo visto dei selvatici, un paio di fagiani li abbiamo presi…

Il secondo lo abbiamo preso la sera con Kate e Jim. Il cucciolone, subito, è rimasto intordonito dalla fucilata (la prima che sentiva da vicino), poi si è avvicinato mentre Kate lo recuperava tra i cespugli e ha mostrato un certo timore per l’animale che tenevo in mano. Solo tra le mura amiche di casa ha preso coraggio e si è avvicinato al fagiano annusandolo 09.9.21 016a.jpgcompiutamente. Si farà, si farà…

09.9.21 008.jpgAh dimenticavo, lunedi è venuto a trovarci Ago, il fratello di Jim, col suo padrone e all’inizio i due si sono guardati in cagnesco col pelo del dorso dritto, poi si sono a lungo annusati e hanno cominciato a giocare. Allora li abbiamo portati in una stoppia dove i due cuccioloni hanno dimostrato che il sangue non mente correndo insieme a perdifiato come indemoniati senza troppo curarsi dei richiami dei padroni.

Mercoledì un’anitra l’abbiamo presa, ma dopo l’alba, quando già avevo liberato Spack e Jim, al mio vecchio amico non è parso vero di poter riportare il selvatico.

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09.9.23 009.jpgPoi passiamo a prendere Marco, il figlio di Cesare, anche lui in astinenza per non avere rinnovato il permesso e prendiamo una lepre, piccola è vero, ma il bottino comincia a farsi abbastanza pingue, viste le premesse della vigilia.

Il sabato sono proprio solo, i miei amici sono in montagna, solita attesa all’alba poi si parte con Spack e Jim, poi con Kate e ancora Jim e prendiamo una lepre.

La domenica sbaglio un paio di fagiani per la troppa fretta, solo al pomeriggio ne 09.9.27 9.jpgcatturo una che cade in una stoppia di mais, non la vedo e comincio a cercare, ma ne ho valutata la caduta un po’ troppo avanti, arriva Jim che la fiuta, si avvicina cautamente, vorrebbe avventarsi sull’animale colpito… si ferma e, composto ed elegante, aspetta che io vada a raccoglierla. Ma si farà, si farà!

Jim, croce e delizia, se non ci fosse non sarebbe la stessa cosa, finirebbe come l’anno scorso, un’oretta a caccia e poi via con la canoa. In effetti è bello guardarlo correre come un indemoniato, guardarlo mentre maldestramente segue Kate che approfitta della roggia per un bagnetto rinfrescante e avvicinarsi cautamente a bere con la paura di cadere in acqua… anche se poi ti fa girare le palle quando si allontana troppo e devi fischiare e gridare come un matto perché lo vedi avvicinarsi alla strada, ma piano piano comincia ad ubbidire. Si farà, si farà!

Alla fine della settimana comunque il bottino è più che accettabile – 2 lepri, 3 fagiani e un’ anitra- soprattutto se consideriamo che caccio da solo, con una gamba e mezza, con due cani di 12 anni e mezzo e uno di 10 mesi.

09.9.27 8.jpgNon è comunque mancato anche un incidente di caccia: ieri, domenica, inavvertitamente devo avere calpestato un nido di vespe scavatrici che mi hanno aggredito furiosamente pungendomi almeno due volte alla mano destra che è gonfiata rapidamente come uno zampone fin quasi al gomito, senza peraltro costringermi ad interrompere l’attività venatoria (un po’ di crema + 10 mg di09.9.27 14a.jpg deltacortene al cambio cani e via di nuovo per campi).

La sera poi un nuovo incidente, questa volta domestico, abbastanza stupido, ma assai doloroso mi ha procurato una profonda ferita da taglio alla mano sinistra, così che, eseguita la medicazione del caso, mi sono sdraiato sconsolato con le mani in vista per farmi fare una foto da una Maria più pallida di me: la mano destra che si stava sgonfiando e la mano sinistra fasciata.

Un vero colpo di mano!

Lunedi, potevo esimermi dall’andare comunque a lavorare in giardino?

Ovviamente no, sono così pochi i miei giorni di ferie! e la ferita si è ovviamente riaperta, così che verso le cinque ho piantato lì tutto, ho saldato alla meglio i lembi della ferita e siamo andati a comprare un po’ di pesce.

Ma non c’è da preoccuparsi le strips dovrebbero essere state sterili e ho provveduto alla copertura antibiotica.

Peccato peraltro per l’uscita al mare programmata per giovedì, non credo che sopporterei l’acqua salata sulla ferita. Ma non è detto…

09.9.29 11.jpgCon Valter, Giorgio e Bruna, martedi vediamo la partita di coppa (1-1 in Russia) e, anche dopo lo 0-1 con la Sampdoria, eravamo piuttosto delusi, ci ha pensato Maria con una splendida padellata di trippa a tirarci su il morale.

Giovedì comunque niente mare, una pizza tutti insieme alla sera.09.9.30 3.jpg

Ma intanto è mercoledì e vado a caccia, solita alba vista nascere aspettando le anitre che non si fanno vedere e via con Spack e Jim. Su e giù lungo la roggia, un fagiano canta, 09.9.30 7.jpgun altro risponde, uno si leva tra Jim e me e lo abbatto, i cani corrono verso il selvatico,

Jim si piazza come al solito, composto ed elegante a guardia della preda,

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Spack non mette tempo in mezzo, lo raccoglie e me lo porta.

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Poi tocca Kate, ma non troviamo più niente.

Tornato a casa e spazzolata un’abbondante porzione di roastbeef, mi addormento come un angioletto, per fortuna alle 14.25 mi telefona Maurizio e riparto con Jim. Scesi dall’auto faccio un centinaio di metri fin sulla roggia, distrattamente guardo il cucciolone che corre nell’erba alta, un fagiano mi parte dall’altra parte, mi volto, imbraccio e tiro al fagiano tra i rami di stocco quando già non lo vedo più. Non lo sento più cantare, vuoi che l’abbia preso? Faccio due passi e vedo dei rami che si muovono e anche l’erba che si muove giusto al di là della roggia. O ca…! E ora come lo recupero?

L’unico bravo che potrebbe anche farlo è lo Spack di qualche anno fa, oggi il rischio sarebbe di dover poi recuperare anche lui!

E Jim? Ma dai! Lui ancora non sa nemmeno cosa vuol dire!

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Ok, tocca a me.

Scarico il fucile, poso sull’erba la cartucciera e scendo nell’acqua: ca… che fredda! Faccio i 5-6 passi con l’acqua fin quasi alla cintola e recupero il selvatico, con Jim che piange disperato perché ha paura a seguirmi. Ma torno subito e il cucciolone si quieta.

Ora sarebbe opportuno tornare a casa, fare una doccia calda, prendere un tè… ma dai, stai scherzando? Svuoto gli stivali e riparto, hai visto mai che passi un’anitra?

Ca… il cellulare! Era in tasca e si è bagnato, funzionerà ancora? Per provarlo telefono a Cesare e gli racconto le ultime 09.9.30 27.jpgavventure, così impara a non venire a caccia!

Tiriamo diritto fino alle 19.15 alternando tutti i cani, poi torno a casa che mi aspetta Maurizio

e una padellata di pasta con le sarde, che qualche dubbio l’avevo coi pinoli e l’uvetta! ma risulta squisita.

Ora finisco di scrivere, magari lo metto sul blog e vado a dormire che sono davvero stanco.

Ma uno che fa due settimane di ferie all’anno può mica sprecarle?

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Set 19, 2009 - caccia    No Comments

domani si va a caccia

L’Armata “Brancaleone” alle Cacciate.

 

 

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Domenica apertura alla stanziale.

La solita atmosfera d’attesa, i due cani anziani che spiano ogni mio movimento perché hanno capito che ci siamo, l’ora è di nuovo vicina,

mi guardano gli abiti sperando di vedermi in “divisa”,

osservano cosa faccio, mi seguono fuori per vedere che auto prendo,

ma vedono la borsa, la camicia chiara…

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capiscono e tornano in casa.09.8.29 007.jpg

Jim è alla prima apertura, in effetti non capisce un ca… di quel che succede,

ma partecipa anche lui all’entusiasmo degli altri,

poi, visto che non lo carico in auto, mogio, mi guarda andar via.

In effetti non ci sono grandi motivi per entusiasmarsi,

ma l’apertura è sempre il primo giorno di caccia.

E noi siamo pronti!

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Io con il mio ginocchio un po’ scasso non so che autonomia potrò avere,

Kate, malgrado i dodici anni, un’oretta ce l’ha di sicuro,

09.8.29 008.jpgJim con una ciotola di pasta e carne fa mille chilometri, ma senza sapere ancora perché,

Spack alla terza volta che cade da solo, lo carico in macchina e lo porto a casa.

Poi c’è Cesare, che non ha rinnovato il permesso ma un giro senza fucile,

almeno il primo giorno, lo viene a fare,

non fosse che per fare sgambare un po’ Luna,

ma anche lei ha dieci anni e l’autonomia è quella che è.

Questa la truppa per l’apertura.

Non un reparto speciale, tutt’altro!09.8.20 008.jpg

Ma l’entusiasmo è quello di sempre,

Anche se di selvatici, girando coi cani ne abbiamo visti pochini,

anche se, per le scarse piogge, la campagna è avvolta in un colore giallastro che sa di malato,

anche se…

Ma chi se ne frega!

Noi andiamo, una bella camminata non ce la toglie nessuno!

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E se non cacceremo niente?

Non sarebbe la prima volta e siamo sempre sopravvissuti!

E se piove?

Dopo, la cosa più bella è sedersi in poltrona e asciugarsi davanti al camino.

In mano, a scelta, un Negroni ghiacciato o un punch caldo.

Nell’aria il profumo di pasta e fagioli….

 

p.s. Intanto alle 10.01 di oggi, dopo più di un anno, sono iniziate le mie ferie.

Non sono abituato ad essere in ferie.

Cosa fai in un grigio sabato mattina piovoso mentre Maria va a fare la spesa?

Attacco un cd di country e mi metto ai fornelli.

Parto per una mission impossible, né a Maria, né a me piacciono le castagne secche.09.9.19 005.jpg

09.9.19 004.jpgEcco la mia zuppa di mele e castagne secche, con olive e funghi, al Castelmagno con corona di lardo, che chiameremo “zuppa del cacciatore”.

Per essere gente che non ama le castagne secche, direi che la zuppa è sparita in tempo da record!

Merito da dividere con uno splendido Ruchè di Castagnole M.to, ma comunque il risultato è stato ottimo.

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Ago 20, 2009 - caccia    No Comments

A spasso coi cani

09.6.2 09a.jpgLa prima volta di Jim

Un cane da caccia, tralasciando le note affettive che legano più o meno l’uomo e l’animale, e viceversa, è quell’ausiliare che il cacciatore compra, cresce e mantiene affinché nel momento dell’attività venatoria lo avvisi e lo conduca alla presenza del selvatico permettendone l’abbattimento.

Finora ho avuto altri otto cani e tutti si sono comportati conformemente a questa regola. Un nono cane, Poldo, che aveva trovato un mio amico e ha pensato bene di portarmi, non fa testo perché obiettore assoluto per problemi psichiatrici.

Ora sabato scorso non mi aspettavo che Jim fosse all’altezza di Eirene che a sei mesi ha fermato di consenso sulla mamma Vicky e, quando questa ha rotto la ferma, è rimasta impietrita consentendomi l’abbattimento di un fagiano (eh, bei ricordi!), ma pensavo che almeno potessi ammirarne le corse, il primo incontro con un selvatico, vederlo insomma!

Invece nel momento che ho aperto il portellone del Country Tiger è sceso con Kate e Spack ed è partito per i fatti suoi correndo come un indemoniato nella stoppia rincorrendo prima le farfalle, poi alcuni colombacci, poi un’allodola e infine anche un deltaplano.

Ovvio che nel far questo ha messo tra lui, Maria e me una distanza siderale per cui noi lo vedevamo come un puntino impazzito sull’orizzonte.

Maria mi diceva “chiamalo!” e io giù a gridare come un pazzo, lui correva ancora più forte, allora soffiavo con tutta la mia capacità espiratoria nel fischietto e lui spariva dietro il granturco, forse abbaiava anche a quello che inseguiva, ma noi non lo sentivamo neppure.

Dopo un buon quarto d’ora di questa delirante fatica, ha sentito che faceva caldo, ha provato sete e stanchezza e, soddisfatto, è tornato verso di noi, ci ha raggiunti e si è sdraiato all’ombra esponendo un metro di lingua.

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Abbiamo raccolto anche i due cani anziani e ci siamo spostati in un posto ancor più lontano da case e strade e abbiamo riprovato. Un airone in volo lo ha portato ancora più distante da noi e siamo tornati mestamente a casa.

La domenica mattina abbiamo riprovato, il caldo era già insopportabile, siamo tornati nella stoppia isolata e abbiamo liberato i cani, Jim è partito di gran carriera, poi un gruppetto di cornacchie ha attirato la sua attenzione, ha messo il turbo e non l’abbiamo più visto. Desolante.

A questo punto ci si è messo anche Spack: lui e la sorella hanno 12 anni, dovrebbero andare in pensione,

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ma non è pensabile che li si possa lasciare a casa, solo che quelle poche centinaia di metri che hanno percorso nell’afa infernale della Padania, hanno mandato il vecchio cane in crisi respiratoria. Abbiamo provato a fermarci all’ombra di un gelso con Jim che intanto è tornato, ma il respiro di Spack restava molto affannoso e Maria è andata a prendere l’auto per portarlo in fretta a casa.

Ma anche qui la situazione non migliorava, non riusciva a bere, soffiava come un mantice con la lingua in posizione tutta fuori. Ho cominciato a fargli vento, gli passavo sulla schiena i contenitori del ghiaccio della borsa frigo, niente.  Dopo un’oretta di quest’affanno ho telefonato al veterinario, ero indeciso se fargli del cortisone o dargli del lasix, lui mi ha detto di dargli entrambi e io ho eseguito.

La storia è durata ancora un’oretta, poi lentamente si è ripreso.

La giornata non è stata comunque quel che si dice una bella giornata, anzi.09.8.16 3.jpg

Al pomeriggio ho ancora portato Jim da solo, è partito alla sua maniera e si è diretto direttamente verso la provinciale (che era a un buon chilometro comunque), non lo vedevo più, correvo e chiamavo, un auto ha rallentato, penso fosse già sulla strada, poi si è fermata la corriera, ma intanto stavo arrivando di gran carriera –dai è un modo di dire! diciamo allora alla massima velocità consentitami dal ginocchio, dalla stazza e dallo scarso allenamento- ho raggiunto lo stupido animale e l’ho condotto verso l’auto.

Aspettavo con ansia il Ferragosto coi suoi due giorni di festa.

Diciamo che non è andata proprio come speravo?

p.s. un cacciatore che ha incontrato stamane Maria, le ha detto che il cucciolone che ha portato lui in campagna per la prima volta, lo ha ritrovato stremato a due paesi di distanza, dunque Jim si può definire quasi … si può definire come…

Che se non cambia finisce a fare un corso di sopravvivenza in Scozia, nel nord della Scozia, a gennaio e vediamo se si sveglia!

Nov 23, 2008 - caccia    5 Comments

Week end

Domenica.

 

Aspetti la domenica assaporando lo stacco: cinque giorni e mezzo a lavorare 10 ore, la gente, il parcheggio che non si trova, ancora la gente che chiede qualcosa, quel pezzo di strada che non finiscono mai e c’è la coda, ancora la gente, il vigilante che se metti la macchina nel carico e scarico…, il telefono suona.

E se non bastasse, al sabato c’è il corso di aggiornamento con la psicologa che ti spiega il “burnout” e s’incazza pure un filino quando il mio vicino, prendendo lo spunto dalle parole di lei:

“se c’è un collega che mi sta sulle palle, lo mando a sentire questa relazione!”.

La mia categoria è un po’ presuntuosa, quasi arrogante, ma non facciamo un bel lavoro e ci capisco.

 

Ma poi il sabato pomeriggio…

 

Prima telefono alla signora che mi ha chiamato sul cellulare, non era niente di importante e si è arrangiata.

 

La settimana è finita, la schiena fa un male boia, ma i cani si aspettano di andare a caccia e io li porto.

 

E alla sera viene Valter a vedere Inter-Juve, vinciamo 1 a 0 e la schiena, non fosse che per il Tora Dol che ho preso alle 19, mi lascia saltare dalla poltrona per andare a telefonare all’amico juventino che deve sapere che stavo guardando la partita e che loro hanno perso. Vada per tutte le volte che ha chiamato lui.

 

“Ora non ci resta che tifare Toro” scrivo sul blog di un interista che ormai considero un amico avendo con lui un vecchio rapporto di tastiera e poi, vado a dormire.

 

Metto la sveglia alle 8, che se mi gira bene vado a caccia.

 

La sveglia suona impeccabilmente alle 8, è un simpatico gadget che si accende in due calde tonalità di azzurro e verde che si alternano quando si mette a suonare, ma basta sollevarla e girarla e lei si spegne,

 

la sollevo, la giro e lei si spegne.

 

Alle 9 Giovannina mi porta il caffè,

 

“allora vai a caccia? Che i cani son già agitati!”.

 

Bevo un mezzo caffè e mi giro dall’altra parte.

 

Alle 10 Giovannina mi manda Spack che col suo alito pesante si accoccola sul letto vicino a me,

ma io faccio finta di niente e poltrisco nel letto fino alle 11.

 

Mi alzo e provo a piegarmi, non va poi così male, ma si che vado a caccia.

 

Un piatto di spaghetti con il sugo allo speck,Immagine 012.JPG

 

Immagine 010.JPGun piatto piccolo che voglio dimagrire per dare fiato alla mia schiena e poi via.

 

Un paio d’ore nei campi col fucile in spalla e la macchina fotografica al collo per ricordare domani i miei cani.

Immagine 022.JPG

 

Arrivando mi trovo un altro davanti, ma non mi arrabbio, mi allargo e lo guardo seguire la roggia, intanto arriva un altro di fronte a lui e sbaglia un fagiano.

 

Io di foto ne faccio,

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poi fatico un po’ nel levare il Country Tiger, il mio vecchio Samurai, da un arato dove l’ho parcheggiato

Immagine 035.JPG 

e torno a casa.

 

Immagine 038.JPGMi aspettano un gelso e un pesco che ho deciso di potare oggi e lo faccio con la supervisione di Pepa che sale a Immagine 043.JPGcontrollare.

 

Quando rientro in casa la schiena mi fa un male cane, ma la giornata è passata bene.

 

Peccato che domani ricominciamo:

 

 la coda sulla strada che non finiscono mai, la gente, il parcheggio, il telefono che suona.

 

Ma poi torna sabato e stavolta non ho neppure il corso!

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Nov 22, 2008 - caccia    2 Comments

C’era una volta

Tramonto.

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Sono un po’ giù di corda, sono ormai 9 giorni che facendo stretching ho sentito un dolore lancinante alla parte bassa della colonna e cammino che neanche tanti anziani… intendendosi “anziani, anziani”, vecchi via.

Di solito non ho niente, dal 1978 non mi sottopongo ad esami di laboratorio, l’ultima lastra  me l’avevano fatta a militare nell’83.

 

Quest’anno ho iniziato con una RMN al ginocchio che non ne potevo più,

 

in effetti non è servita a una pipa,

 

continuo ad avere male al ginocchio e, avendoci giocato sopra per anni a tennis,

 

sento male anche all’anca, ma finora ci zoppicavo un po’ e tiravo diritto.

 

Ora no, la schiena mi fa proprio male, mi piega e non mi lascia dormire, mi alzo dalla sedia che sembro storpio, cammino che… che per fortuna non mi vedo.

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I miei cani hanno quasi 12 anni, non so se ci saranno alla prossima apertura e, se anche ci fossero,

non so se riusciranno a partecipare.

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Ora, è sabato,

 

ma posso non portarli a caccia?

 

 Vado a caccia da quando ero grosso così,

 

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è più forte di me,

 

tra un’oretta

 

–ora come ora devo disintossicarmi da un corso di aggiornamento sul “burnout”-

 

mi cambio e li porto a fare un bel giro.

 

Poi vedrò la partita coi gobbi da infermo,

già lo so,

 

schiantato sulla poltrona senza neppure il coraggio di saltare in piedi su un quasi goal,

 

ma Kate e Spack, probabilmente, lo farebbero per me.

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Set 22, 2008 - caccia    4 Comments

Si apre la caccia

1965785501.JPGDifferenze La differenza tra me che vado a caccia e la stragrande maggioranza dei contrari alla caccia è che se una sera invitiamo a cena gli amici io pesco un fagiano o una lepre dal freezer -se riesco a prenderne-, loro vanno dal macellaio o in pescheria.
Loro fanno quattro passi, io delle belle scarpinate al sole, al freddo o sotto la pioggia. E pago anche più di loro, coi vari balzelli statali e regionali. Ma comunque, finchè potrò, il primo giorno di caccia, ci sarò.

 

 

Ieri si è aperta la caccia, un’apertura mogia per me, la mia gamba sinistra fa fatica a portarmi, i miei cani hanno 11 anni e mezzo e fanno fatica a portarsi, sabato pensavo di chiamare Cesare, il mio vecchio sodale di tante aperture, e dirgli “guarda lasciamo perdere, quest’anno mi alzo tardi, porto i cani un’oretta e torno a casa. Tu e Marco andate pure, io sarei solo d’impiccio”. Poi alle 13 mi telefona Marco, il figlio di Cesare e non sono riuscito a realizzare il mio intento, dopo tanti anni… e così come sempre abbiamo fatto il solito giro a cercare il posto dove fare l’apertura.

Alle 6.40 arrivo sul luogo dell’appuntamento, prima volta dopo tanti anni per primo, vado fino in fondo alla strada per vedere se avessi capito male, ma non ci sono, invece c’è un altro che non conosco. Torno indietro e intanto arrivano i miei soci, di per me, avrei anche cambiato zona, ma poi abbiamo aspettato di vedere dove andava quell’altro per dirigerci dalla parte opposta.

 

Un bel nebbione ha allungato i tempi dell’alba, i cani mugolavano in macchina impazienti, quando la luce è stata sufficiente, visto che il collega si dirigeva ad est, siamo partiti verso sud per non dargli fastidio. L’erba alta e fradicia di rugiada ci ha bagnati fino all’anca, i cani correvano felici, parte un fagiano ma va via, camminiamo in lungo e in largo, una fagiana mi parte nell’erba alta, volando bassa e quando la vedo è ormai fuori tiro. Superiamo un campo arato, fiancheggiamo un campo di mais e così via fino alle 10, senza vedere più nulla, scherziamo, ridiamo comunque contenti.

I miei cani tengono bene, la mia gamba anche.

A casa la rigidità si fa sentire, ma i cani non mi perdono di vista un attimo, Spack in particolare mi segue passo passo e mi si sdraia vicino, caso mai volessi mollarlo a casa. Alle 13 si riparte, ma Kate zoppica visibilmente e ha una zampa un po’ gonfia, decido di non portarla.

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Ecco i miei sodali -da sinistra Marco, Cesare e il cane Luna-

Intanto è uscito il sole e dopo un quarto d’ora di corsa Spack soffia come un mantice, preferisco non sforzarlo e saluto i miei soci, chiamo il cane per legarlo e farlo camminare fino alla macchina, ma fa orecchio da mercante e continua a correre nella stoppia, poi s’inchioda in ferma su una quaglia, proprio una bella ferma, sto per qualche secondo a guardare il mio vecchio cane, faccio qualche passo e il selvatico parte, non è stata una grande caccia, ma non è stato cappotto.

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Io con Kate e Spack

Torniamo a casa, ascolto le partite per radio e verso le 17.30 facciamo un giro, Spack fa fatica ad alzarsi, Kate capito che si parte, non zoppica nemmeno più, viene anche Giovannina per portare a casa il maschio quando vediamo che proprio non ce la fa più.

Fosse per lui a casa non ci andrebbe mai ma dopo una decina di minuti lo carico di peso in macchina perché di saltare da solo non se ne parla.267113213.JPG2136266915.JPG

 

Resto con Kate e ci dirigiamo verso casa a piedi, sono circa tre chilometri, li facciamo lentamente perché la mia gamba prende a farmi veramente male, tanto che davanti casa decido di evitarmi alcune centinaia di metri nell’arato e chiamo la mia fida scudiera perché venga a prendermi.

 

 Risultato: catturata una quaglia, io zoppico visibilmente, Kate anche, Spack è talmente rigido che bisogna aiutarlo ad alzarsi, Giovannina ci guarda sconsolata, ma noi siamo felici anche così.

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Vista la storia da raccontare non volevo neppure fare il post, ma aprendo internet  c’era un sondaggio sulla caccia e sono andato a scriverci il mio commento che ho riportato all’inizio del post.

Ritengo che i cacciatori siano gente strana, coi soldi che spendono, mangerebbero sicuramente parecchie volte polenta e lepre, fino a stufarsi della selvaggina, ma “hanno in disprezzo tutto ciò che non è caccia e van cianciando che provano in cuore un piacere incredibile ogni volta che sentono quell’orribile suono di corni e l’abbaiare dei cani…“ (Erasmo – Elogio della pazzia), sia come sia, testardamente, il giorno dell’apertura, ci siamo.

Anche io, che di solito dormo assai volentieri, ci sono e, non importa quante ore sia riuscito a dormire, anche abbastanza sveglio.

 

 

Ago 21, 2008 - caccia    No Comments

i miei cani

Amricord di me can

Sono tanti anni che vado a caccia, il primo anno ho iniziato con un cane di mio zio, Diana, un segugio che alla bisogna fermava il fagiano, parrebbe impossibile ma l’ho visto io.

Poi mi hanno regalato un breton, Tom, col quale siamo andati felici attraverso la campagna per 10 anni, è morto proprio ad agosto e per quell’anno è venuto a caccia con me un bastandone da guardia di un’altra mia zia, Black, ottimo per rubare le bistecche a mia mamma e per trovare le quaglie abbattute e… mangiarsele in un sol boccone.

Ho quindi acquistato un setter irlandese, John, un cane molto dolce, appassionatissimo alla caccia, abbiamo fatto fatica per un paio d’anni, poi abbiamo cominciato a cacciare bene insieme e nel frattempo abbiamo trovato in campagna un pointer, Giacomo, siamo diventati amici, lui era esuberante ed estroverso, velocissimo e un po’ anarchico, ma abbiamo formato una squadra affiatata e ci siamo divertiti parecchio. Poi ho deciso di prendere una femmina di irlandese, Vicky, per avere i cuccioli di Jo, ma forse era tardi e non ci siamo riusciti. La cucciolata era ormai in programma e l’allevatore ha fornito Faruk che ha permesso a Vicky di avere 8 cuccioli, me ne sono rimasti 4, Eirene, Kate, Jack e Spack. Intanto è arrivato Poldo un setter inglese che aveva paura del fucile, lo aveva trovato un mio amico, volevi mica mandarlo via perché renitente? Il tempo passa e a 14-15 anni muore Giacomo, poi a 14, tocca a Jo. Se ne va anche Poldo. Poi tocca anche a Vicky. I 4 figli di Vicky danno il segno a un’epoca e per alcuni anni divisi in due squadre mi permettono di apprezzare la loro passione e il loro entusiasmo, ma anche per loro passano gli anni e l’anno scorso a 10 anni muore Eirene, a settembre una cardiopatia manda in pensione Jack, lo porto comunque in campagna tutti i giorni che vado a caccia per una decina di minuti, lui mi aspetta al cancello mentre sono in giro coi suoi fratelli, gode di quei brevi istanti in campagna e non protesta. Muore di schianto in primavera dopo avere mangiato un’altra fetta di salame vicino al nostro tavolo. Quest’anno, portando i due superstiti in campagna mi sono reso conto che anche Spack ha problemi, probabilmente cardiaci, il primo giorno è partito come al solito al passo di corsa, ha levato 4 o 5 fagiani poi, col fiatone ha mostrato di non avercene più. Domani lo portiamo dal veterinario, ma immagino cosa mi dirà. Kate era la più piccolina, era nata per prima e non riusciva a prendere il latte battuta dai suoi ingordi fratelli, l’abbiamo tirata su con latte in polvere e biberon, non ha mai corso tantissimo, è timida, se grido per qualche motivo, scappa nel sottoscala, ma è l’ultima bandiera di questa età.

 

Per la gente di teatro, lo spettacolo deve continuare.

 Non so come sia per loro, ma per me i ricordi dei miei vecchi cani si affollano ogni volta che mi fermo a pensare alle lunghe camminate che ho fatto con loro nel fango o sotto il sole spesso senza trovare nulla, ma felici di essere lì, insieme.

Rivedo ognuno di loro correre per prati e stoppie, infilarsi tra i rovi, attraversare l’acqua gelida, tornare coi baffi coperti di ghiaccio e spero che là dove sono ora ci sia qualcuno che gli accenda il camino e si sieda con loro ad asciugarsi.  Dopo la caccia.                                                  1488793933.JPG