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Mar 30, 2011 - bike    No Comments

In bici

 

Cominciamo a salire…

Sabato pomeriggio in bici, Alessandro, Francesco, Luciano ed io, partiamo alle canoniche 13.45.

Costantina, Alberina, Musona e via sull’argine fino al ponte per Bassignana, deviamo a sinistra verso Rivarone e cominciamo a salire. Nonostante la bici nuova patisco ovviamente la salita. Vedo Francesco fermo e non mi par vero di fermarmi a11.3.26 1.JPGvedere cosa gli succede. Ha bucato, lui riempie la gomma di schiuma ed io riprendo fiato. Poi torniamo a salire, poco prima della cima mi prende un dolore al polpaccio, ma continuo stoicamente e raggiungiamo Fiondi. Mentre salgo noto Luciano nel campo un paio di metri sotto il piano stradale, “che diavolo sta facendo là sotto?” mi domando, ma non me ne preoccupo troppo ho già i miei problemi a spingere i pedali lungo la salita: dopo, Luciano mi spiegherà come, dopo avere messo la bici sul cavalletto, l’ha vista ondeggiare sotto la spinta del vento e ha cercato di evitare che cadesse con l’unico risultato di rotolare insieme al suo mezzo lungo la riva. Nessuno si fa male, solo l’aggancio della ruota anteriore della bici si allenta e Francesco lo farà notare poco dopo a Luciano.

11.3.26 7.JPGSi era parlato di raggiungere i ripetitori sopra Valle s. Bartolomeo, ora siamo al bivio, una strada porta in discesa verso l’abitato di Fiondi, verso Bassignana e verso casa, una sale verso la collina di fronte a Pecetto, una sale verso i ripetitori. I miei amici guardano me, che annaspo cercando ossigeno mentre mi

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massaggio il polpaccio dolente. Potrei rovinare l’uscita ai miei amici? Neanche per idea! E imbocchiamo lo sterrato in salita. La terra argillosa schiacciata dai trattori presenta delle profonde rotaie sulle quali è assai difficile procedere in sella (tra poco anche Francesco verificherà la durezza del terreno con la natica) e allora, un po’ a piedi, un po’ in bici11.3.26 8.JPGprocediamocomunque. Mi fermo con Luciano per una foto, faccio una fatica del diavolo, ma arranco verso la cima e mentre salgo mi riprometto di smettere di fumare, di mangiare meno e perdere una decina di chili, di allenarmi durante la settimana magari alzandomi un’ora prima al mattino, magari faccio un controllo dal cardiologo…

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Finalmente raggiungo i miei amici, mi pare di avere una palla da tennis in gola, l’aria sembra nonvoler passare, ma mentre Francesco riprende il mio sforzo titanico, negli ultimi metri di salita provo anche a sorridere e alla fine saluto nell’obiettivo del cellulare.

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Ora è tutta discesa! Scendiamo sparati verso Valle S. Bartolomeo, muoio dietro una panetteria e un grosso e grasso panino col salame (non ho menzionato il fatto che per tenermi leggero, ho mangiato due patate lesse e11.3.26 11.JPG una banana), quindi entriamo in città. La pista ciclabile corre lungo i baracconi, insieme a Francesco proviamo un profondo sentimento di amore per l’odore di krapfen, ma continuiamo e poi svoltiamo verso Spinetta.

 


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Passiamo, non senza qualche inquietudine lo stretto ponte sulla Bormida, quindi, per evitare la successiva rotonda, scendiamo e passiamo sotto lo stesso ponte per raggiungere via Grilla e sull’argine raggiungiamo Castelceriolo. Poi il cavalcavia e Alessandro prende il primo bivio verso casa, poi ci lascia Francesco.

 

Raggiunta la Costantina con Luciano, stanco, col vento che infuriava cercando di fermarmi sferzandomi il viso, non ne potevo proprio più, ma ho continuato a pedalare, 900 metri, 800, 500… casa!!! Te caldo coi biscotti, che bello essere a casa!!!

 

Feb 20, 2011 - bike    No Comments

Ancora in bici

 

Domenica in bici…

anzi sabato.

Le previsioni meteo promettevano sole per sabato ma minacciavano pioggia per domenica… di nuovo!

Noi si era d’accordo per un giro in bici domenica mattina, ma l’estrema duttilità del nostro gruppo e la capacità di adattarsi dei sodali ci hapermesso di riorganizzarci e di partire per il nostro giro il sabato pomeriggio.

D’accordo, la partecipazione non è stata un successo, ma questo non è avvenuto per il cambio del programma: Dante aveva sporcato la bicidomenica scorsa e non voleva ripetere l’esperienza, Paolo aveva degli impegni familiari, Franco, malgrado la giornata soleggiata, se non ci sono almeno 20°, dice di sentirsi sottoequipaggiato, Alessandro ufficialmente non si sentiva bene, ma chi lo conosce è più portato a pensare

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che il fango non facesse parte dei suoi interessi. Siamo rimasti Luciano, con i copertoni nuovi dopo la doppia foratura di domenica scorsa, Francesco alla sua prima uscita stagionale ed io, con la mia gamba malandata, il peso eccessivo e il fiato limitato dal fumo, dallo scarso esercizio e dall’età.

11.2.19 4.JPGSiamo partiti alle 14.30 e dopo un primo tratto di asfalto abbiamo imboccato lo sterrato.

Abbiamo quindi percorso l’argine verso Sale e, malgrado io rallentassi l’andatura del gruppo, abbiamo raggiunto abbastanza agilmente Alluvioni, siamo scesi fino al Po e abbiamo quindi preso la via del ritorno. A questo punto avevamo percorso più di quindici chilometri e io cominciavo a sentire la fatica, diciamo fatica ma era una sensazione di disagio legata al respiro, alle gambe dure e al fastidio procuratomi dalla sella; dopo i 25 chilometri pedalare era sgradevole, fossi stato solo mi sarei fermato un po’ a riposare, ma non lo ero e il tempo era pas

sato, il sole scendeva verso occidente e si avvicinava la sera. Ai 30 chilometri abbiamo svoltato sulla provinciale e

gli ultimi 5 li abbiamo percorsi sull’asfalto, non andava bene, ma andava meglio.

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Sono arrivato a casa provato dai 35 chilometri del percorso, ma ero soddisfatto… continuando con le uscite, malgrado la bici non sia il

miosport, comincerò a pedalare con meno difficoltà, qualche chilo accumulato in inverno mi lascerà e col tempo più clemente la maggiore attività all’aperto mi aiuterà a migliorare le mie capacità motorie. Forse…

 

 

 

Sicuramente invece Francesco avrà difficoltà a superare quella sorta di fobia che prova quando sente l’abbaiare anche lontano di un cane, anche quando l’animale è un quindici centimetri di bastardino dal musetto simpatico; se poi si tratta di un doberman di quaranta chili, diventa irrilevante che sia chiuso in un cortile recintato, il suo abbaiare lo sgomenta e il vederlo correre avanti e indietro lungo la recinzione lo getta nel panico, in fondo basterebbe un buco per permettergli di uscire e a quel punto… comunque bisogna apprezzare che abbia accettato di ripassarci davanti al ritorno anche se11.2.19 12.JPGistintivamente avrebbe preferito passare su un’altra strada per evitare di vederlo ancora. Buona la sua prestazione per essere la prima uscita della stagione.

 

 

Luciano… lui è quello più anziano, ma è anche quello più in forma, ha continuato a pedalare per tutto l’inverno ed è quello che quindi sente meno la fatica, ora che poi ha i copertoni nuovi… come lo fermi? 

 

Feb 14, 2011 - bike    No Comments

Domenica in bici

 

Bikers

Tutta la settimana bel tempo… chiuso in studio o girando di corsa per la città a lavorare, tutte giornate da più di 10 ore… sabato mattina ho ancora da fare… il pomeriggio… il sole splende nel cielo ma io sono d’accordo con Domenico per cambiare le porte dello studio che quindici giorni fa mi hanno fregato il portatile e almeno ci provo a impedire che me ne fottano un altro, non che ci creda tanto, ma almeno per entrare dovranno fare un po’ di fatica…

Ma alla fine della settimana c’è la domenica e, caschi il mondo, si va in bici.

Mi sveglio alle 8 senza la sveglia, mi rigiro assaporando il calore del piumone, mi stiro… come ho dormito bene! Penso con piacere a dove trovo le cose da bici, devo ricordarmi di mettere un po’ d’olio nel cambio… arriva Maria: “sai che ha piovuto stanotte?”… uno sbotto di bile mi refluisce su dal duodeno e mi colora anche la faccia… verde di rabbia mi precipito alla finestra e apro gli scuri… una grigia atmosfera fatta di nubi, nebbia e umidità traspira dal campo di fronte… e che ca…!!!

Maria che immagina i miei pensieri ma non si sa trattenere: “ dici che viene qualcuno?”

E’ la bile che guida i miei pensieri a questo punto: “chi se ne frega! Se non viene nessuno, abbasso la sella e vado a fare un giro col cane!”  e lei: “ ma se piove ti bagni tutto… e fa più freddo di ieri…”. Mi astengo dal rispondere e vado in bagno.

Alle 8.30 sono pronto, non sono sicuro che arrivi qualcuno, ma io sono pronto. Sto andando a prendere la bici e arriva Luciano, mi appresto ad uscire e arriva Paolo. Maria che comunque vada cerca il pelo nell’uovo: “e Dante non viene?”, “Dante lo andiamo a

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prendere!” diciamo noi… e si parte.

Dante è già pronto, sta uscendo nel suo nuovo abitino da bici frutto del nostro imperversare, mio e di Luciano, sul suo abbigliamento “siberiano” nell’uscita della domenica precedente.

Il gruppo è completo (Franco, se non c’è il sole e almeno 20°, non viene), muoviamo verso Piovera fino all’Alberina e quindi iniziamo lo sterrato, pedaliamo di buona lena fino all’argine e puntiamo sul Tanaro.DSC03211.JPG

Avvicinandoci al fiume il fondo diventa argilloso, pregno d’umidità e scivoloso, ad un certo punto le rotaie create dai trattori piene d’acqua rendono Luciano che guida il gruppo un po’ dubbioso, si ferma e voltandosi chiede“continuiamo o torniamo indietro?”. Io che arranco in fondo alla fila, faticosamente in equilibrio sulle ruote che scivolano, “vai, vai che il bello viene adesso!”.

Passiamo su un tratto inerbito, non fangoso come il precedente, ma ugualmente molle e faticoso,  poi scendiamo in lieve discesa verso il fiume. La mia preoccupazione va al dopo, al rifarla in salita, ma è solo questione di un attimo che siamo già sulla riva del Tanaro. Qualche foto, un po’ di te caldo e si riparte; in fondo la salita non è così faticosa, è peggio il riuscire a mantenere l’equilibrio con le ruote che scivolano da una parte e dall’altra.

A questo punto davanti a noi c’è un boschetto di robinie, una delle ultime vestigia di quello che un tempo mi si dice fosse un grande bosco che correva continuo lungo le rive del fiume, cerchiamo un sentiero che lo attraversa, ancora una quindicina di anni fa il bosco era più vasto e ne percorrevamo i sentieri in bici o in fuoristrada, ora… va beh troviamo il sentiero e ci addentriamo tra gli alberi ricoperti di edera, a me piace, e penso anche ai miei amici, pedalare nell’ombra silenziosa del bosco, la più bella foto del giro la faccio proprio qui e viene bene nonostante la scarsità di luce.

 

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DSC03217.JPGPiù avanti il sentiero si stringe e si fa coperto di rami, Luciano scende dalla bici “se no buco per laDSC03219.JPG terza volta in un mese!), io provo a passarci sopra. Poco dopo  un albero abbattuto blocca il sentiero, dobbiamo superarlo con le bici in spalla e al di là Luciano si rende conto di aver bucato la ruota anteriore (per me ha qualche problema con i copertoni)…

 

 

 

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Provo a pensare come potrei fare arrivare Maria fin lì col fuoristrada per raccogliere il nostro sodale, ma fortunatamente Dante ha uno spray per le forature,

 

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siamo dubbiosi che funzioni, ma ci proviamo e ci va bene, la gomma tiene  e possiamo continuare il giro.

Dopo una sosta per una foto con lo sfondo del fiume,

 

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usciamo dalle robinie e ci dirigiamo verso l’argine seguendo la strada più lunga ma più comoda e raggiungiamo l’asfalto. Ancora qualche chilometro fino a casa, domenica prossima riprendiamo da dove abbiamo lasciato… se non piove, naturalmente!

 

Set 14, 2009 - bike    2 Comments

Un tranquillo week end

Immagine 037.jpgIn bici

Fine settimana pieno.

Potremmo parlare dei giri coi cani all’alba, Immagine 047a.jpg

potremmo discutere del giro in canoa al Lago di Candia dopo che siamo andati fino al lago di Mergozzo e abbiamo trovato il paese chiuso per non so quale manifestazione,

della Polizia che ci ha fermati, della pizza di ieri sera…

Invece cominciamo col risotto al Castelmagno di sabato sera che si poteva tagliare col coltello…

Ma procediamo con ordine:

è venuta a trovarci Anna da Polonia e per sabato abbiamo combinato una gita in mountain bike nei dintorni, gonfiare la bici di Maria è stato più difficile del previsto e Valter ha dovuto aspettarci,

ma non ha mugugnato troppo.

Siamo partiti baldanzosi e sorridenti, in particolare Anna, che forte della sua ben più giovane età, ogni due o tre pedalate ricordava la volta che con Mariano eravamo andati in montagna e ci aveva dimostrato la sua netta superiorità atletica lasciandoci a guardarla mentre saliva spedita.

Abbiamo superato i primi ostacoli,

Immagine 026.jpgImmagine 030.jpg

Immagine 029.jpgabbiamo continuato fino al Tanaro e ne abbiamo costeggiato la riva,

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abbiamo superato il ponte per Bassignana e siamo scesi sull’altra riva del fiume.

“Una volta” ci andavamo spesso col fuoristrada e conoscevo abbastanza bene i sentieri,

“una volta”.

Si perché “una volta” i sentieri c’erano.

Sabato, dopo una discesa tra i rami non più tagliati da tempo,

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di sentieri non ne abbiamo più trovati, solo rovi e sterpaglia sotto i pioppi.

Di risalire per la strada percorsa prima non ne aveva voglia nessuno e Anna e Valter, bici alla mano,

 hanno seguito me che insistevo a dire che presto avremmo trovato la carrareccia.

I rovi ci attaccavano le caviglie pungendo e graffiando, ma noi continuavamo…

perché di lì a poco avremmo incontrato il sentiero.

Finalmente invece, dopo essermi piantato in un fosso nascosto dalle frasche (I tentativo di cadere),

ho visto una stradina che saliva dal pioppeto e che ricordavo di aver percorso a suo tempo col fuoristrada.

Abbiamo imboccato con ardore la via d’uscita dal pioppeto irto di rovi e, dopo un sentiero erboso abbiamo raggiunto una bella stradina inghiaiata che ricordavo portare in luoghi “una volta” tranquillamente percorribili.

Giunti ad un bivio abbiamo deciso di scendere ancora verso il fiume per scoprire un eventuale possibile approdo per poi venirci con la canoa.

Il sentiero era ben tenuto e sulla via abbiamo incrociato anche un fuoristrada,

ricordavo di esserci già passato a mia volta col fuoristrada e anche in bici,

intendevo seguire il Tanaro fino alla confluenza col Po e quindi deviare verso Bassignana e verso casa.

In teoria niente di nuovo quindi e il sentiero procedeva ben percorribile sulla bici.

Procedeva, dicevo, si procedeva fin quando si è perso in una spianata di sterpaglie con una esile traccia di pneumatici che continuava verso il fiume e tra gli alberi.

Anna ha girato la bicicletta per tornare indietro, Valter ed io abbiamo deciso che era troppo tardi per rifare tutta la strada percorsa perché il sole stava ormai calando.

E abbiamo proseguito seguendo la traccia dell’auto.

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La bici mi è scivolata di lato e mi sono piantato una seconda volta in un fosso (II tentativo di cadere).

Ma ho proseguito alla testa della ormai demoralizzata colonna.

Intanto gli alberi si infittivano e il sole calava, io cercavo di procedere sulla bici per evitare che la gamba cominciasse a farmi male, era difficoltoso ma era il male minore… finchè le ruote mi sono scivolate in un fosso e mi sono sentito piuttosto instabile, ho guardato di lato e ho visto una “morbida” coltre di sterpaglie, non ho neppure provato a restare in piedi lasciandomi andare e atterrando “morbidamente” sull’erba secca.

La mia caduta ha creato un certo grado di buonumore nei miei sodali, grado forse un tantino eccessivo per quanto concerne l’ilarità tanto che ho dovuto richiamare Anna ai suoi doveri di buona cristiana, ma in effetti scappava da ridere anche a me ed è un vero peccato che la macchina fotografica fosse nella sacca della mia bici.

Liberatomi della bicicletta con l’aiuto della mia amica abbiamo ripreso la via tra le robinie, adesso anch’io con la bici alla mano e Valter in avanscoperta in una striscia di terreno fitto di frasche secche.

Anna era davanti a me e brontolava in una maniera che mi ricordava una preghiera laica pronunciata con voce sommessa.

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Valter ha raggiunto il limitare del campo, ma anche al di là niente sentieri, solo una stoppia di mais.

“Se sono venuti fin qui a trebbiare il mais, un sentiero ci deve pur essere” dico io e la truppa si rianima.

Partiamo decisi verso nord nella stoppia di mais, ma sentieri niente, Valter va verso ovest verso un campo di mais ancora in piedi, ma anche lì niente. Puntiamo allora verso l’altra estremità della stoppia, Valter al di là dei pioppi, Anna al di qua e io nella stoppia (il posto peggiore, ma ogni tanto riuscivo a salire in bici).

In fondo finalmente un sentiero; partiamo decisi verso… boh? Ma da qualche parte ci doveva portare!

Intanto il sole calava e sotto i pioppi cominciava a vedersi una pipa, ma ancora più preoccupante, la vigoria di Anna cominciava a scemare.

Valter (che come saprò più tardi aveva ospiti a cena) provava a dare un ritmo sostenuto, io lo seguivo, poi aspettavo la mia amica di Polonia, la rincuoravo un poco e tornavo da Valter per dirgli di rallentare, lui rallentava e poi ripartiva sperando di spronare la truppa.

Intanto Anna ha cominciato a patire un altro problema: indossava occhiali scuri che servivano anche da vista e con la scarsa luce ha deciso di toglierli.

Solitamente è piuttosto timida, è assai poco propensa al turpiloquio, diventa rossa con facilità,

ma sarà la stanchezza, sarà il timore per la situazione, sarà la luce che calava rapidamente,

ad un certo punto se ne è uscita con un “non vedo un cazzo!” quasi gridato che mi ha molto stupito e che passerà ovviamente alla storia.

Ma non ne poteva più, continuava a pedalare con la forza della disperazione e quando abbiamo raggiunto la strada inghiaiata in leggera salita, è venuta su a piedi.

Io ho rincorso Valter e ci siamo fermati per aspettarla, le abbiamo dato qualche minuto di tregua e siamo ripartiti; non era cattiveria la nostra, ma ormai il sole non c’era più sull’orizzonte e si trattava di percorrere un bel pezzo di provinciale senza fanali e soprattutto il ponte sul Tanaro, lungo e bastardamente stretto.

Anna continuava a ripetere che le macchine non ci vedevano, io stavo dietro di lei “così prendono prima me, forza pedala!” e lei pedalava. Nella discesa non le ho permesso di frenare per percorrere il ponte più velocemente.

E finalmente siamo arrivati in fondo e abbiamo lasciato l’asfalto per imboccare l’argine,

se non altro non rischiavamo più l’arrotamento.

Abbiamo lasciato l’argine a Piovera e mentre attraversavamo il paese sotto la luce dei lampioni ho proposto ad Anna di telefonare a Maria per farla venire a prendere con la macchina, contestualmente poteva poi anche “scortare” Valter e me con le quattro frecce accese. Ed in effetti ho chiamato a casa, ma poiché l’amica di Polonia, stoicamente, continuava a protestare che ce l’avrebbe fatta a finire il giro, quando Maria mi ha risposto ho detto solo “Non ti preoccupare, stiamo arrivando”.

In fondo al paese sono finiti i lampioni e la provinciale, buia come la notte, ci aspettava con il suo traffico del sabato sera lanciato a 100 e passa all’ora.

Valter avrebbe continuato sull’asfalto, Anna era pronta anche all’ammutinamento e ogni auto che ci sfrecciava davanti la faceva più convinta della pericolosità della cosa, io ero indeciso.

“E se passassimo sulle strade di campagna?” propongo io,

“ma è buio, non si vede niente!” ribatte Valter,

“ci vado a caccia, queste le conosco bene e l’allunghiamo solo di un paio di chilometri” conforto io,

“tanto tempo fa mi hai detto che mancavano solo tre chilometri!” si scandalizza Anna,

(era vero, ma l’avevo detto  per non demoralizzarla!)

“comunque meglio su strade di campagna” approva poi.

Valter, un po’ a malincuore aderisce alla proposta e imbocchiamo la strada inghiaiata nel buio senza luna.

La ghiaia chiara risalta nella notte e andiamo via abbastanza bene, ad un bivio la carrareccia diventa erbosa e si vede meno, ma siamo comunque di ottimo umore, ridiamo e scherziamo.

Persino quando mi fermo, un po’ per dire ai miei amici che la strada si fa più aspra per la presenza di grossi sassi, un po’ per far riprendere fiato ad Anna, mentre le faccio una foto riesce a tirar fuori un bellissimo sorriso.

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E ripartiamo.

I sassi spaventano un po’ la mia amica polacca (che peraltro continua a non vedere un ca…!) e lei preferisce farsi un pezzo a piedi, ma intanto raggiungiamo la strada della Vacca, ormai siamo a casa.

Aspettiamo un momento senza auto all’orizzonte, percorriamo qualche centinaio di metri e svoltiamo in una stoppia di grano che so essere ben battuta per il passaggio dei mezzi agricoli e finalmente raggiungiamo la strada di casa.

Salutiamo Valter e arriviamo al cancello di casa mia dove Maria ci aspetta in strada con mia cugina, diamo le spiegazioni del caso mettendo la sordina alle preoccupate proteste della mia compagna e entriamo finalmente in casa.

E qui viene fuori la questione del risotto col castelmagno che si poteva tagliare col coltello: quando ho telefonato a Maria e le ho detto che stavamo arrivando, lei ha buttato in padella il riso, noi, tra una cosa e l’altra ci abbiamo messo più di un’ora ad arrivare e riso si è asciugato in maniera… si poteva tagliare col coltello.

L’avventura, i 35 chilometri abbondanti del giro e l’ottimo umore malgrado le gambe e il sedere dolenti, hanno comunque fatto si che si risvegliasse in Anna e me un ottimo appetito, della padellata di riso non è rimasto neanche un chicco, per non parlare del resto!

PICT0006.jpgSe pensate che non ci si sia divertiti… vi sbagliate di grosso e il giorno dopo siamo ripartiti insieme, con l’aggiunta di Bruna per un’avventura in canoa sul lago. Maria ha preferito restare a casa, ma tornando la sera siamo passati a prenderla per andare a mangiare la pizza tutti insieme.09.9.9 18.jpg

Che poi all’estero ci chiamano “maccheroni” o “pizza&mandolino,”

ma se l’assaggiano… Dio se piace anche a loro!

Ago 15, 2009 - bike    No Comments

Ci prepariamo al weekend

Ferragosto

Tutti in vacanza, le strade straripano in code chilometriche, le spiagge sono gonfie di personaggi più o meno in forma che si arrabattano per trovare divertimento in mezzo a una tal folla, sui laghi corrono decine di imbarcazioni, per andare in montagna devi lottare con migliaia di piloti da rettilineo che prendono velocità e ti sorpassano là dove vedono la “diritta via” per poi incastrarsi davanti a te alla prima curva, qualcuno avrà pure il bimbo che patisce la macchina, ma la maggior parte sono i più classici rappresentanti di quello stuolo di coglioni che caratterizzano la specie umana in viaggio nei giorni di festa.

Col Valter avevamo prospettato di raggiungere il nostro amico Cesare che dovrebbe essere in montagna, procurarci salamini e salsiccia per una grigliata alpina e magari per un’uscita sul lago che Cesare ci dice esserci nelle vicinanze di casa sua. Poi mentre eravamo in bici l’altra domenica: “Ma è il caso di farci quei 200 km per una grigliata?” faccio io. “Mah in effetti era quello che pensavo anch’io, ci sarà un mare di gente in giro… la facciamo a casa mia?” risponde Valter. “No, lo sai che Maria è restia a lasciare i cani soli a casa, facciamola da me, poi un giro in bici, uno in canoa sul Tanaro, qualcosa facciamo”. E’ bello trovarsi d’accordo con gli amici.

Oggi era prefestivo, dopo una breve comparsata in studio al mattino dove c’era davvero poco da fare, dopo pranzo siamo andati al nuovo “Panorama” a comprare qualcosa, quindi ho “costretto” la mia compagna ad un giro in bici.

In effetti lo sforzo maggiore è stato il riattare la m. bike di Maria, la ruota anteriore era staccata, le gomme erano sgonfie, la pompa buona, quella che funzionava così bene, si è rotta, il compressore era scarico: io nel garage ho tutto, ma, al bisogno, non trovo mai niente, quando lo trovo spesso si è guastato o comunque non funziona.

La ricerca delle chiavi inglesi per serrare la ruota ad esempio: ne ho trovata una che mi sembrava utile alla bisogna, o da una parte o dall’altra deve pur funzionare! e invece no, una parte era stretta, l’altra troppo larga, diavolo! Poi per fortuna ne ho trovata una regolabile e sono riuscito a stringere la ruota alla forcella. La pompa! Dopo un vano tentativo con il compressore ”da viaggio” (quello grosso che mi ha regalato a suo tempo Maria mi fa un po’ paura, non l’ho mai usato per le gomme, temo sempre che mi esploda tutto) che era probabilmente scarico (no, non pensarci nemmeno di metterlo in carica, c’è scritto che ci deve stare 12 ore!), dopo un inutile tentativo, dicevo, mi sono messo con santa pazienza con la pompetta della sua city bike, il sudore ha cominciato a colarmi lungo la schiena nel torrido garage, santiavo e pompavo, lei ridacchiava (hai voluto la bici? Adesso pedala!” probabilmente pensava). Io a questo punto, mentre ormai potevo nuotare nel mio sudore, ho cominciato a temere che le camere d’aria non tenessero, dopo tutto il lavoro compiuto, sarebbe stata una incredibile beffa!

Ma invece sono arrivato alla fine e siamo partiti, a velocità di crociera, pedalata lenta (molto lenta) ma sicura, dopo i primi 3 km ha cominciato a protestare per il mal di sedere, non potevo esagerare e, passati in una stoppia, abbiamo raggiunto una sterrata che ci ha portati dritti a casa, ha fatto quasi 5 km e, mi pare, si sia pure divertita.

Ormai erano quasi le 6 e sono partito in perlustrazione per vedere se trovavo un approdo per il giro in canoa un po’ più a monte di quello che abbiamo usato nell’uscita precedente, ho girato a lungo sulla riva del fiume su sterrate malridotte, irte di erbacce, popolate da tribù di zanzare non amichevoli, ho guardato la sponda attraverso la ricca vegetazione di ortiche, rovi, arbusti e veri e propri alberi, rintuzzando al contempo gli attacchi degli insetti, ma non ho trovato una via possibile al fiume.

Sono tornato a casa, domani siamo d’accordo con Valter per una nuova perlustrazione in m. bike, anche se lui giocando a tennis domenica si è stirato e l’uscita in canoa è dunque in forse.

Domattina comunque aprono la stagione per l’addestramento dei cani e Jim farà la sua prima uscita senza guinzaglio, Maria farà da supporto logistico nell’eventualità di dover portare a casa Kate e Spock di anni 12 che comunque sarebbe impensabile lasciare a casa.

Per la sera, oltre a Bruna e Valter, si aggregheranno anche Gabriella e Mariano per la grigliata.

Ora vado a dormire, che domattina, se voglio che i due vecchi cani non scoppino subito devo partire presto.

Buon Ferragosto anche a voi!