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Mar 28, 2013 - fuoristrada    2 Comments

Giro di Primavera 2013

Ancora a Sestri Levante

PROLOGO

Preparare un giro è sempre faticoso, tutti vengono, vengono, poi  non vengono –quasi- mai.

E quindi pensavo  con un certo scetticismo alle nove vetture che avrebbero dovuto partecipare al giro di Primavera solo la settimana scorsa: Carlo e Stefania –si quelli del giro a Pian Sottano nella neve- con altre 3 vetture di loro amici, Maurizio che proponeva il suo ritorno ai giri, Gigi e Gianni da Genova, Pietro – che viene sempre al 99%, poi…-   ed ovviamente io.

Tutti presenti fino all’altro ieri, poi due degli amici di C&S non partecipano più, il mio navigatore e compagno di mountain bike mi dice che non si sente, Maurizio, non da segni di vita in risposta alla mia mail.

Venerdi sera però Pietro mi conferma la sua partecipazione durante la rituale riunione conviviale per la cena+biliardo da Franco. Luciano lo convinco a venire sabato mattina, a Maurizio telefono nel pomeriggio:   come sempre mi dice che mi avrebbe chiamato di lì a poco, ma con le previsioni meteo orientate su pioggia continua, non si sente di venire.   Sabato sera Gigi mi conferma la presenza dell’ala genovese, ma una mail di Stefania mi dice che anche l’ultimo loro amico non viene.   Da 9 siamo rimasti in 5, ma se domani arriveremo davvero a Sestri in 5, sarà già un successo.

IL GIRO

Passiamo da Franco in perfetto orario, arriva con noi anche Pietro e partiamo. Carlo e Stefania sono in ritardo, li aspettiamo al primo autogrill e quando arrivano, avvisiamo Gigi.  La radio di Pietro non funziona, la mia ha le pile scariche, ma giunti a Sestri le cambio e almeno 4 vetture sono collegate. Si parte verso Maissana dopo una sommaria votazione che mette in minoranza l’ala genovese che vorrebbe raggiungere in primis la seconda parte del giro, quella verso il Rifugio di Pratomollo.

13.3.24 DSCN2644.jpgCominciamo a salire… ho volutamente invertito il percorso che abbiamo fatto a dicembre ma Gigi ha prontamente riconosciuto la strada, quando gli è stato spiegato come il tratto fosse fatto al contrario, ha subito protestato che non si fosse ancora sullo sterrato e questo proprio nel momento in cui imboccavamo un tratto 

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rosso di polvere di diaspro. Prima di raggiungere il Passo del Bocco spostiamo un masso che blocca la strada, raggiunto il passo, Gigi prova a piantarsi in una pozza d’acqua, fortunatamente per lui riesce ad uscirne, poiché non so chi avrebbe potuto –o voluto- andare a legare una corda al suo Jimny.

Sul passo liberiamo Jim che così può fare conoscenza con Zeudi,  la doberman di Franco, ma chi si aspettava un tenero idillio rimane deluso…  il timido Jim, malgrado l’interesse mostrato dal feroce cane da guerra, mostra estrema indifferenza e preferisce correre in lungo e in largo lasciando sul posto la cagnolina che si accontenta delle coccole dei sodali.

13.3.24 DSCN2659.jpgScendiamo quindi per la rituale foto al sito panoramico col mare alle spalle, pioviggina, tira un vento freddo e maligno, il mare non si vede 13.3.24 DSCN2663.jpgper nulla, ma noi siamo contenti lo stesso.

Scendiamo, saliamo, imbocchiamo una strada mai 13.3.24 DSCN2676.jpgpercorsa che, con un tempo diverso, dev’essere splendida con i suoi panorami che spaziano là fino al mare… poi una sbarra chiusa ci ferma e dobbiamo tornare 13.3.24 DSCN2678.jpgindietro. Scendiamo allora dal passo lungo lo sterrato fino all’asfalto e dirigiamo verso Campore cercando un riparo per consumare la focaccia e i panini che abbiamo acquistato. Ripari non ne troviamo, ma smette di piovere e ci fermiamo in uno slargo lungo il torrente, tanto più che ho sbagliato un 13.3.24 DSCN2683.jpgbivio e dobbiamo invertire la marcia….  Pietro e Franco però si raffreddano,

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non so quanto realmente e quanto metaforicamente, sta di fatto che quando cominciamo la salita verso il Passo del Biscia, Pietro accusa l’acuirsi di una lombalgia che lo affligge già da venerdi e decidono di rientrare.

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13.3.24 DSCN2694.jpgNoi stiamo salendo e continuiamo il giro… raggiungiamo lo sterrato 13.3.24 DSCN2688.jpge saliamo ancora. Un ramo sporgente lo
superiamo con facilità, poi un piccolo tronco caduto viene facilmente eliminato grazie alla mia povera attrezzatura neppure particolarmente affilata –che poi colpisce che 13.3.24 DSCN2699.jpgtutti mugugnino per le scarse capacità del segaccio e della scure, ma nessuno pensi di attrezzarsi in maniera più idonea!-.  Tutti parlano di motoseghe, tomahawk affilatissimi, seghetti che tagliano il ferro… poi fortunatamente, io mi ricordo di portare il mio vecchio segaccio dismesso dal mio giardino e la scure non affilata, ma questi sono solo discorsi, siamo abituati alla scarsa riconoscenza degli altri…

Proseguendo la salita,  arriviamo ad un pino spezzato alla base e  caduto sulla carreggiata. Subito si parla di tornare indietro, vengono fuori 13.3.24 DSCN2709.jpgle ipotesi più fantasiose per passare, dal legarlo ad un’auto e tirarlo al segarlo e via, io propongo di tagliarne i rami e passarci sotto. “Ma no, non ci passano nemmeno i Jimny, figurati il Terrano” affermano tutti in un coro rassegnato, ma io insisto  e con Luciano cominciamo a tagliare, vista la nostra determinazione si aggregano anche gli altri e con reiterati turni, mentre Luciano si prodiga alacremente con accetta e segaccio, 13.3.24 DSCN2710.jpgriusciamo a ripulire il tronco. Ora si tratta di provare… tra la meraviglia generale, eccettuando me e forse Luciano, il primo Jimny passa senza problemi poi via via tutti  gli altri, compreso il Terrano –una toccatina dell’angolo posteriore della capote non fa testo, siamo passati alla grande!-

13.3.24 DSCN2711.jpgPoco dopo un altro pino, ancora più fitto di rami ci sbarra la strada, questa volta nessuno discute sulla possibilità di passarci sotto e cominciamo la potatura. Intanto Gianni procede a piedi per vedere se ci siano altri ostacoli a monte. Noi stiamo liberando i rami sotto una pioggia battente quando il nostro scout torna dicendoci di interrompere il lavoro che intanto più in alto ci sono dei castagni caduti che non riusciremo mai e poi mai a tagliare. Lo sgomento serpeggia tra la gente al lavoro, tanto più che la pioggia fitta e fredda non solleva il morale.  Io insisto tenacemente per continuare, Luciano non si ferma e gli altri si aggregano anche se Gianni  continua a dire che per gli altri alberi ci vorrebbe almeno un’ora e finiamo per trovarci a tornare indietro al buio. Liberiamo la via quel tanto che basta e ripartiamo con Gigi che commenta “dai andiamo e intanto cerchiamo un posto per l’inversione!” (l’ala genovese è quella più pessimista). Io, che appartengo sempre all’ala oltranzista decisa a portare a termine il giro, osservando la mappa del GPS, vedo solo che il passo è ormai a un tiro di schioppo.

Quando raggiungiamo l’ostacolo successivo, con Luciano non 13.3.24 DSCN2714.jpgpossiamo che guardarci soddisfatti, sono castagni è vero e il legno è più duro, ma alla fine non occorre neppure tagliarli, basta sollevare i tronchi di quel tanto da poter passare.

E finalmente raggiungiamo il Biscia.  Qui chiedo agli amici tra folate di vento gelido e pioggia, se vogliamo continuare fino alla miniera di Gambatesa, quindi, acquisito un unanime consenso, scendiamo verso valle.

Chiacchierando con Luciano non mi avvedo del bivio e tutti mi seguono, quando mi pare che la strada fatta sia troppa, chiedo ai miei amici se avessero visto il bivio e Gigi dice “Io si, ma pensavo che avessi cambiato idea e volessi tirare diritto”… Questa volta ha sprecato una buona occasione per parlare, ma forse era solo che lui voleva rientrare in fretta a casa, infatti ha posto in votazione la 13.3.24 DSCN2722.jpgmozione per non tornare indietro, ma battuto per 3 a 1 si è democraticamente accodato alla colonna.

Fatte le foto di rito sul ciglio del “fosso”, mentre ormai diventa scuro, si rientra verso casa e 13.3.24 DSCN2724.jpgverso un’altra settimana di lavoro.

Un meritato plauso va a tutta la compagnia per la determinazione mostrata in occasione di questo giro iniziato con le peggiori aspettative meteorologiche e portato avanti tra molte difficoltà con tenacia insensibile al vento gelido e alla pioggia, senza cedere un metro allo sconforto per i  continui ostacoli postici sul cammino dalla natura e dalla sorte.

Una squadra che speriamo di ritrovare presto all’opera per nuovi e divertenti giri.