Archive from agosto, 2012
Ago 27, 2012 - fuoristrada    No Comments

26.8.12 Sulle Alpi Marittime

1.jpgDa Limone alla Liguria

Tra sassi e panorami splendidi

Dopo il Grand Tour ad Elva Gigi 

2.jpg

promise di organizzar un giro…


E infin lo fece…

Da Monesi a Limone,

ci si era provati qualche tempo fa, ma una delibera del sig. Sindaco del comun di Briga Alta, venne a bloccarci la via e con Pietro, Franco, Carlo, Mariano e lo stesso Gigi ci si dovette fermare…

noi,

OMNIA PARATI!

ma…

SEMPER FIDELIS!,

ci fermammo e tornammo indietro, verso Upega e verso casa.

Questa volta partiamo da Limone,

come Gigi vuole,

l’appuntamento è a Cuneo, davanti alla stazione,

noi partiam, Maria, Jim ed io, in perfetto orario e con teutonica precisione alle 10.42 siam ivi, corretti e probi,

 ad aspettare Gigi.

 E Gigi?

Che si perdette od arrivò in ritardo non è lecito sapere, sta di fatto che la colonna orfana del suo capo,  ristette per 20 minuti almen davanti alla stazione a menar Jim tra fontane e verdi aiuole.

Poi arrivò,  e lo guidammo precisi fino a Limone.

3.jpgQui la testa ei prese e con fiero piglio ci portò fino al confine, dove ristette al rosso del semaforo chiuso per il trafor di Francia almen dieci minuti,

poi mosse la colonna verso la Savoia ma subito fermossi e, in dubbio, il piè volse verso la discesa nel chiedersi se non avesse mai sbagiato una qual cosa.

E il fece… o ca… si dovette tornar sui passi nostri. Là 4.jpgverso la salita che al Col di Tenda porta, dovemmo ritornar immantinente e a salir noi principiammo col capo in testa che guidava una colonna che già cominciava a dubitar del suo duce.

Persin Maria, di noi la meno incline a dubitar di chi comanda, diceva “anche a me pareva di aver visto un’indicazione…!”

Ma seguitammo fino al Passo, dove uno sciamar di 5.jpgauto ci dice che siamo arrivati alla fin del corso e un segnale, bianco in tondo rosso, ci intima di fermar la nostra marcia.

Che ca… stai a dir o immagine nefasta?

Noi dobbiamo continuare, e punto e basta,

poi sulla scorta di una colonna che ci dice  di venir dalla Riviera, noi proseguiam la nostra marcia

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 indomiti verso la meta col capo in testa che guida la colonna tra sassi e buche, dicendo ad alta voce

“chi se ne frega!”

La strada è una e non si sbaglia il 9a.jpgcapo… come potrebbe?

Seguitiamo…

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Dopo un panin mangiato alla rinfusa, con una coca o un estate bevuti in fretta…

Seguitiamo…

11.jpgPassando tra fiere curve di sassi erte,12.8.26 gDSCN2057.JPG

superando passi e scavalcando anfratti alfin giungiamo al Passo dei Signori.

Fu vera gloria?

Ai posteri l’ardua sentenza…

Nui chiniam la fronte…

14.jpge alla notizia della presenza di un 12.8.26 DSCN0844.jpgpunto di ristoro dataci da un sodal della nobil arte del fuoristrada, ci gettiamo lungo la discesa per raggiungere un caffè… un succo di futta…

x12.8.26 DSCN0823.jpgPoi ancora riprendiamo la salita…x12.8.26 DSCN0825.jpg

Il capo guida… no sbaglio…

il capo ci fa passare e di guidare per un pezzo colonna ci lascia il contentino…

Magnanimo è il capo che lascia un po’ di gloria ai suoi sodali, seguendo tacito la truppa…

La sua preparazione ci dimostra,

con il finir della sua camera la batteria,

spegnendo delle immagini la storia,

legata alla sua fotografia.

15.jpgPer sorte noi siam molto più accorti e di un falco l’immagine cogliamo…

E pur del nostro capo che dal col 16.jpgscende, il ricordo riportiamo…

Ma noi siam solo sgherri e il col sempre pieghiamo fin quando passando un bivio il duce…

Inver timidamente per radio con un filo di voce…

ci dice…

“La via era quella… non fu che ti sbagliasti, o amico mio?”

8.jpg“Davver non son sicuro, o chefe,

ma  mi par che sia più in basso il bivio da affrontar… e allor proviamo…!”

Così sicur finchè la strada da perseguir fu una…

Così sbagliò al primo bivio il nostro Gigi…

Ma come noi sodali possiam non ringraziarlo per 13.jpgquesto nuovo giro,

lui che organizzò in modo fiero,

un’altra avventura a fine lieto,

del nostro allegro club di arzilli vecchi

che cercano una pur lieve avventura?

Grazie Gigi…

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E complimenti per l’organizzazione…!

 

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Ago 19, 2012 - fotografia    No Comments

In Val Gesso

 

Salvati da un bassotto e altre storie

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Sveglia alle 07.15… una vera fatica alzarsi…

Ieri in bici, nel letto sentivo i muscoli indolenziti, il caldo afoso, una stramaledetta zanzara che mi veniva a ronzare nelle orecchie… alle 02.30 ero ancora a leggere delle Alpi Marittime, poi ancora Luca Goldoni e finalmente mi sono addormentato. Ovvio che quando Maria ha provato a svegliarmi non potevo fare altro che girarmi   dall’altra parte con un grugnito. Il secondo grugnito è uscito alle 07.30 quando mi sono rigirato per spegnere la sveglia. Alle 07.45 Maria mi ha svegliato di nuovo e questa volta mi sono proprio dovuto alzare. In fondo, date le premesse, arrivare al casello alle 08.25 con soli 10 minuti di ritardo è stato un ottimo risultato.

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Restava ancora da decidere la meta, Alpi Marittime o3.jpg Moncenisio? Ci eravamo anche procurati il “passaporto” per l’espatrio di Jim, ma il pensiero delle code al confine… andiamo a Entracque e alle Terme di Valdieri.


Su guida GPS siamo arrivati abbastanza in fretta a Terme di Valdieri e qui volevo 5.jpg4.jpgsalire verso il Vallone di Valasco, ma ho sbagliato il bivio e siamo arrivati in un ampio pianoro dove abbiamo camminato un po’, fatte tante foto e goduto del fresco della montagna.

 

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7.jpgAlle 12.40 si è cominciato a pensare che fosse 6.jpgmeglio cercare un posto per mangiare e, anche in considerazione della quantità di gente che c’era in giro, personalmente dubitavo di trovarlo. Scesi a Terme di V. abbiamo mandato Maria in un ristorante ma non c’era posto, altri ristoranti non ne abbiamo visti e cominciamo a scendere. A questo punto chiedo a Domenico, il nostro specialista in tecnologie, di trovare un ristorante e lui comincia ad armeggiare col suo GPS,  “ce n’è uno a 4 km verso nordest”, io guardo il sole e dico che dobbiamo scendere, Domenico armeggia con la bussola del GPS e conferma. Ripartiamo e dopo 4 km giusti ecco un bar ristorante sulla destra con un’ampia veranda che guarda il torrente. Mi fermo ma, mentre Maria già slaccia la cintura per scendere a chiedere se c’è posto, arriva Domenico “aspetta, me lo da più in basso” e aggiunge “vedo già la bandierina…!” lasciandoci piuttosto perplessi sulla natura di detta bandierina. Riprendiamo la discesa verso la fantomatica bandierina e raggiungiamo S. Anna di V., troviamo un ristorante, che non era quello indicato dal GPS, ma comunque anche qui non c’è posto e un bar vicino ha finito i panini. Non ci resta che tornare alla trattoria poco più in alto col persistente dubbio di cosa potesse indicare quella bandierina.

Ancora prima di scendere dall’auto, un cartello col cagnolino e la scritta “io resto fuori” mi mette subito di cattivo umore, ma l’entusiasmo dei miei sodali alla notizia che ci danno da mangiare mi costringe a parcheggiare nella mezz’ombra data dal ristorante e ad entrare.

Ma sono di cattivo umore e come sempre non sono capace di nasconderlo, esordisco con “mi può portare una forchetta, per cortesia?” alla volta del ristoratore venuto a prendere le ordinazioni, “perché, cos’ha questa?”, “è sporca!”, lui prende la forchetta e va via. Mi porta la birra e io comincio a berla mugugnando, m’importa una pipa che la birra non sia abbastanza fresca, penso a quanto caldo ci sia in macchina e ho voglia di alzarmi e uscire ad aspettare che gli altri finiscano di mangiare, quel che mi fa rabbia è che siamo nella veranda, all’aperto, che fastidio può dare Jim?

Il mio malumore sale, ormai sono deciso a cercare un panino in un bar, sto per alzarmi quando Vanessa “e si che quelli lì un cane ce l’hanno…!”, mi volto e vedo un bassotto sotto un tavolo vicino, lo vede anche Maria che parte in tromba e va a protestare. Passa solo qualche minuto e Maria torna con l’autorizzazione per fare entrare Jim. Pochi minuti dopo, parcheggiata meglio l’auto, Jim è sdraiato al fresco accanto alla mia sedia. Il pranzo era buono, non eccezionale, ma per un prezzo assolutamente accettabile e nessuno ha più trovato da protestare. Un bassotto ha rimesso sui giusti binari un pranzo che mi stava andando di traverso ancor prima di iniziare a mangiare.

9.jpgFatte due foto alla cascatella che vedevamo dal 10.jpgristorante saliamo di nuovo verso Terme di V. senza peraltro esimerci da una sosta per attraversare un ponte sospeso che ci porta fino al torrente dove facciamo bere Jim un po’ infastidito dal rumore dell’acqua, fotografiamo una nutrita colonia di farfalle, saltelliamo “agilmente” sui 11.jpgsassi, per poi tornare a passare sul 12.jpgponte. Che poi nessuno di noi pensava di poter cadere nel torrente sottostante, ma quando arrivi a metà del ponte mentre qualcun altro inizia a camminarci… quello inizia a dondolare e a vibrare dandoti una sensazione di disequilibrio che, per 14.jpgesempio, ha costretto Jim a camminare pancia a terra con 20.jpgfrequenti trepidanti soste e Maria a fare l’ultima parte di corsa. Nel complesso, possiamo solo dire che 19.jpgè stato assai divertente.

Risaliti a Terme di V. imbocchiamo il bivio giusto per il Vallone di Valasco, ma dopo un paio di curve ci troviamo con la strada chiusa da un divieto di passaggio e un parcheggio completo. Non ci resta che tornare indietro e dirigere verso Entracque come avrebbe già voluto Domenico.

21a.jpgRaggiunta l’amena località turistica, la troviamo invasa da un’orda di varia umanità che rende difficile il passaggio, senza parlare di parcheggiare che sarebbe cosa davvero impossibile. Raggiungiamo dunque una diga, dove un po’ per il sonno, un po’ per il caldo, do segni di cedimento e fatte ancora un po’ di foto, decidiamo di scendere verso casa.

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Mi dispiace di avere abbreviato la giornata in montagna dei miei amici e un’oretta di aria 23.jpgcondizionata mi rimettono in discreta forma, quindi, giunti a Pollenzo, mentre passiamo lungo il vecchio muro della ex riserva di caccia dei Savoia, cui tanto tiene Mariano, decido di andare a vedere la chiesa il cui 24.jpg25.jpgcampanile svetta sulle case del paese.

Entrati nella piazza, troviamo una serie di strutture risalenti all’epoca monarchica che stimolano la nostra attività fotografica e io scopro che quell’Università del gusto cui aveva accennato Mariano esiste 

27.jpg29.jpgdavvero con la più pomposa dicitura di “Università di Scienze Gastronomiche”.

Che sorge spontaneo un dubbio, i docenti saranno cuochi o medici dietologi con una particolare    attitudine a mangiar bene?

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Ripartiamo, ma la “scienza gastronomica” lavora nel subconscio di Maria che quando passiamo in Alba e vede che il negozio delle specialità di Langa è aperto, mi fa fermare per “un’occhiatina veloce, solo per vedere cosa vendono…”. Domenico è un po’ perplesso,  ma mi segue volentieri nell’inversione per raggiungere il negozio.

Io resto fuori con Jim, Maria, Vanessa e Domenico entrano. Poi i padroni mi invitano ad entrare anche col cane e facciamo il nostro ingresso in questo ambiente ricchissimo di cose buone, vedo gli occhi lucidi di Maria, la curiosità golosa di Vanessa e Domenico, comincio a temere una nuova attesa come la volta del miele in Val Maira e preferisco uscire, magari sapendo che li aspetto nell’afa…

I minuti passano lenti, poi finalmente escono, Domenico ha già in bocca il gusto di pane caldo, burro e tartufo che preparerà appena arrivato a casa, Maria già si gusta un risotto con Castelmagno e tartufo da preparare domani sera… che dire? Due docenti per l’università del gusto!

La prossima volta? Mi piacerebbe un giro in bici in trasferta, su una strada senza troppi sassi e con pendenza abbordabile, riuscirò a trovare qualche sodale per affrontare anche questa avventura? Vedremo.

 

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Ago 8, 2012 - fotografia    No Comments

Ancora a Elva

Ritorno a Elva

A fotografar marmotte

Il caldo della pianura è insopportabile… con Domenico siamo d’accordo di andare a fare qualche foto in montagna… perché non tornare a Elva?

12.8.5 1.jpgPassiamo dalla Val Varaita per raggiungere il Colle di Sampeyre, ma questa volta ci accoglie una giornata uggiosa, tra svolazzi di nebbia e spruzzate di pioggia… e che ci importa? Almeno fa fresco.

Raggiunto il passo comunque il tempo migliora e, a 12.8.5 2.jpg12.8.5 4.jpgtratti, spunta persino il sole coi colori che diventano subito più luminosi.

Lasciata l’auto seguiamo il sentiero osservando i prati alla ricerca delle marmotte, 12.8.5 2a.jpgma non riusciamo a vederne.

12.8.5 3.jpgNon ce ne preoccupiamo, ci godiamo il fresco dei 2000 metri e quel poco 

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di panorama che ci 

12.8.5 10.jpg

consente la nebbia,



poi si
va a pranzo alla Locanda di Elva.


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Ottimi ancora i ravioli e l’agnello con12.8.5 13.jpg le patate, ottima l’atmosfera conviviale favorita da un buon dolcetto… non ci resta che fare un riposino nella piazza prima di tornare al Colle di Sampeyre.

12.8.5 16.jpgSul passo ora il tempo è  proprio grigio e pioviggina,
scendiamo alla baita per acquistare il formaggio poi proviamo a cercare 

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le marmotte, finalmente Domenico ne vede una, si 

piazza per la foto… arriva Jim di gran carriera e quella s’intana.

12.8.5 15.jpgMa non demordiamo, scendiamo per qualche centinaio di 12.8.5 18.jpgmetri e finalmente riusciamo a fare qualche foto ad una marmotta e al suo pargolo, la luce non è buona, ma comunque i soggetti sono davvero simpaticissimi.

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12.8.5 21.jpgPoco distante un’intera famiglia di 12.8.5 20.jpgmarmotte si lascia fotografare senza particolari timori, anche perché abbiamo lasciato Jim in auto.


 

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12.8.5 23.jpgRaggiunto l’obiettivo marmotte, 12.8.5 24.jpgscendiamo ancora e Maria, Vanessa e Domenico vanno a comprare il miele, incredibile il tempo che ci mettono, tanto che quando alla sosta 12.8.5 25.jpgsuccessiva Maria, che voleva trovare la ricotta tanto decantata dal cuoco della locanda, trova chiuso, non posso fare a meno di gioirne.

La tappa successiva è il vecchio borgo 12.8.5 26.jpgdi Molino, si quello del geometra Walser, dove ci aggiriamo tra le vecchie 12.8.5 27.jpgcase di pietra con Domenico che è particolarmente interessato ai macchinari della segheria.

Ma la giornata sta per finire e ci rimane la lunga via del ritorno, dobbiamo ripartire.

Ci godiamo ancora l’Orrido d’Elva, strada 12.8.5 29.jpg12.8.5 30.jpgbellissima da guidare, soprattutto se non capita di incrociare qualcuno, Maria patisce un po’ gli strapiombi, ma alla fine è assolutamente soddisfatta.

 

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12.8.5 13a.jpgIn effetti siamo tutti soddisfatti… e 12.8.5 DSC_0326.jpggià stiamo preparando una gita per ferragosto a fotografare… vedremo.

 

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Ago 2, 2012 - fuoristrada    2 Comments

Grand tour di Luglio – II giro

Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

Cap. III – Da Elva a Castelmagno

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Anche domenica mi sveglio stranamente prima delle 07.00 e questa volta senza particolari rumori generati da Harris che peraltro è già in piedi, aspettiamo comunque le 07.30 per svegliare anche George. 

La giornata è splendida, non una nuvola percorre il cielo tra le montagne, il sole lentamente accende le vette di fronte alla mia finestra.

Mentre aspetto i miei amici faccio un giretto con Jim così che possa 12.7.29 DSCN0426.jpgsalutare i suoi nuovi amici, poi, consumato il rito della colazione con un’altra pantagruelica esibizione di mattiniero appetito per i miei sodali, non senza un momento di malinconia, lasciamo la locanda S. Pancrazio che così bene ci ha accolti in quel di Elva.

Cominciamo a ridiscendere verso il fondovalle, poi vedo una sterrata sulla destra che avevo già notato in un precedente passaggio in Val Maira, chiamo George e gli propongo la deviazione, Harris non è entusiasta “dai, andate 12.7.29 DSCN0431.jpgavanti…!”, ma George è subito d’accordo “appena posso faccio inversione!” e poco dopo imbocchiamo la deviazione. Non andiamo molto lontano e il percorso non offre un interesse particolare, ma ci permette di raggiungere un antico borgo dove troviamo un mulino e alcune case che a me ricordano l’architettura Walser. 12.7.29 DSCN0436.jpgNe nasce una discussione coi miei sodali sulla distribuzione territoriale della cultura Walser, Harris sostiene che ci troviamo in Occitania, George mi riprende malamente dicendo che questa regione non ha niente a che fare coi Walser… di fronte a tanto accanimento, non mi resta che buttare lì “magari è passato di qui un geometra Walser…!” per evitare una diatriba che si annunciava lunga e tumultuosa.

12.7.29 DSCN0448.jpgTornati sull’asfalto scendiamo fino al fondovalle e cominciamo a risalire la Val Maira verso la deviazione che ci dovrebbe condurre fino alle valli Stura e Grana superando i 2550 metri in prossimità del Colle del Mulo.

Non sono convinto di trovare subito la diritta via, ma dopo qualche chilometro ci rendiamo conto di essere nel giusto quando Harris nota un campeggio con tende di tipo indiano che avevamo già visto in passaggi precedenti.

Ormai tranquilli, possiamo salire godendoci il panorama delle valli 12.7.29 DSCN0455.jpgche percorriamo, George è particolarmente 12.7.29 DSCN0456.jpgentusiasta e non risparmia la sua macchina fotografica. Mano a mano che saliamo e diminuiscono i villeggianti, aumentano le marmotte che si lasciano vedere nei prati e, tolto qualche gruppo di bikers e rari fuoristrada, non incontriamo nessuno.

 

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Raggiunto un pianoro dove sostiamo sempre per la bellezza delle montagne, mentre George e Harris osservavano le marmotte, con

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 Jim sono andato giù per un sentiero che non sapevo dove portasse,
 a prima vista sembrava raggiungere un becco di roccia con un qualche manufatto posto in cima. Ho chiamato i miei amici e 12.7.29 DSCN0474.jpgabbiamo imboccato il sentiero con le auto… dietro una curva però, 12.7.29 DSCN0462.jpgmentre si accentuava la ripidità, il fondo della carrareccia si faceva assai sconnesso facendoci dubitare di riuscire a passare. Rapida frenata e retromarcia. George non è convinto e scende a piedi a capacitarsi del mio dietrofront, poi torna un po’ sconsolato. Qualche foto sulla cresta del sentiero e si riparte.

12.7.29 DSCN0479.jpgGeorge sperava di vedere il Monviso nel giro precedente, ma il cielo nuvoloso non glielo ha permesso, quindi quando ha cominciato a dire che la montagna là in fondo che si stagliava alta sopra il profilo dei picchi vicini era il Monviso abbiamo pensato a un miraggio, ma fatto il punto con attenzione… perché non poteva essere proprio…?  

Proseguiamo. Ancora qualche foto prima di arrivare all’ampio 12.7.29 DSCN0480.jpgpianoro coronato di alte vette e popolato di turisti e di campeggiatori, saliamo ancora poi attendiamo 12.7.29 DSCN0483.jpgGeorge che raggiunge i 2667 metri del Colle del Mulo, inutile andarci insieme, basta uno per scatenare le occhiatacce dei camminatori, noi ci siamo già arrivati in altre occasioni.

Propongo a George di raggiungere un valico sovrastato da alcune casematte e, mentre Harris mostra ancora scarso entusiasmo, il mio illustre collega accetta di buon grado e partiamo.

12.7.29 DSCN0493.jpgDi solito raggiunto il passo dobbiamo ritornare 12.7.29 DSCN0485.jpgindietro perché la valle al di là è adibita a pascolo, ma questa volta come già ci è capitato qualche anno fa in compagnia di Maurizio, non ci sono vacche e possiamo proseguire. Il sentiero passa su un saliscendi assai ripido dove ricordo di avere toccato 12.7.29 DSCN0494.jpgmalamente col Freelander, passo piano col Jimny e un sonoro botto mi fa pensare di avere fatto del male alla mia vettura, passa  anche 12.7.29 DSCN0497.jpgGeorge e tocca anche lui, arrivati in cima alla salita porto Jim al laghetto sottostante, così che possa dissetarsi poi controllo gli eventuali danni: nulla di grave, ho toccato col gancio di traino anteriore mentre iniziavo la salita.

12.7.29 DSCN0505.jpgRipartiamo sul sentiero sconnesso dove già con Maurizio eravamo andati su tre ruote con un certo grado di preoccupazione. Questa volta potevamo anche 12.7.29 DSCN0507.jpgevitarlo, ma George che trova di buon gusto appiccicarsi alla parte posteriore di chi lo precede, non mi ha permesso una manovra in retro e non ho potuto esimermi dal mandarlo a 12.7.29 DSCN0515.jpgquel paese stando su tre ruote. Torniamo sul sentiero principale e dirigiamo verso l’asfalto. Un breve passaggio in Valle Stura e cominciamo a scendere in Valle Grana, il giro sta per finire.


 

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A Pradleves ci fermiamo per comprare il Castelmagno e mandiamo George in ricognizione al ristorante “Le tre verghe d’oro” per vedere se ci accettano malgrado siano già le 14.15 e malgrado Jim che non può restare sull’auto parcheggiata al sole. Rimango stupito quando George ritorna e mi indica col pollice levato che possiamo mangiare, ma finire il giro con un bel piatto di gnocchi al castelmagno è un piacere che corona degnamente queste due splendide giornate in fuoristrada.

 

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Finito il pranzo ci poniamo sulla via di casa. Dopo Caraglio ci perdiamo George che segue una strada diversa, ma siamo già d’accordo per un nuovo giro alla fine di agosto.

Arrivederci.


Ago 1, 2012 - fuoristrada    No Comments

Grand tour di Luglio – I giro

Tre uomini in auto

Senza tacer del cane

Cap. II – Da Elva a Sanfront e ritorno

La sveglia alle 05.00 non è propriamente nelle mie abitudini, ma il passo felpato di Harris è riuscito incredibilmente a svegliarmi. Non riesco a riaddormentarmi, vado alla finestra e faccio qualche foto 12.7.28 DSCN0341a.jpgalla luce che comincia ad inondare la valle, ma il cielo non promette nulla di buono, nuvoloni grigi si inseguono tra le montagne, cade anche qualche goccia di pioggia ma io mi godo comunque il fresco dell’alba. Jim mi guarda infastidito dalla levataccia, ma non si muove dalla sua parte del letto.

Alle 06.30 trovo giusto andare in bagno a lavarmi, ancora qualche foto, mi assicuro che Harris si sia alzato e subito dopo le 07.00 sveglio anche George che mugugna ma poi si alza.

Con Jim facciamo un giro nel borgo, diamo un’occhiata alla 12.7.28 DSCN0353.jpgchiesetta, al piccolo cimitero, Jim fa amicizia con alcuni cani locali che non si mostrano particolarmente amichevoli ma riusciamo facilmente ad evitare la rissa. Colazione alle 08.10 coi miei amici che mangiano in maniera veramente esagerata, poi si parte.

Dopo una cinquantina di metri c’è il bivio verso il

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Colle di Sampeyre che raggiungiamo in pochi minuti e iniziamo il giro scendendo lungo la strada militare in direzione Valmala godendoci lo spettacolo della Val Maira che si espande sotto di noi mentre il cielo tende al sereno, i temporali restano lontani là verso la piana.

Si sprecano le soste per qualche foto, una 12.7.28 DSCN0361.jpgtelefonata a casa, visto che finalmente troviamo campo coi cellulari, Jim osserva i movimenti delle marmotte un po’ imbarazzato dai loro fischi di allarme, poi George ricomincia col discorso delle due strade per arrivare a Dronero, del ponte che lui ha superato, io non ribatto, ma Jim che ha 12.7.29 DSCN0453.jpgmeno pazienza  di me, passa con noncuranza vicino al nostro amico e scarica una spruzzatina di pipì sui pantaloni di George. Questo scatena l’ilarità del resto del gruppo e mette fine alle farneticazioni di George.

E ripartiamo.

Per un tratto viaggiamo lasciandoci alternativamente il passo con un 12.7.28 DSCN0377.jpggruppo di bikers, poi attraversiamo una fitta macchia di vegetazione con fiori gialli, bianchi e lilla sul sentiero sassoso che ci porta fino ad un passo dove scambiamo due chiacchiere coi bikers che si fermano per un veloce panino.

Riprendiamo il percorso in salita e dopo un tratto abbastanza  comodo raggiungiamo l’asfalto. George che finora ha guidato la colonna in maniera abbastanza accettabile va via veloce, insensibile al fatto che Jim patisce l’auto e mi costringe a non forzare nelle curve per evitargli malesseri… e toppa in maniera clamorosa… non sto parlando del fatto che non vede la sterrata sulla sinistra, potrebbe capitare a chiunque, ma quando lo avvisiamo per radio che dobbiamo imboccare la deviazione, risponde risentito che è ora che noi la si pianti di prenderlo in giro, ma figurati se c’è una sterrata! Con pazienza gli spieghiamo che c’è la sterrata e che noi l’aspettiamo al bivio. Finalmente ci crede e torna indietro seppure ancora dubbioso, poi, davanti alla sterrata “non pensavo neppure che ci fosse una sterrata”. Finalmente cominciamo a scendere verso il santuario, vorrei fare uno scherzo a George imboccando una deviazione che ho fatto a suo tempo quando siamo dovuti tornare indietro poiché le piogge avevano reso impraticabile il percorso, ma questa volta è la deviazione ad essere impraticabile e ci limitiamo a scendere sul sentiero più conosciuto. Quando rivediamo una salita che con George avevamo percorso in un giro precedente dopo avere sbagliato strada, è più forte di noi, una breve retromarcia e torniamo a salire, non contenti, imbocchiamo una deviazione sulla sinistra e percorriamo sentieri ignoti con un occhio al GPS che ci mostra come noi si stia girando intorno al santuario di Valmala, ma a George che guida la nostra piccola colonna, non lo diciamo per non rovinargli il divertimento. Dopo diversi minuti di sterrate più o meno sassose raggiungiamo lo spiazzo del santuario.

Percorriamo la discesa fino al fondovalle e risaliamo la Val Varaita verso Sampeyre dove ci riforniamo di panini prima di dirigere verso Becetto e quindi, raggiunto il Colle del Prete, cominciare la sconnessa discesa verso Pasturel sostando soltanto presso un torrente per mangiare i panini e permettere a Jim di dissetarsi.

La ripida discesa sul sentiero sassoso che porta proprio a Pasturel mette a dura prova le nostre vertebre, scossone segue a scossone e il Jimny con la sua struttura rigida non assorbe una cippa così che arriviamo in fondo abbastanza provati. Ancora un tratto che Harris ed io sapevamo interrompersi nel bosco, per vivacizzare il percorso ad uso del nostro capocolonna, poi ci fermiamo per decidere come proseguire.

L’idea era di tornare con la statale, ma il GPS ci da una settantina di km da lì ad Elva e io sinceramente non gradisco l’idea, Harris propone di andare a fare un giro a Cuneo per una passeggiata sotto i portici, George è per la statale, dopo un caffè a Sanfront, Jim si astiene da ogni commento. Dopo un’altra serie di proposte più o meno strampalate ci accordiamo per tornare al Colle della Gilda e imboccare la variante che il road book ci fornisce come estremamente difficile.

La salita sui sassi e la delusione per non avere potuto andare a passeggiare sotto i portici del capoluogo, amareggiano Harris che ad un certo punto se ne esce con la citazione da Arma Letale “sono troppo vecchio per queste cose”. E lo posso capire, chi è alla guida segue il percorso e vede prima i sassi e i buchi, prevede gli scossoni e si prepara, si aggrappa al volante attutendo gli urti almeno in parte, il navigatore è meno attento e più facilmente subisce i colpi di sasso e di buca…

Raggiunto comunque il vasto pascolo del Colle della Gilda, riprendiamo fiato e con George facciamo correre Jim con una palla da tennis, poi, dopo un profondo respiro, ci accingiamo ad affrontare il percorso difficile.

Il fatto di incrociare una Qashqai che risaliva il sentiero, ci ha fatto dubitare della difficoltà del percorso, ma in effetti… che delusione! 12.7.28 DSCN0388.jpgUn sentiero assolutamente senza alcuna difficoltà, anzi… unico fatto rilevante è stato 12.7.28 DSCN0387.jpgdato dal GPS che ha letto una strada che si è spenta tra un gruppo di vecchie case di pietra, ma che ci ha portati a vedere una chiesetta molto particolare. Usciti dal pertugio tra le case abbiamo ripreso il sentiero principale e abbiamo raggiunto l’asfalto.

 

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Da Sampeyre siamo risaliti sul colle omonimo, ma visto che era 12.7.28 DSCN0393.jpgancora presto, abbiamo ancora imboccato un sentiero sconosciuto tra i boschi che ci portati fino ad un borgo isolato dove abbiamo deciso di tornare indietro per non fare di nuovo tardi per la cena.

E la cena è stata di nuovo ottima con “ravioles” 12.7.28 DSCN0400.jpgai mirtilli e polenta e coniglio 12.7.28 DSCN0402.jpgche hanno entusiasmato la nostra comitiva. Jim si entusiasmato a sua volta con degli involtini di pollo gentilmente forniti dalla signora della locanda per la sua cena.

 

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Poi due passi in paese e quindi buona notte.

 

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Domani verso la Valle Grana.