Archive from maggio, 2012
Mag 30, 2012 - canoa    No Comments

27.5.12 Sull’Orba

 

In canoa sull’Orba

 

Una canoa gonfiabile che supera una discesa nella corrente vorrebbe continuare con avventure pepate lungo torrenti sempre più spumeggianti… ma la nostra flotta si è arricchita di un nuovo sodale che aspetta impaziente di potere varare la sua imbarcazione, come non prestare un’uscita che gli permetta di valutare il suo canotto e la sua passione?

 

1.jpgEd eccoci ancora sull’Orba con Luciano. Marco da Novi si aggrega a Fresonara e imbocchiamo lo sterrato che ci porta alla diga, io gli propongo di lasciare la sua macchina dove la strada diventa sconnessa e di tornare a prenderlo col Jimny, ma il nostro nuovo amico preferisce continuare e arriva senza intoppi all’imbarco.

 

Cominciamo a gonfiare i canotti… o meglio, Luciano ed io gonfiamo il nostro canotto, Marco ha dei 2.jpgproblemi con la valvola del suo. Terminata l’operazione sul Sea Tiger, proviamo ad aiutarlo… non si trova il modo di bloccare la valvola, così che dopo averlo gonfiato per bene, tolto il beccuccio della pompa, quello si sgonfia di nuovo. Mentre io mi 3.jpgdedico a documentare la scena ad imperituro ricordo, loro continuano a gonfiare e a veder sgonfiare il canotto in un crescendo di malinconia e passione che diventa una di quelle situazioni che restano poi nella memoria mitologica degli uomini… e così come Sisifo si dedicò a suo tempo ai suoi massi… ma finalmente la luce illumina Luciano e una giratina in senso orario (o antiorario, nulla ce ne cale) alla valvola riesce finalmente a renderla continente all’aria ed in breve il lavoro è compiuto. Già stanchi, ma finalmente soddisfatti possiamo apprestarci alla partenza.

 

4.jpgQuali emozioni  percorrono Marco mentre sale sul suo canotto e muove i 5.jpgprimi metri nell’acqua… non è dato sapere, sta di fatto che pagaia con proprietà ed attenzione verso lo slargo antistante la diga mentre a nostra volta ci accingiamo all’imbarco e proseguiamo quindi  insieme verso il Lido di Predosa.

 

Ma si, il Pathfinder procede un po’ sculettando come il rotondo sedere di quelle signorine che amano 6.jpgmostrarne l’ondulatorio moto mentre camminano sotto lo sguardo ammirato dei presenti e noi non lesiniamo i nostri consigli a Marco per ovviare alla cosa, ma al di là della tecnica da smussare un pochino, la nostra piccola flotta procede spedita e supera Predosa per entrare nel Parco Naturale dell’Orba.

 

La corrente diventa mano a mano più forte e ad un certo punto ci fermiamo ad osservare Marco che pagaia7.jpg con caparbietà al centro del fiume come se fosse su un tapis roullant… un vero spreco di energie.

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Cerchiamo un punto di minor resistenza e ci fermiamo in una piccola lanca poco più avanti aspettando il nostro amico. Quando ci raggiunge gli proponiamo di continuare ancora per alcune centinaia di metri con la tecnica dell’acqua trekking, ossia scendendo dall’imbarcazione e tirandocela dietro10.jpg per poi usare la corrente per ridiscendere a valle. Marco non è entusiasta della cosa ma si adatta di buon grado ed iniziamo la salita. Non è un bel camminare sui massi viscidi, ma, aiutandoci con la canoa, riusciamo a mantenere un pur precario equilibrio.

 

12.jpgRaggiunto uno spiazzo di ghiaia, noi svuotiamo dell’acqua imbarcata il Sea Tiger e provvediamo ad una gonfiatina, mentre Marco pagaia felice controcorrente. Quindi prendiamo la via del ritorno, 13.jpggodendoci la discesa sulle ali della corrente.

 

A favore di vento e in discesa raggiungiamo 14.jpgrapidamente il punto di sbarco, Marco raccoglie le sue cose ancora bagnate, per arrivare a casa dove sua moglie lo aspetta per il pranzo, noi ce la prendiamo più comoda per lasciare asciugare il canotto.

 

 

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Come per il fuoristrada o per la mountain bike o il biliardo, in assenza di rompipalle, più si è, più ci si diverte, speriamo che Marco abbia apprezzato l’uscita in canoa e entri in pianta stabile nella costituenda flotta gonfiabile… alla prossima.

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Mag 22, 2012 - Senza categoria    No Comments

Scendendo sul Borbera

In canoa sul Borbera 

Una canoa gonfiabile viene venduta  per le acque placide di un lago o di un fiume tranquillo o del mare calmo e, prima con Valter, poi con Luciano, abbiamo sperimentato la canoa biposto su laghi interdetti alla navigazione a motore, a Candia e a Mergozzo, sul mare a Varigotti, poi sull’Orba, sul Tanaro, ma, pur nella considerazione della scarsa manovrabilità e dell’ingombro del canotto, mi pungeva la sfida di una discesa nella corrente.

Dopo il ritiro di Valter dall’attività remiera ho cominciato a temere che il nostro Sea Tiger avrebbe finito i suoi giorni ammuffendo in garage e cercavo  tra i miei amici qualcuno che potesse sostituirlo. Quando Luciano ha accettato di partecipare, abbiamo provato sul Tanaro e sulle ali del suo entusiasmo per la gita sul fiume abbiamo concluso l’anno scorso con il proposito di riprendere l’attività in primavera con intenzioni assai pretenziose.

1.jpgE durante una gita domenicale con Maria siamo passati lungo il torrente Borbera là dove l’acqua scorre tra alte pareti di roccia ruscellando tra grossi sassi… uno spettacolo davvero eccitante.  Ho quindi raccontato al mio nuovo socio del posto e la domenica successiva, approfittando della giornata di pioggia, ci siamo recati in loco per un sopralluogo.  Inutile dire che non stavamo più nella pelle per provare a scendere col nostro canotto sulle ali della corrente!

Tutto deciso per la domenica successiva, trovato anche un ristorante per il pranzo dopo la discesa, mobilitate Maria e Rita per il supporto logistico, non ci resta che aspettare che passi la settimana…  Previsioni meteo: coperto per il sabato, pioggia per domenica. Decidiamo di rimandare il Borbera accontentandoci di un’uscita sull’Orba dove Luciano non è mai stato.

Passa un’altra settimana… previsioni meteo: coperto il sabato, pioggia per domenica.  E che ca…!! ma allora ce lo fa apposta!

Io sono un istintivo, dopo un momento di sconforto ho provato a rivoluzionare i piani e ho proposto al mio sodale di partire il sabato pomeriggio e limitarsi ad una pizza dopo la discesa.  E lui ha accettato il nuovo piano.

Torno tardi da un corso di aggiornamento con il cielo che s’incupisce sempre più, Luciano arriva puntuale e mentre carichiamo l’attrezzatura sulla sua auto comincia a piovere. A questo punto potrebbe anche nevicare, noi si parte!

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Percorriamo il tragitto fino al Borbera sotto una pioggia battente che non influisce sul nostro entusiasmo, mostriamo a Maria dove deve venire a recuperarci, quindi,  caricataci l’attrezzatura in spalla, mentre la pioggia diminuisce d’intensità fino a perdersi nello schiarirsi del cielo, seguiamo il corso di un piccolo affluente che ci porta ad uno slargo ghiaioso del Borbera dove  gonfiamo la canoa e ci immergiamo nella corrente.

Passano pochi secondi, poi ci troviamo con la prua del canotto rivolta a monte, passano ancora un pugno di s3.jpgecondi e ci troviamo schiantati contro alte rocce nell’impossibilità di andare avanti o 4.jpgindietro presi in una forza che non ci aspettavamo. Altri secondi passano mentre cerchiamo una via d’uscita, dietro di noi uno stretto passaggio tra le rocce che, se ci muovessimo , probabilmente non riusciremmo ad attraversare senza farci molto male. Per fortuna non siamo fermi in mezzo alla corrente e il fondo è basso , Luciano decide di scendere dalla canoa e ci tira a riva. Guardiamo a 7.jpglungo la strettoia e ci convinciamo che di lì non riusciamo a passare. Luciano prova a cercare un sentiero che ci permetta di aggirare la strettoia e, trovatolo, cominciamo ad inerpicarci su una ripida 8.jpgsalita tirandoci dietro l’ingombrante canotto; dopo qualche centinaio di metri nel bosco e qualche foto su un caratteristico ponte, scendiamo nuovamente verso il ghiaione del Borbera e finalmente ripartiamo… comunque non senza qualche difficoltà nel mantenere l’assetto dell’imbarcazione, la corrente tira, il mezzo non è maneggevole, per noi c’è l’imbarazzo della prima volta… cerchiamo di darci un po’ di contegno passando davanti a una coppia con un cane e scendiamo con la corrente.

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Mano a mano che procediamo la tensione si riduce e la nostra efficienza aumenta, talora anche la corrente aumenta e la canoa procede sfiorando il 10.jpgfondo di massi, talora toccandoli, talora sbattendoci sopra, fino a incagliarsici costringendoci a faticose manovre per rimetterci in moto. In un tratto più stretto con una forte corrente però il fiume ha la meglio e ci mette di traverso, ci troviamo imbottigliati sopra due grossi massi posti a pelo d’acqua e cominciamo una lunga lotta per t12.jpgoglierci dalla scomoda posizione. Dopo diversi minuti di spingi e tira avevamo ottenuto di  metterci con la prua rivolta a monte e la canoa incastrata tra due rocce. 13.jpgAncora spingi e tira poi cominciamo a sfilarci, il tira e spingi diventa frenetico fino a toglierci dalla scomoda posizione, non ci resta che porre la prua nella corretta direzione di marcia.

Si susseguono tratti rapidi e profondi con altri tratti in cui l’acqua scorre bassa sui sassi e ci costringe a usare la pagaia per spingere sul fondo piuttosto che 14a.jpgper remare. Talora la corrente prende forza e nelle curve la scarsa maneggevolezza del canotto ci porta a 15.jpgsbattere contro le rocce ma la canoa regge bene e proprio allora noi ci divertiamo di più, pian piano poi cominciamo a indovinare la giusta traiettoria per evitare le secche e per non finire contro le rocce. D’accordo ogni tanto ci tocca scendere dall’imbarcazione, un po’ per superare un tratto particolarmente basso, talora per svuotare l’acqua che abbiamo imbarcato, talora solo per riprendere 18.jpgfiato e fare qualche foto, ma nel complesso stiamo vivendo un’avventura 20.jpgassai piacevole.

 

 

 

 

Dopo tre ore di discesa raggiungiamo la spiaggia con una scalinata che ci permette di raggiungere la strada, il cellulare finalmente ha campo e decidiamo di terminare qui la nostra avventura.

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Aspettando l’arrivo della seconda auto sgonfiamo la canoa e cominciamo a cambiarci. Recuperata l’auto di Luciano lasciata a monte, torniamo a casa per una padellata di penne e la finale di coppa a casa mia. Pronti per nuove avventure.

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Ps: in questi casi ti viene da pensare, la pioggia che smette di cadere mentre ci accingiamo all’imbarco, la corrente che ci trascina di lato alla partenza e ci mette in condizione di recuperare la riva senza gettarci nel tritatutto della strettoia tra le rocce, il canotto che s’inclina ma non si rovescia durante i nostri tentativi di uscire dall’imbroglio dei massi… il Signore delle Praterie ha un occhio di riguardo per i suoi figli più sconsiderati?

Mag 2, 2012 - fuoristrada    3 Comments

I Maggio fuoristrada

562474_2623368043652_1838770933_1646835_1346388541_n.jpgAlone as the howl of the wolf

Prologo

I maggio, chi viene?

Franco ha da fare, Pietro ha da lavorare, Mariano ha un impegno, Maurizio ha la macchina nuova, Maria ha la tosse.

Resta un esiguo manipolo di audaci che, malgrado la pioggia prevista su tutto il nord ovest, muoveranno verso i boschi della Val Bormida per cercare quelle varianti del percorso che non si sono mai affrontate prima.

Non si programma la solita sosta al ristorante, solo razioni individuali ed equipaggiamento completo per affrontare ogni avversità si possa presentare. Questo è un giro diverso dal solito, i due Jimny, i due piloti con la sola compagnia del setter Jim e un road book vecchio di 25 anni.

Un ultimo pensiero al Signore delle Praterie che voglia essere ancora una volta benevolo con i suoi cavalieri… e

Domattina si parte. 

Appuntamento come sempre a Varazze, l’ora si decide quando io arrivo a Masone e do il via a Gigi. Piove con cattiveria e ogni volta che usciamo da una galleria, una secchiellata di pioggia si abbatte sul vetro, ma proseguiamo imperterriti, lasciamo l’autostrada a Finale e a metà strada dal Melogno imbocchiamo il primo sterrato:

la radio di Gigi non funziona… le pile ricaricate… sono vecchie…

003.jpg la perfetta organizzazione del giro traballa ancor prima di iniziarlo, ma per fortuna io ho le batterie di riserva e non rischiamo una solitudine silenziosa.

Dopo otto anni di giri in fuoristrada è la prima volta che affrontiamo i sentieri sotto la pioggia battente e il ruscellare dell’acqua verso valle, all’inizio mette un004.jpg po’ di apprensione, poi osservando la perfetta tenuta dei Jimny malgrado le ruote stradali, ci tranquillizziamo e ci appassioniamo alla guida. In molti punti l’acqua ristagna e pare di affrontare un guado, ma non incontriamo particolari difficoltà.

005.jpgDal colle del Melogno continuiamo sull’asfalto fino ad Osiglia dove imbocchiamo la seconda parte del giro (chiamiamola pure seconda parte, ma oggi il giro si fa a capocchia e comunque non stop). Gigi è capocolonna, si ferma per una veloce pipì nello slargo del bivio dove dovrebbe girare a destra, risale in auto e prosegue diritto. “Ti sei accorto che hai sbagliato strada?” gli chiedo per radio, lui frena subito e io continuo “vai pure avanti che andiamo a vedere dove ci conduce questo sentiero” e proseguiamo. Una volta con Maria ci ha portati fino ad una discesa sconnessa che da soli e col FreeLander non ci siamo sentiti di affrontare, ma oggi, probabilmente imboccando una variante diversa, la strada continua in piano e poi lungo una ripidissima006.jpg salita che non spaventa per nulla i Jimny. Va beh abbiamo imboccato un sentiero che non ci ha portati da nessuna parte, ma, dopo l’inversione sono passato a condurre e abbiamo proceduto spediti… ma si, ad un certo punto abbiamo imboccato una salita fangosissima che portava solo ad un casotto di tagliaboschi e Gigi ha cominciato a dubitare di uscire “vivo” dal bosco, ma ad un certo punto ho riconosciuto uno slargo sotto di noi dove c’eravamo fermati il 1 aprile quando Jim era salito lungo la scarpata proprio fino a dove ci trovavamo noi ora e, così, ho potuto tranquillizzarlo, anche se invero lui non ricordava una cippa. A questo 007.jpgpunto bastava scendere ancora un po’ e poi andare a destra alla prima  svolta. E così abbiamo fatto per raggiungere di lì a poco quel bivio che Gigi aveva volato il 1 aprile e che stavolta ha riconosciuto come luogo seppure senza riuscire a contestualizzarlo. Svoltiamo quindi a sinistra per iniziare quella parte di percorso che ci aveva tanto impressionati fin dalla prima volta a Pian Sottano, così ricco di salite, ma soprattutto di discese che col fondo fangoso di oggi era davvero emozionante.008.jpg

E abbiamo raggiunto Pian Sottano.

Siamo passati sotto la Trattoria “da Piero” memoria di tante allegre mangiate e solo con una stretta forte al cuore ho potuto proseguire, ma oggi era “panini” e 008.jpgforzando il mio animo (e soprattutto il mio stomaco che era già l’una e mezza) ho tirato diritto. Mi son fermato ad un bivio per fare il punto con Gigi e lui mi ha detto di come gli avrebbe fatto piacere rifare quella salita che avevamo fatto tempo fa con due Defender lombardi incontrati al ristorante.

Detto fatto, breve inversione e di lì a poco salivamo verso la Madonna delle 010.jpgNevi.

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Sempre bello questo tratto, ad apprezzare l’articolo, anche se oggi non era particolarmente rovinato dai mezzi dei boscaioli e dalla pioggia e senza
particolari difficoltà abbiamo raggiunto l’asfalto.





011a1.jpgQui, la cappella che ci ha fornito una copertura e, anche se tirava un gran vento, ci ha permesso di evitare di mangiare in macchina.011a2.jpg




Si erano fatte le tre, ci restava ancora il tempo per un altro tratto di percorso, mi pungeva l’idea di andare fino a quella forra con 011c.jpgpassaggio sul torrente che con Mariano e col FreeLander… Oggi mi preoccupava il livello dell’acqua con la pioggia che continuava a cadere, ma quando ho chiesto a Gigi lui mi ha risposto “Tu vai, che io ti seguo” ed io sono partito verso Osiglia dove abbiamo di nuovo imboccato lo sterrato del mattino. Gigi è passato davanti, ma questa volta gli ho fatto 011d.jpgimboccare la diritta via là dove al mattino aveva tirato diritto, poi abbiamo continuato fino alla forra e, visto che la portata del ruscello non risentiva della pioggia, siamo scesi per poi risalire lungo il pendio dall’altra parte.

Ancora qualche bel passaggio su uno stretto sentiero in un castagneto e, raggiunto quasi l’asfalto, abbiamo provato ancora un paio di sentieri che però non 011e.jpgportavano in nessun posto e, tornati indietro, abbiamo preso la via per Carcare.

Finalmente di nuovo un giro vero, senza troppe divagazioni, solo per il gusto di vivere l’emozione del bosco sfidandone i sentieri e rispettandone l’integrità e la forza.

“La verita’ nel bosco è dare un senso a tutti gli alberi

E per sentieri assurdi cercar posti delle fragole… “ scrisse quello,

fragole zero, ma ci siamo davvero divertiti…

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