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Apr 21, 2011 - fuoristrada    No Comments

A MONCALVO

 

Era un po’ di tempo che non si facevano giri. Pietro aveva persino il nuovo Pajero (il “persino” dipende dal tempo che ci ha messo per trovarne uno). Vuoi non mettere in piedi un altro giro?

Ho buttato lì Sestri Levante, qualcuno ha accettato subito, qualcuno ha storto il naso pensando alla coda che ti tocca ogni volta per superare Genova.

Mercoledì si parlava di 4 vetture in partenza ma ero sicuro che qualcuno avrebbe bigiato e allora giovedì, contrordine compagni!!!, ho proposto a Maurizio e a Gigi l’alternativa Moncalvo con il road book preso da un sito di fuoristrada, a Maurizio andava ovviamente bene poiché gli accorciava il tragitto di approccio e Gigi lo ha accettato di buon grado pensando alla coda da Sestri a Genova. Pietro l’ho avvisato solo sabato e a questo punto non c’erano più scuse, sarebbe arrivato in tempo per qualunque cosa avesse da fare domenica sera.

Intanto venerdì mi è scoppiato un raffreddore con la goccia e la laringite, sabato ho comunque tagliato il prato e questo non mi ha ovviamente fatto bene. Ieri sera non riuscivo ad addormentarmi e questa mattina ho preso in considerazione di presentarmi in infermeria per marcar visita, ma, una volta preso un impegno a me pare di dovere comunque onorarlo e ho cominciato a raccogliere le varie cose che mi porto dietro ogni volta: intanto ero d’accordo con Gigi e Maurizio che avrebbero guidato loro la colonna, Gigi in particolare fremeva per essere CapoCorvo.

Dal sito Michelin ho estratto il percorso più rapido per raggiungere Moncalvo, l’ho impostato sul GPS che l’ha confermato e, preso a bordo Luciano, siamo partiti. Raggiunto Felizzano coi miei soliti 10 minuti di ritardo, tutti si sono messi a dire che era meglio la statale, che si faceva prima, etc etc. Senza porre tempo in mezzo ho invertito la rotta dicendo “io prendo l’autostrada, ci troviamo a Moncalvo e vediamo chi arriva prima”. Rimasto solo col mio fidato secondo che comunque non ha evitato di dirmi che era d’accordo con gli altri, ci siamo diretti verso Asti. Mi sono fermato per fare rifornimento, ho seguito rigorosamente ogni limite di velocità, ma solo a causa di una signora lenta lenta (con una media di 35 KM/h e punte di 25 in curva), i miei amici hanno potuto raggiungermi poco prima della nostra meta. Glielo avevo detto che il mio percorso era più rapido!

Ho portato la squadra fino al punto di partenza del giro, Gigi, Maurizio, Franco e Pietro hanno messo mano al road book e non ci hanno capito nulla (come d’altronde non ci avevamo capito nulla Mariano ed io due anni fa). Siamo comunque partiti, io ho premesso che sarebbe stato difficile trovare la strada e dopo un paio di inversioni i miei sodali non erano neppure di cattivo umore. Maurizio a questo punto ha avuto un’idea e siamo risaliti in paese per prendere la deviazione che pareva giusta a lui, un passaggio in centro, una discesa ed eravamo di nuovo dove io avevo deciso di rimettere l’incarico. Ha provato a salire ancora verso il paese, ma questa volta nessuno l’ha seguito.

11.4.17 2.jpgEravamo fermi allo stesso incrocio dove ci eravamo fermati due anni fa, con gli stessi identici dubbi. Intanto11.4.17 4.jpg Maurizio è ritornato, Pietro ha chiesto ad un automobilista di passaggio, abbiamo guardato e riguardato il road book e ci siamo convinti che la strada che avevamo preso la prima volta era quella giusta e siamo partiti: come due anni fa, e non chiedetemi come, ci siamo ritrovati nelle note del road book e finalmente abbiamo imboccato lo sterrato. Subito Maurizio si è fermato, la prima salita meritava già una foto e il nostro sodale ha dato a Gigi la sua fotocamera perché lo riprendesse mentre saliva.

11.4.17 5.jpgIo non vedevo Gigi dietro la curva, ma lo posso immaginare col suo solito entusiasmo per l’incarico ottenuto, in posa ginnica, raccolto ed ispirato come solo Mirone avrebbe11.4.17 6.jpg potuto altrimenti rappresentarlo, pronto a scattare mentre Maurizio saliva…

Non sua la colpa, ma della mala macchina!!! Nel momento topico il mio egregio collega non è riuscito a scattare la foto. La delusione del pilota Blues è stata solo attenuata dalle mie foto scattate da dietro.

E siamo passati tutti. Cominciavo a riconoscere i luoghi, Maurizio saliva in testa alla fila, non potevo esimermi dal comunicargli per radio che anche due anni fa eravamo passati sullo stesso sentiero; ed era proprio vero!

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Come due anni fa siamo arrivati su un pianoro assai panoramico dove la strada finiva.

 

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11.4.17 9.jpgNon ce la siamo presa più di tanto, ormai eravamo nel giro, e, scattata qualche foto, siamo tornati sui nostri passi fino ad un incrocio dove iniziava un sentiero invaso da grovigli di rami coperti da foglioline primaverili, sono partito11.4.17 13.jpg in missione esplorativa, ogni tanto preso da compassione per i lamenti della carrozzeria mi fermavo, poi ripartivo e quando i maledetti rametti hanno cominciato a diradarsi e il sole è tornato a mostrarsi tra un albero e l’altro, ho comunicato agli altri che si poteva passare.

Poco dopo abbiamo raggiunto un incrocio con un sentiero più largo riconosciuto anche dal GPS e da quel punto abbiamo seguito le indicazioni del road book che in questo tratto erano molto precise. E come da copione abbiamo raggiunto una piccola frazione dove abbiamo trovato l’asfalto.

Secondo il road book si doveva imboccare uno sterrato poco distante, ma nella pattuglia si stava manifestando un certo malumore, era quasi mezzogiorno, Maurizio aveva fame e scaricava la sua volontà di dirigere direttamente al ristorante su Franco, che, a sua volta affamato, aveva spacciato la palla che dopo l’una non ci avrebbero più servito il pranzo.

Io non ne volevo sapere, mi pareva sciocco, dopo essere arrivati fin lì, interrompere il giro per andare a mangiare (“di andare a mangiare m’importa una pipa, per dire la verità, io mangio meglio a casa mia!” ho detto a Luciano) e stavo preparandomi a imboccare proditoriamente lo sterrato per mettere fine alle discussioni, ma Pietro mi ha prevenuto ed è partito in testa alla fila.

A posteriori, direi che è stata una decisione assolutamente azzeccata. Abbiamo percorso uno dei più bei tratti di fuoristrada del nostro repertorio fatto di ripide salite e sapide discese fino ad un’altra frazione dove finiva la prima parte del giro. Eravamo tutti soddisfatti e mancava un quarto all’una.

Ho impostato il Gps su Serralunga di Crea e siamo partiti verso il ristorante.

“6 chilometri e mezzo all’arrivo!” ho comunicato per radio imboccando un bivio sulla destra tra le case.

Qualche centinaio di metri ed eravamo di nuovo su uno sterrato, immaginando la reazione dei miei sodali ho detto a Luciano che da adesso eravamo in silenzio radio ed in effetti come rispondere alle domande preoccupate della squadra?

In un pianoro piantato a pioppi e percorso da una limpida roggia mi sono fermato per fare bere Jim e spiegare al gruppo che eravamo sulla strada giusta verso il ristorante che distava ormai solo 4 chilometri.

 

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Infatti dopo circa un chilometro abbiamo imboccato l’asfalto che ci ha portati fino al Santuario di Crea e al ristorante quando mancava ancora qualche minuto all’una.

11.4.17 21.jpgAntipasto, primo, poi qualcuno ha preso il fritto misto alla piemontese qualcuno la tagliata di carne, ma nessuno è11.4.17 22.jpg arrivato alla fine della sua porzione: non ho avuto cuore di lasciare tutto quel bendidio alla spazzatura del ristorante, ne è venuta fuori una abbondante cena e una colazione assai energetica per Jim. Comunque da sottolineare il fatto che, unica fra tutti noi, Betty non si è privata neanche del dolce.

Faceva caldo, eravamo sazi, giocoforza che di continuare il giro ci fosse poca voglia, Pietro e Franco hanno deciso di rientrare, Maurizio e Betty hanno optato per due passi nel parco del Santuario, anche io col mio raffreddore solo lenito da un’aspirina avrei volentieri preso la via di casa… “Mi avete fatto venire fin qui e mi mandate già a casa?” ha esordito Gigi. Come potevo deludere il mio amico?

Dopo un’occhiata d’intesa con Luciano, ho proposto “Proviamo a tornare in quel pioppeto, dove siamo passati prima, a fare qualche foto?” e con Gigi, che avrebbe accettato qualunque percorso pur di continuare il giro, siamo partiti per ritrovare la stradina dalla quale eravamo sbucati sulla statale. Che detto così pare un’impresa facilissima, in realtà abbiamo percorso avanti e indietro il tratto innumerevoli volte, abbiamo anche trovato qualche sterrato divertente, di tanto in tanto ci pareva di riconoscere la via, ma alla fine ci rendevamo conto che non era quella giusta.

Fino a quando ho proposto a Gigi di provare ancora una volta per poi prendere comunque la via di casa e lui ha accettato: avanti, indietro, una stradina sulla destra… no, nemmeno quella. E tornati sulla statale abbiamo svoltato verso l’autostrada.

11.4.17 37.jpgMa, anche se era quasi un’ora che vagavamo inutilmente, non mi piaceva dargliela vinta a quella strada “nascosta” e mi sono fermato su uno slargo sulla statale, “ci stai a provare ancora una volta?” e Gigi mi ha seguito per l’ennesima volta.

Imboccato uno sterrato, ero deciso a seguirlo fino in fondo ed è così che abbiamo raggiunto una piccola frazione11.4.17 40.jpg che Gigi ha riconosciuto perché al mattino non ricordo che problema avesse avuto col cambio proprio lì.

“Sei sicuro che siamo passati di qui?” e alla sua risposta affermativa, impostato di nuovo il Gps su Crea, ci siamo finalmente ritrovati sull’agognata stradina per fare quelle foto per cui avevamo penato tanto.

Proprio un bel giro, da rifare perché vicino a casa e comunque esente da quelle code che tanto pesano su una bella giornata in fuoristrada.

Alla prossima. Magari ancora a Moncalvo, ma sul sito ci sono almeno altri due giri nel Monferrato. Vedremo.

 

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