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Ott 3, 2010 - fuoristrada    2 Comments

30.9.2010 Da Ormea a Triora

1.jpgDue fuoristrada praticamente uguali,2.jpg

due amici assolutamente diversi che si conoscono da più di trent’anni,

due navigatori che non hanno messo quasi nulla nella navigazione ma hanno portato tutta la loro simpatia nel gruppo,

splendide montagne:

come potevamo non divertirci tra Ormea e Triora?

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Gigi ha comprato il Jimny, la sorte ha voluto che fosse praticamente uguale al mio. Passato qualche mese dall’acquisto il mio vecchio amico scalpitava per provarlo sullo sterrato. Quale occasione migliore che l’anniversario del primo giro del W.E.O.R.G.?

Era il 30 settembre 2004 quando Mariano ed io col FreeLander abbiamo affrontato il percorso di Auto&Fuoristrada tra Ormea e Triora,

è il 30 settembre 2010 quando partiamo con le due gemelline Suzuki Franco, Gigi, Mariano ed io.

Ci troviamo all’autogrill dopo Varazze e, acquisito Franco come secondo di Gigi, dirigiamo su Albenga per puntare poi su Ormea. Ma non la raggiungiamo su asfalto, sulla via propongo di fare la prima parte del percorso al contrario per arrivare all’amena località della Valle Tanaro saltando un bel tratto di strada.

3.jpgMariano e Franco che hanno già partecipato al giro, non si ricordano una pipa, Gigi si rimette a me: dirigiamo verso il Santuario della Madonna del Lago e comiciamo a salire, un minimo dubbio, mi4.jpg assale dopo alcuni bivii superati, ma procediamo spediti e, raggiunto il cimitero napoleonico sulla vetta, ormai sicuro della direzione, iniziamo la discesa verso Ormea. Una rapida occhiata alla carrozzeria intonsa del suo Jimny e Gigi va a pulire una piccola riga, ma è la debolezza di un attimo.

6.jpgFaccio passare Gigi a guidare la piccola colonna e il mio amico procede, magari un po’ lentamente, ma con assoluta sicurezza.8.jpg

                           

Ad un tratto un tetro rumore di striscio di rami sulla carrozzeria si alza tra i faggi, con Mariano ci guardiamo attoniti, prendo la radio e chiedo a Gigi se ha sentito lo stesso rumore, un pronto “vaffanculo” mi rassicura, il rumore non proveniva dalla mia carrozzeria.

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Continuiamo a scendere fino al luogo per tradizione legato alla foto ricordo fin dalla prima volta su questo percorso, passando per l’autoscatto messo in essere da Mariano. La riga sulla carrozzeria del Jimny di Gigi è profonda e percorre tutta la lunghezza della vettura, ma il mio amico la legge con sufficiente disinvoltura e nella foto il gruppo è sereno.

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Raggiungiamo Ormea senza altri problemi, con il proposito di mangiare un panino nel bar che li fa così buoni. Sono ormai le due passate, ma perchè mai un bar dovrebbe essere chiuso? Ma ovviamente lo è.

Beh comunque dall’altra parte della piazza c’è un pub… ma apre alle tre.

Entriamo dunque in un albergo nella stessa piazza decisi a mangiare qualcosa al ristorante, ma il barista ci dice che ormai non ci danno più da mangiare. Ma lei ci può dare qualcosa? Due panini delle dimensioni di una federa e due toast con tre Ceres chiare e un succo di frutta per Gigi mettono il bavaglio al nostro appetito e ripartiamo, superiamo Ponte di Nava e imbocchiamo la stretta valle del Tanarello con le alte pareti di roccia che ci fanno fermare a fare altre foto,

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quindi affrontiamo la salita lungo il torrente che, in assenza di fango, non pone problemi particolari.

Raggiunto l’asfalto, dobbiamo decidere se puntare su Pieve di Teco e abbreviare il percorso o dirigere sulla via militare che porta a Triora, Gigi mugugna un po’ per l’ora ma si fida quando gli dico che in due ore terminiamo il percorso (alla fine saranno quasi tre le ore, ma assolutamente consone alle mie previsioni fatte per sostenere il morale della truppa quando si mostra restia a continuare),13.jpg

14.jpgpiù avanti troviamo anche la nebbia ma il morale alto della squadra non cala anzi ci godiamo gli splendidi giochi della luce tra gli alberi del bosco e procediamo.

9.jpgDevo ancora spingere i miei amici nei pressi di due bivi che avrebbero abbreviato il percorso fino a 10.jpgTriora, ma con soddisfazione di tutti raggiungiamo la galleria scavata nella roccia dove le foto si sprecano,

poi con mia particolare soddisfazione, dopo un bivio preso secondando una mia intuizione e senza ricordi dei giri precedenti, riusciamo a fare qualche foto presso il ricovero degli Alpini che abbiamo già raggiunto nelle precedenti occasioni.

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Da lì comincia la discesa verso Triora,

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prima su sterrato, poi su asfalto. Raggiunto il bivio per l’autostrada, Gigi ci lascia per tornare subito a casa, noi, recuperato Franco, facciamo i sei chilometri per raggiungere il paese delle streghe dove compriamo una bambola per  Maria e un po’ di formaggio.

Poi scendiamo a Taggia e imbocchiamo l’autostrada: ci aspettano un bel po’ di chilometri che col Jimny non sono assai comodi, io sono stanco ma mai lascerei il volante, perché, oltretutto, se non guido, patisco l’auto,

Franco cerca di tenermi sveglio chiacchierando,

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Mariano… beh Mariano… al solito, si addormenta…

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Un bel giro che rinnova degnamente quel primo Giro del 2004 aspettando il primo novembre e il prossimo giro magari a Pian Sottano.