Archive from settembre, 2010
Set 24, 2010 - fuoristrada    No Comments

A Pian Sottano senza pranzo

Come ci siamo persi nei boschi della Val Bormida

La prossima settimana andremo in gruppo a fare un giro probabilmente a Ormea, ma dato che anche questa settimana sono in ferie, perché non fare un salto a Pian Sottano per un bel pranzo da Piero? Fuoristrada poco, il minimo sufficiente per dare un senso compiuto alla gita.

2.jpgE dunque Maria, Franco, Iim ed io col FreeLander scaldati dal pallido sole padano abbiamo imboccato l’autostrada: telepass sul cruscotto ma la barra non si alza. Suono per l’ausilio del casellante, niente, risuono, una voce un po’ scazzata: “prenda il biglietto”, si e poi?

Risuono, niente, risuono un paio di volte, non capisco bene cosa mi dice ma non ho voglia di litigare, prendo il biglietto e parto. Raggiunta Finale L. mi fermo prima del casello  e provo a chiedere negli uffici ma è tutto chiuso, tornando verso l’auto vedo una pattuglia della Stradale, chiedo a loro e mi dicono di chiedere al casellante, parlare con una persona mi è più facile e inteso ciò che devo fare risalgo in auto e dopo una rapida puntata a Finale per comprare un collare a Jim risaliamo

 

siamo allegri e questa prima parte si svolge senza intoppi di sorta.

Intanto Maria telefona al ristorante “da Piero” ma ci dicono che è chiuso, allora decido di passare sullo sterrato che porta alla Madonna della Neve che è abbastanza facile e di fermarci all’agriturismo dove già alcune volte ci siamo trovati abbastanza bene, non con la quantità di Piero, ma comunque…

Imbocco lo sterrato ma mi trovo davanti un divieto di accesso con tanto di ordinanza del sindaco di Rialto probabilmente per permettere l’abbattimento di alberi e dunque torniamo indietro.4.jpg

3.jpgRaggiungiamo su asfalto il santuario della Madonna delle Nevi, facciamo qualche foto sotto le torri eoliche che hanno impiantato sulla cresta e poi imbocchiamo lo sterrato che dovrebbe portarci a Pian Sottano, malgrado la stagione secca è un susseguirsi di tratti argillosi fradici, io ringrazio che dobbiamo fare il tragitto in discesa, Franco afferma perentoriamente che in salita non riusciremmo a passare, un brivido freddo passa lungo la schiena di Maria.

Facciamo si e no un paio di chilometri e ci troviamo la strada sbarrata da mezzi dei boscaioli e alberi abbattuti, giocoforza fare dietrofront e affrontare la strada in salita, quella che secondo Franco non avremmo potuto mai fare.

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Ovviamente l’ho presa un po’ allegra con Maria che mugolava al mio fianco ad ogni pozzanghera che attraversavamo, ma non abbiamo fatto granchè fatica e raggiunto nuovamente il santuario ho deciso di prendere il facile sterrato per Mallare e lì cercare un ristorante visto che si erano fatta l’una.

Hanno impiantato altre pale eoliche e hanno modificato l’aspetto della montagna, sta di fatto che non ho ritrovato l’imbocco 6.jpgdello sterrato e, dopo avere imboccato una strada che ci ha portati ad altre pale eoliche, ci siamo immessi su uno sterrato che non era quello che cercavamo ma non era difficile e scendeva verso valle.

Ad un certo punto siamo sbucati su uno spiazzo dove convergevano ben cinque carrarecce.

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Questa? Quella? Vada per quella in discesa e vai così.

Mentre scendevamo il sentiero si stringeva e diventava più sconnesso e inerbito fino a un angusto spiazzo alla fine di una 8.jpgripida discesa che portava ad uno stretto viottolo che finiva in un torrente.

Unica possibilità invertire con difficoltà la marcia sperando che l’auto sapesse superare la salita.

Abbiamo brillantemente superato l’ostacolo e abbiamo raggiunto un bivio imboccando la via alternativa a quella che avevamo percorso prima. Questa correva in piano e ci dava più fiducia ma ad un certo punto anche questa ha cominciato a scendere, a manifestare un certo deterioramento, a diventare una ripida discesa per finire in un angusto spiazzo sopra il torrente.

Il morale della truppa ha cominciato a calare vistosamente anche perché erano ormai quasi le tre e del pasto abbondante e sostanzioso non v’era traccia.

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I miei navigatori erano scesi a terra per aiutarmi nella manovra di inversione, come che sia andata mi è ignoto ma ad un tratto mi sono trovato con la macchina che in retromarcia slittava sulla discesa e sono sceso per capirne il motivo. Aperta la portiera mi sono reso conto che tra la carena e il terreno non v’era quasi più spazio, la ruota anteriore sinistra era finita in un buco non visto e ad occhio e croce mi pareva impossibile poterne uscire senza un aiuto, indietro non si andava perché le gomme stradali slittavano, in avanti non si poteva andare per la presenza di un grosso tronco abbattuto.

I miei sodali mi hanno detto che diventai assai pallido ed in effetti sentii una lieve sensazione che definirei quasi di sconforto e rassegnazione, ma fu questione di pochi istanti e cominciammo a mettere sassi dietro la ruota anteriore sinistra, quindi risalito in auto e imballato il motore ho lasciato la frizione e il FreeLander si è ancora una volta cavato brillantemente d’impaccio.

Peccato non ci fosse più pubblico, sarebbe stata gradita un’ovazione o almeno qualche grido di festoso stupore. Mi sono dovuto accontentare dell’espressione felice di Maria,

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10.jpgcerto restava ancora la salita da affrontare di gran carriera, ma dopo quell’episodio, non ci spaventava più nulla.

Abbiamo ancora preso un sentiero che non portava da nessuna parte, siamo ancora tornati indietro e a quel punto non sapevamo davvero più dove potessimo essere (anche il GPS non dava segno di vita, il monitor non mostrava alcuna strada, era desolatamente bianco) ma un destino finalmente favorevole ci ha portati sulla via che avevamo percorso all’inizio e dopo penoso girovagare abbiamo raggiunto l’asfalto.

Intanto si erano fatte le 15.30 e cominciavamo a sentire un certo appetito, per essere un giro ideato per poco e facile fuoristrada e un ottimo pranzo… fuoristrada tanto ma mangiare niente, tutto al contrario delle intenzioni.

Ad ogni insegna di un ristorante provavamo a fermarci ma erano tutti irrimediabilmente chiusi, persino la Locanda del Viandante era sbarrata.

Vista la mala parata, si è ventilata dunque l’ipotesi un panino al primo autogrill, ma raggiuntolo, non abbiamo trovato un parcheggio all’ombra, vuoi lasciare Jim in macchina al sole?

E abbiamo continuato.

In prossimità di Arenzano  ho proposto un gelato sul lungomare, tutti d’accordo siamo scesi all’amena località rivierasca, la gelateria l’abbiamo trovata, ma la macchina dove la metti? In Liguria i parcheggi mica li trovi così facilmente e quindi abbiamo mandato Maria a prendere i gelati mentre io e Franco facevamo su e giù con l’auto sul lungomare, in fondo un gelato in macchina è meglio dello stomaco completamente vuoto.

Quando alla terza passata abbiamo raggiunto la nostra procacciatrice di cibo l’abbiamo trovata con tre coni variopinti che le si stavano ormai sbrodolando sulle mani e sulla camicetta. Mangiarli in macchina non era una buona idea, d’accordo che io alla macchina non ci tengo… ma tutto ha un limite!

E allora?

13.jpgHo fermato la macchina praticamente in mezzo alla strada e abbiamo principiato a mangiare gli 15.jpgottimi gelati lì sulla strada con il vasto pubblico della popolazione arenzanese presente che ci osservava abbastanza divertita.

Ma la fame era tanta, il gelato veramente buono, l’amministrazione comunale ha fornito un cestino dove gettare i diversi scottex con cui ci siamo ripetutamente puliti le mani (e la faccia)

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 e terminato il nostro frugale pasto, alle 17.30 siamo ripartiti alla volta dell’autostrada, non senza una breve sosta per due passi sulla spiaggia.

 

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Va beh il progetto del pranzo non si è potuto realizzare, ma il fuoristrada è stato esaltante, il gelato vicino alla macchina, diciamo così, parcheggiata sul lungomare e l’ottima cena hanno abbondantemente ovviato al mancato raggiungimento dell’obiettivo.