Archive from giugno, 2010
Giu 22, 2010 - fuoristrada    No Comments

Grand Tour di Giugno

Due giri tra Genova, La Spezia, Parma e Massa Carrara.

 

 

 

 

II puntata: Anello nelle Cinque Terre – da Carrodano a Carrodano -.

 

Mi sveglio alle 7.55 nel grosso letto di ottone dell’agriturismo,

il sole filtra tra gli scuri della finestra, una piacevole sensazione di benessere mi avvolge,

mi alzo e busso alla porta di Mariano che sta leggendo già vestito sul letto.

Franco è andato davvero a fare il giro a cavallo, se al ritorno si lamenterà per la schiena

potrò ribattere che non del Jimny fu la colpa ma della “mala bestia”.

Cominciamo a preparare il bagaglio,

poi restiamo a chiacchierare nel cortile aspettando il ritorno del nostro amico.

Il tempo intanto comincia a rabbuiarsi e cadono piccole e fitte goccioline d’acqua.

Anche per questo ecco arrivare Franco con la signora padrona e ci apprestiamo alla colazione.

Franco ha i pantaloni fradici, o hanno attraversato erbe molto alte o cavalcava un pony,

ha l’aria stanca forse il letto nuovo non gli ha permesso un sonno profondo,

si siede accanto a me e quando la signora mette in tavola la caffettiera…

supera ogni nostra aspettativa per migliorare il morale della truppa…

balza in piedi mentre la caffettiera colma di caffè bollente versa il suo contenuto sulla tovaglia e sul pavimento con Mariano ed io che ridiamo come matti.

A questo punto Franco si dirige prontamente verso la cucina per cercare di spiegare alla signora come noi avessimo rovesciato la caffettiera,

ma in coro noi abbiamo preso a scusarci per il comportamento del nostro maldestro amico

rendendo vane le scuse che lui cercava di accampare.

Nulla di male, pulito il pavimento,

la nostra gentile ospite ha posto sul fuoco un’altra caffettiera…

da cui Franco è stato unanimemente interdetto.

1.jpg

Partiamo.

No, telefoniamo a Maurizio per trovarci e metterci in viaggio.

Telefona Mariano, il GPS dà 21 km per arrivare a Corrodano, riusciamo a farne 25 per raggiungere Maurizio e poi dirigerci verso Corrodano che a quel punto dista altri 23 km.

Mariano non è un buon negoziatore.

Durante il tragitto mi rendo conto che la benzina non mi permette di svolgere il percorso in tranquillità ma distributori non ce ne sono, chiediamo anche a un locale, ma ci conferma che il più vicino è a Levanto.

Anche Maurizio non abbonda di gasolio e quindi decidiamo di raggiungere l’amena cittadina rivierasca che dista solo 5 km.

Si ma sono 5 km di curve, di turisti in bicicletta che sudano lungo la salita e di Apecar da superare. Se questo non bastasse, tornando verso il santuario da cui parte il road book, il Prode Navigatore vola una deviazione e ci fa allungare il tragitto di altri 10 km.

Dovevamo partire prestissimo, iniziamo il percorso alle 11.30 passate.

Mariano si lamenta del road book non molto preciso,

dopo i primi 2 o 3 dietro front, noi cominciamo a lamentarci di Mariano.

Bene o male comunque imbocchiamo la diritta via e cominciamo a scendere lungo un tratturo buio tra alberi fitti e profondamente scavato dalle piogge di primavera.

SC02848.jpg

Mentre scendiamo suona il cellulare di Franco

“mi è scattato l’allarme e ora c’è la polizia a casa mia!”,

il telefono prende ora si ora no, quando finalmente riesce a mettersi in contatto col numero si rasserena, era una sua vicina di casa che lo chiamava per prendere accordi su una sua questione, meno male, era solo un numero simile al suo che nel vedo-disvedo del buio del bosco ha confuso il nostro sodale.

E raggiungiamo l’asfalto.

Il road book riprendeva da una piazza davanti una chiesa che, a posteriori, avremmo scoperto essere a poche centinaia di metri da dove siamo sbucati dal bosco, ma io che sono un fautore delle tecnologie imposto il GPS e comincio a salire lungo un sentiero mal segnato tra gli alberi come consigliatomi dal diabolico aggeggio.

Dopo un paio di chilometri assai fastidiosi riusciamo a invertire la marcia

SC02849.jpg

e torniamo sull’asfalto, continuiamo per un centinaio di metri ed ecco lì la chiesa che cercavamo.

Il giro riprende, Maurizio e Betty cominciano a lamentarsi della fame, “fermiamoci a comprare qualcosa” continuano a dire, quando accondiscendiamo alla richiesta i negozi sono ormai chiusi e dobbiamo accontentarci di comprare tre panini e quattro pizzette in un bar assai poco rifornito.

Riprende la marcia, il prode navigatore non si raccapezza con la mappa, “vai dritto”, mi dice ma a me balugina un ricordo di quando ho fatto in colonna il primo tratto del percorso e giro a sinistra.

Cominciamo a salire con Mariano che borbotta che non può essere la strada giusta, io per un po’ tengo duro poi mi adeguo alle convinzioni del nostro Special One e torno indietro.

Su e giu chiedendo a qualche passante e riprendiamo la via come la ricordavo io.

E’ brutto non essere sicuri di qualcosa per potere sostenerla fino in fondo.

Imbocchiamo uno sterrato devastato dalle piogge, poi giriamo in una pista fangosa che percorriamo per qualche centinaio di metri, le gomme stradali affondano e slittano nella malta,

poco avanti vediamo che il sentiero è franato e non si passa,

marcia indietro assai difficoltosa col Jimny che ad un certo punto pare annaspare con le gomme nel vuoto, Maurizio è già lì per tirar fuori la corda, ma la mia vetturetta si trae d’impaccio.

Risaliamo e impostiamo il GPS che però non vede la strada, chiediamo a un passante, raggiungiamo la provinciale e il GPS si orienta e ci porta, attraverso strade probabilmente già percorse il giorno prima fino a Sasseta dove imbocchiamo una sterrata in salita.

I miei sodali ed io potevamo anche continuare ma dall’altra vettura giungevano lamenti e segni prelipotimici, e quindi ci fermiamo a mangiare i panini.

s4.jpg

Poi riprendiamo a salire.

SC02853.jpgRaggiungiamo una cresta dove il Prode Navigatore perde ancora la via,

lui e la mappa non si capiscono più,

quando ad un bivio mi dice “prova a scendere di lì” io gli do retta

ma so dal suo tono che la strada è probabilmente sbagliata…

e infatti di lì a poco ci fermiamo contro uno sbarramento di filo spinato.

Dopo un breve conciliabolo facciamo retromarcia e decidiamo di prendere un altro sentiero che non sappiamo assolutamente dove ci possa portare.

Non è particolarmente difficile e continuiamo per un bel tratto,SC02854.jpg

poi Mariano esulta “vai a sinistra, che siamo di nuovo nel road book!”.

“Contro il cul ragion non vale!”

e riusciamo a raggiungere la penultima tappa del giro al Villaggio Rastrello.

Non ci resta che un ultimo tratto di sterrato per finire il giro

e il gagliardo Mariano mi fa girare in salita secondo le indicazioni.

Dopo un tratto mi dice mogio

“avremmo già dovuto trovare lo sterrato,

ma le indicazioni sono molto approssimative, prova a continuare”.

Dopo un paio di chilometri la nostra corsa finisce nel cortile di una villetta

con due husky che ci guardano curiosi ma senza malevolenza.

Rapida inversione e rifacciamo la strada percorsa.

“Ecco il bivio che abbiamo saltato” dice eccitato Mariano, “e infatti ecco lo sterrato!”.

Imbocco la stradina seguito da Maurizio

con Mariano che ripete ancora una volta la frase memorabile

“dopo 700 metri dovrebbe esserci di nuovo l’asfalto”.

Questa frase gela il sangue nelle vene mie e di Franco,

non posso esimermi dal comunicare la cosa anche a Maurizio.

Percorriamo 700 metri, la strada si fa sempre meno pulita e sempre più sconnessa, i rami invadono il sentiero, andiamo in twist rasenti il burrone, ma continuiamo per altri 700 metri, poi per altri 1400,

Mariano deve scendere per togliere dei tronchi dalla strada, ma continuiamo ancora.

s11.jpg

SC02855.jpgFacendoci strada tra i rami di un maggiociondolo,

 

s2.jpg

saliamo fino a un torrente al di là del quale il sentiero è anche in parte franato,

mi fermo e discutiamo il da farsi,

Betty e Franco, visto che lì si può fare inversione, vorrebbero tornare indietro,

Mariano è demoralizzato e non si esprime,

Maurizio ed io siamo per continuare.

SC02859.jpg

“Il sentiero indietro fa schifo, prima o poi cominciamo a scendere e da qualche parte arriviamo”

le mie argomentazioni.

Per l’intanto si tratta di superare il tratto franato, Franco, che non è molto convinto,

lo supera a piedi, passo io, poi Maurizio e riprendiamo la marcia.

Finalmente cominciamo a scendere e gradualmente il tratturo diventa meglio percorribile,

la mappa del GPS comincia a vedere delle strade più avanti e poi, finalmente, l’asfalto.

Non sappiamo dove siamo, ma impostiamo il GPS e seguiamo le sue indicazioni.

Arriviamo finalmente a Carrodano ripercorrendo strade già note,

tra gli altri rivediamo il Villaggio Rastrello,

ripassiamo dove il Prode Navigatore ha toppato il bivio,

ma nessuno ha voglia di riprovarci.

Raggiungiamo Corrodano, un caffè e prendiamo la via di casa.

Non so se avremmo potuto fare più in fretta,

non so se avremmo fatto meglio a passare da qualche altra parte,

non so se avremmo potuto visitare altri posti più ameni,

ma, visto che bene o male il giro in fuoristrada l’abbiamo fatto e anche tosto,

visto che siamo arrivati dove volevamo e in tempi ragionevoli,

visto che grossi inconvenienti non si sono verificati,

visto che mi sono divertito parecchio

anche per il casino creato dagli svarioni del road book/Prode Navigatore e del GPS…

Se nella vita tutto è bene quel che finisce bene,

Io mi permetto di considerare ben riuscito questo Grand Tour di Giugno.

Giu 19, 2010 - fuoristrada    No Comments

Grand tour di giugno

Due giri tra Genova, La Spezia, Parma e Massa Carrara.

 

Questa è la storia di due giri mai percorsi prima, con un road book approssimativo,

dello sgomento del Prode Navigatore e di un GPS con l’animo bucolico.

Per non parlare della caffettiera rovesciata e di tante altre cose.

Ma andiamo per ordine.

 

I puntata: Da Sestri L. a Zum Zeri.

Partiamo.

Non è ancora passato un quarto d’ora da che ci siamo riuniti a casa di Franco e abbiamo iniziato il periglioso viaggio che Maria mi chiama per dirmi che il mio telefono fisso non funziona: dopo avere trovato chi possa sostituirmi, dopo avere preparato un dettagliato messaggio sulla segreteria… e ca…!!! Una fila di improperii mi salgono spontanei dal profondo del cuore. Dico a Maria di avvisare rapidamente la Telecom e comunque continuiamo il 1.jpgviaggio.b1.jpg

Tutto procede bene,

compriamo la focaccia a Sestri L.

e ci fermiamo a mangiarla nel solito posto attrezzato per il picnic,

riusciamo senza problemi a innestare il road book nuovo sul percorso già noto,

b2.jpg

attraversiamo verdi valli

popolate di bovini e di capre

 

b7.jpg

fino a quattro pale eoliche rigorosamente ferme,

a1.jpg

raggiungiamo un’altra amena valle e,

mentre dalla strada orlata di viole stiamo cercando di fare amicizia con quattro bovini,

Gabriella chiama Mariano per avvisarlo che dopo il temporale furioso che si è abbattuto su Alessandria, un rivolo d’acqua scende lungo il filo del lampadario della sua cucina:

Mariano è meno colorito di me ma anche lui non può esimersi da una velata imprecazione.

Ma il viaggio ormai deve continuare.

Il road book è piuttosto approssimativo, le indicazioni sono scarse,

il Prode Navigatore non è in uno dei suoi momenti migliori,

io mi limito a guidare,

Franco è alle sue prime uscite e,

penso, faccia già del suo meglio per resistere sul sedile posteriore del Jimny,b5.jpg

a6.jpgsull’altra vettura non hanno neppure il road book:

imbocchiamo uno sterrato in salita e ci rendiamo conto dai cartelli posti dalla Venatoria di essere in provincia di Parma. Pare che il percorso sia giusto, a un bivio ne abbiamo la conferma e iniziamo a salire su un sentiero scosceso irto di sassi, il morale della truppa si alza, per parte mia sono contento di non aver usato il FreeLander checchè ne possa pensare Franco attorcigliato sul sedile posteriore.

a5.jpgLa salita finisce e inizia una discesa fatta di soli sassi,

Mariano è convinto della bontà della via

e dopo qualche chilometro di continui scossoni

se ne esce con quella frase che diventerà memorabile

“Fra 700 metri troviamo l’asfalto!”.

Comunico la notizia anche a Maurizio sull’altra vettura e procediamo fiduciosi.

Dopo 700 metri –circa- sbuco in una piazzuola libera di alberi e immaginate il mio sgomento quando mi rendo conto che la strada finisce nel nulla.

d1.JPG

E l’asfalto?

Vorremmo chiederlo al Prode Navigatore… ma la sua espressione triste non ci consente di infierire.

Un ‘occhiata in giro e cominciamo a risalire per l’erta sassosa “che avevamo disceso orgogliosi e sitibondi di gloria” (citando il mio vecchio professore di storia del liceo).

Ad un bivio realizziamo dove il Prode Navigatore ha toppato

d2.JPG

e prontamente mi getto sul sentiero argilloso che dovrebbe rappresentare la giusta via ma due profondi solchi sulla carreggiata dopo un centinaio di metri fermano lo slancio del Jimny.

Scendiamo, valutiamo e concludiamo che di lì non saremmo potuti passare ma che una carreggiata parallela, forse scavata proprio per ovviare all’impraticabilità della prima ci avrebbe permesso di superare l’ostacolo: lenta retromarcia lungo il b4.jpgsentiero, imbocchiamo la carrareccia parallela e raggiungiamo Mariano che era rimasto a indicarci il modo migliore di passare.

Di lì in avanti il sentiero è discreto, il morale alto, non sappiamo dove potremmo andare a parare, ma la fiducia nelle nostre possibilità e nella mappa del GPS ci fanno continuare sereni.c3.jpg

Immaginabile la gioia di tutti quando alla fine dello sterrato realizziamo che abbiamo raggiunto la tappa inserita nel road book a Zum Zeri.

Ora si tratta di proseguire nel percorso del giro fino a Pontremoli o puntare direttamente verso l’agriturismo, la cena e il meritato riposo. Scegliamo la seconda opzione e impostiamo il GPS su Calice di Cernoviglio dove Mariano aveva prenotato per Franco, lui e me.

Maurizio che era stato indeciso fino a tre giorni prima della partenza non aveva ancora prenotato nulla (malgrado gli avessi spedito con buon anticipo il sito che aveva usato anche Mariano per prenotare).

Impostiamo il GPS dicevo, lo faccio io ma dimentico di escludere le strade non asfaltate e il marchingegno ci porta per monti e per valli secondo il suo gusto bucolico, personalmente trovo la strada bellissima e piacevolissima da guidare (malgrado un cagnolino che tentando di aggredire il Jimny allo sbocco di una curva mi obbliga ad una sterzata mentre brutalmente inchiodo sui freni facendo contorcere Franco al limite della resistenza delle sue giunture: una serie di colorite e irripetibili maledizioni si levano dal sedile posteriore del Jimny alla volta della padrona del cagnolino che avanzava lentamente lungo la strada).

Non dubito che esistesse una strada più rapida o che ne esistesse una più comoda, ma il GPS comunque ci ha portati fino a Calice attraverso una zona a noi assolutamente ignota.

Raggiunto il paese, Maurizio ha cominciato a cercare un posto per la notte. Forse lui pensava che avremmo alloggiato tutti alla Barcareccia dividendo noi una stanza in due, lasciandone una a lui e a Betty, ma dopo l’esperienza dell’anno scorso, concesso che Mariano ed io siamo due russatori fenomenali e dato che Franco, capita l’antifona, si rifiutava di rischiare a sua volta la notte di sonno, avevamo deciso di prenotare una stanza a testa, indifferenti al possibile ricarico sulla spesa, proprio per non rischiare di dormire soltanto a turno nel silenzio russatorio dell’altro. Dopo un paio di tentativi, il nostro amico trova posto per la notte in un paese vicino e possiamo recarci alla Barcareccia dove avevamo comunque prenotato la cena per tutti. E non ci siamo sbagliati!

c7.jpg

La cena è stata piacevolissima, con la massima disponibilità della signora che, in onore alla mia nota intolleranza, ha preparato una serie di vivande senza usare uova e dalle tagliatelle coi funghi alle crepes di farina di castagne col miele, tutto ha incontrato il nostro assoluto apprezzamento (veramente squisito il maiale arrosto). Poi Maurizio ci ha lasciati per raggiungere il suo agriturismo, la signora si è recata da sua madre e noi siamo rimasti con la grappa, il limoncello e un liquore di kiwi a parlare della giornata ascoltando il silenzio della notte nel cortile del cascinale.

Dopo tanti anni ho rivisto una lucciola.

Franco, entusiasmato dai cavalli che vivono nell’agriturismo,

c4.jpg

ha deciso di alzarsi presto e di passare un’ora a cavallo prima della partenza, ma questo è argomento della II puntata, per ora andiamo a dormire nelle nostre rispettive stanze dai muri spessi che isolano il rumore che produrremo nel sonno.

 

Giu 13, 2010 - varie ed eventuali    No Comments

Consigli

Combinato disposto per non prendere peso con la bisboccia del venerdì sera con gli amici

o

della “dieta asincrona”.

10.6.11 8.jpg

Tutti abbiamo notato come la maggior parte dei nostri concittadini siano stati presi in braghe di tela da questa strana primavera piovosa e fredda che improvvisamente ha lasciato il posto ad un caldo afoso e soffocante che ci ha fatto togliere il maglioncino e la giacchetta che bene o male nascondevano alla meglio i rotoli di ciccia accumulati tra dicembre e maggio.

Hai voglia a ricorrere al medico per una dieta, da un giorno all’altro ci siamo trovati in maniche di camicia con la ciccia esposta agli occhi di tutti, prendere 5 o 6 chili in inverno è facilissimo, perderne 4 a comando… difficilissimo.

Tanto più difficile per noi del “Gruppo del Biliardo” che il venerdì ci riuniamo a casa di Franco per una robusta cena che ci prepara al meglio per le partite sul panno verde.

Ed eccoci dunque lì ieri sera,

Maurizio e Pietro avrebbero tardato, allora ho avuto il tempo di passare da casa dove Maria aveva preparato un’abbondante quantità di gnocchi al Castelmagno per portarli ancora caldi da Franco.10.6.11 3.jpg

10.6.11 2.jpgAbbiamo iniziato con salame, gorgonzola e pecorino, poi abbiamo messo mano agli gnocchi,

10.6.11 5.jpg

per finire con dei dolcetti ripieni di marmellata e cioccolatini.

E’ rimasto assai poco, degli gnocchi nulla.

10.6.11 6.jpg

Poi siamo passati al biliardo.

10.6.11 10.jpg

Come rinunciare alla serenità conviviale che precede la partita?

E’ parte integrante della serata che si svolge solitamente in allegria

anche sulle ali di quel piacevole senso si sazietà che deriva da una cena abbondante.

Ma come evitare che il piacere della cena si accumuli sgradevolmente su addome e fianchi?

Permettemi di consigliare sommessamente un regime dietetico-comportamentale per ovviare a questo inconveniente, la “dieta asincrona” che ho sperimentato fino a un certo punto, in questo fine settimana:

Si comincia con un pranzo leggero il venerdì, tipo bistecca e insalata senza pane,

meglio sarebbe una sogliola ai ferri, ma non sempre Maria se ne ricorda,

si partecipa alla serata di biliardo

e il sabato a pranzo ci si limita a un po’ di frutta (ananas, mela, melone, ribes rosso, come mi ha preparato oggi Maria).

Nel pomeriggio attività fisica:

10.6.12 sull'orba 3a.jpgnoi siamo andati con Valter in canoa sull’Orba, accompagnati ad alcuni amici che 10.6.12 sull'orba 4a.jpghanno comprato la canoa uguale alla nostra e l’hanno varata quest’oggi.

Quando la fame comincia a farsi sentire si può assumere un panino piccolo (per me oggi con prosciutto e formaggio).

Dato che il giro in canoa non mi aveva stancato molto, al ritorno mi sono fatto un bel giro in bici con il cane che, è vero, all’inizio un po’ mi tira ma poi comincia a trottare al mio fianco e con la bici senza cambio saltare i cavalcavia…

La sera, sarebbe opportuno cenare con un brodo di verdura senza patate e legumi, un po’ di tonno (sott’olio o al naturale, a scelta) e pomodori e cetriolo con un cucchiaio d’olio extravergine.

Ritengo che in questo modo i problemi della cena pesante del venerdì non si porrebbero.

A me invece si porrano perché questa sera tornando dal giro in bici, alla fatidica domanda di Maria “allora tonno e pomodori?” ho risposto

“No, per dire la verità ho una fame che non ci vedo, fai un po’ pasta”.

E pasta è stata, col tonno è vero, ma una porzione abbondante, molto abbondante, seguita dal formaggio caprino acquistato a Castelmagno.

Va beh, domani proseguirò con la dieta asincrona…

Sempre che non mi venga troppa fame.

Fine settimana

Fine settimana

Dopo il lungo inverno 2009-10, con Valter abbiamo tirato fuori il “Sea Tiger”, la nostra canoa gonfiabile.

Tiene – non tiene – tiene, felici che le camere d’aria fossero continenti, sabato pomeriggio abbiamo raggiunto lo sbarramento di Fresonara e abbiamo preso la via dell’Orba.

a.jpg

g.jpgI muscoli erano un po’ rigidi, ma abbiamo superato controcorrente Predosa e abbiamo proseguito.v.jpg

Quando l’acqua è diventata troppo bassa abbiamo continuato ancora con la canoa al seguito nel noto “acqua trekking” sui sassi scivolosi del fondo, poi abbiamo ripreso a pagaiare vigorosamente dove la corrente si è fatta più forte,

f.jpg

 ma quando si è trattato di scendere ancora, abbiamo desistito,l

a prossima volta magari esploriamo a piedi i due rami superiori del torrente.

Intanto ci siamo goduti la discesa a favore di corrente,

e.jpg

gustando uno per uno i balzelli dell’imbarcazione a pagaie inerti.

d.jpgPoi una foto a Valter su un lastrone di cemento al centro del torrente, s.jpg

una a me mentre vado a recuperarlo e si torna a riva.

Valter non so, lui ha continuato a giocare a tennis in inverno, ma io la sera ero stracco,

Giovannina ha cominciato a mettere in dubbio che il giorno dopo potessi guidare per il giro che avevamo in programma a Castelmagno

Una nottata di sonno mi ha rimesso abbastanza in sesto e la mattina, malgrado le spalle e gli addominali dolenti siamo partiti con Jim alla volta della Valle Grana.

Il tragitto non ha presentato inconvenienti particolari,

ma si, unico episodio,

Giovannina ha la mania di far bere il cane e così mi sono fermato vicino al torrente .

Lei “fallo bere”

7h.jpg

Io “non beve mai”

8u.jpg

Lei “ma deve bere”

8.jpg

Io “e allora provaci tu!”

Lei “dai bevi Jim!”
6.jpg

Ancora lei “Stai zitto e bevi!”

7.jpg

“Hai visto che aveva sete?”

Va bene, aveva sete, vuoi mica metterti a discutere in una domenica festosa?

Ci siamo quindi fermati al solito negozietto dove la solita signora ci ha dato il solito ottimo formaggio e abbiamo raggiunto il ristorante dove intendevamo fermarci per il pranzo, abbiamo mangiato antipasti col Castelmagno, raviole col Castelmagno, polenta col Castelmagno e io per finire ancora un pezzetto di Castelmagno. Tutto ottimo, un po’ monocorde, ma assai piacevole.

Poi abbiamo ripreso la via verso i 2500 metri del Passo del Mulo.

Ci avevano detto che avremmo trovato la neve, ma, a giugno, che neve vuoi trovare? Pensavo io.

E fin sui 2200 metri ho avuto ragione, a 2300 ho cominciato a dubitare che il ristoratore avesse ragione,

a 2400 ho trovato uno spazzaneve di traverso sulla strada che sbarrava la via in una cornice di un metro e mezzo di neve.

2w.jpg

Vuoi metterti a discutere con un grosso trattore?

9blog.JPG3.jpg

Neanche per ridere, abbiamo fatto dietrofront,

qualche foto in mezzo alla neve sfidandone gli attacchi gelati con le 2.jpgscarpette di tela,

abbiamo anche visto una marmotta 10.6.6 44.JPG

 

 

 

e siamo scesi verso la piana, mentre un furioso temporale salutava la nostra partenza dalla Valle Grana.

 

 

4.jpg

Malgrado il giro sia abortito proprio dove iniziava il bello, è stata comunque una bella giornata.

Si era parlato con Mariano di svolgere il tour di Giugno percorrendo in fuoristrada le quattro valli che conosciamo, Grana, Maira, Varaita e Po, ma viste le condizioni della pista,

si va in Riviera.

Speriamo che lì non ci sia neve!

10.6.6 35cblog.JPG

 

Giu 2, 2010 - varie ed eventuali    1 Comment

COSE VECCHIE E NUOVE

Un periodo senza scrivere nulla, non colpa del computer e neppure per mancanza di cose da scrivere. Forse solo pigrizia.
Il nostro gruppo di amici ha continuato con le solite occupazioni e mentre il gruppo del biliardo si strutturava e si ampliava, altri bikers si sono aggiunti per i giri domenicali e il fuoristrada… beh fuoristrada poco, un solo giro con Maurizio e Franco, che come navigatore… ma come fotografo, più che accettabile.
Ma andiamo con ordine.

0 1a.jpgIl venerdi sera è ormai acclarato come momento di riunione collegiale a casa di Franco, per la partita a biliardo, 0 2a.jpgche poi il biliardo… ma si, il biliardo è la scusa, il bello è la compagnia, le prese in giro e soprattutto la cena prima di giocare: una volta è il gorgonzola (un chilo in 4 + un bel salame e una pagnotta da un chilo),

0 3a.jpg

una volta i 4 salumi (salame cotto e crudo, prosciutto e mortadella), una volta la pizza (16 pizze in 6),

0 4a.jpg

una volta i salamini (3 o 4 a testa + un giro di salsiccia magari con una polenta abbrustolita nel forno), una volta farinata, salame e 0 6a.jpg0 7a.jpgRoccaverano, etc.

0 5a.jpg

E poi, non contenti delle libagioni suddette, per finire, una volta il tiramisù, un’altra i cannoli,

0 8a.jpg

un’altra il gelato di Ciccio, non ci facciamo mancare proprio niente. La compagnia va da 4 fino a 8 e vi posso assicurare che ci divertiamo. Chi vince? Ma chi se ne frega, “l’importante è partecipare”!

0 9a.jpg

1 1a.jpgIl giro in fuoristrada si è svolto a Sestri Levante, le strade erano un po’ peggio delle altre occasioni in cui siam1 2a.jpgo andati in considerazione delle piogge che si sono ripetute in questa primavera che stentava a partire, ma non abbiamo avuto grandi problemi, se non nella parte iniziale e abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi preposti:

1 4a.jpg

1 3a.jpg il pranzo al sacco, il percorso sul primo e più divertente tratto del road book, il traguardo a Borzonasca, persino 1 5a.jpgcon una variante su sterrato causa strada chiusa al Colle della Biscia per una manifestazione più a valle, con, infine, la cena nel ristorante che già ci aveva così bene ospitati in una precedente occasione.
Anzi, rispetto alle precedenti occasioni, per la prima volta, abbiamo raggiunto il Rifugio di Pratomollo… che ci faceva un freddo e tirava un vento… ma si era contenti lo stesso.

1 6a.jpg

2 1a.jpgLa mountain bike… abbiamo cominciato col gelo, coperti come orsi polari e andavamo anche bene malgrado la 2 3a.jpgnebbia, la galaverna e il tratturo gelato, poi mi è venuta una tracheite noiosissima e ci siamo un po’ persi. Ma abbiamo ripreso appena possibile e oltre a Luciano e Paolo, una re-entry, si sono aggregati Francesco e Alessandro.

2 2a.jpg

2 4a.jpgPoi ha piovuto, mi è tornata la tosse e io non ho più partecipato, domenica scorsa ho abbozzato un giro sulla bici 2 5a.jpgda passeggio con Jim, il mio cane.

2 6a.jpg

Un tempo giravo in bici con Tom e Giacomo al guinzaglio e andavo benissimo, ma Jim è incontenibile così che ho rischiato di cadere più volte, forse un giorno riuscirò a portarlo a spasso in bici quando non si può andare nei campi, ma per ora è un vero pericolo per la mia incolumità.

2 9a.jpg

E lo scudetto? E la Coppa Italia? E la Champions?
3 1a.jpgAbbiamo festeggiato a casa, passando a casa di amici milanisti e juventini, andando a goderci il casino in piazza 3 2a.jpgper finire come da tradizione con l’imbandierata sulla serranda del macellaio milanista.

3 7a.jpg

 Un anno incredibile che si ripeterà chissà quando, se si ripeterà.

 

3 3a.jpg

A noi comunque resterà il ricordo anche se la cena commemorativa celebrata in quel di Vado e caldeggiata da 3 5a.jpgValter e me, memori di uno 3 6a.jpgsplendido risotto di pesce, non è stata propriamente all’altezza (e il fatto che avessero cambiato il cuoco non ci ha consolati).

3 8a.jpg

Ora anche il cuoco dell’Inter è cambiato speriamo che il suo risotto resti comunque all’altezza, non chiediamo “Tre Tituli” ma qualcosina anche per la prossima stagione…

3 9a.jpg