Archive from agosto, 2009
Ago 31, 2009 - fuoristrada    No Comments

Giro d’agosto

A Castelmagno

 

 

Eravamo indecisi per un picnic o il ristorante.

Viene Gabriella? Se si, viene anche Maria.

E Pietro riesce a venire? Al 90%, ma la matematica con lui è irrilevante.

Gabriella non viene, in conseguenza si astiene anche Maria,

Pietro non mi telefona, passiamo al 99% (sempre con le riserve del caso).

La responsabilità dell’organizzazione pesa sulle mie spalle, come sempre.

Telefono a Mariano, “partiamo alle 09.15, arriviamo alle 12.00 a Caraglio, mangiamo al ristorante dell’altra volta e cominciamo il giro”, il mio amico storce un po’ il naso “ma non è tardi? Come facciamo poi a fare il giro?”. “Non ti ricordi l’altra volta?…” gliela rimeno per un po’, alla fine conviene con me.

Alle 09.10 di oggi, domenica il FreeLander è pronto sulla strada, Mariano non arriva.

Maria si preoccupa, se sono in ritardo io… è praticamente normale, ma il nostro…

Arriva alle 09.25 (sostenendo che sono le 09.20, ma è irrilevante).

Alle 09.30 ci riuniamo con Pietro e Franco al casello AL Est. Si parte.

Asti – Bra (con la sosta cappuccino e brioches) – Cuneo – Caraglio senza problemi e cominciamo a salire.

Sosta alla solita formaggeria per l’acquisto del prodotto tipico del posto, Pietro frigge un po’ per un bisognino impellente, poi torniamo a salire.

Intanto le 12 passano e si tratta di trovare dove mangiare, il ristorante dell’altra volta me lo perdo per la strada, quello vicino al Santuario non mi ispira, senza chiedere nulla svolto verso un albergo di cui c’è l’indicazione sulla strada, Pietro mi segue; scende Mariano per vedere se c’è posto, alla risposta affermativa parcheggiamo prontamente e attendiamo con pazienza che i gestori siano pronti a distribuire il rancio.

Quattro chiacchiere nell’atrio e poi passiamo al piano superiore.

Iniziamo male, una ciotolina di patè di fegato di coniglio, piccola, veramente molto piccola, ma il pane è buono e se ne va il primo cestino, poi frittatina alle 2.jpgerbe, la mia porzione se la spazzolano Pietro e Mariano (io non mangio uova).1.jpg

Poi è la volta del tortino di patate, non è molto giallo e io provo:

se c’erano le uova erano molto poche e me lo son mangiato dipingendo ombre di delusione sui volti dei miei due amici che già gustavano anche la mia parte.

E arrivano le “ravioles” al castelmagno (gnocchi di patate con l’impasto arricchito da cagliata) in un mare di burro e panna. Servono me per primo con una porzione da “nouvelle cousine”, io sto guardando mestamente il piatto mezzo vuoto, quando il nostro amico ristoratore dice: “un medico ha detto che queste non si dovrebbero mangiare perché c’è troppo grasso!”, “ah, ha detto così? Bene se fosse gentile da darmene ancora un po’ le dimostro che non è vero!”, quello, che deve avere imparato a gestire le sue cose al Ministero dell’Economia, ne risparmia un po’ dalla porzione di Pietro e torna da me. Non vi dico i mugugni del mio amico che ha visto depauperato il suo patrimonio di colesterolo!

4.jpgMangiate le raviole abbiamo fatto tutti chi più chi meno scarpetta e se ne andato il terzo cestino di pane (il secondo era sparito da solo, tra una chiacchiera e l’altra). Intanto si è resa necessaria la seconda bottiglia di dolcetto.

Poi viene la polenta con la panna e il castelmagno, poi il cinghiale con le mele renette e il contorno di castagne e pancetta;3.jpg OK le porzioni non erano abbondanti, ma, terminato anche il quarto cestino di pane con la scarpetta nel sughetto, eravamo tutti sazi.

Pietro e Mariano non hanno potuto comunque astenersi dalla torta di pere e cioccolato.

Caffè e un ottimo amaro d’erbe, un giretto di Spack per le normali funzioni fisiologiche e siamo ripartiti.

Ho dovuto faticare un po’ perché la truppa ondeggiava un tantino in quanto la nostra uscita dal ristorante è stata salutata da un nebbione che non mi ricordo… Pietro e Mariano erano propensi a rientrare anche perché la velocità del servizio al ristorante volgeva al molto lento e si erano già fatte le 15.20, temevano un altro rientro alle 24.00. A volte inoltre quello che avevo definito “un giro facile” si era trasformato in una via crucis lunghissima, non riuscivano a farsi convinti delle mie rassicurazioni e poi la nebbia…

“Datemi fino alle 16.30, poi rientriamo”, hanno acconsentito di malavoglia.

Superato il Santuario, salivamo lungo la strada senza vedere nulla, intanto scendevano mezzi della Protezione Civile e dei Carabinieri oltre ad auto e moto, la strada stretta ci obbligava ai più vari contorcimenti per passare, ma abbiamo continuato imperterriti. Giunti al passo dove è posto il monumento in ricordo di Pantani ho avuto un tuffo al cuore: Carabinieri, ambulanze, auto e moto ferme, la strada apparentemente bloccata.

“Non si può continuare?”, ho chiesto rivolto agli astanti, “No, no può proseguire, vada pure” mi ha risposto un Carabiniere, togliendomi un peso dal cuore: mi spiaceva non riuscire a portare i miei amici dove mi prefiggevo e poi la vedevo grigia a compiere l’inversione sul sentiero stretto e nel casino che c’era.

Non so cosa diavolo ci facesse tutta quella gente proprio sulla nostra strada, comunque siamo passati, sfiorando ora questo ora quello e abbiamo iniziato la discesa.

Le foto nel solito posto tra le rocce, anche se non si vedeva una pipa,

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poi ancora l’incrocio con un grosso mezzo della Forestale e il passaggio sul ciglio del burrone, che non si vedeva, ma si immaginava benissimo, tanto che allo spostarsi di alcuni sassi sotto le ruote del FreeLander aldilà dell’asfalto proprio a roba di centimetri dalla caduta, Mariano istintivamente è sbottato “tienti pure un po’ in qua, che c’è spazio!”. La tensione, lo sbotto del mio amico, il rumore dei sassi sotto le ruote… ho fermato l’auto e me ne sono uscito con una risata che veniva dal profondo e che è durata alcuni secondi, non riuscivo a smettere e se guardavo l’espressione del mio amico…

Abbiamo raggiunto il bivio per lo sterrato e l’abbiamo imboccato; non volevo approfittare della bontà dei miei compagni e mi sono fermato per un summit che decidesse il che fare.

Escluso il raggiungere il Passo del Mulo che poi era un casino girare le macchine e tanto non si vedeva niente per la nebbia, potevamo continuare su quello sterrato che secondo me portava in Valle Maira e verso Dronero o tornare indietro verso Castelmagno e la Valle Grana.

Abbiamo deciso di proseguire ancora per un tratto e poi eventualmente tornare indietro.

10.jpgAd un certo punto mi sono fermato per fare qualche foto nella nebbia e eventualmente tornare.

Ma intanto Pietro e Franco avevano chiesto ad un’auto che avevamo incrociato dove portava quella strada e avevano avuto conferma della mia ipotesi che finisse a proprio a Dronero.12.jpg

Giocoforza proseguire malgrado la nebbia.

Ripensandoci ora è stato un vero peccato, l’anno scorso ne avevo percorso un bel tratto a ferragosto e i luoghi erano bellissimi malgrado nevicasse, quest’anno in quell’umida ovatta che ci circondava, ne abbiamo visto ben poco, ma è bastato per capire la bellezza di quelle montagne.

Infatti, dopo l’incontro col gregge più numeroso che abbia mai visto,

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ci siamo fermati sulla riva del Maira e i miei amici erano entusiasti.

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Mariano anche perché in un attimo di recettività–radio aveva inteso che la Ferrari aveva vinto, Pietro pregustava di rifare il giro con mangiare al seguito per avere più tempo per godere dei luoghi, Franco ha stabilito che, in un modo o nell’altro, ci sarebbe tornato.

Spack beveva dal torrente.

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E abbiamo preso la via del ritorno.

Ad un certo punto Mariano è entrato in uno stato di trance sonnolenta mentre ascoltava Roma-Juve, si risvegliava solo ogni tanto per darmi qualche indicazione sulla via; io, che guidavo e pensavo ai fatti miei, preso di soprassalto dall’improvviso risveglio del mio navigatore, ne seguivo le indicazioni per poi tornare sui miei passi rendendomi conto dell’errore del mio socio.

In una di queste occasioni Pietro è passato oltre non sentendo le indicazioni del mio navigatore, poi ha scelto una strada che noi non abbiamo seguito e ha finito per ritrovarsi a sua volta dietro di noi. Ci siamo ricongiunti in autostrada mentre facevamo rifornimento.

Siamo arrivati a casa prima delle 20.00, tanto che essendo ancora chiaro Maria mi ha detto “Perché non porti Jim a fare un giro? È tutto il giorno che ti aspetta!”.

E così per finire ho ancora portato Kate e Jim a fare un giro in campagna e il mio giovane cane è finito per la prima volta nella roggia, ma, dato che dove l’ho portato c’erano un mare di erbacce si è tenuto vicino e non ha tenuto il solito comportamento disdicevole da cane errante.

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Complessivamente una buona giornata, malgrado la nebbia.

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Ago 29, 2009 - Cani    No Comments

Sempre Jim

Ve lo siete perso coi gabbiani!

Sabato, sveglia alle 06.30 (il vecchio Spack non sopporta le temperature correnti e quindi sveglia all’alba per tutti) e alle 07.00 partiamo, Maria, Kate, Spack, Jim ed io.

Andiamo bene all’interno, ben lontani dalle strade asfaltate

per evitare che Jim possa andare ad interferire con il servizio di corriere extraurbane,

la temperatura è abbastanza fresca ma dopo qualche minuto comunque leghiamo Spack per evitargli un’altra crisi respiratoria.

Ma intanto Jim vede un gruppo di altre persone coi cani, ci molla sul posto e va ad aggregarsi alla nuova compagnia.

Inizia la rincorsa da parte mia, due passi e un colpo di fischietto, Maria si aggrega con un “Jim, Jim!” praticamente belato: risultato zero!

Il nostro cane gioca nella sua nuova squadra battendo la campagna coi suoi nuovi amici.

Finalmente arrivo a un centinaio di metri dal gruppo e il mio cane riconosce il mio fischietto, un colpo lungo due brevi, di malavoglia lascia la compagnia e viene verso di me.

“Dove ca… sei andato? Seduto!” lui si siede seccato,

mi guarda con la faccia di uno che pensa “ma che ca… vuoi?” e ripartiamo.

Ritorniamo verso la macchina, Jim corre nella stoppia,

poi si avvede con occhio di falco di un folto gruppo di gabbiani che razzolano in una stoppia lavorata e riparte.

Per noi diventa quel puntino là in fondo, là dove si alza la polvere

e dove si può vedere uno scompiglio di gabbiani.

Maria mi dice “Chiamalo!”, io mi volto mestamente verso di lei

per poi tornare con lo sguardo sullo stormo di gabbiani che volteggiano sulla testa di Jim.

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La polvere mi dice dove sta correndo il mio cane, là sulla linea dell’orizzonte.

Fortunatamente un gruppo di gabbiani si dirige verso di noi e Jim li insegue tornando verso la macchina.

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Recuperata la truppa, ci rechiamo da Pietro e organizziamo il giro di domani a Castelmagno.

Quindi torniamo a casa e scarichiamo Maria e Spack.09.8.29 007.jpg

09.8.29 008.jpgCon Kate e Jim cambiamo zona, qui la vegetazione è più folta,

il giovane cane è stanco

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e mi sta assai più vicino:

sembra quasi di andare a caccia!

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Si, ma che stress!

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Ago 27, 2009 - Cani    No Comments

Ancora Jim

DOVE SI VENDONO I “PATRIOTS”?

A cosa mi serve un missile terra-aria?

Alla difesa balistica in caso di un eventuale attacco terroristico contro casa mia?

Nemmeno per scherzo, la mia paranoia non è ancora arrivata a farmi temere per l’incolumità della mia magione, solo che andando a caccia col mio cane nuovo, un calibro 12 non è più sufficiente, mi serve qualcosa con una maggiore gittata al fine di raggiungere i selvatici che alza Jim.

Dopo le precedenti uscite nelle quali ha brillato per una sconsiderata inubbidienza (neologismo che tende a sottolineare l’assoluto comportamento anarchico del mio cane che è riuscito persino a far fermare la corriera), Jim si è comportato un po’ meglio: è partito nel campo, ha percorso con inusitata velocità alcune centinaia di metri per poi tornare con altrettanta bersaglieresca vitalità presso di me, è ripartito lasciando una scia di polvere dietro di sè, ha levato un fagiano e l’ha rincorso abbaiando fino al limitare degli alberi.

Va bene, è migliorato, ha un maggiore collegamento col cacciatore, ora forse capisce che viene in campagna con me e, a piacer suo,

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torna anche,

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ma per catturare un fagiano, me lo deve levare in un raggio di una trentina di metri, affinché io possa imbracciare, puntare e sparare.

L’idea sarebbe che lui ferma il selvatico, mi aspetta e lo leva al mio comando, ma temo che con Jim questo sia solo fantasia, non chiedo tanto, mi basterebbe lo levasse a una trentina di metri da me, poi colpirlo o meno può anche diventare irrilevante, per me non è mai stato importante il carniere.

Ma a alcune centinaia di metri… ca…, faccio fatica a vederlo!

Ecco dove potrebbe venirmi in aiuto la tecnologia missilistica!

Ovvio che invece del fucile dovrei portare un qualche aggeggio a tecnologia laser per il puntamento sul fagiano, ovvio che la carica del missile dovrebbe essere rapportata al bersaglio per riuscire a mangiarne con gli amici, ma altrimenti non vedo una plausibile alternativa nell’andare a caccia con Jim.

Forse neanche Giacomo,

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il pointer che ho avuto nei gloriosi anni 90 del secolo scorso era talmente veloce (e talmente insubordinato!), ma aveva un naso e una personalità che facevano dimenticare le sue manchevolezze; e poi con Jo (il mio primo setter irlandese) si compendiava in maniera egregia, creando una squadra assolutamente all’altezza.

Ora la situazione è piuttosto grigia, Kate e Spack hanno 12 anni e hanno una autonomia di 10 – 15 minuti,

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Jim non è al momento rilevante ai fini della cattura dei selvatici (in mancanza di una batteria missilistica),

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il mio ultradecennale compagno venatorio ha smesso gli abiti del cacciatore (e suo figlio pure), il ginocchio mi fa male (ora pure l’anca), mi sovviene se sia più nobile lo spendere i soldi nel permesso di caccia o andarmene con gli stessi soldi un paio di settimane in ferie, ma poi la vecchia passione vien fuori e il ricordo dei 34 trepidanti risvegli all’alba del primo giorno di caccia mi fanno propendere per oliare una volta di più il fucile la sera prima dell’apertura.

E poi… la caccia si dovrebbe aprire il 20 settembre,

ho ancora più di venti giorni per fare di Jim un cane da caccia!

 

p. s. Ma dai! A chi la vuoi raccontare!

 

Ago 20, 2009 - caccia    No Comments

A spasso coi cani

09.6.2 09a.jpgLa prima volta di Jim

Un cane da caccia, tralasciando le note affettive che legano più o meno l’uomo e l’animale, e viceversa, è quell’ausiliare che il cacciatore compra, cresce e mantiene affinché nel momento dell’attività venatoria lo avvisi e lo conduca alla presenza del selvatico permettendone l’abbattimento.

Finora ho avuto altri otto cani e tutti si sono comportati conformemente a questa regola. Un nono cane, Poldo, che aveva trovato un mio amico e ha pensato bene di portarmi, non fa testo perché obiettore assoluto per problemi psichiatrici.

Ora sabato scorso non mi aspettavo che Jim fosse all’altezza di Eirene che a sei mesi ha fermato di consenso sulla mamma Vicky e, quando questa ha rotto la ferma, è rimasta impietrita consentendomi l’abbattimento di un fagiano (eh, bei ricordi!), ma pensavo che almeno potessi ammirarne le corse, il primo incontro con un selvatico, vederlo insomma!

Invece nel momento che ho aperto il portellone del Country Tiger è sceso con Kate e Spack ed è partito per i fatti suoi correndo come un indemoniato nella stoppia rincorrendo prima le farfalle, poi alcuni colombacci, poi un’allodola e infine anche un deltaplano.

Ovvio che nel far questo ha messo tra lui, Maria e me una distanza siderale per cui noi lo vedevamo come un puntino impazzito sull’orizzonte.

Maria mi diceva “chiamalo!” e io giù a gridare come un pazzo, lui correva ancora più forte, allora soffiavo con tutta la mia capacità espiratoria nel fischietto e lui spariva dietro il granturco, forse abbaiava anche a quello che inseguiva, ma noi non lo sentivamo neppure.

Dopo un buon quarto d’ora di questa delirante fatica, ha sentito che faceva caldo, ha provato sete e stanchezza e, soddisfatto, è tornato verso di noi, ci ha raggiunti e si è sdraiato all’ombra esponendo un metro di lingua.

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Abbiamo raccolto anche i due cani anziani e ci siamo spostati in un posto ancor più lontano da case e strade e abbiamo riprovato. Un airone in volo lo ha portato ancora più distante da noi e siamo tornati mestamente a casa.

La domenica mattina abbiamo riprovato, il caldo era già insopportabile, siamo tornati nella stoppia isolata e abbiamo liberato i cani, Jim è partito di gran carriera, poi un gruppetto di cornacchie ha attirato la sua attenzione, ha messo il turbo e non l’abbiamo più visto. Desolante.

A questo punto ci si è messo anche Spack: lui e la sorella hanno 12 anni, dovrebbero andare in pensione,

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ma non è pensabile che li si possa lasciare a casa, solo che quelle poche centinaia di metri che hanno percorso nell’afa infernale della Padania, hanno mandato il vecchio cane in crisi respiratoria. Abbiamo provato a fermarci all’ombra di un gelso con Jim che intanto è tornato, ma il respiro di Spack restava molto affannoso e Maria è andata a prendere l’auto per portarlo in fretta a casa.

Ma anche qui la situazione non migliorava, non riusciva a bere, soffiava come un mantice con la lingua in posizione tutta fuori. Ho cominciato a fargli vento, gli passavo sulla schiena i contenitori del ghiaccio della borsa frigo, niente.  Dopo un’oretta di quest’affanno ho telefonato al veterinario, ero indeciso se fargli del cortisone o dargli del lasix, lui mi ha detto di dargli entrambi e io ho eseguito.

La storia è durata ancora un’oretta, poi lentamente si è ripreso.

La giornata non è stata comunque quel che si dice una bella giornata, anzi.09.8.16 3.jpg

Al pomeriggio ho ancora portato Jim da solo, è partito alla sua maniera e si è diretto direttamente verso la provinciale (che era a un buon chilometro comunque), non lo vedevo più, correvo e chiamavo, un auto ha rallentato, penso fosse già sulla strada, poi si è fermata la corriera, ma intanto stavo arrivando di gran carriera –dai è un modo di dire! diciamo allora alla massima velocità consentitami dal ginocchio, dalla stazza e dallo scarso allenamento- ho raggiunto lo stupido animale e l’ho condotto verso l’auto.

Aspettavo con ansia il Ferragosto coi suoi due giorni di festa.

Diciamo che non è andata proprio come speravo?

p.s. un cacciatore che ha incontrato stamane Maria, le ha detto che il cucciolone che ha portato lui in campagna per la prima volta, lo ha ritrovato stremato a due paesi di distanza, dunque Jim si può definire quasi … si può definire come…

Che se non cambia finisce a fare un corso di sopravvivenza in Scozia, nel nord della Scozia, a gennaio e vediamo se si sveglia!

Ago 15, 2009 - bike    No Comments

Ci prepariamo al weekend

Ferragosto

Tutti in vacanza, le strade straripano in code chilometriche, le spiagge sono gonfie di personaggi più o meno in forma che si arrabattano per trovare divertimento in mezzo a una tal folla, sui laghi corrono decine di imbarcazioni, per andare in montagna devi lottare con migliaia di piloti da rettilineo che prendono velocità e ti sorpassano là dove vedono la “diritta via” per poi incastrarsi davanti a te alla prima curva, qualcuno avrà pure il bimbo che patisce la macchina, ma la maggior parte sono i più classici rappresentanti di quello stuolo di coglioni che caratterizzano la specie umana in viaggio nei giorni di festa.

Col Valter avevamo prospettato di raggiungere il nostro amico Cesare che dovrebbe essere in montagna, procurarci salamini e salsiccia per una grigliata alpina e magari per un’uscita sul lago che Cesare ci dice esserci nelle vicinanze di casa sua. Poi mentre eravamo in bici l’altra domenica: “Ma è il caso di farci quei 200 km per una grigliata?” faccio io. “Mah in effetti era quello che pensavo anch’io, ci sarà un mare di gente in giro… la facciamo a casa mia?” risponde Valter. “No, lo sai che Maria è restia a lasciare i cani soli a casa, facciamola da me, poi un giro in bici, uno in canoa sul Tanaro, qualcosa facciamo”. E’ bello trovarsi d’accordo con gli amici.

Oggi era prefestivo, dopo una breve comparsata in studio al mattino dove c’era davvero poco da fare, dopo pranzo siamo andati al nuovo “Panorama” a comprare qualcosa, quindi ho “costretto” la mia compagna ad un giro in bici.

In effetti lo sforzo maggiore è stato il riattare la m. bike di Maria, la ruota anteriore era staccata, le gomme erano sgonfie, la pompa buona, quella che funzionava così bene, si è rotta, il compressore era scarico: io nel garage ho tutto, ma, al bisogno, non trovo mai niente, quando lo trovo spesso si è guastato o comunque non funziona.

La ricerca delle chiavi inglesi per serrare la ruota ad esempio: ne ho trovata una che mi sembrava utile alla bisogna, o da una parte o dall’altra deve pur funzionare! e invece no, una parte era stretta, l’altra troppo larga, diavolo! Poi per fortuna ne ho trovata una regolabile e sono riuscito a stringere la ruota alla forcella. La pompa! Dopo un vano tentativo con il compressore ”da viaggio” (quello grosso che mi ha regalato a suo tempo Maria mi fa un po’ paura, non l’ho mai usato per le gomme, temo sempre che mi esploda tutto) che era probabilmente scarico (no, non pensarci nemmeno di metterlo in carica, c’è scritto che ci deve stare 12 ore!), dopo un inutile tentativo, dicevo, mi sono messo con santa pazienza con la pompetta della sua city bike, il sudore ha cominciato a colarmi lungo la schiena nel torrido garage, santiavo e pompavo, lei ridacchiava (hai voluto la bici? Adesso pedala!” probabilmente pensava). Io a questo punto, mentre ormai potevo nuotare nel mio sudore, ho cominciato a temere che le camere d’aria non tenessero, dopo tutto il lavoro compiuto, sarebbe stata una incredibile beffa!

Ma invece sono arrivato alla fine e siamo partiti, a velocità di crociera, pedalata lenta (molto lenta) ma sicura, dopo i primi 3 km ha cominciato a protestare per il mal di sedere, non potevo esagerare e, passati in una stoppia, abbiamo raggiunto una sterrata che ci ha portati dritti a casa, ha fatto quasi 5 km e, mi pare, si sia pure divertita.

Ormai erano quasi le 6 e sono partito in perlustrazione per vedere se trovavo un approdo per il giro in canoa un po’ più a monte di quello che abbiamo usato nell’uscita precedente, ho girato a lungo sulla riva del fiume su sterrate malridotte, irte di erbacce, popolate da tribù di zanzare non amichevoli, ho guardato la sponda attraverso la ricca vegetazione di ortiche, rovi, arbusti e veri e propri alberi, rintuzzando al contempo gli attacchi degli insetti, ma non ho trovato una via possibile al fiume.

Sono tornato a casa, domani siamo d’accordo con Valter per una nuova perlustrazione in m. bike, anche se lui giocando a tennis domenica si è stirato e l’uscita in canoa è dunque in forse.

Domattina comunque aprono la stagione per l’addestramento dei cani e Jim farà la sua prima uscita senza guinzaglio, Maria farà da supporto logistico nell’eventualità di dover portare a casa Kate e Spock di anni 12 che comunque sarebbe impensabile lasciare a casa.

Per la sera, oltre a Bruna e Valter, si aggregheranno anche Gabriella e Mariano per la grigliata.

Ora vado a dormire, che domattina, se voglio che i due vecchi cani non scoppino subito devo partire presto.

Buon Ferragosto anche a voi!

Ago 4, 2009 - canoa    No Comments

Sul fiume, zanzare e la targa

Domenica,

dopo una settimana pesante per il lavoro e per il caldo,

dopo un sabato passato a tagliare il prato e a innaffiarlo,

(affinché cresca di nuovo rigoglioso e si possa nuovamente tagliarlo,

ma questo è un atteggiamento del “giardiniere”

che probabilmente meriterebbe pagine e pagine scritte da valenti psicologi),

la domenica si va di nuovo col canotto sul Tanaro,

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decisi a salire ancora più in alto.

La “passeggiata” si svolge nel migliore dei modi,7.jpg

6.jpgtra aironi e cavalieri d’Italia,

tra gabbiani e garzette,

risaliamo solo di poco più a monte,

ma nella discesa riproviamo quella sensazione di calma e tranquillità

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8.jpgche ci fa desiderare di restare ancora un momento sull’acqua.5.jpg

Ma intanto scende la sera…

E col buio che avanza stormi di zanzare si levano in volo,

per poi lanciarsi in picchiata, simili a Stuka fischianti

sulle nostre braccia, sulle gambe, a cercare un pertugio negli indumenti.

Abbiamo il nostro da fare a levarcele di dosso,

ma è una lotta impari, sono milioni…

Non ci resta che cominciare a pagaiare febbrilmente

per guadagnare l’approdo.

Non sgonfiamo neppure il Sea Tiger,

lo trasportiamo verso il punto dove posso scendere con l’auto.

La gamba mi fa un male cane,

ogni tanto ci fermiamo per uccidere qualche zanzara

e per dare un po’ di tregua al dolore al ginocchio,

poi, mentre Valter comincia a sgonfiare il canotto,

io corro, si fa per dire, arranco su per la riva,

per raggiungere il Country Tiger e tornare a raccogliere

il mio amico e la nostra attrezzatura.

Arrivo finalmente tra i pioppi, vedo la mia vecchia auto,

ma mi rendo conto che manca qualcosa:

cazzo! Non c’è più la targa posteriore!

Uno scherzo? Possibile che l’abbian rubata?

Più probabile che un salto in un buco e la ruggine l’abbian staccata

e fatta cadere chissà dove.

Torno dal mio amico e carichiamo in fretta il canotto,

risaliamo e proviamo a cercare,

zoppicando faccio persino a piedi un pezzo di strada irto di erbacce,

ortiche e zanzare, una vera associazione a delinquere,

ripercorro lentamente tutto il percorso fatto,

ma, ovviamente della targa nessuna seppur minima traccia.

Andavo lentamente per guardare sulla strada

e avrei voluto correre a casa per l’ansia di esser fermato da una pattuglia,

ma ad un certo punto, tanto era ormai buio, sono rientrato.

Questa mattina pioveva,

ho provato a fare di nuovo il percorso ma della targa ancora nessuna traccia.

Nel pomeriggio siamo partiti insieme a Maria,

che è la titolare del Country Tiger

e già viveva con apprensione il dover denunciare lo smarrimento

e tutte le seccature conseguenti,

per una nuova ricerca sotto un furioso temporale.

Abbiamo imboccato la sterrata che fa da scorciatoia verso la casa di Valter,

abbiamo percorso qualche centinaio di metri e,

mentre quattro colombacci si levavano dalla stoppia,

l’ho vista nell’erba del fosso,

la targa era lì appoggiata sull’erba con i punti d’attacco segati dalla ruggine.

Un amico ha già provveduto a riattaccarla in bella vista sotto il paraurti

e anche la perdita della targa diventa un ricordo

non tanto, e non solo, dell’ansia, quanto della gioia di averla ritrovata.