Archive from luglio, 2009
Lug 27, 2009 - canoa    No Comments

Sul Tanaro

Casualità.

Sabato.

Con Valter siamo d’accordo per un giro in mountain bike

e partiamo lungo le sterrate intorno a casa,

verso Lobbi, verso Piovera, verso il Tanaro.

Parliamo della domenica,

sinceramente non ho voglia di andare al Lago di Viverone

come avevamo programmato

-la strada per arrivare, il mare di gente che troveremmo, altre due ore per tornare- ,

no, non ne ho voglia.

Il mio amico non ne fa un dramma,

alla fine conviene con me che forse è meglio lasciar perdere.

Arriviamo a un bivio,

sabato scorso abbiamo girato a sinistra, oggi giriamo a destra.

E proseguiamo bordesando i pioppi e le robinie sulla riva del fiume.

Un altro bivio, girando a sinistra la strada termina contro una roggia,

io tiro diritto, il mio amico quasi mi viene addosso per girare a sinistra.

Lo seguo fin  sulla riva del Tanaro,

una riva rosicata dalla recente piena,

limo che cade a strapiombo fin nell’acqua.

“Non sarebbe bello arrivare fin qui col canotto?” dice Valter,

“risalire la corrente e poi scendere tranquillamente con l’aiuto del fiume?”

E’ una mia zona di caccia,

a Capodanno è qui che facciamo fuoristrada nella neve,

conosco uno per uno anche i pioppi,

potrei non proporre al mio amico di arrivare

fin sul ghiaione sotto Rivarone con la macchina

e quindi risalire il fiume?

Domenica.

Eccoci col vecchio Country Tiger

1.jpg

a percorrere la sterrata che ci porta alla curva del fiume,

porto di partenza per la nostra avventura.

Gli scrolloni si susseguono impietosi sulle nostre vertebre

non protette dalle sospensioni del FreeLander,

ma arrivati, nei pressi del fiume,

strada non ce n’è più, rami e sterpaglie nascondono tutto.

Però il Tiger non si spaventa e si getta nel fitto della boscaglia,

(peccato che le foto in macchina le abbia fatte Valter e non le ho,

comunque si vedrebbero solo rami davanti al vetro dell’auto),

arriviamo nello spiazzo sopra il ghiaione,

ma non c’è più sentiero.

Valter che ha i pantaloni lunghi si addentra tra rovi ed ortiche,

poi mi chiama, non vede una via percorribile.

Mi addentro anch’io con i rovi che mi mordono le gambe

e le ortiche che mi sfiorano per darmi fastidio.

E in più le zanzare…!

No, niente da fare, scendere non sarebbe neppure impossibile,

ma poi risalire al ritorno?

Torniamo alla macchina un po’ delusi,

“dai, proviamo dietro Grava, c’è un altro ghiaione”, dico io.

(Dove a suo tempo mi sono piantato andando a caccia di anitre e,

per poco, non ci ho lasciato gli stivali!

Per non parlar del cane che ho tirato via a forza di braccia!)

Proviamo sulla sterrata, ma niente da fare,

dove c’era il sentiero adesso c’è il mais

(teste di contadini! Arerebbero anche il letto della madre!)

5.jpge torniamo indietro sull’asfalto.

Raggiungiamo il paese di Grava8.jpg

per imboccare la sterrata che ci porta fin sulla riva del fiume.

Una rapida occhiata ci convince che si può fare,

anche se c’è qualche centinaio di metri di ghiaione da percorrere a piedi

per raggiungere l’acqua.

E cominciamo a gonfiare.

Il sole, il caldo e le zanzare non tifano per noi, ma finiamo il lavoro,

4.jpg

raggiungiamo il fiume e partiamo.

Una pagaiata dietro l’altra raggiungiamo il paese di Rivarone,

guardiamo l’approdo che avremmo voluto utilizzare e proseguiamo.

A tratti si fa dura avanzare,

soprattutto nelle curve del fiume la corrente è più forte

ma noi continuiamo fino ad un tratto dove la corrente è troppo forte

e allora scendiamo dal canotto e proseguiamo a piedi lungo la riva.

10.jpg

Nella nostra testa c’è quel pezzo di fango a strapiombo sul fiume

che vogliamo fotografare stando da questa parte.

E finalmente eccola!

3.jpg

11.jpgPerò la corrente in quel punto è troppo forte, non riusciamo a passare,

la riva è limacciosa e, scendendo, rischiamo di affondare e piantarci.

Io, che sono il prodiere, vedo che un po’ più avanti c’è ghiaia,

lì potremmo scendere, Valter è dubbioso.

Comunque proviamo,

ma quando tento di scendere la corrente allontana il canotto dalla riva.

Valter è ancora più dubbioso, ma io voglio riprovarci,

questa volta riesco ad appoggiare il ginocchio sulla ghiaia.

Il trasbordo dei miei 90 kg sulla riva non è stato sicuramente elegante,12.jpg

il commento di Valter, mentre mi sollevavo, mi rigiravo

e intanto tenevo ferma la barca cercando di non perdere la pagaia,

non me lo ricordo, ma lo ha fatto parecchio ridere.

Comunque ho afferrato la maniglia di prua e ha potuto scendere anche il mio socio.

15.jpgEccoci sul ghiaione a fotografare la riva scoscesa

soddisfatti della nostra “impresa”.

Abbiamo risalito ancora il fiume camminando sulla ghiaia13.jpg

e siamo scesi lungo la corrente “impetuosa”.

Poi giù fotografando gli uccelli sulle rive:

Garzette, aironi, gabbiani, un falco, cavalieri d’Italia (?) e

altri pennuti casinisti che non conosco.

Col favore della corrente è stato molto più facile procedere e

in vista del nostro approdo mi è quasi dispiaciuto di essere arrivati,

6.jpg

una leggera brezza ci accarezzava,

non c’erano zanzare,9.jpg

il sole stava scendendo dietro gli alberi e non sentivamo più caldo,

il silenzio era rotto solo dal rumore dell’acqua e dai discorsi degli uccelli,

stavo proprio bene.

Ma erano quasi le 8 e dovevamo ancora sgonfiare il canotto

e percorrere tutto il ghiaione

prima di poter tornare a casa.

2.jpg

Una casualità la scoperta di quel ramo del fiume Tanaro,

ma ci ha permesso una splendida giornata in canoa.

 

Lug 21, 2009 - Senza categoria    No Comments

Giri 2009-10


Domenica abbiamo percorso il tratto da Susa a Ulzio passando sul Colle dell’Assietta e, durante un incontro ravvicinato con una mandria di vacche, ho fatto delle foto che mi sembrava meritassero un posto al sole. Da qui l’idea dell’album.

Lug 21, 2009 - fuoristrada    No Comments

Giro

1.jpgPiù forti del Fato.

Pensavo di titolare questa giornata “La prima volta di Jim”, poiché era la prima uscita in fuoristrada del mio cucciolone, poteva anche essere “Picnic in Val di Susa”, oppure… ma state a sentire…

Siamo partiti alle 9 con Carla, Max e Dante sul Wrangler,

Bruna, Maria, Valter, Jim ed io stipati sul FreeLander.

Il mio programma era di arrivare a Susa per le 11, raggiungere il Colle delle Finestre,4.jpg

una rapida visita al forte, risalire verso l’Assietta, mangiare panini a 2500 metri,

una passeggiata fino ad una qualche vecchia fortificazione

(per questo portavo meco un libro utile alla bisogna),

quindi discesa verso Ulzio e poi via verso casa.

Per le 6, massimo le 7, nella mia mente ingenua, eravamo già di ritorno.

E tutto pareva filare nel migliore dei modi, alle 11 eravamo a Susa e iniziavamo la salita,

35.jpgqualche sosta sul tragitto per qualche foto nei panorami splendidi delle montagne,

Jim pativa l’auto, ma meno del previsto;

37.jpg

la passeggiata al forte del Colle delle Finestre è stata divertente, 41.jpg

42.jpgJim ha trovato persino due cagnoline che gli hanno fatto le feste, ma lui da buon maschietto adolescente ha fatto verso di snobbarle; siamo quindi scesi al forte di S. Marie, estrema parte del complesso di fortificazioni di Finestrelle e abbiamo infine diretto la prua verso il bivio per l’Assietta.

E qui cominciano i problemi.

Due guardie di non so quale tipo (in Italia c’è un proliferare abnorme di categorie dedite al fare osservare le disposizioni di legge, ma la mia opinione su diritti e doveri da far osservare ed effettivamente osservati… ma questo non è argomento pertinente), due guardie dicevo ci hanno detto che non si poteva passare per la presenza sul tragitto di una manifestazione di rievocazione storica che non ho ben capito cosa trattasse e che la strada si riapriva alle 17.

24.jpgPotevamo discutere? No. 23.jpg

Quindi abbiamo girato un poco alla ricerca di un prato adatto e infine abbiamo deciso di tornare sullo spiazzo antistante il forte di S. Marie per mangiare i nostri panini.

Concluso il picnic siamo stati un poco a crogiolarci al sole (che poi, a pensarci a posteriori, sotto l’ombra di un vecchio albero non ci saremmo scottati come invece è capitato, ma comunque…), siamo scesi verso Fenestrelle per una rapida occhiata alle fortificazioni e al Sanatorio Agnelli, che ora è un albergo, ma sembra sempre un brutto ospedale, per poi risalire verso il Colle delle Finestre.

Quando eravamo a metà strada, un tale ci ha fermati dicendo che una mandria di vacche stava scendendo lungo il sentiero e che ci conveniva fermarci nello slargo appena più in alto.

La polvere che vedevamo su a monte ci ha convinti che non ci conveniva far storie.

15.jpg

13.jpgDante era preccoccupato per la carrozzeria del suo Wrangler, io lo ero per Jim.14.jpg

Lui ha imbracciato un bastone pronto a difendere il metallizzato a costo della vita,

io ho tirato Jim dietro il FreeLander per evitare che creasse disordini al passaggio.

Le vacche probabilmente erano abituate a scavallare verso il pascolo proprio dove avevamo parcheggiato noi, hanno esitato un attimo, poi sono passate rasenti il Wrangler con Dante che le osservava accigliato.

Jim ha tentato un timido abbaio, ma, vista la massa dell’avversario, ha preferito lasciar perdere.

Siamo tornati dalle due guardie alle 17 passate da un quarto d’ora.

Il loro “niet” pareva quello delle guardie confinarie della DDR di fronte ad un tale che volesse attraversare la Cortina di Ferro, Maria ha provato a convincerli, ma non c’è stato verso.

Intanto è arrivato un fuoristrada con uno della Forestale, “fino alle 6 non si può salire, perché continuano a scendere le auto di quelli che hanno partecipato alla manifestazione”.

Dura lex sed lex.

Io ho preso questa affermazione per legge e, comprendendo che la truppa era ormai demoralizzata, con Valter e Bruna che erano propensi a rientrare, Dante & famiglia che erano piuttosto indecisi e con la sola Maria che preferiva terminare il giro perché sa che sono uno zuccone e che se andava storta diventavo intrattabile, l’ho buttata lì “andiamo a comprare il formaggio in quella baita là sotto, poi torniamo qui e se la strada è aperta, saliamo” e ho continuato barando un poco “tanto in un’oretta, finiamo il giro”.

E ho un po’ barato anche perché mi era sembrato che le guardie stessero smobilitando e che il Forestale fosse lì proprio per raccogliere quelli che bloccavano la strada.

Sta di fatto che siamo scesi alla baita, abbiamo comprato il formaggio, siamo risaliti al bivio e, in assenza di guardie, alle 17.57 abbiamo lentamente imboccato la salita.

Ora, io ero partito da Alessandria per raggiungere Ulzio attraverso il colle dell’Assietta ed ero deciso a farlo,

ma il numero di auto che scendeva ancora sul sentiero era incredibile, il polverone era da nebbia padana,

12.jpg

dalla mia ciurma si levavano strilli e strepiti ogni volta che passavamo rasenti un’auto che scendeva o ci avvicinavamo un po’ di più al burrone, tanto che talora ho dovuto gridare a mia volta per ottenere il silenzio.

Ogni tanto scendevo per sentire che aria tirasse sul Wrangler,

ma lì mi parevano più convinti che mai a terminare il giro.

Qualcuno ci diceva che non potevamo salire, ma per lo più ci ringraziavamo reciprocamente per gli sforzi per far passare l’altro. Ad un tale che insisteva a dirci che non potevamo salire, ho ribattuto deciso che un Forestale ci aveva detto che dopo le 6 la strada era riaperta lasciandolo senza parole, un altro (che mi pareva un po’ bevuto peraltro) mi ha ribattuto che erano le 5, gioco facile consigliargli di guardare meglio il suo orologio; ha ripetuto la discussione anche con Dante aggiornando la propria cognizione dell’ora che effettivamente era, ma questo non ha per nulla smosso il mio amico, che, saputo del mio precedente diverbio con quel tale,

“se non fosse perché!…” sarebbe tornato indietro per finire il discorso.

“Dante è un attaccabrighe come te” ha commentato Maria quando tornato in macchina le ho raccontato la cosa e “se non fosse perché…” lo riterrei persino un complimento per entrambi.

32.jpg

E finalmente abbiamo raggiunto il Colle dell’Assietta.

Poco prima avevo detto a Dante “tra dieci minuti siamo arrivati” intendendo al Colle,

lui aveva capito in fondo al giro e

quando ha realizzato che eravamo si e no a metà percorso, ci è rimasto un po’ male.

Prima di arrivare al capolinea abbiamo ancora avuto problemi con un tale col RAV che, abitando probabilmente nei pressi, faceva un giro tenendo una media inferiore ai 10 km orari, con un piede sul freno e l’altro sulla frizione. Non aveva ancora davanti due ore di autostrada, lui!

Se capita a me, alla prima occasione, mi metto di lato e lascio strada a chi mi segue,

lui non ci pensava neppure.

Dopo un po’ ho cercato di fargli capire che andava troppo piano standogli più vicino alla ruota di scorta e lui niente, è solo passato ad una media di poco superiore ai 10 km orari; neppure l’esempio di un anziano (ah l’educazione di un tempo!) con un’auto stradale che ci ha dato prontamente strada, gli ha 7.jpginsegnato qualcosa. Allora, appena il sentiero si è un poco allargato, gli ho fatto sentire chiaramente tutta la mia insofferenza e finalmente mi ha lasciato passare, mi sono portato sui 25 – 30 km orari, niente di trascendente il buon senso dunque, ma ora toccava a Dante.

6.jpgAnche il mio amico deve avergli fatto capire che tutto il suo frenare ad ogni ciottolo che gli si parava davanti,

era quantomeno irritante e poco dopo eravamo insieme sul crinale per le ultime foto.

8.jpg

Da lì abbiamo iniziato la discesa verso Ulzio e il mio equipaggio ha cominciato a manifestare il malumore per gli scossoni e l’ora tarda. Non ho ribattuto più di tanto, poiché comunque la pensassero loro, io ero assai soddisfatto della riuscita del giro.

Temevo che anche sul Wrangler aleggiasse un sentimento analogo a quello di Bruna, Maria e Valter (per non parlar di Jim che pativa la macchina), ma all’autogrill ho invece scoperto con piacere che sull’altra auto la si pensava abbastanza similmente a me e si era ugualmente soddisfatti.

E siamo finalmente arrivati a casa, gli ultimi saluti coi Blacks al casello e abbiamo accompagnato l’imbronciata Bruna (Maria dice di no, ma secondo me era già così in partenza) e Valter, poi, tanto per finire in bellezza, ho imboccato una stradina di campagna per abbreviare il percorso fino a casa mia.

Ad un tratto gli abbaglianti hanno illuminato qualcosa sulla carreggiata,

“Guarda! la lepre!” ha urlato Maria,

“Ma non vedi che è un gatto?” ho detto frenando.

Se ne stava fermo lì, in mezzo alla stradina e guardava i fanali dell’auto.

“Non portiamo altri gatti a casa!” ha gridato Maria quasi sconvolta scendendo dall’auto ovviamente fermata in una pozzanghera.

Poi, visto che la gattina, che era anche gravida, (“No, noi non la possiamo portare a casa!” ha tenuto a sottolineare Maria, pur sapendo benissimo come sarebbe finita) era di buona carattere, abbiamo tirato fuori i panini rimasti e le abbiamo dato prosciutto e formaggio che ha mangiato avidamente.

Intanto in fondo alla carrareccia ho visto un fanale, o era il mio amico Massimo che innaffiava il mais o era qualcuno che veniva a vedere cosa ci facevamo fermi in mezzo alla campagna.

E invece era un agricoltore della cascina poco distante che aveva visto la gattina tornando da innaffiare un campo e arrivava a sua volta in soccorso con latte e crocchette per gatti.

Ed eccoci lì alle 11.30 di una domenica sera come tre bambini a guardare la gattina che mangiava avidamente dopo verosimilmente giorni di fame e a parlare di come siano stronzi quelli che portano a perdere gli animali quando devono andare in vacanza, su questo l’accordo era pieno.

Meno unanimità si realizzava quando si discuteva sulla sistemazione dell’animale, io non partecipavo alla discussione, l’avrei anche portata a casa tranquillamente, Maria invece si infervorava “i cani… gli altri sette gatti che girano per casa…”, il nostro nuovo amico ribatteva che ne aveva già una ventina di gatti in cascina.

E’ stata dura, ma alla fine Maria lo ha convinto e siamo partiti in fila indiana verso la nuova dimora della gattina che se ne stava accoccolata in grembo a Maria.

Abbiamo ancora guardato Assietta (la si potrebbe chiamare altrimenti?) che si serviva di latte e crocchette in uno stanzone già occupato da un gattino trovato in precedenza dall’agricoltore e siamo finalmente tornati a casa.

A mezzanotte terminavamo la giornata guardando le foto del giro

e, magari non lo ammetterà per farmi dispetto, ma si è divertita anche Maria.

20.jpg

 

 

Lug 12, 2009 - attività sportiva    No Comments

Sai da dove parti, ma…

Turisti per caso

 

 

 

L’obiettivo era dunque Torriglia e quindi un’escursione in canotto sul Lago del Brugneto.

Mi pareva un tragitto facile,

fino a Busalla in autostrada, Immagine 004a.jpg

Immagine 002a.jpgda lì su fino a Torriglia e quindi seguire le indicazioni per la diga.

No GPS, no cartina, tanto che problema c’è?

Ed in effetti non ci sono stati problemi particolari:

dopo qualche foto al paesaggio,

abbiamo raggiunto la diga,

l’abbiamo attraversata soffermandoci a fare qualche fotoImmagine 007a.jpg

Immagine 008.jpgImmagine 006a.jpg

e stavamo cercando un posto per parcheggiare e gonfiare il canotto…

La mia attenzione però è stata attirata da un cartello…

Immagine 011a.jpg

Porco qui, porco là,

ma valeva la pena di scendere in acqua

e rischiare di farsi denunciare all’autorità competente?

Ovviamente no.

 Bisognava decidere cosa fare…

Dato che Candia e il Canavese erano troppo lontani,

ho proposto di tornare ad Osiglia,

Valter ha aderito volentieri

considerando che potevamo provare con la canoa rigida,

ho quindi proposto di scendere a Genova con la statale,

mentre Valter preferiva tornare a Busalla e lì prendere l’autostrada.

Dopo una breve discussione,

al bivio, siamo scesi direttamente verso Genova.

Ed eccoci nei pressi del Passo della Scoffera

(che sinceramente non sapevamo dov’era!).

Poi ecco un bivio per Chiavari,

che, in assenza di indicazioni cartografiche o satellitari,

ci ha mandati un po’ in crisi geografica.

Abbiamo continuato a scendere,

ad un certo punto sono spuntati dei palazzi che mi sembravano,

mi sembravano soltanto seppure sia nato a Genova,

ascrivibili al quartiere di Marassi.

Ed era così, via verso l’autostrada e verso ponente.

Ma cominciava ad esser tardi,

valeva la pena raggiungere Finale L. e da lì Osiglia?

Abbiamo stabilito di no e abbiamo svoltato verso nord e verso casa.

Un panino e una birra all’autogrill ci hanno rinfrancati.

E abbiamo deciso di trovare uno sbocco al Bormida per l’escursione sul canotto.

E ci siamo conseguentemente diretti ad Acqui Terme,

dove avevamo visto un tratto di fiume che ci pareva…

Ma una cosa è vedere, un’altra è arrivare a tiro di canoa…

Immagine 019.jpgabbiamo imboccato una strada sterrata, ma siamo arrivati ad una cava;Immagine 020a.jpg

ne abbiamo imboccata un’altra e siamo si arrivati al Bormida,

passando nel limo tra i pioppi,

ma i prismi e la riva ripida e irta di ortiche ci hanno fermati.

Immagine 024.jpg

La terza strada che abbiamo imboccato… non vale la pena di farne menzione.

Ormai erano le 15.30.

“Basta, torniamo a casa, che questa è una giornata di …”.

Mentre ci dirigevamo verso casa, ho avuto un’altra idea:

“Se prendessimo la bici e facciamo un giro?

Non sarebbe una giornata sprecata!”

Immagine 030.jpgValter: “devo tirarla fuori, togliere la polvere, oliare la catena…”Immagine 029a1.jpg

“Va beh, tanto fa ancora caldo, partiamo alle 6 e facciamo un giretto breve…”

Eravamo d’accordo e ci siamo fatti quei 20 km su asfalto, solo su asfalto,

ma ci siamo divertiti.

Immagine 035a.jpg

Alla fine della giornata:

Siamo stati a Torriglia, abbiamo attraversato la diga del Brugneto,

siamo passati nei pressi della Scoffera e abbiamo raggiunto Genova,

abbiamo fatto un minimo di fuoristrada sulle sponde del Bormida ad Acqui,

Immagine 023a.jpg

abbiamo fatto una ventina di km in mountain bike tra Lobbi e Tortona…

Immagine 036a.jpg

Non possiamo dire che la nostra sia stata una domenica vuota!

E domenica prossima?

Pare si vada per un picnic in Val di Susa, ma chissà…

Hai visto mai che vi racconti di un giro in Garfagnana?

Immagine 039a.jpg 
E Wanka Tanka ci guarda
e sorride.

 

 

 

Lug 10, 2009 - attività sportiva    No Comments

Discussione tra amici

Discussione via E-mail tra il mio compagno di canoa e me

09.6.13 v9a.jpgIo:

 

Ti ho detto del Brugneto ma non ti ho spiegato perchè ho escluso il Gorzente: dunque, cercando qui e là, non sono riuscito a trovare una via stradale per i laghi del Gorzente, solo un sentiero naturalistico e panoramico di alcune ore. Il mio ginocchio mi ha consigliato di escludere la cosa. Ma la mia testa un po’ bacata mi ha suggerito una due giorni naturalistica con tenda (che abbiamo) al seguito, notte in saccoapelo, giro in canoa e rientro. A vent’anni, uno scherzo, ma adesso?

 

 

 

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Valter:

adesso? Adesso è una burla! non abbiamo piu’ l’età per queste sfacchinate. meglio il Brugneto con comodita’ e strada magari domenica prossima se ti va bene. ormai siamo gente da comodita’ con letto,doccia e ristorante purtroppo!!!!!!!
ciao

 

Io:

Burla, burla, si fa presto a dire burla!

Non escludiamo niente a priori, non avremmo mai detto di poter scorrazzare su laghi che non sapevamo PICT0036.jpgneppure esistessero, non avremmo mai pensato di girare vestiti da Diabolik con maschera e pinne, abbiamo inventato l’ “acqua trekking” in un momento di PICT0002.JPGnecessità…

Perchè escludere a priori un passaggio di trekking, con notte in tenda + canoa sui laghi e rientro?

Immagine 012a.JPG

 

 

Comunque per domenica è più probabile si vada al Brugneto. Ma ne discuteremo…

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Lug 8, 2009 - canoa    No Comments

Lago di Osiglia

Un po’ in fuoristrada, un po’ sul canotto.

E’ domenica, dopo che il Sea Tiger I è stato sostituito per essersi bucato a livello di una giuntura della camera ad aria saldata a caldo e il Sea Tiger II è stato a sua volta sostituito per lo stesso motivo, forti del Sea Tiger III col Valter abbiamo deciso di “navigare” il lago di Osiglia, bacino artificiale creato con un’imponente diga sul torrente Frassino, affluente del Bormida, nei lontani anni trenta.

Per unire le varie attività del Fraschetta Trapper Group, non mi è parso vero per raggiungere Osiglia di sfruttare lo sterrato che attraverso la riserva del Pollupice, raggiunge il Colle del Melogno e, con un Valter un po’ perplesso, abbiamo imboccato lo sterrato.

Procedevamo spediti lungo la carrareccia chiacchierando del più e del meno

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quando il destino cinico e baro ci ha posto sulla via un ostacolo insormontabile nella veste di un grosso albero abbattuto dal 09.7.5 7a.jpg09.7.5 5a.jpgvento.

Un’ispezione a monte ha escluso la possibilità di aggirare l’ostacolo, non ci è rimasto che fare due foto a noi, alla macchina e all’albero per poi ripercorrere mestamente in discesa il sentiero che avevamo risalito baldanzosi e sicuri della meta da raggiungere.

Sull’asfalto, comunque, abbiamo raggiunto il Colle del Melogno e da lì Osiglia, non senza qualche foto fatta sotto una delle torri eoliche che in quel momento non funzionava.

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Abbiamo seguito la strada lungo il lago (che sapevamo correre nella valle per tre km), col Valter che dubitava di poterlo navigare interamente ed io che invece sostenevo di potercela fare non essendo in effetti più lungo del percorso che avevamo completato sull’Orba, poi siamo tornati indietro e abbiamo parcheggiato presso il ristorante “Imbarcadero”.

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La cucina del luogo non ci ha entusiasmati, Valter non si è lamentato più di tanto, io… beh la pasta era scotta, l’antipasto… va beh comunque la pancia era piena e ci siamo messi a gonfiare il Sea Tiger. 09.7.5 48.jpg

09.7.5 v 25.jpgE siamo partiti, vogavamo abbastanza bene e la temperatura era più che sopportabile grazie anche ad una lieve brezza che accarezzava il lago.

Come pensavo, abbiamo raggiunto facilmente la diga, ci siamo soffermati a fotografarla

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 e ci siamo allontanati velocemente dopo che un tale uscito dalla casetta del guardiano ci ha gridato che lì non potevamo stare.

09.7.5 34.jpgAbbiamo risalito la riva di sinistra incuneandoci nelle rientranze che formano i torrenti che in caso09.7.5 14.jpg di pioggia portano acqua alla diga, vincendo facilmente la debole corrente e il vento che soffiava contro durante il ritorno.

09.7.5 v 28.jpg

Raggiunto nuovamente il lido dell’Imbarcadero

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 eravamo però stanchi e la manovra di sbarco è stata un poco laboriosa.

Abbiamo sgonfiato il Sea Tiger III

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e l’abbiamo riposto in auto per concederci un panino –questo assai apprezzabile- e una birra al ristorante.

L’avventura ci è piaciuta e già stiamo cercando un nuovo lago per la prossima escursione.

Dopo il varo sul Tanaro vicino casa, dopo il Lago di Candia nel Canavese, dopo quello di Mergozzo, dopo le spiagge di Varigotti e le acque dell’Orba, dopo il Lago di Osiglia…

09.7.5 53.jpg

Con l’aiuto di Wanka Tanka,

Ad Maiora!