Archive from giugno, 2009
Giu 29, 2009 - fuoristrada    No Comments

Giro indeciso (fino all’ultimo)

Due uomini a zonzo

(per non parlar del cane)

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Era cominciata per essere una specie di raduno, con 5, 6, 10 auto.

Eravamo rimasti alla sera del 27 che partivamo col FreLander, Franco, Gigi ed io.

La mattina del 28 siamo partiti col Jimny Gigi ed io (per non parlar del cane, mr Spack).

E quindi alle 9.15, col mio vecchio amico e il mio vecchio cane

ci siamo messi in viaggio alla volta di…

Dove stavamo andando? Bella domanda.

Era cominciata per andare a Sanfront (CN), ma eravamo diverse auto,

non avevamo ancora saputo di un raduno di moto sul percorso,

era razionale puntare indomitamente sulla meta primigenia

o era più nobile girar la prua su Castelmagno (sempre CN)

per affrontare un percorso meno periglioso seppur sempre assai piacevole?

Gigi, che non conosceva i percorsi, si rimetteva a me,

con un tal peso sulle spalle ho cominciato a guidare alla volta del casello.

09.6.28 023a.jpgE qui mi sovvenne l’idea!

“Andiamo a Sanfront, iniziamo indefessamente il giro e, se la strada fosse bloccata per le moto,

torniamo verso Castelmagno, mangiamo gnocchi o risotto con l’omonimo formaggio e partiamo per il giro”.

Gigi accoglieva la proposta e abbiamo imboccato l’autostrada

(col telepass che non ha funzionato, ma può succedere).

Giunti a Sanfront abbiamo preso a salire,

proprio all’imbocco dello sterrato,

due altri fuoristrada eran fermi con a fianco due tali in divisa verde con le insegne della provincia,

ciò che udii fu solo

“vaff… e non mi rompere più i co…!” rivolto dal fuoristradista ai tali in verde.

“Ca…, si mette male!” ho pensato.

Mi sono avvicinato ai due a mia volta e con voce “mariana” (dall’atteggiamento “democristiano” che assume il mio amico Mariano in situazioni del genere) ho chiesto “qual è il problema?”, “non si può passare nei prati!” mi fa quello burbero,

“ma Dio ci scampi!” Ribatto io

“noi si vuole solo andare a Becetto a mangiar le raviole! Sui sentieri si può passare, comunque?”.

“Si, ma non passate nei prati” risponde il signore della provincia un po’ più dolcemente.

Un mellifluo “grazie” e ripartiamo senza metter ruota fuori dai sassi del sentiero.

Ok, fino allo slargo dove talvolta abbiamo trovato mucche al pascolo,

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abbiamo dovuto spesso lasciar strada a qualche moto, ma per il resto non abbiamo avuto problemi

 e siamo giunti fino al termine del giro senza inconvenienti,09.6.28 026a.jpg

09.6.28 016a.jpgabbiamo mangiato a Becetto le raviole,

abbiamo comprato del formaggio al Colle di Sampeyre alla solita baita,

siamo scesi a Dronero attraverso l’Orrido d’Elva

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e abbiamo preso la via di casa.

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Ok. Gigi ha patito un po’ d’imbarazzo quando ha provato a guidare sulla via militare a fronte del burrone,09.6.28 037.jpg

 è diventato un po’ nervoso quando sulla via del ritorno

(che era già tardi e lui doveva anche tornare a Genova)

seguivamo pedissequamente il GPS senza che lui potesse verificare il percorso su una cartina,

ma in ultima analisi mi è parso assai soddisfatto delle caratteristiche del giro

09.6.28 031a.jpge dei luoghi che abbiamo attraversato, seppure non si sia riusciti a vedere il Monviso a causa del cielo coperto.

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Alla prossima!

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Giu 27, 2009 - fuoristrada    No Comments

Nuovo giro

Alone again

Quando ho proposto un giro per il 28/6,

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ho trovato un buon numero di adesioni tra i miei amici

e anche tra altri fuoristradisti che avevo conosciuto durante un giro,

tanto che cominciavo a preoccuparmi per il numero di auto che avrebbero formato la colonna

(ci volevano delle autorizzazioni?  finivamo per far accorrere la Forestale?).

Poi, pian piano, i vari equipaggi disdicevano e

come avevo cominciato ad intuire col passare dei giorni domani si parte con la mia sola auto.

Non solo, avendo io cercato un secondo per il mio ultimo sodale rimasto che era “single” sul suo pajero,

come potrei adesso dire a Franco “Pietro non riesce a venire e quindi tu stai a casa”?

Dunque partiamo in tre col FreeLander, speriamo che mr Spack, il mio cane,

non faccia verso di voler venire, così almeno lui non avrà problemi particolari.

Dato che io sono democratico proporrò al mio equipaggio, cioè il suddetto Franco e Gigi,

 un collega che viene apposta per il giro da Genova, due percorsi alternativi,

Sanfront (con un raduno di enduro sul territorio del comune, le difficoltà del percorso

ma la bellezza del paesaggio, le raviole, il Monviso)

e Castelmagno (con più asfalto, meno adrenalina,

ma con gli gnocchi al castelmagno, il Passo del Mulo,

la possibilità di seguire un sentiero in una cornice di montagne maestose oltre il roadbook,

dove a Ferragosto scorso ci fermò soltanto la neve che cominciava a cadere copiosa),

a loro l’ardua sentenza, entro lo svincolo per Alba dovranno decidere.

Il destino è nel grembo di Giove.

Giu 15, 2009 - canoa    No Comments

Ancora sull’Orba

09.6.13 4.JPGAcqua trekking.
Siamo partiti per scoprire nuovi orizzonti: eravamo indecisi se provare sul Bormida o su un tratto dell’Orba vicino a Casalcermelli.
Sul Bormida un bel cartello “Divieto di balneazione” e la scarsità di acqua nell’Orba ci hanno portati 09.6.13 28.JPGancora a Fresonara dove la diga ci assicurava l’escursione sul nostro canotto.
In effetti il sole che batteva furioso sprizzando scintille sull’acqua, ha rallentato le operazioni di gonfiaggio, il pensiero di trovarsi sotto i suoi raggi caldi senza la possibilità di un pietoso spazio ombroso non ci entusiasmava, ma poi Valter ha immaginato una fresca brezza che increspava l’acqua là, proprio al centro del bacino e questo è bastato a sollevare il morale della ciurma.
In effetti di brezza non ce n’era, ma una volta in navigazione non stavamo affatto male.
Abbiamo proseguito fino al ponte, poi abbiamo raggiunto Predosa, dove, approfittando della curva del fiume, ci siamo fermati all’ombra dei pioppi a riprendere fiato.PICT0009.JPG
Il fondale era basso rispetto alle nostre prime uscite, ma abbiamo comunque continuato decisi a risalire il torrente anche a 09.6.13 3.JPGpiedi, pur di superare il punto che avevamo raggiunto nella precedente escursione.
Abbiamo raggiunto i primi sassi, li abbiamo superati a piedi con le scarpette prive di qualsiasi battistrada che scivolavano sul fondo viscido, ora aggrappandoci al canotto, ora iniziando dei goffi balletti nell’acqua bassa per recuperare l’equilibrio.
Appena possibile risalivamo sull’imbarcazione e proseguivamo pagaiando per poi ridiscendere al successivo sbarramento di sassi, una, due, cinque volte.

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Poi il torrente si è diviso in due tronchi, abbiamo tirato la canoa in secca e Valter ha risalito a piedi per un tratto il tronco principale per fare qualche foto.

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Io, vedendolo con l’acqua sopra le ginocchia ho deciso di raggiungerlo con la canoa per provare a procedere ancora per un tratto, tiratala quindi in acqua ho cominciato a risalire il torrente a piedi.

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In quel punto il corso si stringeva facendo si che la corrente fosse piuttosto forte, tiravo la canoa da solo, le scarpette PICT0028.JPGcontinuavano a scivolare sulle pietre: sono stati una trentina di metri assai faticosi e appena l’acqua mi ha bagnato il costume sono salito a bordo e ho cominciato a pagaiare furiosamente per superare la corrente e raggiungere il mio sodale.
Oltre quel punto l’acqua non era più comunque sufficiente e si erano fatte quasi le 6.30, per cui abbiamo deciso di rientrare.
Dovevamo superare quel tratto che tanto sudore mi era costato nel risalire a piedi, l’acqua correva ribollendo tra i sassi, il passaggio era stretto, il nostro canotto avrebbe resistito passandolo con il carico dell’equipaggio?
“Io ci provo!” ho detto io.
“Ma vuoi farlo da solo?” ha obiettato Valter.
“Ma neanche per idea!”
e siamo saliti rapidamente a bordo.
La corrente si è caricata il peso del canotto e ci ha portati in un attimo al di là della strettoia, in effetti un tempo brevissimo,

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quello giusto sufficiente a rubare una foto all’acqua spumeggiante, ma abbastanza lungo a renderci paghi della fatica di arrivare fin lì.
A questo punto eravamo stanchi e abbiamo un po’ approfittato della bontà del nostro canotto che in qualche occasione ha finito per strisciare sui sassi appesantito da noi che ormai eravamo restii a scendere, ma abbiamo raggiunto Predosa dove la corrente diminuiva sensibilmente e, dopo esserci divisa una mela che a quel punto era un buon pasto vista la fame che ci era venuta nel frattempo, abbiamo puntato al punto di attracco sulla diga per terminare anche l’escursione di oggi.
Siamo arrivati là dove ci era possibile arrivare,
ma l’acqua è molto diminuita nell’Orba, è ormai anche un po’ sporca e piena di alghe,
per le prossime uscite dovremo trovare nuove mete, vedremo…

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Giu 5, 2009 - fuoristrada    No Comments

da San Cassiano al Passo delle Radici

Doppio giro In Toscana

Seconda puntata

Mi ha svegliato Mariano alle 7,15 e, malgrado la notte parzialmente insonne disturbata dal gran russare del mio sodale, malgrado non ci fosse il caffè pronto, malgrado la giornata precedente fosse stata piuttosto pesante, mi sono rapidamente alzato e ho atteso di buona lena alle faccende mattinali.

09.6.1 1.jpgLa colazione è stata piacevole (per parte mia ho attinto allo yogurt cui ho aggiunto i cereali, spremuta,

caffè abbondante col latte, pane e marmellata di arance).

Maurizio non poteva esimersi da un salto nello spaccio dell’agriturismo per un po’ d’olio e un po’ di vino e siamo quindi partiti alla volta di San Cassiano (LU).

Il tragitto si è svolto senza intoppi particolari e abbiamo raggiunto l’ameno paesino montano verso le 12,30.

Come l’altro anno abbiamo seguito il GPS fino a località Cappella e come l’altro anno siamo tornati indietro verso il cimitero dopo un’ardita manovra in uno stretto spazio tra le case, siamo passati davanti al bar che, secondo la rivista dalla quale abbiamo preso il percorso, rilascia i permessi per il passaggio sullo sterrato, l’abbiamo trovato chiuso e abbiamo09.6.1 12a.jpg tirato diritto.

09.6.1 16a.jpgAbbiamo svoltato sull’angusto sentiero cominciando il ripido percorso in salita fino alla svolta che con lo strapiombo sul lato pare fatta apposta per fermarsi a fare qualche foto.

09.6.1 15a.jpgAbbiamo ripreso la marcia iniziando la discesa parimenti ripida, ci siamo fermati per qualche altra foto e ci siamo resi conto di avere alle spalle un’altra colonna di una decina di fuoristrada. Abbiamo dunque deciso di raggiungere il guado a valle e dar loro strada.

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Fermate le auto nello slargo antistante il torrente, guardavamo passare i nostri colleghi genovesi.

Poi un pick up si ferma vicino a Massimo e gli chiede se abbiamo il permesso, conigliescamente il nostro robusto sodale gli risponde “chieda a lui” indicando me che avevo superato il torrente a piedi per fotografare le auto nel guado.

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E quello ovviamente viene da me:

“avete il permesso?”

“no, siamo passati davanti al bar, ma era chiuso e abbiamo proseguito” rispondo.

“ma quale chiuso se io ero dentro a mangiare!”

“la serranda era abbassata e per noi era chiuso, possiamo comunque pagare a lei?”

“no, ma se prima pagavate 10 euro, se vi ferma la Forestale, ne pagate 180!… a macchina!” ribatte lui.

“Il bar era chiuso, comunque vorrà dire che se ci fermano pagheremo la multa!” faccio io, che a questo punto cominciavo ad alterarmi e lui ribatte qualcosa che non capisco e sgomma via.

Torno dai miei sodali, che adesso potremmo anche chiamare complici, e li rendo edotti della situazione.

Il problema non erano ovviamente i 10 euro e in fondo neppure i 180, era la seccatura del perdere tempo a discutere con le forze dell’ordine, il passare per delinquenti per qualcosa che non avevamo in effetti fatto, lo sconforto della persona altrimenti onesta che non completamente per colpa sua si trova in fallo.

Ma siamo comunque ripartiti, però con un senso di disagio che probabilmente neppure meritavamo.

Abbiamo raggiunto la colonna dei Genovesi che si era fermata, una certa apprensione trapelava per radio

“cosa succede?” fa Massimo

“boh!?” risponde Mariano

“Perché sono fermi?” chiede Maurizio.

“Non so” ribatte Mariano

Gli prendo la radio e annuncio solennemente “C’è la Forestale”.

Massimo scende dall’auto e si avvicina preoccupato al Terrano di Maurizio,

nel frattempo i Genovesi si rimettono in moto,

“dai, dai andiamo!” grido nella radiolina e Massimo risale rapidamente in macchina.

09.6.1 22a.jpgRipartiamo, poi l’altro gruppo si ferma in una radura probabilmente per un picnic, noi salutiamo e proseguiamo.

Mi fermo per qualche foto nel castagneto secolare ma i miei soci sono a disagio, non vorrebbero neppure scendere per togliersi rapidamente dalle canne, ma una foto la faccio comunque e ripartiamo.

In auto discutiamo con Mariano la situazione, lui era preoccupato che il nativo potesse effettivamente chiamare le guardie, io ero più propenso a credere che gli avessimo semplicemente dato fastidio e che volesse farcela pagare in quel modo, comunque ero abbastanza preoccupato a mia volta e ad un certo punto della discussione, stabilito che la cosa migliore fosse comunque uscire dal tratto in cui necessitava il permesso, me ne esco con un:

“cosa facciamo? ognuno per sé, o li aspettiamo?”

“Ognuno per sé, ovviamente!” ribatte prontamente Mariano.

Pigio sull’acceleratore e parto senza più curarmi di vedere gli altri nel retrovisore,

ok, sul crinale potevamo trovare le guardie ad attenderci, ma forse no.

E abbiamo raggiunto il crinale, l’abbiamo superato, abbiamo fatto ancora un pezzo di sterrato e ci siamo fermati ad aspettare gli altri.

Pioveva, ma non ce ne accorgevamo neppure, tanto era il sollievo di essere fuori dalle grane.

E intanto arrivavano gli altri.

Siamo scesi verso valle e ci siamo fermati alla trattoria “il Nido dell’Aquila” dove abbiamo mangiato veramente bene e io ho riscosso la scommessa vinta con Mariano che sosteneva che né Maurizio, né tantomeno Massimo avrebbero partecipato all’avventura.

Non che il pranzo scroccato mi abbia portato bene, io sono intollerante alle uova, ma i tortelli coi funghi erano così buoni che me li sono rischiati.

A volte mi va bene, a volte no;

questa volta mi hanno rovesciato lo stomaco, ma, a posteriori, in fondo ne valeva la pena.

Infatti un paio di Peridon di Mariano, un Maalox di Gabriella, un chewing gum di Massimo e gli scrolloni della seconda parte del giro comunque mi hanno rimesso abbastanza in sesto.

Poiché il tempo era brutto, abbiamo rinunciato a raggiungere il Passo del Giovo e abbiamo puntato direttamente su Renaio da dove partiva l’ultimo tratto del giro.09.6.1 31a.jpg

09.6.1 9a.jpgPioveva,

 saliva la nebbia,

lungo il sentiero era praticamente buio nel bosco fitto,

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abbiamo trovato anche la neve;

09.6.1 34a.jpg09.6.1 33a.jpg

 

 

09.6.1 32aa.jpgal Passo del Saltello siamo scesi per qualche foto, ma molto rapidamente,

 perché ci faceva un freddo e tirava un vento che neanche il giorno dei morti…

Ma siamo arrivati al Passo delle Radici, al confine tra Lucca e Modena e siamo scesi verso il mare.

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A Barga ci siamo divisi, Mariano ed io, forse anche memori della notte tribolata che avevamo avuto nella nostra precedente esperienza di vita in comune, abbiamo preferito tirare direttamente fino a casa, Massimo e Maurizio si sono fermati per la notte sul posto.

Tralascio di descrivere l’espressione di Mariano durante il viaggio e soprattutto dopo che abbiamo imboccato la Voltri, ho anche tirato fuori la macchina fotografica per riprenderlo una volta di più in uno dei suoi momenti di appisolamento, poi ho desistito: ognuno ha i suoi ritmi, lui è in gambissima dalle 05 alle 21, io comincio a carburare solo dopo le 09 poi vado avanti senza problemi anche fino a molto tardi.

Dai, ho persino abbassato la radio perché riposasse meglio!

Ma malgrado questo, quando l’ho lasciato sotto casa era proprio uno straccio, ma non credo fosse solo per il sonno, anche la schiena aveva il suo peso, il Jimny non è fatto apposta per riposare le vertebre!

E oggi io volevo andare in canoa!

Ma per fortuna Valter ha degli impegni e non se ne è fatto niente.

Giu 2, 2009 - fuoristrada    2 Comments

Da Massa M.ma a Punta Ala

Doppio giro In Toscana

Prima puntata

Mariano avrebbe voluto partire alle 6 (magari anche prima), ma la maggioranza (Maurizio&io) ha deciso di partire alle 8 ed io, incredibilmente puntuale, sono arrivato per primo al casello. Mi piace sottolineare questo fatto perché poi mi si rompono sempre le scatole che arrivo sempre in ritardo, bene, nelle due ultime occasioni, sono stato io a dovere aspettare.

Il tragitto fino a Massa Marittima si è svolto senza intoppi, abbiamo mangiato un panino e una birra in un bar e siamo partiti per il giro.

09.5.31 7a.jpgIl sentiero scendeva abbastanza ripido ma in ottime condizioni, però con Mariano ricordavamo che lo scorso anno avevamo 09.5.31 11a.jpgavuto dei problemi e infatti dopo una svolta, l’argilla scavata dalla pioggia aveva formato un profondo solco al centro della carreggiata;

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il Jimny è stretto e, in un punto particolarmente dissestato dove ho dato retta al mio navigatore sul modo in cui passare, sottolineo questo punto poiché solitamente faccio di testa mia, ma in quel momento mi è parso corretto tenere nella giusta considerazione il parere del mio sodale che sosteneva con veemenza il suo punto di vista, comunque in quel punto particolarmente dissestato, le ruote di sinistra sono scivolate nello scavo e l’auto si è inclinata pericolosamente, ho avuto la netta impressione delle ruote di destra che si alzavano da terra con la macchina che rischiava di adagiarsi sul fianco sinistro.

Per fortuna il nostro peso (di cui magari in altre occasioni ci lamentiamo) ha schiacciato il baricentro e il Jimny è rimasto “in piedi”. Messe le ridotte, piano piano, ci siamo tolti dall’incresciosa situazione.

Abbiamo proseguito senza altre eccessive difficoltà fino all’asfalto,

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09.5.31 21a.jpgpoi abbiamo imboccato una bellissima strada sterrata che corre tra i boschi fino ad un pianoro da cui si può vagare con lo 09.5.31 22a.jpgsguardo su uno splendido panorama e ci siamo fermati per le foto.

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Fatta ancora una foto al mio navigatore I cl. con sullo sfondo i soffioni di Larderello cui è particolarmente affezionato,

09.5.31 23a.jpg09.5.31 26a.jpg

09.5.31 37a.jpgsiamo ripartiti e abbiamo raggiunto il viale di cipressi con la strada di terra rossa che già lo scorso anno ci era piaciuto attraversare

e superatolo abbiamo trovato un nuovo passaggio difficoltoso, con il sentiero rovinato dalla pioggia e dai trattori;

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09.5.31 47a.jpgil tratto meritava un’attenta valutazione, soprattutto per me che dovevo attraversarlo per primo e con alle spalle la sgradevole 09.5.31 53a.jpgesperienza del primo tratto, quindi sono sceso, ho attentamente valutato gli ostacoli, sono risalito in macchina e sono passato senza eccessivi problemi. Poi è toccato a Maurizio che è passato con attenzione e senza particolari difficoltà.

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09.5.31 60a.jpgInfine è partito Massimo che, forte dei suoi ruotoni tassellati e della vettura rialzata è partito con strafottenza (“ma vuoi dirlo a 09.5.31 63a.jpgme che ci sono dentro?” pareva dire il suo Pajero). Ovviamente l’unico che ha grattato la carena e ha slittato per salire è stato lui, a conferma del famoso detto “la potenza è nulla senza il controllo”.

Comunque siamo passati e l’espressione dei miei sodali ben rappresenta lo stato d’animo della comitiva.

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Abbiamo ancora scavalcato una collina senza particolari difficoltà per raggiungere l’asfalto e dirigere verso Punta Ala e quindi verso Suvereto dove abbiamo scaricato i bagagli nell’agriturismo per poi cercare un ristorante per la cena. La trattoria che ci aveva accolti così bene lo scorso anno era completa, così come il ristorante in cui abbiamo provato subito dopo, abbiamo girato un po’ cominciando a temere di non riuscire a mangiare (il panino mangiato alle 2, ormai era solo un penoso ricordo e io rimpiangevo i biscotti che mi aveva offerto Betty nel pomeriggio).

Ma finalmente abbiamo trovato posto in un ristorante e siamo partiti anche molto bene con affettati e crostini con salse varie che hanno prontamente sollevato il morale della truppa. Qui però cominciano i guai: la cameriera dall’accento tedesco (fine del mito dell’efficienza teutonica!) che aveva preso le ordinazioni, si è scordata di noi (o è andato perso il foglio, o chissà che altro) e ha cominciato a servire gli altri clienti. Noi eravamo di ottimo umore, tanto che la prima mezz’ora, tre quarti d’ora dopo gli antipasti è passata allegramente e senza che noi ci preoccupassimo per il tempo che passava, poi però mi sono reso conto che i nostri vicini, arrivati peraltro dopo di noi, stavano già gustando il secondo mentre noi aspettavamo ancora il primo.

Passa ancora qualche minuto e sono partito (con Mariano che, democristianamente, cercava di trattenermi): “signora, chiedo scusa” ho detto rivolgendomi a quella che mi pareva essere il comandante dei militi “se il tempo che passerà tra il primo e il secondo è uguale a quello tra antipasti e primo, ci conviene fermarci anche per la colazione di domattina”. Parte, va in cucina, torna “è stato un errore del cuoco, arrivano subito i primi”.

Ora io non chiedevo molto però un “scusateci” mi sembrava d’obbligo, invece dopo 5 minuti è arrivata la pasta, peraltro buona, Betty ha detto che per i secondi era ormai tardi e ce ne siamo andati.

No, non preoccupatevi, abbiamo pagato il conto senza fare storia alcuna,

non abbiamo ovviamente lasciato mancia.

Siamo rientrati all’agriturismo e ci siamo disposti per il meritato riposo (in fondo avevamo percorso un bel 500 chilometri).

Io ero in stanza con Mariano che si coricato e si è addormentato senza soluzione di continuità con l’atto di coricarsi. Ma si fosse limitato a questo…

Ha cominciato una sinfonia che in un crescendo di malinconia e passione portava il suo russare a vette che io non avevo mai neppure immaginato in una notte silenziosa (persino i grilli e le rane manifestavano un certo fastidio per un tale rumore che rovinava la loro sinfonia), ho sentito due altri clienti che passavano accanto alla nostra finestra, fermarsi, ridacchiare e proseguire parlottando fra loro (veniva da ridere anche a me in effetti).

Poi mi sono addormentato anch’io.

Ora, io so di russare, ma Mariano dice che io russo in maniera inverosimile e che l’ho svegliato più di una volta e dato che anche lui ha svegliato me più di una volta, temo che quella notte noi si sia dormito a turno addormentandoci solo allorché si svegliava l’altro, comunque non oso pensare al frastuono che si poteva udire fuori della nostra finestra aperta nei rari momenti in cui dormivamo contemporaneamente,

roba da fare abbaiare i cani!

Mi ha svegliato lui la mattina dopo alle 7.15 e ci siamo preparati alla partenza per il secondo giro, ma questa è materia per la seconda puntata.

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