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Apr 25, 2009 - fuoristrada    1 Comment

Nuovo giro

Giro dei tulipani 2009

(La mia fantasia è limitata e per dare il nome ai giri a volte guardo cosa c’è al momento di fiorito nel mio giardino).

“Forse vengo”, “Se riesco vengo”, “Vengo sicuramente!”, et cetera: I soliti discorsi dei miei soci.

Io entro nell’ordine di idee di essere in fuoristrada il 25 aprile con altre 3 o 4 vetture, in assenza di Mariano trovo un navigatore tra i miei amici e il venerdi… mi ritrovo da solo.

Ma non mi perdo d’animo e, accertatomi che il Navigatore II cl. Pinuccio Annibale, che chiameremo per brevità semplicemente Beppe, sia disponibile a 09.4.25 45.jpg

venire anche con la sola nostra auto, carico comunque lo zaino col set da potatura, quello di pronto soccorso, le corde e l’estintore sul Jimny.

Alle 9 di questa mattina, quasi puntuale, passo a prendere il mio sodale per dirigere la rotta verso Finale L.

Lasciamo l’autostrada e raggiungiamo lo sterrato che ci porta fin sul Colle del Melogno senza particolari difficoltà e il mio amico anzi si stupisce dello stato del sentiero senza fango e pozzanghere proprio prima della curva dietro la quale uno spesso strato di puciacca rallenta la nostra marcia. Un classico.

Sul Melogno imbocchiamo un altro sterrato che ci porta fino all’agriturismo Cadell’Alpe dove incontriamo un gruppo di fuoristradisti del “Club dei 09.4.25 3.jpg09.4.25 4.jpgCulimolli” che conosco attraverso qualche passaggio sul loro sito, dal quale tra l’altro ho scaricato il road book dell’ultimo giro nel Monferrato. Stanno facendo il percorso fino alla Colla di San Giacomo (mi pare si chiami così) per una grigliata nella zona all’uopo attrezzata.

Anche loro riconoscono me, pardon, non propriamente me, riconoscono Spack, il mio cane,

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per averlo visto passando proprio su queste pagine, facciamo due chiacchiere, ci invitano gentilmente a partecipare alla loro grigliata, ma noi abbiamo già prenotato da Piero e ci dispiace disdire; ci accompagnamo con loro comunque fino al bivio per la Colla e ci lasciamo con la promessa di restare in contatto, poi continuiamo verso il Santuario della Madonna della Neve.

Qui inizia il nuovo sterrato che soddisfa la foglia di fanga del mio amico Beppe che con le sue gomme da asciutto, quando scende dalla macchina rischia un ruzzolone ad ogni passo.

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09.4.25 19.jpgFortunatamente siamo in discesa, poiché tra fango e scogli affioranti, la marcia diventa perigliosa, ma il Jimny procede senza tentennamenti, dobbiamo registrare una sola grattatina da sasso sulla carena, ma nessuna particolare indecisione 09.4.25 21.jpganche nei passaggi più difficili.

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E arriva l’asfalto a Pian Soprano e il pranzo da Piero a Pian Sottano.

Siamo pochi nel ristorante, noi siamo tra due tavoli occupati da due coppie di anziani, col Beppe cominciamo a scherzare ed in breve diventiamo una tavolata che chiacchiera del più e del meno.

09.4.25 26.jpgBeppe tra l’altro scopre per la prima volta dopo una vita le fave accompagnate al salame e al formaggio stagionato, la signora alla 09.4.25 30.jpgmia destra, una simpatica ottantina, ride del fatto che io tolga la pellicina alla fava, il marito di ottantatre anni è preoccupato che la stradale possa fermarlo e controllargli l’alcolemia. Ma intanto arrivano gli altri antipasti, i ravioli, i taglierini e l’agnello coi carciofi; alla fine del pranzo tutti insieme stabiliamo alcune verità filosofiche che potremmo riassumere così: 1) il cibo è un piacere, 2) il colesterolo è un dato statistico, 3) i medici… beh i medici, se li conosci, li eviti.

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Usciamo dal ristorante non senza due chiacchiere con Piero e sua moglie e ci andiamo a fumare una sigaretta al torrente,

riprendiamo fiato cercando di stivare quanto abbiamo ingurgitato,

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facciamo fare due passi a Spack, la star più nota della nostra comitiva e ripartiamo.

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09.4.25 39.jpgIniziamo il salitone che non porrebbe particolari problemi se non fosse per l’enorme quantità di pezzi di rami lasciati dai09.4.25 42.jpg boscaioli che in un paio di punti ci rendono assai difficoltoso il passaggio.

Solo in un tratto in forte pendenza col fondo del sentiero reso viscido dal ruscellare dell’acqua verso valle il Jimny slitta e pare non riuscire a salire, ma dopo diversi parti, torna e vai raggiungiamo la cresta.

Un po’ di preoccupazione l’ha datto una spia “ABS” che si è accesa, ma una rapida occhiata al manuale mi ha convinto che non fosse nulla d’importante (!).

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Il resto era tutta discesa su fondo buono, ma ad un certo punto la strada era interrotta da alberi abbattuti durante l’inverno dal peso della neve.

Abbiamo cominciato a gettare nel burrone i tronchi, ma andando avanti ci siamo resi conto che si trattava di un lavoro di ore con segaccio e forbicioni e, dopo una ulteriore valutazione da parte di Spack,

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abbiamo deciso di tornare indietro e imboccare un sentiero che non avevamo mai fatto e che comunque ci portati in breve sull’asfalto e sulla via di casa.