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Dic 8, 2008 - fuoristrada    15 Comments

Da Finale a Pian Sottano

Un giro corto, anzi lunghissimo.

 

 

 

E’ il quinto anno ormai che ce ne andiamo a zonzo il giorno dell’Immacolata, solitamente siamo un bel gruppetto di amici con tre-quattro auto e fedeli alla tradizione, anche quest’anno siamo partiti,

i Blues –Betty e Maury-, i Reds –Gabriella e Massimo-, i Grays –Franco e Pietro-, i Whites – Mariano, Spack ed io- che poi oggi –poiché il FreeLander è ancora ricoverato per la frizione- saremmo Grays anche noi ma per evitare confusioni…

Partiamo dal gelo padano (-4) e raggiungiamo la Riviera di Ponente (+9), qui la neve e il ghiaccio, là il sole e le strade pulite. In considerazione delle abbondanti nevicate della fine di novembre, siamo partiti con l’obiettivo di fare la prima parte del percorso e quindi, a seconda della fattibilità dello sterrato, raggiungere Pian Sottano o in fuoristrada o sull’asfalto, per una specie di pranzo sociale del gruppo al Ristorante “da Piero”, Maury voleva poi portare la mamma a visitare Finalborgo.

 

Immagine 045.JPG Prendiamo a salire lungo lo sterrato del Pollupice e per un buon 90% del tragitto non incontriamo difficoltà alcuna, tanto che durante una sosta per una pipì di Spack, cominciamo a scherzare sui nostri passati timori per la presenza di neve.Immagine 047.JPG

 

Siamo sul sentiero dal lato sud della montagna che guarda il mare, ma ad un certo punto salendo, salendo, con le piante che creano ombra, il terreno si colora di bianco, niente di difficile, intendiamoci, passiamo benone e spediti.

 

Poi il sentiero passa dietro una cresta di terreno che impedisce l’insolazione e lo strato di

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Immagine 052.JPGneve si alza, ma altri ci sono già passati e procediamo ancora bene, poi il disastro:

noi siamo alla testa della colonna, in un tratto di sentiero in lieve pendenza verso la valle, i binari di chi ci ha precedutoPian Sottano 07-12-08 009a.jpg piegano verso la riva, quando me ne accorgo è già tardi, le ruote di destra son già fuori dal sentiero, provo a risalire ma l’auto prende a scivolare verso valle. Metto in salvo Mariano e Spack facendoli scendere, scendo a mia volta e coi miei sodali prendiamo a discutere il da farsi.

Pian Sottano 07-12-08 008a.jpg

Riprovo a salire cercando di uscirne con le sole mie forze, riesco solo a scivolare vieppiù verso valle e ad inclinare ancora l’assetto dell’auto.

 

Mentre siamo così riuniti in parlamento per valutare i pro e i contro delle varie possibilità, arriva un tale:

 

“eh! giusto a Natale dell’anno scorso, proprio qui, mi è successa la stessa identica cosa, ma non sono mica riuscito a tirarla via, ha capottato ed è arrivata fino in fondo. 10.000 £ di danno e in nero, intendiamoci!”

 

Un “ma vaffanculo!” mi è sovvenuto spontaneo.

 

Che poi è anche stato gentile, ha accompagnato Franco a cercare un trattore, ma il nostro sodale è tornato dopo poco senza aver trovato nessuno che potesse aiutarci.

 

A questo punto Pietro prende la decisione storica di passare davanti per provare a tirarmi, Maury gli mette a disposizione le sue 4 catene e cominciamo a scavare la neve e il ghiaccio per fargli lo spazio per passare.

 

Ho ancora l’immagine che mi si è parata davanti con la sua auto che si appoggia alla mia, la spinge solo un pochino e lei cappotta e comincia a scendere a valle solo un poco rallentata da qualche alberello.

 

Ma non avevo una proposta alternativa e mi son messo a scavare con gli altri non senza essermi rivolto con una accorata preghiera a Wanka Tanka, il Signore delle Praterie.

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Pietro prova a passare, scivola, arriva a pochi centimetri dal Jimny, scende “cazzo, non dovevo fare retromarcia!”, riprendiamo a scavare, Pietro risale in auto, noi dietro spingiamo con foga, il Pajero si muove sfilando il Falco, un parafango tocca la mia gomma, TLING fa la catena che intanto ho montato sulle ruote anteriori, ma passa, Pietro si esalta e comincia a suonare il clacson mettendo in fuga alcuni amici che erano ancora davanti a scavare, qualcuno cade, ma non ho ancora voglia di ridere, la mia auto è ancora lì in precario equilibrio sul ciglio del baratro.

 

Telefoniamo comunque al ristorante per vedere se ci davano da mangiare anche se arrivavamo molto tardi, confortati dalla risposta affermativa, torniamo alle nostre occupazioni.

 

Studiamo le ipotesi di lavoro, Pietro è passato ma non crede di farcela a tirarmi e in fondo io son convinto che se anche ci provassimo, il dislivello più avanti è tale che finirei per cappottare.

 

Massimo, che chiameremo familiarmente Pucci come accade nell’intimità della sua casa, (la cosa che colpisce è la discordanza tra l’aspetto del nostro amico e il nomignolo usato dalla sua compagna, ma adesso torniamo al racconto), dunque Pucci tira fuori dal cilindro un verricello a mano, francamente non mi sono sentito sollevato nel vederlo, ma…

 

e invece, legate le corde a un pero e il cavo al Jimny, Pietro e Pucci hanno preso ad armeggiare sulla leva, io, dopo avere allontanato Mariano e Spack, stavo in macchina aspettando di capottare da un momento all’altro, gli altri stavano dietro a tirare una corda legata al posteriore dell’auto perché non scivolasse a valle.

 

La forza del piccolo attrezzo si è dimostrata… cazzo! non l’avrei mai detto! La macchina si è mossa verso la salvezza, di poco certo, poi hanno dovuto lavorare a lungo per adattare la lunghezza delle corde, ma ad ogni tirata vedevo allontanarsi la possibilità di rovesciarmi e scendere a valle.

 

Dopo 3 o 4 tirate l’assetto non era più preoccupante e ho potuto accendere il motore per aiutare nell’impresa.

 

Frattanto sono arrivati in due da Loano col quad e si sono a loro volta aggregati nel salvataggio, tirando e spingendo a loro volta.

 

Il Jimny è tornato sul sentiero e ho potuto portarlo in salvo.

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Telefono al ristorante, tra una mezz’oretta arriviamo, il Red e il Blue con tasselli sulle gomme e antineve, non mi preoccupano.

 

Tocca a Pucci e malgrado le ruote tassellate e la grinta del suo Red, si mette di traverso anche lui;

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i due Loanesi col quad, disperando ormai di passare, tornano indietro, ma frattanto giungono in due con un Defender e prendono ad aiutarci con piccone e catene (sapremo poi che erano al ristorante e sentendo delle nostre disavventure, son venuti fin lì apposta, inviati dai nostri amici ristoratori); scaviamo, spingiamo e tiriamo alacremente poi finalmente anche Pucci raggiunge l’asfalto.

 

Maury passa rapidamente, saranno la via spianata da noi, le gomme antineve o la bontà delle doti del Terrano, comunque, unico, non crea problemi.

 

E possiamo finalmente dirigerci su Pian Sottano ma ormai sono le 16.30.

 

Immagine 070.JPGArriviamo da Piero alle 17 passate e cominciamo a pranzare.

 

Un antico filosofo diceva che se hai da mangiare, da bere e non hai freddo puoi competere in felicità con gli Dei, il vino era Immagine 071.JPGbuono, gli antipasti –salumi, carne cruda, pollo in gelatina, etc-, i primi –tagliolini coi funghi, ravioli e ceci- e i secondi di carne con i loro contorni erano ottimi (per non parlar dei dolci, di cui ha fatto incetta Betty), la stufa mandava un caldo splendido, facendoci dimenticare le dita gelate dal lavorare nella neve in una zona in ombra, cosa potevamo chiedere di più alla vita?

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Io avevo anche qualche motivo in più per esser felice: ero uscito da una situazione molto precaria,

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non avevo rotto nulla, persino un alberello che ero sicuro mi avrebbe strisciato la carrozzeria, è sfilato di lato senza far danni.

 

Tutto ciò lo devo alla particolare benevolenza del Signore delle Praterie, ma non posso esimermi dal ringraziare tutti i miei amici e in particolare Pietro e Massimo che col verricello a mano si sono prodigati instancabilmente per tirarmi fuori da quel brutto casino, quando ormai cominciavo a disperare di tirarmene fuori prima del disgelo in primavera.

 

 

 

P.S. La gita a Finalborgo per la Betty è procrastinata a data da destinarsi.