Archive from settembre, 2008
Set 29, 2008 - canoa    11 Comments

Varigotti

Ho creato un mostro!

Ho coinvolto Valter nel comprare la canoa ed iniziare ad andare qui e là pagaiando, pagaiando.

Poi una cosa tira l’altra e siamo andati a fare rafting, ora sono ripagato con la mia stessa moneta: di solito sono io che organizzo, invio mail, sgonfio per fare una qualche attività ludica; ora ricevo mail, messaggi sul cellulare, mi tocca andare a comprare questo o quell’oggetto per la prossima uscita sabatina. 

Un esempio? Ieri sera, doveva ancora finire la squinternata partita dell’Inter che già Valter mi parlava di pesi, piombi, borsa per le pagaie, quella spiaggetta che ci andiamo con la canoa già vestiti con la muta e l’immersione la facciamo lì tra gli scogli che dev’essere molto bello.

Ma ricapitoliamo.

La scorsa settimana ero in ferie, la tradizionale settimana dell’apertura della caccia, ma ho due cani di quasi 12 anni, la mia gamba sinistra è un po’ ferma, sabato pomeriggio eravamo d’accordo di andare al mare per provare la muta. Mi sveglio alle 06.00 e vado a caccia con Cesare e Marco, facciamo le nostre tre orette di campi, raccogliamo i nostri due fagiani e torno a casa. Preparo l’occorrente per la canoa, e poi la muta, la maschera, le pinne, etc.

 All’una, previo contatto con la nostra intelligence sul posto che ha confermato il mare calmo, partiamo per Varigotti (SV). Uno che parte per il mare di solito è vestito estivo, maglietta e pantaloni leggeri, ma noi padani abbiamo un clima umido e grigio, quindi.. jeans pesanti e felpa.

C’eravamo il Valter con Bruna, io con la Giovannina e si sono aggregati anche Sergio con Pia ed Erika; Sergio nella speranza di convincere sua moglie ad acquistare la canoa.

Nessun problema durante il viaggio, salvo che un’indicazione meteo nei pressi di Varazze dava una temperatura di 17°, ma noi imperterriti abbiamo proseguito senza indugi di sorta. Siamo arrivati a Varigotti poco dopo le 14, i nostri amici sul posto Luigi e Antonietta, ci hanno indicato il parcheggio e la spiaggia dove potevamo piazzarci per la nostra intrapresa.1998344522.JPG

128146198.JPGE via a gonfiare la canoa, vestirci per la bisogna nello spogliatoio gentilmente fornito sulla spiaggia e partire pagaie in resta verso uno

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splendido mare calmo, inaspettatamente pulito e limpido.

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Una corsa a rompere le scatole ai gabbiani, giriamo intorno ad un grossa roccia e scopriamo una spiaggetta stupenda ai piedi di uno scoglio.476364302.jpg

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Torniamo indietro per iniziare la seconda parte della nostra giornata al mare, quella direttamente in acqua. Giunti in prossimità della riva vediamo due persone che nuotano felici, “Una è sicuramente Giovannina” faccio io e in effetti era lei con la sua amica Antonietta che sguazzavano sotto riva.

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Facciamo provare anche a Sergio la canoa e intanto io cerco di convincere

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 Pia ad avallarne l’acquisto, ma lei non ne vuol sapere.

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Inizia la vestizione dei palombari, la muta, la maschera, le pinne, lo snorkel e scendiamo in acqua. 1154500190.JPG914292282.jpg

Ora qualcuno penserà che io non ci sia tutto con la testa, ma considerato che da alcuni lustri non andavo più al mare (non si può chiamare nuotare l’attraversamento di una roggia l’8 dicembre di qualche anno fa per andare a recuperare un germano che avevo abbattuto), era un rientro un po’ sconsiderato e ad un certo momento mi sono chiesto “che cavolo ci faccio qui?”, ma il Valter era già in acqua, mi sono alzato e sono andato incontro al mio destino.

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Le articolazioni un po’ rigide e le pinne enormi mi hanno costretto a un ingresso a ritroso tra le onde, ma l’acqua era inaspettatamente calda vista la temperatura esterna.

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Il primo approccio è stato estremamente sgradevole per le incomprensioni che si sono create tra me e lo snorkel, io non volevo capire che se affondavo la testa lui si riempiva d’acqua, lui ce la metteva tutta per spiegarmi la cosa, ma io scendevo un po’ sotto e poi pretendevo di respirare, non ci riuscivo, ma bevevo abbondantemente. La cosa ha cominciato a darmi fastidio perché l’acqua del Mar Ligure non è particolarmente palatabile e mi sono messo a far mente locale all’inconveniente, in breve ho capito come funzionava la questione ed ho evitato di lasciare in secco saraghi e salpe che nuotavano allegri sotto di me.

Io da qualche parte avevo letto qualcosa in proposito ai piombi da indossare per scendere e l’avevo anche detto a Valter, ma lui mi aveva guardato come se avessi detto chissà quale stramberia, invece sarebbero stati utili visto che io provavo ad immergermi, infilavo la testa e il busto sott’acqua e venivo ricacciato in alto da una forza preponderante che impediva al mio sedere di scendere sotto il pelo dell’acqua.

Uno potrebbe pensare che ciò fosse causato dal mio grosso sedere, ma la stessa cosa capitava a Valter e dunque dipendeva proprio dalla galleggiabilità della muta, non dagli strati di adipe notoriamente più leggeri dell’acqua. Ci siamo limitati allo snorkeling osservando saraghi, salpe, pesciolini che non sapendo definire meglio, chiamerei da frittura, qualche cefalo. Una volta fatta pace col mio snorkel ho smesso di bere e la cosa mi ha messo di buon umore, non sentivo freddo e mi divertivo. La Giovannina era andata a visitare il paese, noi abbiamo sguazzato ancora un po’ su e giu, poi siamo usciti dall’acqua.

Io ero contento di essere sopravvissuto e mi sono diretto verso le nostre borse.

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A questo punto ho realizzato che la roba per cambiarmi era in macchina; mentre Valter si cambiava, io imprecavo nella muta con la temperatura che tendeva a scendere, poi un lampo, telefonare a Giovannina, “le chiavi della macchina le ho lasciate a Bruna nella borsa” fa lei candidamente, con la moglie di Valter cominciamo a ravanare nella borsa per cercare le chiavi, trovatele, lei gentilmente parte alla volta dell’auto per prendermi l’altra borsa, io resto lì al freddo col mio dito sanguinante –durante i miei lavori in giardino avevo cercato di amputarmi la III falange dell’indice della mano sinistra e nell’acqua la ferita si era riaperta-. Finalmente comincio a levarmi la roba bagnata da dosso e a sentire un po’ di calore mano a mano che mi asciugo.

Finita l’avventura, un’ottima cena a base di pesce in quel di Vado e poi via verso casa, estremamente stanco ma soddisfatto.

Set 22, 2008 - caccia    4 Comments

Si apre la caccia

1965785501.JPGDifferenze La differenza tra me che vado a caccia e la stragrande maggioranza dei contrari alla caccia è che se una sera invitiamo a cena gli amici io pesco un fagiano o una lepre dal freezer -se riesco a prenderne-, loro vanno dal macellaio o in pescheria.
Loro fanno quattro passi, io delle belle scarpinate al sole, al freddo o sotto la pioggia. E pago anche più di loro, coi vari balzelli statali e regionali. Ma comunque, finchè potrò, il primo giorno di caccia, ci sarò.

 

 

Ieri si è aperta la caccia, un’apertura mogia per me, la mia gamba sinistra fa fatica a portarmi, i miei cani hanno 11 anni e mezzo e fanno fatica a portarsi, sabato pensavo di chiamare Cesare, il mio vecchio sodale di tante aperture, e dirgli “guarda lasciamo perdere, quest’anno mi alzo tardi, porto i cani un’oretta e torno a casa. Tu e Marco andate pure, io sarei solo d’impiccio”. Poi alle 13 mi telefona Marco, il figlio di Cesare e non sono riuscito a realizzare il mio intento, dopo tanti anni… e così come sempre abbiamo fatto il solito giro a cercare il posto dove fare l’apertura.

Alle 6.40 arrivo sul luogo dell’appuntamento, prima volta dopo tanti anni per primo, vado fino in fondo alla strada per vedere se avessi capito male, ma non ci sono, invece c’è un altro che non conosco. Torno indietro e intanto arrivano i miei soci, di per me, avrei anche cambiato zona, ma poi abbiamo aspettato di vedere dove andava quell’altro per dirigerci dalla parte opposta.

 

Un bel nebbione ha allungato i tempi dell’alba, i cani mugolavano in macchina impazienti, quando la luce è stata sufficiente, visto che il collega si dirigeva ad est, siamo partiti verso sud per non dargli fastidio. L’erba alta e fradicia di rugiada ci ha bagnati fino all’anca, i cani correvano felici, parte un fagiano ma va via, camminiamo in lungo e in largo, una fagiana mi parte nell’erba alta, volando bassa e quando la vedo è ormai fuori tiro. Superiamo un campo arato, fiancheggiamo un campo di mais e così via fino alle 10, senza vedere più nulla, scherziamo, ridiamo comunque contenti.

I miei cani tengono bene, la mia gamba anche.

A casa la rigidità si fa sentire, ma i cani non mi perdono di vista un attimo, Spack in particolare mi segue passo passo e mi si sdraia vicino, caso mai volessi mollarlo a casa. Alle 13 si riparte, ma Kate zoppica visibilmente e ha una zampa un po’ gonfia, decido di non portarla.

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Ecco i miei sodali -da sinistra Marco, Cesare e il cane Luna-

Intanto è uscito il sole e dopo un quarto d’ora di corsa Spack soffia come un mantice, preferisco non sforzarlo e saluto i miei soci, chiamo il cane per legarlo e farlo camminare fino alla macchina, ma fa orecchio da mercante e continua a correre nella stoppia, poi s’inchioda in ferma su una quaglia, proprio una bella ferma, sto per qualche secondo a guardare il mio vecchio cane, faccio qualche passo e il selvatico parte, non è stata una grande caccia, ma non è stato cappotto.

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Io con Kate e Spack

Torniamo a casa, ascolto le partite per radio e verso le 17.30 facciamo un giro, Spack fa fatica ad alzarsi, Kate capito che si parte, non zoppica nemmeno più, viene anche Giovannina per portare a casa il maschio quando vediamo che proprio non ce la fa più.

Fosse per lui a casa non ci andrebbe mai ma dopo una decina di minuti lo carico di peso in macchina perché di saltare da solo non se ne parla.267113213.JPG2136266915.JPG

 

Resto con Kate e ci dirigiamo verso casa a piedi, sono circa tre chilometri, li facciamo lentamente perché la mia gamba prende a farmi veramente male, tanto che davanti casa decido di evitarmi alcune centinaia di metri nell’arato e chiamo la mia fida scudiera perché venga a prendermi.

 

 Risultato: catturata una quaglia, io zoppico visibilmente, Kate anche, Spack è talmente rigido che bisogna aiutarlo ad alzarsi, Giovannina ci guarda sconsolata, ma noi siamo felici anche così.

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Vista la storia da raccontare non volevo neppure fare il post, ma aprendo internet  c’era un sondaggio sulla caccia e sono andato a scriverci il mio commento che ho riportato all’inizio del post.

Ritengo che i cacciatori siano gente strana, coi soldi che spendono, mangerebbero sicuramente parecchie volte polenta e lepre, fino a stufarsi della selvaggina, ma “hanno in disprezzo tutto ciò che non è caccia e van cianciando che provano in cuore un piacere incredibile ogni volta che sentono quell’orribile suono di corni e l’abbaiare dei cani…“ (Erasmo – Elogio della pazzia), sia come sia, testardamente, il giorno dell’apertura, ci siamo.

Anche io, che di solito dormo assai volentieri, ci sono e, non importa quante ore sia riuscito a dormire, anche abbastanza sveglio.

 

 

Set 14, 2008 - sport acquatici    5 Comments

Rafting

Ogni stagione ha i suoi frutti…

Ma…

 

 

Quando sono stato in Val d’Aosta, guardando le acque verdastre della Dora che passano spumeggiando tra i massi, ho sempre provato un brivido gelato al solo pensiero di immergerci un alluce, figurarsi cacciarmici dentro, alla mia età poi!

 

Un mio amico qualche settimana fa se ne viene fuori con la notizia che ha fatto una discesa col gommone (e lui è ancora più vecchio di me), che si è divertito, che non è pericoloso, che se organizzo una ciurma di 4 o 5 persone mi prenota l’uscita col gruppo che ha portato lui.

 

Io che un po’ abelinato lo sono, rilancio subito l’idea ai soci del fuoristrada e al mio compagno di merende in canoa.

 

Come sempre, uno viene, l’altro forse, alla fine restiamo Valter ed io e non se ne fa niente, intanto finisce agosto e passa la prima settimana di settembre.

 

Poi viene fuori Valter con quattro soci per l’uscita in gommone, telefono a Vittorio e nel giro di 24 ore abbiamo la prenotazione al gruppo “Onda Selvaggia” di La Salle.

 

Uno da forfait all’ultimo momento ma siamo in 5 e si parte.

 

Le previsioni danno pioggia e temporali, ma, come dice Valter, acqua sotto, acqua sopra, chi se ne frega.

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815021207.JPGPartiamo dalla Padania col sole e un caldo afoso, mano a mano che saliamo si annuvola, quindi piove per 830482306.jpgpoi arrivare alla meta dove ci accoglie un cielo nero e una temperatura francamente fredda, le signore tiran fuori subito le maglie, noi iniziamo il corso accelerato per rafter, quindi ci vestiamo da palombari e saliamo sul pulmino che ci porta all’attracco.

 

Il primo tratto è facile, si aggregano anche due sconosciuti con due bambini e il figlio di uno degli amici di Valter, la combriccola è allegra saltiamo, prendiamo spruzzi da tutte le parti, ogni tanto remiamo con solerte applicazione al comando della nostra guida, ci preoccupiamo un tantino quando ci avviciniamo a qualche scoglio, ma raggiungiamo facilmente lo slargo formato da una diga.

 

Qui ci fan provare il recupero di un “marinaio” caduto in acqua, poi Chicco –il nostro capo manipolo- ci fa scendere tutti in acqua per prepararci, penso io, all’impatto con il gelo del torrente, se nella seconda parte capitasse davvero di finire in acqua. O magari solo per una forma di sadico divertimento.

 

Infatti.

 

Come se un pugno ti colpisse allo stomaco, il freddo supera la tuta e ti avvolge, pensi che è troppo fredda ma non hai tempo di preoccupartene, Chicco chiama ad un rapido rientro sulla riva.

 

1928542922.jpgCaricato il gommone, ripartiamo col pulmino per il secondo passaggio senza i nostri sconosciuti nuovi amici e i bimbi. 970021230.JPG

 

Solo una nota su questi nostri piccoli sodali, quando siamo partiti io ero un po’ preoccupato per la loro giovane età –e probabilmente lo erano anche loro-, dopo un balzellone particolarmente violento, mi sono voltato a guardarli e mi ha colpito la bimba, biondina, minuta in ginocchio sul gommone con le mani giunte sul petto. Pregava? Non lo so, ma un pensierino a Wanka Tanka l’ho fatto io per loro, avevano boh? 8 o 9 anni, 10 o 11 al massimo, solitamente io trovo i bambini noiosi, viziati, in una parola fastidiosi, quelli sono stati proprio bravi.

 

Ma torniamo al racconto, la tuta era efficace nel trattenere il calore del corpo, eran le mani e i piedi che sentivi gelati, solo un paio di settimane fa, probabilmente il calore del sole ci avrebbe aiutati ma la brumosa giornata che avevamo scelto…

 

Comunque il tragitto è stato breve ed è subito iniziato il secondo tratto, dove avevamo anche una canoa a seguirci, per ogni evenienza.

 

Qui in effetti l’acqua correva veloce e i massi e i salti erano più frequenti, ridevamo tutti come matti tra spruzzi e scossoni; Chicco, per parte sua, ce la metteva tutta per rendere divertente la cosa, tipo il salto che ci ha fatto fare all’indietro con conseguente rimbalzo dei meno attenti, noi pagaiavamo alacremente ai suoi ordini, avanti, indietro, destra avanti, sinistra indietro e così via, mano a mano che prendevamo confidenza ci divertivamo di più perché guardavamo con occhi diversi i massi, i salti e i flutti spumosi nella corrente.

 

Per parte mia osservavo la canoa e un po’ ne invidiavo la libertà nella consapevolezza che il nostro pagaiare era irrilevante nell’economia globale del gommone che era guidato –forse fortunatamente- da Chicco, però rischiare per rischiare, mi sarebbe piaciuto essere più protagonista dello scorrere dell’imbarcazione sul torrente e d’ogni tanto mi perdevo nel guardare i flutti o le pareti di roccia che ci sovrastavano.

 

Ma intanto siamo arrivati al punto di sbarco e stava diventando scuro.

 

E le mani e i piedi eran sempre più gelati.

 

Tornati alla base abbiamo risciacquato ad una fontana l’attrezzatura che ci avevano fornito.

 

Tutti hanno una volta provato come sia l’acqua che sgorga dai rubinetti posti all’esterno in montagna, altissima, purissima e freddissima, immaginate dunque il mio stupore quando lavando il kway e il casco ho provato una piacevole sensazione di calore sotto il flusso del rubinetto: eravamo talmente abituati al freddo del torrente, che quell’acqua pareva calda.

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A questo punto via verso la doccia ed io fischiettando m’infilo nella stanza da bagno e comincio a levarmi la muta senza togliermi le mie scarpette da canoa, mi rendo conto che non ce la faccio e provo a levarmi una scarpa, nel far questo resto sul piede destro che comincia a scivolare sulle piastrelle bagnate, cerco di recuperare l’equilibrio appoggiando anche il piede sinistro ma la gamba è impacciata dalla muta, il baricentro si sposta all’indietro e io cerco di recuperare con una serie di passettini all’indietro sempre più imbragato nella muta, finalmente guadagno il supporto del muro e mi aggrappo al calorifero, ce l’ho fatta, guadagno faticosamente il water, mi siedo ed ricomincio a spogliarmi in maniera più sicura.86182873.jpg

 

1385571266.jpgMi lascio scorrere addosso l’acqua calda e assaporo quel calore con ingordigia, anche la parte più perigliosa dell’escursione è finita: la muta giace inoffensiva sul pavimento.

 

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Un panino al bar ridendo dei ricordi dell’avventura, una partita a calciobalilla e ripartiamo verso casa, stanchi, un po’ infreddoliti, ma sereni.

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Ascoltando la radiocronaca di Inter – Catania.

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Set 6, 2008 - canoa    7 Comments

Pagaiando sotto la pioggia

RITORNO A MERGOZZO

 

Eravamo già andati a Mergozzo, ma in concomitanza con una regata che aveva chiuso la piazza antistante l’imbarcadero e, non trovando un parcheggio e uno sbocco al lago, col Valter eravamo tornati a Candia.

 

Oggi il meteo dava temporali  nella regione ma, un po’ confidando nella benevolenza di Wanka Tanka, un po’46813316.jpg perché non avevamo mai pagaiato “in the rain”, siamo andati lo stesso.

Mano a mano che ci avvicinavamo a Gravellona il cielo si faceva più coperto, fino a diventare francamente scuro al momento di uscire dall’autostrada.

 

952451707.jpgUna cappa di nuvole basse ha fatto da cornice alla nostra ricerca di un punto dove scendere in acqua, al gonfiaggio della canoa e all’imbarco.

 

Bruna e Giovannina ci hanno guardati partire, poi si sono dirette verso il paese, noi abbiamo volto la prua verso il centro del lago. Tirava vento e l’acqua s’increspava in onde che ci davano la sensazione del mare, d’ogni tanto una spruzzata di gocce ci ricordava le ammonizioni del meteo.851405004.jpg

 

Ci siamo diretti noi pure verso il paese, abbiamo raggiunto le donne e abbiamo scambiato ancora qualche parola, poi via verso l’altra estremità del lago.

 

Navigavamo abbastanza bene, la pagaiata era brillante e discretamente coordinata, abbiamo incontrato una famigliola di svassi che mi sono premurato di fotografare, poi, quando eravamo giunti all’incirca a metà del lago, il temporale. Fino ad allora la pioggia si era limitata a qualche goccia qui e là, a quel punto è iniziato un vero e proprio acquazzone.

 

Mano alle borse e fuori i k-way, tira diritto e vai.

 

1216297900.jpgMa pioveva davvero e uno dei due, adesso non ricordo chi di preciso, ha visto una caletta riparata dagli alberi e lì ci siamo diretti cercando rifugio. Era una piccola insenatura tra le rocce coi rami degli alberi che creavano un tremulo tetto, per un po’ ci 1964970524.jpgha permesso una sosta quasi asciutta della quale ho approfittato per scendere e sistemare il mio sedile, poi sotto l’imperversare del temporale, le foglie hanno cominciato a lasciar cadere goccioloni e il nostro riparo non è stato più tale. Bagnati per bagnati siamo usciti allo scoperto e ci siamo diretti verso il porticciolo cercando Bruna e Giovannina, non trovandole abbiamo costeggiato fin quasi al punto di partenza dove abbiamo visto 1068436155.jpguna palazzina con una specie di porticato, siamo scesi “atleticamente” sul molo e abbiamo tirato in secco la canoa.

 

Tirava vento e noi, malgrado le giubbe eravamo bagnati come pulcini, il vento s’infilava922263080.jpg sotto i vestiti e la sensazione era francamente di freddo. Inoltre il porticato era basso e prima io ho incornato due volte il duro cemento, poi è toccato a Valter saggiare col crano la durezza della struttura edilizia. Ma frattanto sono arrivate le donne, siamo 1179096184.jpgstai lì a chiacchierare per un po’ aspettando che spiovesse e quindi siamo ripartiti di nuovo.

 

Ancora la pagaiata era agile e fluente, molto ma molto meglio delle occasioni precedenti, il vento soffiava, ogni tanto una pisciatina di pioggia, ma noi imperterriti siamo arrivati quasi all’estremità opposta del lago, poi il ritorno, sottocosta per evitare la furia del vento, poi la traversata fino al punto da cui eravamo partiti, sgonfiamo la barca e prendiamo la via di casa.

 

Un panino veloce all’autogrill col sedere bagnato, ancora due chiacchiere, prepariamo la prossima uscita, magari a Varigotti, sul mare con cena a base di pesci in un ristorante amico.

 

Ciao, alla prossima.

 

A casa pane e formaggio, Giovannina ha comprato fontina, gruviera e una formaggetta di capra che si sono rivelate gustosissime, il pane è nostro.

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Il vino? Una bottiglia di Ferrari gelato per festeggiare la giornata.

Set 1, 2008 - opinioni    No Comments

Diversamente giovani

Dei limiti legati all’età.

 

Anche sabato scorso è stato giorno di canoa, siamo partiti con Bruna, Giovannina e Valter e siamo andati ancora a Candia.582536041.jpg

1484298249.jpgIo mi iscrivo sempre all’ala estremista e, per preparare meglio i muscoli per le prossime uscite che saranno in ipotesi al mare, ho proposto a Valter di provare a tirare la canoa in singolo e così dopo un passaggio in doppio, mi sono fatto il ritorno pagaiando da solo.

Poi è andato Valter e quindi mi sono fatto ancora un bel pezzo in singolo per poi rientrare.

Abbiamo quindi affittato una barca e abbiamo portato un po’ in giro Bruna e Giovannina.

 

Siamo sbarcati definitivamente per mangiarci il solito panino e siamo tornati a casa per vedere Sampdoria-Inter in TV.

E sembrava che tutto andasse bene, si mi sentivo un po’ “loffio”, ma pensavo che dipendesse dalla mancata vittoria a Genova.

Andiamo a dormire e la Giovannina alle 07.00 mi chiama per portare i cani in campagna, grugnisco qualcosa e mi rimetto a dormire, lei ci riprova alle 07.15, grugnisco ancora qualcosa tipo “se ti dico che non ce la faccio…” e mi rimetto a dormire, alle 08.00 mi manda direttamente Spack che mi costringe ad alzarmi.

Le gambe le spalle sono di cemento, il collo un binario da treno, gli addominali si lamentano da sotto lo spesso strato di adipe.

 

1376797652.jpgUn tazzone di caffè e comunque parto coi cani.

Anche Spack ha problemi di tenuta atletica, la sua cardiologa dice che non è un problema cardiaco, ma dopo 20 minuti è belle che scoppiato e per le 09.00 ero già tornato a casa.

Di lavorare in giardino non se ne parlava neppure e così ho accompagnato Giovannina dall’oculista, per ingannare il tempo ho girato un po’ per la città, poi ho letto la Gazzetta in 1919080511.jpgmacchina, al ritorno ho mangiato qualcosa e mi sono sdraiato sull’amaca aspettando le partite, è terminato il cd che ascoltavo ma io non me ne sono accorto, ho dormito fino alle 17.10 quando la Giovannina è venuta con sua sorella che arrivava dalla montagna svegliandomi.

Rinfrancato dal riposo, dal pareggio della Roma e dalla vittoria del Bologna a Milano, ho portato di nuovo i cani in campagna, prima Spack per una ventina di minuti, poi Kate per un’oretta.

 

Un medico che conosco dice che il miglior modo per invecchiare bene è riconoscere i propri limiti e adeguare le proprie aspettative alle possibilità oggettive.

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Ha sicuramente ragione, ma, se sei disposto a subirne le conseguenze senza protestare più di tanto, è lecito superare quei limiti e non smettere di fare ciò che ti diverte per non stancarti e non sentire male alle articolazioni il giorno dopo?

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