Archive from agosto, 2008
Ago 21, 2008 - caccia    No Comments

i miei cani

Amricord di me can

Sono tanti anni che vado a caccia, il primo anno ho iniziato con un cane di mio zio, Diana, un segugio che alla bisogna fermava il fagiano, parrebbe impossibile ma l’ho visto io.

Poi mi hanno regalato un breton, Tom, col quale siamo andati felici attraverso la campagna per 10 anni, è morto proprio ad agosto e per quell’anno è venuto a caccia con me un bastandone da guardia di un’altra mia zia, Black, ottimo per rubare le bistecche a mia mamma e per trovare le quaglie abbattute e… mangiarsele in un sol boccone.

Ho quindi acquistato un setter irlandese, John, un cane molto dolce, appassionatissimo alla caccia, abbiamo fatto fatica per un paio d’anni, poi abbiamo cominciato a cacciare bene insieme e nel frattempo abbiamo trovato in campagna un pointer, Giacomo, siamo diventati amici, lui era esuberante ed estroverso, velocissimo e un po’ anarchico, ma abbiamo formato una squadra affiatata e ci siamo divertiti parecchio. Poi ho deciso di prendere una femmina di irlandese, Vicky, per avere i cuccioli di Jo, ma forse era tardi e non ci siamo riusciti. La cucciolata era ormai in programma e l’allevatore ha fornito Faruk che ha permesso a Vicky di avere 8 cuccioli, me ne sono rimasti 4, Eirene, Kate, Jack e Spack. Intanto è arrivato Poldo un setter inglese che aveva paura del fucile, lo aveva trovato un mio amico, volevi mica mandarlo via perché renitente? Il tempo passa e a 14-15 anni muore Giacomo, poi a 14, tocca a Jo. Se ne va anche Poldo. Poi tocca anche a Vicky. I 4 figli di Vicky danno il segno a un’epoca e per alcuni anni divisi in due squadre mi permettono di apprezzare la loro passione e il loro entusiasmo, ma anche per loro passano gli anni e l’anno scorso a 10 anni muore Eirene, a settembre una cardiopatia manda in pensione Jack, lo porto comunque in campagna tutti i giorni che vado a caccia per una decina di minuti, lui mi aspetta al cancello mentre sono in giro coi suoi fratelli, gode di quei brevi istanti in campagna e non protesta. Muore di schianto in primavera dopo avere mangiato un’altra fetta di salame vicino al nostro tavolo. Quest’anno, portando i due superstiti in campagna mi sono reso conto che anche Spack ha problemi, probabilmente cardiaci, il primo giorno è partito come al solito al passo di corsa, ha levato 4 o 5 fagiani poi, col fiatone ha mostrato di non avercene più. Domani lo portiamo dal veterinario, ma immagino cosa mi dirà. Kate era la più piccolina, era nata per prima e non riusciva a prendere il latte battuta dai suoi ingordi fratelli, l’abbiamo tirata su con latte in polvere e biberon, non ha mai corso tantissimo, è timida, se grido per qualche motivo, scappa nel sottoscala, ma è l’ultima bandiera di questa età.

 

Per la gente di teatro, lo spettacolo deve continuare.

 Non so come sia per loro, ma per me i ricordi dei miei vecchi cani si affollano ogni volta che mi fermo a pensare alle lunghe camminate che ho fatto con loro nel fango o sotto il sole spesso senza trovare nulla, ma felici di essere lì, insieme.

Rivedo ognuno di loro correre per prati e stoppie, infilarsi tra i rovi, attraversare l’acqua gelida, tornare coi baffi coperti di ghiaccio e spero che là dove sono ora ci sia qualcuno che gli accenda il camino e si sieda con loro ad asciugarsi.  Dopo la caccia.                                                  1488793933.JPG

Ago 15, 2008 - fuoristrada    No Comments

C’era una volta ferragosto

Ferragosto e il solleone

Ferragosto, tempo di vacanza, fa caldo, si va al mare o ai monti.

 

Camiciola e pantaloni leggeri, magari corti, una giornata di spensierata allegria cercando un gelato.

 

Tutte palle!

 

Sono partito questa mattina con Giovannina e Inga che viene da Svezia –in effetti è polacca e non si chiama neppure Inga. ma il gioco è quello- con la mia camicina di lino e i jeans leggeri per Castelmagno per fuggire l’umidità e l’afa padana, un giro come tanti altri, l’idea di far scorta di formaggio per una polentata con gli amici e respirare un po’ d’aria buona.

 

Sosta al solito bar di Bra dove ti danno le brioches calde e via verso Caraglio.

 

370927410.jpgRaggiunta l’amena località cuneese ho deciso di seguire i miei ricordi e non riferirmi alle informazioni del road book ma non ho fatto in tempo a congratularmi con me stesso per essere uscito dal paese sulla strada giusta che ci ha investiti un temporale coi controfiocchi che con una mitragliata di grandine ci ha costretti sotto un albero, passata la tempesta siamo ripartiti.1376239927.jpg

 

Una sosta sulle rive del torrente Magra per far scendere anche Kate e Spack che facevano parte dell’equipaggio e via verso le montagne.

 

Una tempesta!

 

684167767.jpgPioggia, vento, ancora grandine mista a neve, una gragnuola di auto che pavidamente fuggivano dalla montagna e incasinavano il percorso sulla strada stretta, erano probabilmente i più imbranati e nella loro fuga rendevano estremamente difficoltoso il nostro procedere.

 

Ci siamo accompagnati ad un pick up ma ad un certo punto anche loro hanno invertito la marcia, in un paio di occasioni ci siamo fermati anche noi sotto una pianta, quando la grandine diventava più grossa, ma abbiamo continuato imperterriti.

 

Abbiamo raggiunto il Santuario di San Magno, Giovannina e Inga sono scese per una visita alla chiesa, io ho fatto giusto in tempo a girare l’auto che erano già tornate, brinate dal freddo con un bel colorino azzurro gelo.

 

Giovannina avrebbe volentieri fatto dietrofront, Inga forse, ma guidavo io e abbiamo volto la prua verso la vetta.

 

Il cielo pareva promettere una certa schiarita, ma scendevano in tanti e lassù le nuvole erano ancora padrone. Qualche foto 1963844466.jpgqui e là poi la svolta verso lo sterrato, la risalita verso il Colle del Mulo, qualche sprazzo di sole, girare la macchina nello spazio ristretto dove finisce la carrareccia per trasformarsi in un angusto sentiero, un’occhiata alle marmotte, qualche corsetta dei miei vecchi cani.

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Poi riprendiamo la marcia verso un passaggio difficoltoso tra un guado e tanti pietroni dove ho avuto difficoltà col Jimny, ma i bovari mi hanno tolto dall’impiccio chiudendo la via col filo elettrizzato. 23170742.jpgNon ero in vena di cercar discussioni e ritorno indietro, passiamo tra i ruderi delle vecchie casematte poste sul confine francese e ci avventuriamo su una strada sterrata che non abbiamo mai percorso, dopo qualche curva un paesaggio splendido di valli che si susseguono ci si apre davanti ma contestualmente ci si chiude sopra il cielo e comincia a piovere a dirotto mentre un vento gelido trasporta l’acqua di traverso, il paesaggio è bellissimo e comincio anche a filmare creando sconcerto nell’equipaggio, ma 185161071.jpgGiovannina non può riprendere altrimenti patisce la macchina, Inga, da dietro, può al massimo riprendere il GPS. Intanto la pioggia diventa neve e il morale della truppa si abbatte, Giovannina comincia a guardare l’orologio –“è già tardi, quando torniamo indietro?”-, Inga 2085127817.jpgè gelata e abbraccia Kate per scaldarsi, proseguiamo ancora per un bel tratto tra panorami di immensa bellezza, ormai scendo solo io coi cani per fare qualche foto, poi raggiunto un pianoro inverto la rotta.

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Il cielo tende ad aprirsi, solo ancora qualche goccia per lavare i vetri infangati e arriviamo all’asfalto senza troppi problemi.

 

Sosta al negozio di formaggi tipici per fare scorta e comprarne qualche fetta per gli amici più cari, un toast e un te caldo ad un bar di Caraglio e via verso casa.

 

Ancora un temporale poco prima di Asti e poi al calduccio tra le mura di casa.

 

Il risotto col Castelmagno l’ho preparato io e, vuoi per la fame, vuoi perché è venuto bene, l’abbiamo finito in un battibaleno, poi un assaggio degli altri formaggi col pane comprato in montagna e ora siamo qui a scrivere.

 

Un commento finale?

 

Meno male che la Giovannina mi ha portato un maglione!

 

Ago 14, 2008 - canoa    2 Comments

Ancora sul lago

2009626321.jpgTra anatre e oche.

 

(La prima volta della Giovannina)

 

Arrivo alle 12.30 da lavorare, la Giovannina mi dice che Valter è indeciso perché il meteo da brutto tempo sul Nord-Ovest.

Io quando decido, poi vado e dunque telefono a Valter, dicendogli che il meteo non ci azzecca mai e che comunque noi siamo raccomandati da Wanka Tanka, lui tentenna, non vorrebbe andare, io gli dico che comunque vado, lui dubita ancora un attimo poi decide di affrontare il clima inclemente.

 

Partiamo e oggi siamo una squadra, c’è Bruna, Inga che viene da Svezia e la Giovannina, incredibile ma vero, c’è anche lei –in effetti ha provato a marcar visita, ma l’ufficiale medico è stato irremovibile-.2109157359.jpg

 

Arriviamo a Candia e gonfiamo la nostra canoa, primo equipaggio Giovannina e Giovannino, partenza estremamente 1991412527.jpgdignitosa e andiamo via verso il largo.

Quando torniamo vanno Valter e Bruna, al loro rientro Valter e Inga.

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Io che mi annoio a stare sulla riva a far nulla, propongo di affittare un pedalò e partiamo anche alla volta di questa 1097173658.JPG1433128692.jpgavventura, pedalano le donne, io faccio da zavorra spostandomi per bilanciare l’imbarcazione.

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A questo punto mi rendo conto di annoiarmi anche lì, prima provo a scambiare il posto con Bruna, poi convinto dai bruschi sballottamenti del pedalò faccio tornare la flotta a riva e passo sulla canoa con Valter.1746691495.jpg

 

1640555177.jpgVerso le 5 rientriamo ma con Inga facciamo ancora un giro in canoa.

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Poi il solito enorme panino, una birra, sgonfiamo la barca e si torna a casa, mentre lasciamo il Canavese Wanka Tanka ci ricorda che il meteo dava pioggia con una spruzzata di gocce sul parabrezza, un sentito ringraziamento da parte nostra e lui ci sorride con un raggio di sole da dietro una nuvola nera.

 

Ci fermiamo per un saluto all’autogrill, uno appena aperto e riusciamo anche a non pagare i caffè perché conosco il neodirettore.

 

Chiediamo a Inga se si sia divertita: “sai che non son capace… no eeh, sono capace.” Si è capace, ma è meglio lasciar perdere, le parole si arruffano in un italiano incomprensibile.

 

Felicitiamoci invece con Giovannina che con sprezzo del pericolo ha vinto la sua paura atavica dell’acqua con una performance inimmaginabile solo iersera.

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Ago 10, 2008 - canoa    No Comments

Ancora a Candia

Beati fra le anatre.

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Accesi dal sacro fuoco dell’entusiasmo, dopo il Lago di Candia, abbiamo deciso di recarci al Lago di Mergozzo.

Siamo dunque partiti alle 12.35 pieni di belle speranze.

 

Il serbatoio era vuoto per 34 ma pensavo di trovare un distributore facilmente anche quando si è accesa la spia della riserva. Ma si sa, chiacchierando, ci si distrae e il distributore dietro la curva l’ho visto in ritardo. Serpeggiava la preoccupazione di restare senza gasolio, ma l’astina mi lasciava buone speranze di potere fare ancora diversi chilometri, poi all’improvviso una spia si è accesa e il motore si è spento. Abbiamo guadagnato rapidamente una piazzola di sosta, il motore non si riaccendeva più, siamo scesi con l’animo affranto dalla convinzione di avere terminato il carburante, io non riuscivo a guardare in faccia Valter perché solo pochi minuti prima gli avevo chiesto se fosse mai rimasto a piedi e lui, persona sempre previdente, mi aveva risposto di no.

 

Eravamo al “che fare?”, io che non mollo mai, sono risalito in auto e mi sono rivolto a Wanka Tanka: “non mi vuoi mica mollare qui nella m.?”, ho girato la chiave e il motore si è acceso, Valter mi chiedeva cosa fosse successo, io ho tagliato corto “dai sali che andiamo”, abbiamo fatto qualche chilometro in religioso silenzio e al primo casello siamo usciti. Taglio corto sul distributore non self e sulla gioia che abbiamo provato giungendo in un altro questo self e abbiamo ripreso il viaggio.

 

Siamo arrivati a Mergozzo, abbiamo cercato un approdo e poi un parcheggio, su e giu lungo la riva del lago, quindi abbiamo trovato un parcheggio, ci siamo infilati e abbiamo immediatamente imprecato: per ordinanza del sindaco, rimozione forzata dopo le 18.00 di oggi 9 agosto per lo svolgimento di una regata sulla falsariga del palio delle repubbliche marinare. Abbiamo girato ancora intorno al lago alla ricerca di un altro parcheggio e di un approdo, non abbiamo trovato né l’uno, né l’altro, abbiamo guardato il pontile da dove avremmo dovuto  salpare le ancore, poi col dolore nel cuore abbiamo girato la prua dell’auto verso sud, per tornare a Candia, c’eravamo stati sabato scorso, ma almeno lì, a 127 km di distanza, eravamo sicuri 1908999695.jpg1910408426.jpgdi scendere in acqua.

Qualche foto per raccontarvi il giro, noi, malgrado tutto, ci siamo divertiti.

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Alcune barche ci hanno reso difficile lo sbarco e abbiamo finito per bagnarci un poco,
ma comunque un bel tramonto dopo un panino han chiuso una giornata piacevole.
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Ago 2, 2008 - canoa    3 Comments

Lago di Candia

Dove osano le anatre.

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Saltando da un’autostrada all’altra abbiamo raggiunto Candia, ora si tratta di arrivare a mettere la canoa sull’arenile, gonfiarla e “navigare”.

 

Ecco il Lido di Candia, un mare di auto parcheggiate, un mucchio di gente, noi tiriamo diritto, un segnale di divieto di transito –nei giorni festivi dalle 07 alle 19 prescrive una scritta sotto- e noi tiriamo diritto su uno sterrato che ci porta ad un trivio con un altro divieto e la cartina del parco scendiamo a leggere. Un nido di vespe ci tiene distanti, ma sotto il segnale un foglio ci rende edotti che in estate il divieto di transito per le auto è globale, 50-300 $ di multa e discrezionale confisca de2093934235.jpgl mezzo. Fanculo. Giriamo rapidamente la prua dell’auto verso altri lidi. Saliamo a Candia, scendiamo, cominciamo a girare intorno al lago, ci avventuriamo su sterrati melmosi, troviamo un posto che ci sembra adatto, camminiamo per qualche decina di metri tra canne e ortiche, un mare di piante acquatiche preclude la via al lago, torniamo indietro decisi a scendere in uno spazio attrezzato, Wine and Food dice un cartello, scendiamo. Si tratta di pagare una tessera –20 $ annuali- e un ticket giornaliero –5 $-, paghiamo volentieri e iniziamo il gonfiaggio. Ormai siamo esperti, 10 minuti e abbiamo fatto.

 

Eccoci pronti ad una nuova avventura.

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966328967.JPGPartire non è difficile, arrivare in mezzo al lago nemmeno, un uccello che non avevo mai visto prima ci osserva curioso tra un tuffo e l’altro alla ricerca di cibo, per me è uno svasso, se non lo è fa lo stesso, continuiamo verso l’estremo nord del lago, da fuori sembrava un buco, percorrerlo è23170742.jpg una cosa diversa anche perché c’è vento e la corrente ci fa deviare verso tribordo, Valter ha usato un termine velico che ora non mi sovviene, sta di fatto che se non compensiamo con la pagaia gireremmo in tondo. Un’occhiata alle ninfee e costeggiamo la riva ovest verso sud, mi telefona Maurizio, mi metto comodo sul fondo e ce la raccontiamo per un po’, nessun dispiacere starsene 146082236.jpgdisteso sulla canoa al sole con una brezza fresca che ci spinge lievemente verso il centro del lago. Quel che colpisce stando lì è il silenzio, la pace rotta ogni tanto da un pesce che salta sull’acqua, si sta bene, non fa caldo, non mi pare neppure di sentire la stanchezza.

 

Un’oretta di macchina per arrivare su strade senza eccessivo traffico, un panino e una birra dopo il giro e un’oretta per tornare a casa. Dobbiamo senz’altro riandare.

P.S. ora che sono a casa, che ho mangiato la peperonata e i moscardini, sento tutta la stanchezza del pagaiare, ma domani mi aspetta un barbecue e mi rimetto subito.