Archive from marzo, 2008
Mar 31, 2008 - fuoristrada    7 Comments

Nuovo giro, vecchio giro

Giro di Primavera

Una bella mattina d’inizio primavera, due auto, cinque amici –per non parlar del cane- e si parte.

 

Nella borsa due road book, uno che parte da Borgio Verezzi, uno da Finale, poi si vedrà.

 

Non mi sono messo bene d’accordo con Nicolino –c’era anche il problema del cambio dell’ora- e così ha finito per aspettarci un quarto d’ora sotto casa sua –lui dice ventiquattro minuti, ma per chi aspetta, si sa, il tempo non passa mai.

 

fdba45c98ba4cd0ac775dbf0b30e0548.jpgUsciamo al casello di Finale e cominciamo ad inerpicarci sui sentieri dell’ultimo giro, ormai conosco le strade e non ci sono problemi di percorso.

 

Il primo problema ce lo pone l’agriturismo dove avremmo dovuto pranzare, al telefono mi dicono che sono al completo (ed in effetti quando ci siamo passati davanti abbiamo visto che c’era un pranzo di nozze), lo sgomento serpeggia nella truppa poichè mangiare è importante nell’economia dei giri, non fondamentale, ma senz’altro f5af11ac1a7519970bb6c931c7992543.jpgimportante. Non ci resta che prendere in considerazione un itinerario alternativo e puntare su Piero a Pian Sottano, chiamiamo dunque chiedendo se ci avrebbero dato da mangiare anche dopo le due, certo che si e quindi è cosa fatta.

9ff9492ed1ca27246777a117a47dbd87.jpgRaggiungiamo il Colle del Melogno, poi scendiamo verso Mallare e quindi deviamo su asfalto verso la Madonna della Neve, stesso percorso della volta precedente ma ora riusciamo a vedere qualcosa che non sia la nebbia. La strada è quasi asciutta, solo qui e là qualche pozzanghera, la temperatura è mite, la compagnia allegra.

 

Dal santuario scendiamo verso Pian Soprano, là dove Gigi sosteneva 2e861bf79ac047eef4b66ea3755d48fe.jpgche in salita non ce l’avremmo mai fatta, oggi la strada è secca, ma personalmente temo ancor più i profondi binari sulla carreggiata, se tocchi è più facile fare dei danni alla carena, comunque proseguiamo abbastanza spediti e raggiungiamo Pian Sottano, alle 13.30.

 

5920f10cdae3983c12b69a116ac38e85.jpgIl pranzo è,al solito, ottimo e abbondante, il vino buono rallegra ancor più la compagnia, per non parlar della grappa. 093faca428e485b7630ab7619255b4b0.jpg

Solito giretto al torrente, per fumare una sigaretta e dar modo all’abbondante libagione di assestarsi nello stomaco poi si pone il problema di dove continuare il giro.

 

Durante il pranzo, Piero ci ha parlato del sentiero 9b6c8aad3ef09826723c1eca73ed777d.jpgche lui faceva coi cavalli nel ’47, noi avevamo provato a percorrerlo in un giro precedente e eravamo saliti per un certo tratto, poi, l’ora tarda, ci aveva distolti dal proseguire e dunque decidiamo di riprovarci.

 

Cominciamo a salire lungo lo stretto viottolo in ripida pendenza, la prendiamo allegramente perché salire non è facile, ad un bivio la strada che e99af170c371f87535c84af3bb02a727.jpgdovremmo imboccare è coperta di alberi tagliati, prendiamo l’altro sentiero e saliamo per alcune centinaia di metri, poi il lo sterrato termina tra gli alberi. Felice che il Jimny sia corto, mi rigiro senza troppe difficoltà, Pietro col Pajero fa retromarcia e si gira a sua volta, mestamente torniamo a valle.

 

Decidiamo allora di passare sul sentiero che ci aveva bloccati a febbraio col fango e le rotaie dei trattori dei taglialegna, questa volta saliamo 3b93752b280035718f765eaca7280b9b.jpgsenza difficoltà, ho fatto passare avanti Pietro per fargli qualche foto ma ho finito per fotografare soprattutto la polvere che sollevava. Nel frattempo Nicolino, che aveva veramente mangiato in maniera abbondante e aveva anche usufruito di una mezza grappa in più, si assopiva ripetutamente sul sedile accanto a me ed io ero profondamente dispiaciuto quando mi trovavo a svegliarlo con uno scrollone della vettura.

 

Raggiunto un bivio ci siamo fermati per  decidere dove dirigerci, Pietro 32a2ef600ada6d836e2176b7f9b7ce39.jpgha approfittato per telefonare a suo figlio per sapere come fosse finita la partita del Milan ma non abbiamo fatto in tempo a dispiacersi lui che avesse perso ed io a rallegrarmene, poiché, risaliti in auto per dirigerci c7d27f18295762729f81c38529e7586b.jpgverso Biestro, ci siamo resi conto del decesso della batteria del Pajero che non dava più alcun segno di vita. Abbiamo provato a rianimarla collegando la batteria del Jimny, ma non è valso a nulla.

 

A gloria della benevolenza di Wanka Tanka per il nostro gruppo, dobbiamo rimarcare che la via verso Osiglia era in discesa e, dopo breve spinta, l’auto si è ripresa abbastanza da portare Pietro e i suoi sodali fino a casa senza eccessivi patemi.

 

Un’altra giornata di fuoristrada in compagnia si è conclusa senza problemi irrisolvibili.

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Mar 9, 2008 - fuoristrada    1 Comment

Da soli e accompagnati.

Con o senza i Lupi.

Messo in programma il partire, era giocoforza andare.

Appuntamento con Gigi alle 09.30 ad Arenzano, alle 09.40 imboccavo l’Autostrada dei Fiori, la scusa era la pioggia battente sul Turchino, ma potevo partire prima, no?

7978902f411fe2cc6feee609c190b505.jpgComunque il Gigi non ha mostrato di prendersela per l’attesa e si è subito presentato attrezzato come solitamente accade quando deve affrontare la natura inclemente: un megaombrello e tenuta antartica (non oso immaginare che razza di mutande pesanti indossasse).

Comunque quello raffreddato ero io.2d94be083da21168186e47ffe7e498a5.jpg

Partenza da Borgio, su verso Verezzi, vista panoramica sulla Riviera e comincia lo sterrato. Un nebbione che in Padania non vedo da tempo, le asperità del terreno, in effetti poche, le vedi all’ultimo momento ma 634180887441e4963cca5145f87ce086.jpgla marcia procede tranquilla fino al Colle del Melogno. Il roadbook qui non è molto chiaro e discutiamo un po’ sulla via, poi azzecchiamo quella giusta che scende nel bosco avvolto da una nebbia, se possibile ancor più fitta che in salita, pioviggina, la strada è viscida, ma non troviamo particolari difficoltà.

Tornati sull’asfalto, un’imprecisione del roadbook ci fa andare un po’ su e giù alla ricerca dell’agriturismo dove abbiamo deciso di fermarci a dd9a1156079c4b249a30d07529600392.jpgpranzo. In uno di questi andirivieni incrociamo due Defender e, sentendoli dei nostri, chiediamo a loro: stanno seguendo un roadbook a362e6bda166148b28f6afb1cb7fb54b.jpgdella stessa rivista del nostro col nome esatto dell’agriturismo e ci accodiamo. Pranzo decisamente buono a un prezzo più che accettabile. Al momento di ripartire parliamo coi nostri nuovi amici di Varese e alla fine decidono di seguire il nostro percorso per poi scendere con noi in un tratto che io conosco bene avendolo seguito già diverse volte nei nostri passaggi a Pian Sottano.

In colonna saliamo un sentiero non particolarmente difficile, ma reso viscido dalla pioggia e avvolti sempre dalla nebbia fitta che non ci permetteva di vedere nulla al di là di pochi metri ma creava nel bosco un’atmosfera nella quale ti aspettavi ad ogni curva di trovarti davanti gnomi e folletti. Ovviamente non ce n’erano ed abbiamo raggiunto l’asfalto come da roadbook 39c5c08e0c5683518ed829f88da57ffa.jpgper poi imboccare un sentiero in salita estremamente viscido con ampi tratti coperti da pacecca acquosa.

Alla fine dello sterrato mi sono reso conto che per fare quanto avevamo programmato dovevamo tornare all’asfalto, poiché quel sentiero era parte del nostro solito giro da Mallare a Pian Sottano: nella nebbia non me n’ero accorto. Senza spiegare più di tanto la cosa ai nostri amici, ho invertito la marcia.

Gigi non era convinto del mio orientamento che riteneva stordito nella nebbia e comunque sosteneva che i nostri sodali mi avrebbero considerato di sicuro un po’ matto.

Tornati all’asfalto ho spiegato un po’ meglio la cosa e siamo partiti per il Santuario della Madonna della Neve dove abbiamo iniziato lo sterrato che avrebbe qualificato tutto il giro per eb090f76e4159ca0906aaf464a2ab3e0.jpgqualche concreta difficoltà: in effetti presenta delle discese assai ripide con binari profondi e sicuramente dopo e sotto la pioggia è stato abbastanza impegnativo lo scendere a valle. Nel farlo ho dovuto ribattere a Gigi che sosteneva che non saremmo riusciti a farlo in salita con le nostre gomme. Quando si fissa in un’opinione è perfettamente inutile discuterci e ho lasciato cadere la cosa.

412807d94a62fee9b4be29b3f12c8602.jpgIn fondo allo sterrato, quando eravamo ai saluti, pensate quale è potuta essere l’espressione del mio buon amico allorchè uno dei nostri nuovi sodali ha buttato lì: “bello, ma chissà come sarebbe bello rifarlo in salita!”. Un colpetto di tosse nervosa, un’occhiata all’orologio e il Gigi ha subito messo lì che aveva promesso ai suoi figli di andare a prenderli a non so quale manifestazione. Io avevo mentalmente chiuso il giro, non avevo rotto né ammaccato niente e in effetti le gomme stradali… ero propenso a dar retta al mio socio e puntare il gps su Finale.

Poi la frase storica, “dai se non se la sentono…”, un peperoncino sotto il sedere non avrebbe potuto di più, Gigi nel profondo, molto nel profondo, avrebbe voluto provarci e non ci ho messo molto a convincerlo.

Colonna sonora dell’Ultimo dei Mohicani e vai, come se non avessimo battistrada praticamente nulli, il Jimny saliva senza mostrare alcuna sofferenza, 4×4, slittata, prima 5bbc292135c93f4caac0710296f2ad11.jpgridotta, seconda, qualche volta terza; nel punto più difficile ho lasciato un po’ di spazio tra me e il Defender che mi precedeva, prima, seconda e vai, su fino alla Madonna della Neve.

E Gigi s’è stupito, poi mi ha dato del presuntuoso per non so cosa ho detto –come sempre, peraltro-, ma intanto ce l’avevamo fatta.

Saluti, scambio di telefono e mail, alla prossima coi nostri nuovi amici; gli piacerebbe venire a Castelmagno con noi, io li avviserò dei nostri prossimi giri, Varese è distante, vedranno loro. A noi ha fatto piacere accompagnarci a loro nell’avventura di oggi.

Mar 8, 2008 - fuoristrada    No Comments

Ci siamo abituati

Alone again.

I Lupi rimandano il giro di domani per il maltempo; francamente non me l’aspettavo, ma dandosi il fatto che, in mancanza del Nicolino, avevo cercato un secondo per il giro, potevo dirgli “non se ne fa niente, abbiamo scherzato”?

Di per lui, probabilmente, il Gigi avrebbe accettato di buon grado il lasciar perdere e continuare a dormire tranquillo nel suo letto caldo, non l’ho sentito entusiasta di partire noi soli verso la pioggia, poi si è convinto e ha accettato comunque di partecipare.

Dunque domani partiamo, ci terremo sul facile e speriamo

Wanka Tanka ci protegga.

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Mar 3, 2008 - fuoristrada    No Comments

5 Terre

Coi Lupi

E siamo partiti.

 

Senza il conforto dei miei sodali, in altre faccende affaccendati, con il mio Free Lander stradale e Valter come copilota, ci siamo aggregati alla comitiva di auto del gruppo Lupi della Val Borbera, minuscoli e timidi rispetto alle vetture preparate degli altri, coi battistrada stradali e la carena a livello dei sassi, siamo arrivati in ritardo all’appuntamento per rinnovare una tradizione millenaria che ci vede sempre buoni ultimi. Perché siamo dei tradizionalisti? No, perché siamo dei tiratardi.

 

Ovviamente in autostrada non abbiamo avuto problemi, la comodità del Suv non ci creava disagi particolari; alla riunione fuori dal casello di Brugnato abbiamo scambiato due parole con Antonio che è stato il nostro trait d’union col gruppo e che ci ha detto che l’organizzatore locale del giro era bloccato in autostrada con il motore in panne e che altri due avevano ugualmente avuto problemi meccanici, il giro era comunque un giro facile e quindi non dovevamo preoccuparci.

 

In effetti noi non ci preoccupavamo più di tanto, la giornata era serena, il sole splendeva sul nostro 435d02db4689b682bc8d9556699a31d4.jpgsorriso rivolto al nostro fato. Valter, Spack ed io col W.E. attendevamo impazienti la partenza.

 

E il giro è cominciato. Antonio è stato gentilissimo, preoccupato per le 89d1e07f5da0addbf737697641d46817.jpgcaratteristiche del nostro mezzo, ci ha invitati a stare subito dietro di lui, che guidava un Defender rialzato che avrebbe potuto eventualmente cavarci d’impaccio. Lo sterrato ci ha mostrato subito uno splendido scorcio sulle Cinque Terre, per poi snodarsi tra le colline con dei profondi binari scavati dalla pioggia, Antonio era visibilmente preoccupato e, se appena rallentavamo, ci aspettava pronto a darci una mano. Era una sensazione piacevole quella di sapere di potere contare su qualcuno in caso di difficoltà. Ma ci siamo portati abbastanza bene e non abbiamo avuto problemi particolari. Come spesso 7dac790efde8433ff6d97c01cf109f20.jpgcapita, la colonna ha volato una deviazione del road book e abbiamo invertito la marcia, siamo saliti di nuovo lungo una collina e ci siamo fermati per il pranzo in un agriturismo che si presentava abbastanza bene, dal di fuori. La cucina della ca2bc31e7a37f64fe4441a24bab27313.jpgCascina però ha dato una prova desolante malgrado la gentilezza dei gestori. Va beh, non tutti sono Piero e comunque ci siamo divertiti, perché, spesso, più si è, più ci si diverte.

 

Finito il pranzo e le chiacchiere, siamo ripartiti.

 

Lo sterrato ci ha insaccati in una stretta carrareccia fangosa sul versante nord della collina, non riscaldata dal sole e, nel punto più stretto e più molle, la 57f16342d97d6f40aec31ef8a2c63e42.jpgcolonna si è fermata. Qualcosa non andava, sul nostro mezzo si è diffusa una certa preoccupazione: se non ce la fanno loro, noi come passiamo? Rigirarsi era impossibile, fare retromarcia nei solchi fangosi che avevamo appena attraversato, neanche parlarne, la situazione era critica, i rami che ci avvolgevano e la scarsità di luce erano opprimenti. Dietro di noi uno dei Lupi ha calzato gli stivali di gomma per scendere ad aiutare, Valter ed io siamo rimasti in auto, non solo e non tanto per non sporcarci le scarpe, ma anche perché era proprio difficoltoso aprire la portiera nel punto dove ci trovavamo. Gli altri col CB, bene o male, sapevano cosa stava succedendo, noi eravamo isolati, però non direi che eravamo preoccupati oltre un ragionevole limite. Poi la colonna si è mossa, lentamente ci siamo avvicinati al punto critico che si presentava come due profondi binari fangosi, in uno slargo ugualmente fangoso, in piano e che terminava in lieve salita. Un attimo per riprendere fiato e siamo andati, ricordo 6f09f316e4c693d356cef63f7dfe366c.jpgqualcuno che gridava “Vai! Vai!”, ma era pleonastico il suo preoccuparsi, accelera, molla, non ascoltare la carena che striscia sul fango e “vai!” lo pensavo già io. Non ci credevo neppure io, ma con “passo di leopardo”** il W.E. è passato.

 

E il giro è continuato senza inconvenienti fino al passaggio del guado, davanti a 935e470ddca24280335a12f09b07ee80.jpgnoi avevamo un Wrangler e abbiamo visto con apprensione in suo affondare nell’acqua, noi eravamo ancora più bassi, ma, lasciato il Wrangler terminare il passaggio siamo partiti e abbiamo passato a nostra volta il torrente.

 

Il giro è continuato ancora in salita e quindi abbiamo 50590f68cec449269a4591b34e0c99a7.jpgfatto un’altra sosta dove abbiamo avuto modo di vedere come fossero organizzati bene i nostri amici, persino con un fornello a gas estraibile dal baule dell’auto per il caffè, poi con c72d623cbb1ca21336af920240f5a4d5.jpgValter abbiamo deciso di rientrare per essere a casa prima delle 20.00 e ci siamo aggregati ad un altro che tornava prima di finire il giro e siamo scesi lungo la via già percorsa. Ripassando il guado, la macchina mi è scivolata sui sassi viscidi e ho appoggiato la carena su un masso, ma la lieve ammaccatura non ha pregiudicato una bella giornata in fuoristrada.

 

Tornando abbiamo trovato coda in autostrada ma anche questo non ha pregiudicato il nostro buonumore.

 

E anche l’Inter, che abbiamo guardato a casa mia col Valter perdere stupidamente a Napoli, non ci ha dato fastidio più di tanto.

 

Peccato soltanto per i miei sodali che non hanno potuto venire.

 

** passo di leopardo: quando in un punto troppo basso, la vettura passa strisciando rumorosamente il fondo sul terreno.