Lug 29, 2014 - escursioni, Senza categoria    No Comments

Più forti del clima – Alla batteria di Pattacroce

14.7.20 SDSC_0821Pare assolutamente incredibile.

Eccoci qui a 2400 metri il 20 di luglio, in una giornata tipicamente invernale, a marciare con i nostri amici su un’ardita strada militare verso la spianata di Pattacroce e i resti delle batterie del Vallo Alpino poste a difesa del valico del Moncenisio.

Siamo partiti poco dopo le 09.00 e, raggiunta Susa sotto un cielo percorso da nuvoloni grigi e tra irregolari spruzzi di pioggia, abbiamo preso a salire verso il valico. Costeggiato il lago artificiale abbiamo imboccato la stradetta che porta al Piccolo Moncenisio

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e presso la cappella di S. Bartolomeo abbiamo superato un ponte di legno per dirigere verso sud e verso la partenza del sentiero.

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Siamo scesi dall’auto e per il capobranco sono iniziati i problemi, già aveva stupito la presenza di Franco seppure le previsioni meteo fossero di pioggia in tutto il nord, anche Rita e Luciano non sono gli stessi dello scorso anno e Maria, seppur temprata dalle uscite ripetute…

Il termometro dell’auto segnava 8°, una pioggia sottile e resa impertinente dal vento non migliorava la tensione verso la cima, mi sono fatto un giretto intorno alle auto, ma ero pessimista. Il partito “della polenta” sembrava prendere piede nei sondaggi. Umidi e infreddoliti i componenti della spedizione sembravano più vicini al ristorante che alla cima di Pattacroce.

Ma ecco che mentre si allacciava gli scarponi, il capobranco, fedele al detto “le chiacchiere smorzano l’entusiasmo, solo l’azione l’accende”, se ne viene fuori con una delle sue solite frasi senza possibili obiezioni “voi fate quel che volete, Jim ed io andiamo”.

Alea iacta est.

Con espressioni ancora poco convinte ecco anche gli altri che continuano a prepararsi per l’escursione,

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raggiungiamo in auto i due nidi di mitragliatrice posti sulla riva del lago, mentre un timido sole viene a portare un saluto che pare di buon auspicio per la salita.

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Dura assai poco. Riprende presto a piovere.

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Tagliamo ogni tanto saltando i tornanti,

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ma il problema è il vento che

porta la pioggia di traverso sollevando le mantelle e bagnandoci senza compassione.

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Il morale resta comunque alto e raggiungiamo le postazioni difensive del Vallo Alpino.

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E’ qui che vedo il capobranco iniziare a soffrire,

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 vuoi per il freddo, vuoi per l’umidità… la fatica non era un problema, ma la gamba comincia a fargli male,

prosegue lo stesso

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ed eccolo sulla cima a litigare col vento e il filo spinato.

L’ho già visto così a caccia, trascinare la gamba, ma continuare a camminare;

anche ora non si smentisce e, mentre le donne con Franco si fermano al riparo del vento,

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con Luciano saliamo alla casermetta e esploriamo gli ingressi delle postazioni.

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Gli spiace di non essere attrezzato per procedere nei freddi cunicoli, ma sono sicuro che nei suoi pensieri sta già studiando di come tornare equipaggiato per la bisogna.

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E viene il momento di tornare alle auto,

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forse con la scusa di qualche foto il capobranco rallenta un po’ la marcia per dare tregua alla gamba,

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ma in breve arriviamo sulla riva e possiamo prendere la via di casa.

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Non senza  fermarsi a Plan des Fontanettes per comprare pane e formaggio del posto.

Anche oggi mi sono proprio divertito, seppure mi sia spiaciuto per gli acuti richiami delle marmotte spaventate probabilmente dalla presenza di un cane, ma vi assicuro che non ce l’avevo assolutamente con loro.

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Alla prossima.

 

 

Lug 19, 2014 - escursioni    No Comments

Finchè i piedi ci portano

Sopra le nuvole che coprono la Valdisusa, seguo i movimenti di Jim che esplora la 14.6.22 DSC_0359Stazione Eliografica. Solo un anno fa mi sarebbe parso innaturale salire fin lì, non che non si siano raggiunti punti elevati nei14.6.22 DSC_0368 nostri giri in fuoristrada, ma oggi sono arrivato fin qui a piedi e perdipiù da solo, se vogliam tacer del cane.

Recuperiamo dunque il filo di quel che è successo… Il programmare giri in fuoristrada mi è parso sempre più difficoltoso e il fatto che anche il sito dei Culimolli abbia chiuso la pagina dei percorsi off road ne è un segno esplicito. Pare che tutto ciò che piace a me sia politicamente scorretto e anche se l’affrontare discussioni, talora anche magre, in effetti non mi imbarazzi più di tanto, il trovare divieti, strade chiuse e guardie che con una nota di evidente arroganza ti impediscono di passare mi urta… e poi, diciamo la verità, il gruppo si era gradualmente sciolto, se escludiamo Gigi da Genova, pur con tutte le limitazioni del suo tempo libero, rischiavo sempre di partir da solo… e prima o poi qualche impiccio ti capita e rischi di rovinare la gita rimanendo bloccato per un guasto, un po’ di neve o di fango…

D’altra parte un ginocchio malandato, l’età ormai avanzata, una completa ignoranza dei sentieri e della montagna bloccavano sul nascere tutte le fantasticherie che pur avevo su possibili escursioni… in pianura ho sempre camminato con gusto… salire, scendere, mi creavano più di un dubbio…

Ma a volte il caso crea delle condizioni che ti portano in direzioni assolutamente inaspettate.

Ecco quindi che la ditta da cui acquisto le cartucce per le stampanti mi regala un paio di zaini e un bastone mentre passando in edicola trovo dei libri venduti con un quotidiano che raccontano di facili escursioni in Piemonte… mi metto a cercare e ne trovo altri… trovo anche qualche amico disposto a venire e ovviamente si parte.

13.7.7 DSC_0468 aLe prime tre uscite sono state abbastanza comode, abbiamo raggiunto altrettanti rifugi in Valdisusa con relativi pranzi 13.7.14 DSC_0612particolarmente apprezzati dal gruppo, poi è stata la volta del Lago di Camoscere tra Valvaraita e Valmaira che abbiamo un po’ patito,13.7.28 DSC_0826

quindi con Luciano abbiamo cercato di raggiungere Punta Ostanetta in Vallepo’,13.8.11 DSCN3491

ma il mio scarpone che si è rotto13.8.11 DSCN3533

a metà della salita

e la scarsa visibilità ci hanno fermati a poca distanza dalla vetta.

Non che il cattivo tempo ci spaventasse,13.9.15 DSC_0430

abbiamo raggiunto Cima Mares sotto una pioggia battente13.9.15 DSCN3674

ma non senza aver preso precedenti accordi con un ristorante che ci ha assicurato un ottimo pasto caldo nel tardo pomeriggio…13.9.15 DSCN3691 mosaico

Dopo la pausa invernale che, approfittando delle favorevoli condizioni del tempo è stata molto breve, ora con la sola Maria, ora con la compagnia di altri amici, dopo qualche passeggiata sulle rive dello Scrivia,14.3.2 DSC_1030

abbiamo esplorato sentieri tra Piemonte e Liguria fino al Castello della Pietra in Valvobbia,14.3.30 DSC_0100

sul Rio Gargassa,14.4.6

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tra i faggi del Parco dell’Adelasia14.4.13 DSC_0419

e fino ai faggi di Benevento in Valbormida,14.5.1 DSC_0762

alla Badia di Tiglieto in Valleorba.14.5.18 DSC_0995

Poi siamo tornati a nord, in Valsangone fino alle borgate di Ciargiur.14.5.11 DSC_0859

Un’uscita fino a Ceresole al Parco del Gran Paradiso stava per trasformarsi in una disfatta, giunti alla partenza del sentiero per le Cascate del Roc, ho scoperto che era vietato entrare col cane anche tenuto al guinzaglio… non mi sono perso d’animo e sul sacro libro che avevo diligentemente portato, ho trovato un’alternativa a circa un’ora di macchina in Valchiusella…14.6.1 DSC_0161

avendo perso tempo per andare a Ceresole, ci siamo fermati a metà strada, ma l’arrivo al 14.6.8 DSCN5018Vallone dell’Alpe Pasquere è stato solo rimandato alla domenica successiva.14.6.8 DSC_0238

Poi eccomi alla Stazione Eliografica col solo Jim, poichè un amico aveva del lavoro da 14.6.22 DSC_0379afare, l’altro non era in forma, Maria era a un battesimo. Si è un po’ offesa quando si è resa conto che, seppure da solo, mi ero comunque divertito, ma è stato solo un momento, la domenica dopo,14.7.5 DSC_0545

un temporale con vento e grandine ci ha fermati sulla via della Testa della Garitta Nuova in Valvaraita,14.7.5 DSC_0581

che avremmo comunque raggiunto la domenica successiva.14.7.5 DSCN5138

Domenica scorsa passando da Susa abbiamo raggiunto la Savoia, là dove correva il Vallo Alpino presso il Colle del Moncenisio, su fino a Forte Roncia e al Lac Clair.14.7.13 DSCN5159

E la gamba sifula? Un po’ di Voltaren e la stoica accettazione del dolore come compagno14.7.13 DSCN5191di viaggio mi portano avanti,

zoppicante mentre torno all’auto, ma sempre

sorridente al mio fato.

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Giu 14, 2013 - fuoristrada    No Comments

Doppio Giro di Giugno – Sarzana

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

III parte

A Sarzana

La vacanza volge al termine.

Siamo stanchi per la giornata precedente.

Avrei detto che mi sarei svegliato tardi, anzi che avrei fatto fatica ad alzarmi.

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c2.jpgInvece eccomi sveglio alle 06.30, anche Jim è piuttosto stupito.c3.jpg

Riposto Pirandello nella borsa, preferisco ascoltare un concerto per merli e uccellini che viene dal bosco osservando il verde degli alberi dalla finestra della mia stanza.

Poi barba e doccia, due chiacchiere con Mariano mentre Gigi termina gli ultimi ritocchi per conservare la sua inappagabile c4.jpgapparenza, poi la colazione… e viene il momento di lasciare la Fravizzola dove, personalmente, posso dire di essermi trovato benissimo.c6.jpg

Dirigiamo verso Sarzana, raggiungiamo v. S. Francesco e iniziamo il giro seguendo le note del road book stranamente senza problemi, ci addentriamo nel bosco sitibondi di sterrato e con la presunzione della certezza delle indicazioni… che peraltro sono esatte, ma dopo un bivio… sorpresa!!

 “PROPRIETA’ PRIVATA. DIVIETO D’ACCESSO”

Il road book ci indicava di proseguire parlando di divieto illegale, il cartello di fermarci. Dopo un breve istante di indecisione, dietrofront e passo di marcia. Non vale la pena cercarsi delle inutili discussioni.

Dirigere fino alla prossima nota con le coordinate di long. e lat. date al mio GPS cotto dagli anni e dagli scossoni? Perché no? L’alternativa è interrompere il nuovo giro che abbiamo appena cominciato, con nostro massimo scorno e delusione.

E quel “cotto” del mio GPS ci porta verso la collina.

Fui io a sbagliare? Fu lui ad essere confuso?

Quando ci dice “arrivo” non siamo nell’agognata via Prula.

Serpeggia un moto che vuol portar la truppa ad altro giro, a Carrodano per esempio.

c7.jpgMa, fedele all’antica amicizia che con lui mi lega, ripeto al GPS i numeri da seguir per ottenere il risultato… e lui mi segue nella ventura facendoci inforcare uno sterrato. Si va lungo la collina dirigendo verso quel che potrebbe essere il vero arrivo.

E il giunge e fu via Prula.

Riprendiam la via seguendo le nostre note e siamo inseriti in perfetto stilec8.jpg in ciò che la rivista attesta… una splendida discesa, qualche ripida salita… poi incontriamo un tavolino che fa da tappa al passaggio di una manifestazione di mountain bike, chiediamo dunque lumi su ciò che ci può toccare a proseguire. Sorridenti, i due lì posti ci dicono che potremo incontrare i c9.jpgciclisti nel seguitare sulla via. Se vengono in salita non mettono paura e basterà porci a lato per dare strada ai pedalanti… e proseguiamo.

I primi che incontriamo son bikers fai da te che a noi chiedono c10.jpgindicazioni su come proseguir la loro gita.

Poi, nell’arrivare di gruppetti sparsi vediamo la bisogna di fermare le auto al ciglio e dare c11.jpgloro strada, che Gigi ed io sappiamo quanta fatica ti porta l’affrontare la salita.

Quando ormai pensiamo che ognuno pedalante sia passato, ripartiamo e giungiamo a un tratto da pioggia fatto in guisa di solco pericoloso per la coppa, il differenziale e la carena.

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Fu vera gloria? Senza alcun problema, allegramente e soddisfatti, noi passammo senza tema, per scendere poi verso un ameno paesino.



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Un po’ di asfalto per risalire le colline, poi un facile e scorrevole sterrato.

Quando raggiungiamo ancor la cresta sta piovendo forte e il road book ci pone a seguir un tratto definito “arduo”… ci conviene?

Mariano ed io opiniam per metter fine al giro ed infilar le gambe sotto il tavolino di un’allegra trattoria… dice per radio Gigi “sono assolutamente d’accordo!”.

Di fronte a un tale voto unanime, potevamo non puntare a valle e cercar ristoro… e cibo… e un buon bicchier di vino?

Entrammo nel ristorante in tre… con Jim, ma non fummo ancora accomodati al nostro posto, che il cane, forse per le curve, forse per il mangiar pesante della sera prima, sul pavimento del vomito biliare immantinente emise. Uscii di nuovo e, sotto la pioggia, lo ricondussi all’auto.

Poi tornai al tavolo e, pulito il pavimento delle emissioni gastriche del mio cane, potei godermi un ottimo antipasto e spaghetti con le cozze veramente buoni.

Il giro era finito, ci salutammo cordialmente con il sodale Gigi, poi ancora al bivio per l’A7 per radio…

Stanco arrivai alla magione e, sia il giro, sia il lavoro, sia pure la stagione…

 dopo quattro giorni, ancor son stanco,

ma mi piace ripensare a quei momenti che vivemmo coi sodali, tra la Liguria e la Toscana.

ALLA PROSSIMA!!!

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Giu 12, 2013 - Senza categoria    No Comments

Doppio Giro di Giugno – San Cassiano

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

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II parte

A San Cassiano

I muri dell’agriturismo non sono spessi e se alle sei Mariano si mette a parlare al telefono lo sento e mi sveglio… perché parla forte? Ma no, perché ho un udito finissimo e, lontano dalle mura domestiche, probabilmente non sono a mio agio. Sta di fatto che alle 06.12 ero già sveglio.

b.jpgChi ci è abituato… sa cosa fare alle 6 del mattino, io non ho avuto altro modo per passare il tempo che sedermi sul terrazzino in pigiama e jeans a leggere quell’Uno, nessuno e centomila che forse la mia insegnante avrebbe voluto leggessi al liceo. Avevo comunque più buonsenso a diciott’anni, Pirandello mi ha fatto rimpiangere il libro sulla storia dei Templari che stavo leggendo a casa, ma questa è ovviamente una questione di gusti ed esula dal contesto del racconto.

Quando Mariano è apparso in terrazza con un pigiama bianco che mi è parso a pallini, avevo già provveduto alla barba e alle mie quotidiane abluzioni, senza tacere il giretto con Jim che pareva particolarmente apprezzare il luogo. Alle 07.00 ho verificato che fosse sveglio anche Gigi e in perfetto orario abbiamo fatto colazione.

Dunque, si parte… il mio GPS ci manda in salita (scopriremo in seguito che non leggendo il tratto di strada fino alla pizzeria cerca un’alternativa possibile mandandoci a spasso!) ma dopo una serie di curve nel bosco decido che forse è meglio tornare indietro e prendere una strada certa. Dopo una mia impellente necessità che ci fa perdere pochi minuti e trovata una farmacia per il gastroprotettore di Gigi, siamo finalmente in marcia… per essermi svegliato così presto, direi che è già tardi.

Ma il morale è alto e il tragitto scorre rapidamente senza errori (non fa testo un’uscita sbagliata ad una rotonda che ci ha fatto fare un giretto supplementare lungo le mura di Lucca) fino al Ponte del Diavolo dove sostiamo brevemente, poi tutta una tirata fino a San Cassiano dove dobbiamo acquistare il permesso per accedere al percorso.

Mentre scatto una foto alla chiesa del paese, Mariano ha una discussioneb0.jpg con la signora che si occupa dei ticket che mi stupisce non poco (il mio sodale è il meno incline alle discussioni e se c’è da parlamentare è sicuramente lui il più adatto). Io ero fuori con Jim e non ho avuto modo di ascoltare quanto si diceva, ma gli occhi fiammeggianti della donna e l’atteggiamento di Gigi da “guardi che io mi trovo qui per caso, lui non lo conosco nemmeno!” mi fanno pensare che si sia consumata una dolorosa battaglia con forti perdite dalla nostra parte. Sia come sia otteniamo il permesso e finalmente iniziamo il percorso.

Come già avvenne nella nostra prima venuta però, l’imprecisione del road book ci porta nella stretta via del borgo dove ci tocca una difficile inversione.

b1.jpgUna nota sul carattere dei Toscani, da noi, dei foresti che vengano a rigirarsi praticamente in casa nostra sarebbero guardati in malo modo, invece due signori che hanno osservato le nostre acrobazie, da me richiesti sulla via, hanno cordialmente risposto indicandoci dove si dovesse andare, come già accadde in un’altra occasione in Maremma.

Paese che vai, caratteri che trovi!

 

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Finalmente troviamo il bivio giusto e cominciamo a salire con grande 

soddisfazione per l’acquisito permesso.

b5.jpgLo splendido panorama esalta la nostra verve b6.jpgfotografica, poi affrontiamo la discesa.




b7.jpgQuindi superiamo il torrente, b8.jpgchi in auto, chi divertendosi a correre nella fresca e limpida corrente.

Saliamo il ripido sentiero cominciando ad osservare i maestosi castagni che preludono al nostro arrivo nel pianoro dove alberi b9.jpgsecolari ci osservano silenziosi mentre godiamo della pace e della solennità del luogo. Mariano ed b10.jpgio che siamo già passati su questo sentiero con il tempo nuvoloso, rimarchiamo come le sensazioni fossero ancora più marcate con poca luce e una fine velatura nebbiosa, ma Gigi è molto soddisfatto.

b11.jpgRipartiamo e raggiungiamo il passo, qui tira un forte vento e b12.jpgtroviamo campo per telefonare a casa.


Quindi iniziamo la discesa verso il Nido dell’Aquila. Si tratta di una trattoria dove ci siamo sempre fermati per il pranzo, trovandoci b13.jpgsempre bene; questa volta possiamo persino mangiare ai tavoli posti all’esterno. Salsicce per Gigi, “merendino” per noi, pasta fritta e birra per tutti. Ecco perché ci piace fermarci qui!

Ripartiamo. Al bivio successivo Gigi che ha il road book gira a destra, a me pareva di dovere andare ab14.jpg sinistra… non ne abbiamo parlato, accidenti! stiamo b17.jpgsalendo al Passo del Giovo dove poi saremo fermati da una sbarra e dovremo tornare indietro, ma ormai stiamo salendo e la bellezza dei panorami e la cupa ombra della faggeta valgono la pena di qualche chilometro in più.

Torniamo fin quasi al Nido dell’Aquila  per poi riprendere la via su asfalto b18.jpgverso l’ultima parte del percorso, a un bivio Gigi e il b19.jpgsuo road book sono indecisi, io butto lì un “andiamo a sinistra” e poco dopo siamo incastrati tra muri di pietra per una “attenta” visita ad un antico borgo. Molto “attenta” in considerazione del fatto che ogni angolo delle case porta i segni di precedenti passaggi di auto meno attenti del nostro. Ma ne usciamo indenni e il nostro metallizzato non va ad ornare gli spigoli del borgo.

 

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b21.jpgSaliamo verso il Passo del Saltello dove per la b22.jpgprima volta non troviamo vento e freddo, qualche foto allo splendido panorama e la solita foto di gruppo, poi continuiamo verso il Passo delle Radici e la fine del giro.


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Come sempre troviamo un po’ di neve nella parte in ombra del sentiero, ma non abbiamo problemi a raggiungere il confine della provincia di Modena.

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Ora sarò volutamente reticente sul ritorno all’agriturismo, mi limiterò a dire che il mio GPS diceva di girare a sinistra in direzione Lucca, quello di Mariano di proseguire verso Modena, che ad un bivio successivo, il mio GPS indicava a destra, quello di Mariano e Gigi, che millantava una fine conoscenza della zona, proponevano la sinistra. Abbiamo messo da parte il mio GPS (definito “cotto” e “da buttare nel cesso”) e, seguite le indicazioni dei miei sodali in entrambi i casi, partendo dal Passo delle Radici alle 19.50, abbiamo trovato ospizio al “Selvatico” alle 23.10 per una pizza e una vassoiata di wurstel e salsiccia per Jim.

 

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Poi, tutti a nanna.

Giu 11, 2013 - fuoristrada    No Comments

Doppio Giro di Giugno – Tra Lucca e Sarzana

I soliti tre uomini a zonzo

-senza tacer del cane-

I Parte

Arrivo a Fosdinovo

Senza cercare altri sodali, che tanto è tempo perso, partiamo Gigi, Mariano ed io per il doppiogiro di giugno.

Non trovando rifugio presso l’agriturismo che ci ospitò due anni orsono, ho prenotato in prossimità di Sarzana, tre stanze con bagno che ci hanno concesso come singole. Il programma è di muovere da lì verso Bagni di Lucca e percorrere il giro di San Cassiano. Che uno dice… perché non in un posto più vicino alla partenza del road book? Perché Gigi deve tenere aperto lo studio anche venerdi e quindi una base a due ore da Genova va benone.

Con Mariano e Jim partiamo alle 16.30 marciando tranquilli verso la meta, raggiungiamo Sarzana e con il GPS del telefono del mio sodale saliamo verso Fosdinovo e l’agriturismo Fravizzola.

a1.jpgIn breve raggiungiamo un posto strano, fiorito di resti ferrosi di antichi fasti motociclistici, agricoli, militari, aeronautici, ciclistici… sovrastati da a3.jpgcampane ornate da vecchi elmetti, un’accozzaglia di metallo memore di chissà quante e quali storie ridotta a mero spettatore del passaggio di gente ignara di quanta vita passò nell’uso di tali oggetti. Noi passiamo e ripassiamo sotto e a fianco di tali resti… proprio lì il di Mariano cellulare riferisce la presenza del nostro asilo, ma vediamo solo la pizzeria col parcheggio ornato di siffatta dovizia di metallo… non può essere la nostra meta… e saliamo ancora. Poi torniamo indietro e ripassiamo davanti a codesta pizzeria… solo allora io vedo l’indicazione della via… Fravizzola… allora siam nel giusto! E Mariano va a chieder lumi su dove sia l’agognato ricetto. Gli viene a spiegar la dritta per raggiungerlo una gentilissima signora cui però la concession della favella venne meno per ignote cause vascolari, si accende una gran lotta tra lei e il mio sodale, lei che spiega a gesti e mozziconi di parola, lui che cerca di arrivare ad una soluzione, alla fine poi, seppur dubbiosi, ripartiamo, forse un breve tratto ci porterà proprio alla meta.

 

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Dopo una curva, un’altra curva… una Ford cerca il frontale arrivando di gran carriera e a mezza via, eccitando un sentito vaffanculo da parte mia. Son lì che ancora rimugino sull’idiota che incrociammo poch’innanzi quando con l’estremo del mio occhio noto il coperchio di una botte appeso a un muro… vuoi che sia…? Freno e torno indietro un poco… c’è scritto Fravizzola. Un’ardua manovra ci permette la salita e una signora sorridente ci conferma il nostro arrivo.

Sbarchiamo il bagaglio e scegliamo per noi le stanze al piano superiore… poi andiamo a vedere come sia il servizio in quella così stravagante pizzeria… che facciano entrare Jim a me pare buon segno, l’ambiente è piacevole con le sue allineate collezioni di boccali, registratori di cassa con ancora i rotolini di carta pronti a registrar gli incassi, le foto di miss e dive e tanto altro appeso ai muri. Mentre Jim si corica accanto al a4.JPGnostro tavolo, assaggiamo il Vermentino e ordiniamo l’antipasto… E il giunge e reca una composizione di salumi con un fior di lardo al centroa5.jpg che pare un origami da accompagnarsi con focaccia con o senza rosmarino. E poi la pizza… la definirei vasta, oltre che buona, così com’era debordante il piatto, sottilissima e croccante…

Ma tralasciamo il desco e andiamo ad aspettar Gigi… fatti due calcoli, ormai prossimo dovrebbe essere il suo arrivo. Interpellato, il nostro amico ci comunica di essere ancora in prossimità di Rapallo e ci invita a rientrare nell’agriturismo che se proprio non fosse riuscito a raggiungerci, ci avrebbe chiamato lui.

Abbiamo cominciato a scommettere sull’ora in cui ci avrebbe chiamato. Passati più di 20 minuti dalla più pessimistica previsione di Mariano, gli ho telefonato io. Secondo lui era sulla via dell’agriturismo, ma non trovava l’ingresso. Noi dal terrazzino vedevamo fino all’incrocio, “Torna alla pizzeria e poi vieni verso di noi, ti guidiamo fino all’imbocco della salita…”

“Sono davanti alla pizzeria, parto adesso…”

Due fanali si avvicinano, “eccolo! vieni avanti così… forse va troppo veloce… no, non è lui, ha i fanali ovali…” e continuiamo così per una decina di minuti, qualche auto passa, ma Gigi no. Poi capisco cosa crei l’impiccio… Gigi non sta percorrendo via Fravizzola, sta salendo e scendendo sulla strada per Fosdinovo.

 

Lo richiamo e gli spiego che deve proseguire sulla via della pizzeria, lui pensa che lo prenda per il culo, in effetti la strada sembra finire dopo lo spiazzo e poi non capisce come noi si possa affermare di vederlo mentre arriva (e Gigi è sempre molto sospettoso).a6.JPG

Alla fine decide di fare come gli dico e poco dopo compaiono finalmente due fari rotondi.

“Fermati, lampeggia… è lui! Vieni avanti… ancora qualche centinaio di metri… fermati, guarda in alto… ci vedi sul terrazzo? guarda, adesso spengo la luce!” lui ovviamente non vede una pipa, ma riusciamo a fargli imboccare la salita.


Ora la truppa è al completo e possiamo andare a dormire.

Che intanto è mezzanotte passata.

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Apr 1, 2013 - mountain bike    2 Comments

Tre mesi in bici

Preparazione invernale…

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“Chiusa la caccia, andiamo in bici”, lo dico tutti gli anni ma poi… piove, fa freddo c’è umidità… e poi la nebbia, la neve… va beh poi, non se ne fa più niente.

 

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Ma quest’anno con Luciano abbiamo chiuso il 2012 con quattro uscite il 23, 26, 29 e 30 dicembre e ci abbiamo preso gusto. Abbiamo iniziato con un giretto sulle rive del Tanaro verso Piovera, nell’ovatta della nebbia e nel bianco della galaverna.

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Poi abbiamo allungato gradualmente i percorsi sfidando sentieri fangosi dopo la pioggia e approfittando delle giornate di sole sui sentieri induriti dal gelo, abbiamo così ripercorso la riva dello Scrivia fino a Castelnuovo e, dopo avere raggiunto i confini delle nostre precedenti esplorazioni, abbiamo deciso che con l’anno nuovo avremmo cercato nuovi sentieri e orizzonti lontani.

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Appuntamento per il 1 gennaio, anche per smaltire le scorie dei pesanti banchetti accumulate nelle feste, ma proprio quel giorno la sorte ci pone il problema della pioggia… che fare? Lasciare abortire l’uscita o rischiare un malanno tra le risate degli amici che finora non hanno mai partecipato? “Tenuta da canoa e partiamo”, Luciano è un po’ dubbioso, poi si lascia convincere.

 

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Iniziamo l’anno sotto la pioggia, troviamo un percorso che raggiunge un’antica abbazia presso Rivalta Scrivia e la raggiungiamo all’uscita seguente in una splendida giornata di sole.

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La domenica successiva dirigiamo sulle rive di Tanaro subito dopo la confluenza col Bormida, ci perdiamo la strada arata da un contadino che non apprezza la gioia di un giro in campagna, ma procediamo ugualmente e raggiungiamo una carrareccia proprio mentre comincia a piovere.

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Quando poi arriva di nuovo il sabato, nevica. Dopo qualche perplessità decidiamo di andare lo stesso e abbiamo ragione, a parte il fatto che nella neve non avevamo mai pedalato, riusciamo a goderci la nostra uscita, seppur breve… e un sorso di te caldo presso la cappella della Madonna delle Vigne… che intorno di vigne ne rimangono poche, ma tant’è, la cappella rimane.

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Dopo un successivo breve giro verso la cascina Passalacqua in cui, raggiunta una cava, riusciamo ad impiastrare le bici in maniera immonda

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e un’uscita verso Tortona e lo Scrivia in cui vediamo anche  un branco di caprioli sul limitare del bosco,

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prendiamo la via delle colline e raggiungiamo Fiondi attraverso strade sterrate che ci portano proprio dietro il paese, poi stanchi, rientriamo raggiungendo l’asfalto attraversando un prato in discesa con nostro massimo diletto.

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Il sabato successivo siamo in tre, abbiamo con noi anche Paolo e torniamo a Fiondi. In settimana ha di nuovo nevicato, ma c’è il sole e i panorami sono splendidi. Un motivo di più per apprezzare la nostra uscita.

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Il weekend successivo ancora a Fiondi, con pranzo al sacco, per raggiungere Pecetto, quindi rientriamo attraverso una bella discesa che ci riporta sul percorso fatto all’andata.

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Nell’uscita successiva abbiamo un nuovo amico che ci accompagna sulle strade rese fangose da un’altra settimana di pioggia, è Marco, il figlio del mio vecchio sodale di caccia, che temevo si annoiasse con noi vecchietti, ma i 45 chilometri percorsi fino all’Abbazia di Rivalta hanno reso piacevole anche questa uscita e anche per lui.

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L’uscita successiva porta ancora Luciano e me sulle colline di Fiondi, raggiungiamo ancora Pecetto e stavolta scendiamo lungo una ripida e piacevole discesa verso Pellizzari per rientrare dopo un breve tratto di statale sulla via percorsa all’andata.

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Il 31 marzo è Pasqua, ha piovuto tutta la settimana, decidiamo per un giretto tutto percorso restando sull’argine per non infangarci troppo, ma quando vediamo il Po sullo sfondo e una carrareccia fangosa che ne raggiunge la riva…

 

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è più forte di noi e il giro sull’argine degenera in una scorribanda tra profonde pozzanghere da cui usciamo dopo una perigliosa ricerca di una strada che ci eviti di ripercorrere a ritroso la fangaia.

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Tre mesi abbastanza fitti di uscite in bici, che in teoria dovrebbero portarci ad una forma accettabile per obiettivi più impegnativi senza fare una fatica eccessiva come è capitato lo scorso settembre quando abbiamo affrontato il nostro primo percorso alpino.

Mar 28, 2013 - fuoristrada    2 Comments

Giro di Primavera 2013

Ancora a Sestri Levante

PROLOGO

Preparare un giro è sempre faticoso, tutti vengono, vengono, poi  non vengono –quasi- mai.

E quindi pensavo  con un certo scetticismo alle nove vetture che avrebbero dovuto partecipare al giro di Primavera solo la settimana scorsa: Carlo e Stefania –si quelli del giro a Pian Sottano nella neve- con altre 3 vetture di loro amici, Maurizio che proponeva il suo ritorno ai giri, Gigi e Gianni da Genova, Pietro – che viene sempre al 99%, poi…-   ed ovviamente io.

Tutti presenti fino all’altro ieri, poi due degli amici di C&S non partecipano più, il mio navigatore e compagno di mountain bike mi dice che non si sente, Maurizio, non da segni di vita in risposta alla mia mail.

Venerdi sera però Pietro mi conferma la sua partecipazione durante la rituale riunione conviviale per la cena+biliardo da Franco. Luciano lo convinco a venire sabato mattina, a Maurizio telefono nel pomeriggio:   come sempre mi dice che mi avrebbe chiamato di lì a poco, ma con le previsioni meteo orientate su pioggia continua, non si sente di venire.   Sabato sera Gigi mi conferma la presenza dell’ala genovese, ma una mail di Stefania mi dice che anche l’ultimo loro amico non viene.   Da 9 siamo rimasti in 5, ma se domani arriveremo davvero a Sestri in 5, sarà già un successo.

IL GIRO

Passiamo da Franco in perfetto orario, arriva con noi anche Pietro e partiamo. Carlo e Stefania sono in ritardo, li aspettiamo al primo autogrill e quando arrivano, avvisiamo Gigi.  La radio di Pietro non funziona, la mia ha le pile scariche, ma giunti a Sestri le cambio e almeno 4 vetture sono collegate. Si parte verso Maissana dopo una sommaria votazione che mette in minoranza l’ala genovese che vorrebbe raggiungere in primis la seconda parte del giro, quella verso il Rifugio di Pratomollo.

13.3.24 DSCN2644.jpgCominciamo a salire… ho volutamente invertito il percorso che abbiamo fatto a dicembre ma Gigi ha prontamente riconosciuto la strada, quando gli è stato spiegato come il tratto fosse fatto al contrario, ha subito protestato che non si fosse ancora sullo sterrato e questo proprio nel momento in cui imboccavamo un tratto 

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rosso di polvere di diaspro. Prima di raggiungere il Passo del Bocco spostiamo un masso che blocca la strada, raggiunto il passo, Gigi prova a piantarsi in una pozza d’acqua, fortunatamente per lui riesce ad uscirne, poiché non so chi avrebbe potuto –o voluto- andare a legare una corda al suo Jimny.

Sul passo liberiamo Jim che così può fare conoscenza con Zeudi,  la doberman di Franco, ma chi si aspettava un tenero idillio rimane deluso…  il timido Jim, malgrado l’interesse mostrato dal feroce cane da guerra, mostra estrema indifferenza e preferisce correre in lungo e in largo lasciando sul posto la cagnolina che si accontenta delle coccole dei sodali.

13.3.24 DSCN2659.jpgScendiamo quindi per la rituale foto al sito panoramico col mare alle spalle, pioviggina, tira un vento freddo e maligno, il mare non si vede 13.3.24 DSCN2663.jpgper nulla, ma noi siamo contenti lo stesso.

Scendiamo, saliamo, imbocchiamo una strada mai 13.3.24 DSCN2676.jpgpercorsa che, con un tempo diverso, dev’essere splendida con i suoi panorami che spaziano là fino al mare… poi una sbarra chiusa ci ferma e dobbiamo tornare 13.3.24 DSCN2678.jpgindietro. Scendiamo allora dal passo lungo lo sterrato fino all’asfalto e dirigiamo verso Campore cercando un riparo per consumare la focaccia e i panini che abbiamo acquistato. Ripari non ne troviamo, ma smette di piovere e ci fermiamo in uno slargo lungo il torrente, tanto più che ho sbagliato un 13.3.24 DSCN2683.jpgbivio e dobbiamo invertire la marcia….  Pietro e Franco però si raffreddano,

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non so quanto realmente e quanto metaforicamente, sta di fatto che quando cominciamo la salita verso il Passo del Biscia, Pietro accusa l’acuirsi di una lombalgia che lo affligge già da venerdi e decidono di rientrare.

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13.3.24 DSCN2694.jpgNoi stiamo salendo e continuiamo il giro… raggiungiamo lo sterrato 13.3.24 DSCN2688.jpge saliamo ancora. Un ramo sporgente lo
superiamo con facilità, poi un piccolo tronco caduto viene facilmente eliminato grazie alla mia povera attrezzatura neppure particolarmente affilata –che poi colpisce che 13.3.24 DSCN2699.jpgtutti mugugnino per le scarse capacità del segaccio e della scure, ma nessuno pensi di attrezzarsi in maniera più idonea!-.  Tutti parlano di motoseghe, tomahawk affilatissimi, seghetti che tagliano il ferro… poi fortunatamente, io mi ricordo di portare il mio vecchio segaccio dismesso dal mio giardino e la scure non affilata, ma questi sono solo discorsi, siamo abituati alla scarsa riconoscenza degli altri…

Proseguendo la salita,  arriviamo ad un pino spezzato alla base e  caduto sulla carreggiata. Subito si parla di tornare indietro, vengono fuori 13.3.24 DSCN2709.jpgle ipotesi più fantasiose per passare, dal legarlo ad un’auto e tirarlo al segarlo e via, io propongo di tagliarne i rami e passarci sotto. “Ma no, non ci passano nemmeno i Jimny, figurati il Terrano” affermano tutti in un coro rassegnato, ma io insisto  e con Luciano cominciamo a tagliare, vista la nostra determinazione si aggregano anche gli altri e con reiterati turni, mentre Luciano si prodiga alacremente con accetta e segaccio, 13.3.24 DSCN2710.jpgriusciamo a ripulire il tronco. Ora si tratta di provare… tra la meraviglia generale, eccettuando me e forse Luciano, il primo Jimny passa senza problemi poi via via tutti  gli altri, compreso il Terrano –una toccatina dell’angolo posteriore della capote non fa testo, siamo passati alla grande!-

13.3.24 DSCN2711.jpgPoco dopo un altro pino, ancora più fitto di rami ci sbarra la strada, questa volta nessuno discute sulla possibilità di passarci sotto e cominciamo la potatura. Intanto Gianni procede a piedi per vedere se ci siano altri ostacoli a monte. Noi stiamo liberando i rami sotto una pioggia battente quando il nostro scout torna dicendoci di interrompere il lavoro che intanto più in alto ci sono dei castagni caduti che non riusciremo mai e poi mai a tagliare. Lo sgomento serpeggia tra la gente al lavoro, tanto più che la pioggia fitta e fredda non solleva il morale.  Io insisto tenacemente per continuare, Luciano non si ferma e gli altri si aggregano anche se Gianni  continua a dire che per gli altri alberi ci vorrebbe almeno un’ora e finiamo per trovarci a tornare indietro al buio. Liberiamo la via quel tanto che basta e ripartiamo con Gigi che commenta “dai andiamo e intanto cerchiamo un posto per l’inversione!” (l’ala genovese è quella più pessimista). Io, che appartengo sempre all’ala oltranzista decisa a portare a termine il giro, osservando la mappa del GPS, vedo solo che il passo è ormai a un tiro di schioppo.

Quando raggiungiamo l’ostacolo successivo, con Luciano non 13.3.24 DSCN2714.jpgpossiamo che guardarci soddisfatti, sono castagni è vero e il legno è più duro, ma alla fine non occorre neppure tagliarli, basta sollevare i tronchi di quel tanto da poter passare.

E finalmente raggiungiamo il Biscia.  Qui chiedo agli amici tra folate di vento gelido e pioggia, se vogliamo continuare fino alla miniera di Gambatesa, quindi, acquisito un unanime consenso, scendiamo verso valle.

Chiacchierando con Luciano non mi avvedo del bivio e tutti mi seguono, quando mi pare che la strada fatta sia troppa, chiedo ai miei amici se avessero visto il bivio e Gigi dice “Io si, ma pensavo che avessi cambiato idea e volessi tirare diritto”… Questa volta ha sprecato una buona occasione per parlare, ma forse era solo che lui voleva rientrare in fretta a casa, infatti ha posto in votazione la 13.3.24 DSCN2722.jpgmozione per non tornare indietro, ma battuto per 3 a 1 si è democraticamente accodato alla colonna.

Fatte le foto di rito sul ciglio del “fosso”, mentre ormai diventa scuro, si rientra verso casa e 13.3.24 DSCN2724.jpgverso un’altra settimana di lavoro.

Un meritato plauso va a tutta la compagnia per la determinazione mostrata in occasione di questo giro iniziato con le peggiori aspettative meteorologiche e portato avanti tra molte difficoltà con tenacia insensibile al vento gelido e alla pioggia, senza cedere un metro allo sconforto per i  continui ostacoli postici sul cammino dalla natura e dalla sorte.

Una squadra che speriamo di ritrovare presto all’opera per nuovi e divertenti giri.

 

Gen 8, 2013 - Senza categoria    No Comments

Giro dell’Immacolata 2012

A Sestri Levante per l’Immacolata.

 

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L’8 dicembre è un classico dei giri del nostro Weorg… Che poi del gruppo non restano che dei tizzoni in mezzo alla cenere… come per tutti i fuochi,  la tendenza di fondo è spegnersi… Ma per fortuna a ravvivare questo sacro fuoco un inaspettato aiuto è giunto da Genova: l’illustre collega e sempreverde amico Gigi si è aggregato con ardore e ha addirittura coinvolto un suo amico, così che erano tre le auto quando presso l’autogrill di s. Ilario un’immaginaria bandiera ha dato il via al giro.

Non che non ci siano stati problemi… tralasciando Pietro che fino a venerdi mattina doveva venire al 99% e come al solito mi doveva chiamare venerdi sera per confermare e poi… ma questa è la regola e non l’eccezione…

Venerdi sera mi ha chiamato Gigi chiedendo conferma, come milioni di Italiani sapeva dai notiziari televisivi che abbondanti nevicate soffocavano il Piemonte, indeciso tra la partenza per il giro e una missione di soccorso per provare ad estrarmi dalla casa coperta da metri di neve –Gigi è sempre catastrofico!- mi ha chiesto tra il serio e il faceto se davvero ce la facevamo…

Qui consentitemi una parentesi che nulla ha a che vedere col giro… ma i giornalisti perché li pagano? E che ca…, se avessi dato retta a loro mi sarei chiuso in casa il giorno dell’Immacolata… “Bufera dell’Immacolata”, “abbondanti nevicate anche in pianura” e tutta una serie di tragedie che avrebbero dovuto colpirci. Io, venerdi, mi ero vestito da spaventapasseri col cappellone, il maglione spesso, le scarpe pesanti… sono uscito dallo studio pensando di dovermi aprire il passo in mezzo a cumuli di neve 12.12.8 1DSCN1792.jpgrimpiangendo di non avere trovato le gomme invernali per il F.L.… invece cadeva qualche farfallina di neve , per terra non c’era nulla e anche a casa, giusto un dito di neve farinosa copriva il Jimny rimasto in cortile…

Se avessi dato retta ai TG, quando Gigi mi ha telefonato mentre terminavo la mia giornata di lavoro a casa di una cliente, avrei detto che era meglio lasciar perdere, ma, fidando sulle previsioni meteo per il giorno dopo ho prontamente risposto “Presenti! e sorridenti al nostro fato!”. Lui ha obiettato un “mah sai, sentendo i telegiornali…”, “ alle 08.30-08.45 partiamo, alle 10.15-10.30 siamo al primo autogrill dopo Genova est”.

Alzarsi alle 07.30 in un giorno festivo mi da sempre un certo dolore, ma ormai viene buio presto e il giro è lungo… alle 08.40 partivamo alla volta della Riviera di Levante e alle 10.20 eravamo all’autogrill dove Gigi e il suo amico Gianni erano già arrivati.

Tra Gigi e me c’è sempre stato un rincorrersi negli sfottò e chi ci sente quando siamo insieme pensa che… ma se ci conosciamo da circa 35 anni e continuiamo a fare cose insieme malgrado si abiti in città diverse, un motivo dev’esserci… nella tradizione del reciproco sfottersi, dicevo, mi sarebbe piaciuto lasciare Gigi a districarsi col road book che ha delle deviazioni difficili da individuare ed è 12.12.8 2.jpggrossolanamente sbagliato, ma dopo il casello di Sestri l. ho avuto una recrudescenza di bontà e mi sono messo alla guida della colonna. Siamo così arrivati facilmente al primo punto sosta dove un nuovo cartello ci imponeva un nuovo divieto –il nostro Paese è una rottura di co…, tutto è vietato, non sarebbe più corretto colpire chi fa concretamente dei danni? Ma anche questo esula dal racconto in oggetto-. Dopo un rapido conciliabolo e 12.12.8 10DSCN1801.jpgqualche pisciatina di Jim, decidiamo di proseguire…

Ma quel che non ci ha impedito il divieto, in breve, la natura ce l’ha precluso, forse anche o proprio per il divieto di passaggio… che una mano al sentiero, i fuoristradisti magari l’avrebbero data. Visto lo stato della carrareccia invece, retro e inversione, GPS impostato su Maissana e via che andiamo. Una deviazione a destra all’uscita di una galleria il GPS non me l’ha indicata e ci tocca tornare indietro, ma in breve, siamo su uno sterrato che ci porterà al Passo del Bocco.

Uno straterello di neve soffice ovviamente non ci spaventa –in effetti qualche problema l’abbiamo avuto12.12.8 17DSCN1808.jpg sull’asfalto nei punti in ombra, ghiacciati e sdrucciolevoli, quando abbiamo sentito i Jimny scodinzolare ma non ce ne siamo preoccupati più di tanto-, continuiamo a salire con qualche errore di percorso non particolarmente 12.12.8 30DSC_1116.jpginfluente e, raggiunto il passo, scendiamo al terrazzo panoramico su Sestri e Moneglia, dove procediamo con le foto di rito.

Sembriamo una pubblicità della Suzuki, ma siamo soddisfatti di avere raggiunto comunque la meta. E scendiamo verso valle per  fermarci per il pranzo.

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Ci accontentiamo dell’antipasto e del primo che, data una certa abbondanza, ci permettono di ripartire in fretta per imboccare il bivio verso il Passo del Biscia.

12.12.8 DSCN1828.jpgCome altre volte ci è successo sbaglio la deviazione e imbocco il primo 12.12.8 DSCN1832.jpgbivio, ma mi rendo conto dopo poche centinaia di metri di aver sbagliato e torniamo indietro. Impostato il GPS sulle coordinate del bivio –prima volta che col mio aggeggio si cimentiamo in long e lat- non possiamo più sbagliare e imbocchiamo la diritta via che dopo breve tratto si copre di neve. Saliamo tranquilli incrociando i caprioli su un lungo tratto in ombra fatto di neve gelata e godendo della bellezza del sentiero e dei panorami.

12.12.8 DSCN1829.jpgRaggiunto un tratto di asfalto dove, come è già accaduto in passato, ho un dubbio sulla direzione da prendere e vado in esplorazione lasciando i miei amici sulla strada principale… mi ritrovo in uno stretto passaggio tra le case che affronto con facilità grazie alle dimensioni del mio Jimny  -col FreeLander qualche problema in più si era a suo tempo posto-, e torno alla testa della colonna per continuare a scendere.

Riprendiamo sullo sterrato e, dopo una sosta per una serie di foto sulla12.12.8 DSCN1836.jpg neve –Gigi provvede a cambiare le scarpette da tennis con degli scarponcini, che uno si chiede perché uno che indossa quattro maglie sotto un giaccone, parta con le scarpe da tennis, ma è un classico che il mio amico ad un certo punto di 12.12.8 DSCN1839.jpgqualcosa debba sentirsi sottoequipaggiato, malgrado la cura che pone nel prepararsi-, raggiungiamo il Passo del Biscia e scendiamo su asfalto verso il bivio per la miniera di diaspro rosso di Gambatesa.

Scendiamo, io cerco di intuire dove si trova il bivio, Gigi conta i chilometri attenendosi al road book, quando finalmente intravedo una possibilità di dirigere verso la miniera, consideriamo che non percorro questo giro da tre anni, il mio amico mi dice per radio “te l’ho detto che il bivio era quello più in alto che ti avevo indicato prima!!!” e mentre io svolto verso la nostra meta, lui spreca una buona occasione per stare zitto, ma questa circostanza denota anche una certa dose di sfortuna del mio amico…

Raggiungiamo la miniera ma una sbarra chiusa ci impedisce di proseguire –maledetto Paese fatto di 12.12.8 DSCN1860.jpgdivieti e dove chi sbaglia non paga mai!!!-.  Mi ero proposto che sarei arrivato alla miniera e, con passo deciso proseguo fino al piazzale, giro tutt’intorno per trovare un pezzetto di diaspro rosso e, trovatolo, torno dai miei amici.

Nella truppa, mentre il sole scende verso l’orizzonte, comincia a serpeggiare la  richiesta del “quando si torna a casa?”, ma poi i sodali mi seguono volentieri quando propongo loro una foto sul ciglio del burrone, che ovviamente facciamo regolarmente. Poi ancora un tratto di sterrato e infine l’asfalto.

Raggiunto il fondovalle, mi fermo e chiedo ai miei amici se vogliano ancora proseguire verso il Rifugio di Pratomollo in notturna, ormai sono quasi le 17.00 e di luce ne resta poca. Gianni mi dice che per lui non ci sono problemi a continuare, Gigi è propenso a rientrare, ormai pare che si finisca per rientrare, ma, io che conosco il mio collega da tempo, butto lì un argomento che ora non ricordo, ma che per lui suona come una sfida e la decisione finale è che si prosegue fino alle 18.00 e poi comunque si rientra, così che Gigi possa essere a casa per le 19.30. Non racconto palle sul percorso che ci attende, mi limito ad evitare di parlare dei 20 km abbondanti di asfalto che ci separano dal prossimo sterrato.

Solo quando, ormai nel buio della notte, Maria comincia a protestare chiedendo dove diavolo stessimo andando e se non mi fossi rincoglionito a continuare ad andare avanti, mi rendo conto di quali sogni potessero venire ai miei amici soli nella loro auto in quel sonno d’asfalto … ma a quel punto, a pochi minuti dalla meta, potevo fermare tutto e dire “OK abbiamo scherzato, torniamo a casa”? Tacito Maria indicandole una vetta innevata lontana e dicendole che stiamo andando proprio là e proseguo.

Qualche rimorso mi è poi venuto quando raggiunto l’abitato di Prato Sopralacroce, mi sono reso conto che non ricordavo come o dove fosse il bivio che dovevamo imboccare, ma proprio quando Gigi cominciava a protestare per radio ingiungendomi di chiedere a qualcuno, qualcosa mi sovvenne dai meandri della memoria e, nel buio, ho individuato la deviazione.

Cominciamo a salire, Maria finalmente capisce che ha già fatto questa strada anni fa nella nebbia e, ricordando il burrone a lato, pensa all’ammutinamento visto che frattanto lo sterrato si è fatto innevato perché abbiamo raggiunto davvero quelle cime imbiancate che apparivano così lontane.

12.12.8 DSCN1865.jpgAlle 17.55 raggiungiamo il bivio per Pratomollo, l’unica volta che abbiamo 12.12.8 DSCN1867.jpgraggiunto il rifugio, ci faceva un freddo che persino Betty si è coperta, già li dove siamo ora fa un freddo boia, c’è una mezz’oretta di strada fino al rifugio, propongo di rientrare… Gigi mi conferma che cominciava ad incazzarsi mentre continuavamo a percorrere asfalto, ma che poi, a posteriori, ne era valsa la pena, anche Gianni mi sembra soddisfatto…


 

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Torniamo sui nostri passi e, fermatici per un caffè all’autogrill ci ripromettiamo  di ritrovarci presto per un altro giro.

 

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Alla Prossima!

Set 24, 2012 - mountain bike    No Comments

Al Vallone del Valasco

Prima uscita alpina.

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Noi siamo gente di pianura….

Che ci facciamo con la bici in montagna?

Le mie ferie continuano senza caccia…

Tempo fa mi aveva punto l’idea di un giro con la m. bike in montagna, ma la mancanza di tempo e di sodali disposti a venire, non mi avevano mai permesso di realizzare il progetto.

Pensavo ad una strada ex militare, con scarse pendenze, da raggiungere con l’auto e da percorrere senza troppa fatica.

Quest’anno pareva fossimo addirittura in quattro a partecipare al proposito, tanto che stavo pensando di affittare un furgone per portare le bici, poi Gigi ha ritirato la sua adesione, Alessandro aveva un impegno e siamo rimasti Luciano ed io. A questo punto bastava la mia auto.

L’obiettivo era di raggiungere Terme di Valdieri e, parcheggiata l’auto, iniziare quella che su un libro era descritta come “una breve salita”, per poi raggiungere il Rifugio del Valasco nel Vallone omonimo e magari salire ancora un poco verso dei laghetti posti più un alto dove avremmo anche potuto visitare delle fortificazioni costruite nel periodo prebellico sul confine francese.

La partenza è stata un po’ tribolata per una certa difficoltà nel riuscire a stipare e legare le bici in macchina senza rovinarne gli ingranaggi  o danneggiare l’auto.

E se nei programmi si partiva alle 09.00, nei fatti si è partiti alle 09.45…

 poi la presenza dei camion nei tratti di statale, poi il bar di Terme chiuso e il dover ritornare a S. Anna per farsi fare due panini, poi… poi abbiamo iniziato il giro, ma se in teoria sarebbe dovuto accadere tra le 12.00 e le 12.30, abbiamo cominciato a salire solo alle 13.20.

 

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Il primo approccio è stato una breve scorciatoia su un 

12.9.21 DSCN1181.jpgsentiero per i camminatori, con un tira e spingi delle bici tra i sassi sulla ripida salita, così, tanto per farci capire che la vita non sarebbe stata facile.

Raggiunta comunque la carrozzabile 12.9.21 DSCN1182.jpgex militare, siamo saliti in sella e abbiamo cominciato a pedalare lungo la sterrata erta di sassi e in lieve pendenza. Che a vederla quella lieve pendenza ci faceva un baffo, ma a salire… il rapporto ridotto trasferiva 12.9.21 DSCN1194.jpggrande potenza alla ruota che finiva per slittare, il passare ad un rapporto più lungo trasferiva una tale potenza al mio apparato cardio respiratorio che mi costringeva a fermarmi. E’ iniziato quindi un fiero combattimento tra noi e la salita fatto di pedalate, soste e camminate con la bici al fianco.

Mentre salivamo riandavo al passo del libro che avevo letto e che descriveva la “breve salita” per farmi 12.9.21 DSCN1197.jpgcoraggio, se si tratta di una “breve salita”… ormai siamo quasi arrivati… e andavo avanti.

Il fatto di essere in un luogo molto bello ci 12.9.21 DSCN1206.jpgdava la scusa per fermarci ad ammirare e a fotografare i panorami, contestualmente riprendevamo fiato, soprattutto io, che Luciano è sicuramente più in forma e allenato, non fuma e ha un regime di vita più attivo del mio che sto perlopiù alla scrivania. Comunque l’altitudine giocava sicuramente una parte in quanto, anche il mio sodale ha ammesso di avere patito un’insolita dispnea non correlabile semplicemente alla salita.

12.9.21 DSCN1207.jpgMa continuavamo a salire tornante dopo tornante, un po’ a piedi, un po’ 12.9.21 DSCN1208.jpgin bici. Dopo un’oretta ci siamo fermati per mangiare il nostro panino, dire che fossi stanco non si può, era che quando cominciavo a salire, vuoi pedalando, vuoi spingendo la bici, una sgradevole sensazione di… era come se qualcuno mi si sedesse sul torace impedendomi di espandere i polmoni.

12.9.21 DSCN1217.jpgPoi anche un gruppetto di camosci ci12.9.21 DSCN1221.jpg ha dato modo di riprendere fiato in maniera dignitosa, mostrandosi sull’altro lato della valle e lasciandosi fotografare, anche se la piccola Nikon che mi ero portato non era efficace a quella distanza.

E riprendiamo la marcia.

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12.9.21 DSCN1225.jpgUna cascatella, un paio di rocce sul sentiero, altre scuse per una foto e per rifiatare, poi la salita si addolcisce, il torrente sale e si avvicina al sentiero, raggiungiamo un gruppo di larici con l’acqua che ruscella poco distante da noi, siamo quasi arrivati, di là dagli alberi indoviniamo il Vallone del Valasco.

Poco dopo, soddisfatti, usciamo dagli alberi e ci 12.9.21 DSCN1230.jpggodiamo la vista delle montagne che si allargano liberando un ampio pianoro col limpidissimo ruscello che scorre al 12.9.21 DSCN1237.jpgcentro, là in fondo la ex casa di caccia reale.

Percorriamo il sentiero fino a dove ricomincia 12.9.21 DSCN1239.jpga salire verso i laghetti che stanno là in alto… e ci fermiamo. Siamo in ritardo sui 12.9.21 DSCN1245.jpgtempi, l’aria comincia a diventare fresca, non sappiamo se i fieri sassi lungo la discesa ci daranno altre sorprese, meglio rientrare. Ancora una foto e prendiamo la via del ritorno.

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12.9.21 DSCN1253.jpgIn discesa non abbiamo problemi di 12.9.21 DSCN1257.jpgrespirazione, solo di tensione per tenerci in equilibrio evitando gli ostacoli dati dai sassi e dai buchi, talora rallentiamo, talora 12.9.21 DSCN1258.jpgprendiamo coraggio e velocità affrontando dei tratti meno sconnessi. Per noi gente di pianura è esaltante questa discesa che non ci permette di perdere di vista un attimo la strada per evitare quel sasso che ci potrebbe far cadere.12.9.21 DSCN1262.jpg

Ma non cadiamo, giusto il tempo per qualche foto e per risolvere un piccolo problema al freno anteriore di Luciano, poi raggiungiamo l’auto.

12.9.21 DSCN1263.jpgSi torna a casa soddisfatti e con il proposito di ripetere l’esperienza, magari preparandoci (o preparandomi) un po’meglio sotto il punto di vista atletico e tenendo presente che se 5 km di salita sono una “breve salita”, se Terme di Valdieri si trova a 1368 m. e il Rifugio di Valasco a 1763 in quei 5 km si superano 400 m. di dislivello che per gente di pianura come noi non sono cosa da poco. Se poi c’è sovrappeso, scarso allenamento ed abitudine al tabacco… come mi ha confidato Luciano…”ad un certo punto, ogni volta che ci fermavamo, temevo che mi dicessi che volevi tornare indietro”.

Invece non ci ho neppure pensato.

 

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LaValle di Valasco vero Terme di Valdieri..


Set 22, 2012 - caccia, fuoristrada    No Comments

Una strana “apertura”.

Terza domenica di settembre: si apre la caccia.

In effetti si dovrebbe aprire….

Giovedi’ 6 settembre sono andato a pagare le tasse di concessione per la caccia, ho chiesto quando era l’apertura e mi si è detto il 16.

Null’altro se non che potevo ritirare il tesserino il martedi successivo.

Martedi 11 settembre è venuto fuori che il TAR aveva bloccato l’apertura in Piemonte e sul sito della Regione è comparsa l’informazione.

Né le associazioni venatorie, né gli uffici della Regione ne sapevano niente prima?

Mi si consenta di pensare che lo sapessero perfettamente, ma temendo di perdere un sicuro introito se ne sono stati tutti zitti aspettando che i cacciatori pagassero diligentemente per poi rimanere fregati con un inutile documento in mano, dato che siamo in Piemonte diremo “ciulati”, ma la sostanza non cambia.

Si vuol chiudere la caccia? Lo si faccia ma nel rispetto delle persone. D’accordo questo stato non rispetta nessuno, ma questo comportamento da “prendi la cassa e scappa” è assolutamente vergognoso e altrettanto vergognoso è l’atteggiamento del “sindacato” venatorio che ha fatto da degna spalla ad istituzioni quantomeno discutibili.

A tutto sabato 15 sui siti di Libera Caccia, Federcaccia, Arcicaccia non era neppure riportata la notizia… bravi!!!

Ora che io sia disperato per la cosa in sé è tutto da dimostrare, mi diverto con tante altre attività che mi permettono di non andare in astinenza, ma penso a tanti amici cacciatori che aspettano, ancora dopo decenni di aperture, con trepidazione il primo giorno di caccia… e ne conosco tanti che sono viola di rabbia. E’ per loro che sono più dispiaciuto… e per il mio cane.

Sabato sera tradizionalmente avrei dovuto pulire il fucile, sarebbe stata la trentanovesima vigilia fatta di olio, scovoli e bacchetta, poi avrei riempito la cartucciera e avrei preparato gli abiti ai piedi del letto… niente di tutto questo.

Ero arrabbiato, per la presa in giro e per la mancata apertura.

Per farmi passare il giramento di palle devo agire, fare qualcosa, altrimenti divento intrattabile. Cosa di meglio che riprovare il giro al Colle di Sommelleir che non abbiamo mai concluso con gli amici del fuoristrada?

 

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Acquisito l’assenso di Maria (Jim è semper paratus), sono andato a cercare la rivista col percorso.

Stabilito che per arrivare a Bardonecchia ci volevano 12.9.16 DSCN0977.jpgun paio d’ore, ho potuto alzarmi alle 09.05 tra le proteste di Maria che ha sempre paura di arrivare in ritardo e alle 11.50 eravamo presso il, a noi già noto, ristorante da Silvio dove anche Jim è stato accolto molto 

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amichevolmente con una fetta di vitello.


Cosa di meglio che affogare il dispiacere della mancata apertura con polenta e cervo?

Questa volta la strada è aperta, è addirittura cambiata la giunta comunale DSCN1066.jpgche era solita chiudere la carrozzabile verso il colle e noi cominciamo a salire, la giornata è limpida ed esalta i panorami splendidi, sui 2000 metri non c’è più sbarra né segnali che vietano il passaggio, solo un avvertimento, se vi succede qualcosa sono …zi vostri.

Dopo il rifugio e l’avviso del Comune, una 12.9.16 DSCN1058.jpgserie interminabile di tornanti assai stretti ci fanno rapidamente salire fino ad un ampio pianoro dove la strada si allarga. Continuiamo a salire, poi la DSC_0803.jpgstrada si stringe ancora e troviamo un’altra serie di tornanti su una carrareccia erta di grossi sassi che insieme al burrone che compare ripetutamente nel finestrino, 12.9.16 DSCN1005.jpgcominciano a spaventare Maria…

“Siamo arrivati a 2700 metri… chi ce lo fa fare di salire ancora?”

“ma dai ormai siamo arrivati… e poi come faccio a girare la macchina?”

Probabilmente l’idea della manovra d’inversione la metteva più a disagio che il continuare DSC_0771.jpgperché ha smesso di mugugnare permettendoci di arrivare fino in fondo alla carrozzabile.

Il GPS segnava 2989 metri quando abbiamo lasciato l’auto per raggiungere il lago di Sommelleir, il punto più alto che si sia riusciti a raggiungere  nei nostri percorsi off road. Il lago peraltro, era assai 12.9.16 DSC_0782.jpgridotto di dimensioni  rispetto all’invaso che si indovinava, ma Jim lo ha  apprezzato ugualmente.

La discesa poi non spaventava il mio DSC_0807.jpgnavigatore che, conoscendo ormai le difficoltà del percorso, si godeva pienamente il panorama e le marmotte.

Abbiamo fatto tante foto e siamo scesi finoDSC_0750.jpg al rifugio senza intoppo alcuno, riuscendo a vivere senza troppi triboli questo strano giorno di apertura.

Resta la figura da… ognuno userà il termine che riterrà più opportuno… fatta dalla regione Piemonte e dalle associazioni venatorie.

Il prossimo anno vedremo, ci sono ottime offerte per la caccia all’estero e in una settimana rischio di sparare tre volte tanto quanto sparerei in un lustro a cacciare qui in una piana senza alberi devastata dai diserbanti.

Una nota sulla legge elettorale, cambino pure tutto quel che vogliono, ma se la sinistra vuol chiudere la caccia e la destra ci prende per il ..lo, si votino pure fra loro e meglio sarebbe col “porcellum”…

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